L’UOMO DI NEVE di Tomas Alfredson, 2017

L’UOMO DI NEVE di Tomas Alfredson, 2017

Oslo (Norvegia), tempi odierni. Harry Hale è un detective della sezione omicidi, alcolizzato, che trascorre le proprie giornate, ubriaco, tra i parchi pubblici della città e l’appartamento della sua ex compagna. Palesemente afflitto e devastato dalla fine della sua relazione, si presenta solo sporadicamente in commissariato e pare non volersi dedicarsi (più di tanto) ai casi a lui assegnati, e giudicati poco interessanti poiché senza morti. Tuttavia, l’improvvisa sparizione di una giovane moglie e madre (con similitudini ad altri casi simili, avvenuti in altre zone del Paese) svegliano Harry dal torpore: seguirà il caso, unitamente alla collega Katrine Bratt, dal passato nebuloso.

Alfredson torna alla regia dopo l’interessantissimo La Talpa del 2011, e dirige Michael Fassbender (nei panni di Harry Hale) nella trasposizione cinematografica del best seller dall’omonimo titolo, scritto da Jo Nesbo.

L’uomo di neve è un thriller duro, cupo e violento, dotato di un ottimo ritmo e di una trama che non può che incuriosire ed incollare lo spettatore allo schermo. Non è solo genere, ma anche riflessione, quando apre la storia apre le porte alle dinamiche di affetti, legami, ma anche drammi familiari. Questi ultimi – che un uomo può portarsi addosso, dall’infanzia all’età adulta – possono distruggere o, in contrapposizione, motivare a far meglio, come provare a mascherare intrighi e giochi di potere, celati da un’astuta maschera di perbenismo.

data di pubblicazione:11/10/2017


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L’ALTRA META’ DELLA STORIA di Ritesh Batra, 2017

L’ALTRA META’ DELLA STORIA di Ritesh Batra, 2017

Tony Webster conduce a Londra una tranquilla vita da pensionato. Separato dalla moglie da molto tempo gestisce, più che altro per hobby, un piccolo negozio di vendita e riparazione di macchine fotografiche d’epoca. Un giorno riceve una lettera da parte di uno studio legale in cui gli vengono notificate le volontà testamentarie della madre di Veronica, la ragazza con cui era fidanzato ai tempi dell’università. Il lascito, piuttosto singolare, consiste nel diario del suo migliore amico, morto suicida, che imprevedibilmente aveva intrattenuto molti anni prima una relazione amorosa proprio con la sua ragazza. Nel tentativo di venire in possesso della singolare eredità, Tony avrà modo di incontrare Veronica dopo tantissimi anni: sarà un’occasione per fare i conti con il suo passato e reimpostare i suoi affetti all’interno della famiglia.

 Anche per Tony (Jim Broadbent, premio Oscar come miglior attore non protagonista nel 2002 per il film Iris – Un amore vero), alla soglia della vecchiaia, arriva il momento della riflessione personale, una sorta di tentativo di dare una rilettura al proprio vissuto: un piccolo bilancio, un modo come un altro per raccontarsi le cose passate con una buona dose di benevolenza, trascurando l’obiettività dei fatti. Una ex moglie in carriera che lo evita, una figlia ansiosa che ha deciso di avere un figlio senza un compagno al suo fianco, un piccolo negozio per la riparazione di macchine fotografiche, sono gli elementi che compongono il microcosmo in cui si muove il protagonista, a volte scorbutico, a volte distratto, ma apparentemente appagato. La notifica di quell’insolito lascito che riapriva la ferita del tradimento del suo compagno di scuola con la sua fidanzata Veronica (da giovane Freya Mavor, da anziana Charlotte Rampling), accende in Tony una improvvisa ansia di venire in possesso di quell’ eredità come pretesto per dare un senso a tutta la sua vita, a partire dalla giovinezza in cui si innamorò di quella ragazza così enigmatica. Tony comincerà a ricucire molti tasselli mancanti alla propria storia, guardando i propri errori e le intemperanze dell’età giovanile, avviando un processo di rivisitazione dei propri amori, una donna amata e una sposata, in un groviglio di sensazioni che gli procureranno un profondo disorientamento affettivo, una sorta di crisi esistenziale che si rivelerà salutare per rimodellare un trascorso pieno di ombre e di dubbi, alla riscoperta di sentimenti sinceri dei quali lui stesso sembra non accorgersi. Tratto dal romanzo Il senso di una fine dello scrittore britannico Julian Barnes, il film, diretto dal regista emergente indiano Ritesh Batra, risulta ben articolato nel confezionare una storia che ha una sorprendente intercambiabilità nel cast, in un continuo passaggio tra passato e presente, grazie ad interpreti di primordine. Particolarmente interessante l’interpretazione di Tony da giovane da parte dell’attore Billy Howle, recentemente protagonista nel film drammatico di Dominic Cooke On Chesil Beach, tratto dall’omonimo romanzo del noto scrittore inglese Ian McEwan, appena terminato e non ancora in distribuzione.

data di pubblicazione:11/10/2017


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NICO, 1988 di Susanna Nicchiarelli, 2017

NICO, 1988 di Susanna Nicchiarelli, 2017

“Non chiamarmi Nico, chiamami con il mio vero nome: Christa”. Una parabola al contrario, e non il classico biopic, racconta pochi anni della vita di una icona senza raccontarne il personaggio e la sua carriera ma, al contrario, come è diventata negli ultimi anni della sua vita. Da cantante dei Velvet Underground, modella e musa di Andy Warhol per la sua bellezza leggendaria, il personaggio Nico diviene Christa Päffgen e vuole camminare da sola come artista, come donna e come madre.

 

Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli, Premio Orizzonti alla 74ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, parla della breve ma intensa storia di una donna che ha vissuto due vite andando prima in cima per poi toccare il fondo e scoprendo che entrambi questi poli opposti erano “vuoti”. La regista, già vincitrice nel 2009 per Controcampo con Cosmonauta, in particolare si concentra su una piccola porzione della vita di questa donna, rappresentandola senza alcuna idealizzazione di quello che fu il suo periodo d’oro, concentrandosi solo su ciò che era diventata negli anni ’80, lontana dai clamori del successo, quando con la sua piccola band girava l’Europa. Il film si chiude nel 1988: alla vigilia del crollo del muro di Berlino e del grande cambiamento.

Ad incarnare Nico è la splendida attrice e cantante danese Trine Dyrholm, Orso D’Oro alla Berlinale 2016 per La comune ed interprete di film intensi come Festen, In un mondo migliore, Love Is All You Nedd, che riesce grazie alle sue doti di interprete a tutto tondo ad entrare nella voce oltre che nel fisico di Christa, una donna che “che non si adatta bene e che lotta contro tante cose”, anche contro quella bellezza che un tempo le aveva regalato la notorietà, inventando assieme alla regista un personaggio dotato di una tagliente ironia, una buona dose di cinismo e di un atteggiamento dissacrante verso tutto ciò che l’aveva resa famosa. In particolare la regista si sofferma sul difficile ruolo di madre della sua protagonista e sul fragile rapporto con suo figlio Ari che, a causa della sua tossicodipendenza, le era stato sottratto alla tenera età di quattro anni ed affidato ai nonni paterni. Non essendoci molte testimonianze, se non qualche filmato e le sue canzoni, alcuni dei personaggi rappresentati nel film sono inventati: essi creano una sorta di piccola comune che ruota intorno alla vita e all’arte della protagonista, per ammissione della stessa regista che a Venezia ha dichiarato di aver ritrovato la realtà lavorando sulla fantasia.

I Gatto Ciliegia, gruppo musicale torinese fondato alla fine degli anni ’90, hanno curato le musiche del film come fu per Cosmonuata e La scoperta dell’alba.

data di pubblicazione:11/10/2017


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FESTA DEL CINEMA DI ROMA – PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA

FESTA DEL CINEMA DI ROMA – PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA

(Auditorium Parco della Musica-Roma, 26 ottobre/5 novembre 2017)

Al via la dodicesima edizione della Festa del Cinema con la presentazione ufficiale del programma da parte della Presidente della Fondazione Cinema per Roma Piera Detassis e del Direttore Artistico Antonio Monda. La Presidente, oltre a ringraziare tutte le Istituzioni pubbliche e i Partner che sostengono finanziariamente il progetto, ha voluto sottolineare quanto sia stata produttiva, anche in termini di immagine a livello internazionale, la stretta collaborazione con Antonio Monda che senza dubbio in questi tre anni di attività ha dato una sferzata di rinnovamento e di dinamicità all’evento; soprattutto una propria identità che negli anni passati era stato difficile individuare. Ecco quindi che la Festa del Cinema porterà proprio un’aria di festa nei luoghi in cui avrà luogo e non soltanto tra le sale a disposizione entro il perimetro dell’Auditorium, ma anche al MAXXI, alla Casa del Cinema, al cinema Trevi, al Policlinico Gemelli, al My Cityplex Europa ed anche a Rebibbia. Tutto ciò grazie ad un coinvolgimento capillare sia per gli addetti ai lavori che per il vasto pubblico di cinefili. Il Direttore Artistico, con la proverbiale chiarezza espressiva che lo contraddistingue, ha quindi illustrato i numeri di questa nuova edizione:

 39 i film in Selezione Ufficiale, di cui 3 in collaborazione con Alice nella Città, in apertura Hostiles diScott Cooper, film che si presenta con tutti gli ingredienti propri dei vecchi western di tanti anni fa.

6 in Tutti ne parlano, spazio dedicato ad alcuni film che sono stati già presentati al pubblico internazionale tra i quali Babylon Berlin, serie ambientata nella Berlino del 1929, The Party, con la regia di Sally Potter, presentato quest’anno alla Berlinale.

4 tra Gli eventi speciali, con film di notevole spessore quali The Place, film di chiusura di Paolo Genovese, e Spielberg diSusan Lacy, documentario in cui il regista americano confida le sue esperienze personali e i temi ricorrenti affrontati nei suoi film.

12 gli Incontri ravvicinati con registi, attori e grandi personalità del mondo della cultura e dello sport. Tra questi l’attesissimo incontro con David Lynch, al quale verrà assegnato il Premio alla Carriera, e Xavier Dolan, che a soli ventotto anni ha già un curriculum professionale di tutto rispetto.

4 Preaperture, tra queste la Ragazza nella Nebbia di Donato Carrisi e Terapia di coppia per amanti diAlessio Maria Federici.

Retrospettiva, sezione curata da Mario Sesti, che si terrà al Cinema Trevi e che studierà i diversi generi della cinematografia italiana.

Restauri e Omaggi, in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà, propone quattro film in versione restaurata quali Dillinger è morto diMarco Ferreridel 1969 e Miseria e Nobiltà di Mario Mattoli del 1954, con l’indimenticabile Totò.

Film della Nostra Vita, vale a dire pellicole scelte dai singoli membri del comitato di selezione nell’ambito dei musical quali Hair scelto da Antonio Monda e West Side Story scelto da Valerio Carocci.

Questi i punti principali del programma, poi integrato da numerosi eventi speciali che accompagneranno i dieci giorni della Kermesse.

Tutto sicuramente di grande interesse specialmente per l’accurata scelta effettuata dai selezionatori che hanno tenuto conto della qualità intrinseca delle pellicole, senza cercare di dare risalto ad un settore specifico o ad una provenienza particolare. Al riguardo si rileva che quest’anno saranno ben 31 i Paesi partecipanti, il che dimostra come l’evento capitolino stia conquistando rilevanza sempre più consistente a livello internazionale. Accreditati, come nelle passate edizioni, vi terrà costantemente e puntualmente informati sui fatti più significati e sui film in programma, in selezione ufficiale e non, con le proprie impressioni ed i propri commenti.

data di pubblicazione:10/10/2017

IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood – Ponte alle Grazie, 2017

IL RACCONTO DELL’ANCELLA di Margaret Atwood – Ponte alle Grazie, 2017

Assurto alla notorietà per essere la serie TV The Handmaid’s Tale che ha sbancato gli Emmy Awards 2017, conquistandone addirittura otto come migliore serie drammatica, migliore attrice drammatica con Elisabeth Moss, migliore attrice non protagonista con Ann Dowd, migliore sceneggiatura, migliore regìa, migliore attrice “guest star” con Alexis Biedel, migliore scenografia e fotografia, ne ho letto il libro a giugno, fresco di stampa, e l’ho amato immediatamente.

È un racconto di utopia negativa in cui, in un prossimo futuro, le radiazioni atomiche avranno devastato la vita come la conosciamo ora: la storia si svolge nella Repubblica totalitaria di Galaad, gli “ex” Stati Uniti, in cui per la necessità di garantirsi una discendenza e una crescita demografica, vengono sfruttate le uniche donne che ancora sono in grado di procreare, le Ancelle.

In questa epoca distopica il controllo del corpo femminile, per la ricerca di un innalzamento della natalità, è totale, le libertà personali sono completamente annullate, vige una sorta di patronimia in cui nessuna della ancelle ha più una propria identità e un proprio nome, e ognuna di loro viene riconosciuta in base al Comandante di cui sono una proprietà.

La storia della vita a Galaad a noi viene raccontata dall’ancella DiFred, che ci inizia alle caste della  repubblica, al cui apice sono i Comandanti ai quali appartiene tutto il potere e che hanno, al loro fianco, le Mogli, donne con qualche piccolo diritto in più rispetto alle altre donne, a seguire ci sono le ancelle e poi le zie, le marte, i custodi, gli occhi, le economogli e infine, nel gradino più basso, le non-donne, ormai non più fertili e quindi completamente inutili, abbandonate a vivere nelle colonie.

Nel suo racconto DiFred alterna presente e passato e ci descrive come i primi segnali del cambiamento non abbiano allarmato immediatamente la popolazione, narra del suo tentativo di fuga verso il Canada ancora libero insieme al marito e alla figlioletta, del fallimento e della cattura, e di quello che viene ritenuto ormai normale: che le donne possano uscire solo in coppia, che sia loro vietato leggere e scrivere, tanto che le insegne dei negozi sono state sostituite con delle figure… “Esiste più di un genere di libertà, diceva zia Lydia. La libertà di e la liberta da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.”

Un romanzo, scioccante, sconvolgente che turba e disorienta e che va assolutamente letto!

data di pubblicazione:09/10/2017

AMMORE E MALAVITA di Manetti Bros., 2017

AMMORE E MALAVITA di Manetti Bros., 2017

Non è Napoli, non poteva non essere Napoli, la città folle protagonista di questo musical cinematografico, dove i Manetti Bros. dipingono la loro storia: tra musica e azione spuntano gli splendidi scenari dei vicoli e del mare del Golfo, tra amore e pallottole appaiono le architetture fatiscenti, dismesse e fascinose di Napoli. Nobody si salva con la “Scampia Disco Dance”, neanche chi è costretto agli arresti domiciliari!

I personaggi si presentano e parlano, cantando e ballando dall’inizio con la canzone “Al mio funerale” e alla fine con il geniale duello “O’ vient’ e libertà” passando attraverso “L’amore ritrovato”, rifacimento di “What a feeling”.

Napoli è una città piena di colori e luci che stimola l’immaginazione ad andare oltre. La tavolozza di colori si ispira a grandi interpreti, grandi autori musicali e ad una “pazzia” che rende leggera la vita con dei movimenti in sincrono.

Un musical “d’ammore”, perché di un ritrovato primo amore adolescenziale si parla. Si canta e si balla sullo schermo in perfetto stile Manetti grazie anche a Luca Tommassini, che ne ha curato le coreografie belle e divertenti.

Non si può uccidere l’amore è il messaggio di questo entusiasmante film. Chi ti vuole più bene di me?

I dialoghi tra Don Vincenzo (Carlo Buccirosso ) e Donna Maria (Claudia Gerini) sono esilaranti, così come le loro nuove identità da latitanti: Vincenzo Ranieri e Grazia Chelli in onore della famiglia reale del principato di Monaco.

La grande storia d’amore è tra Fatima (una ‪Serena Rossi magnetica) e Ciro (Giampaolo Morelli): ma purtroppo Fatima si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e Ciro dovrà eliminarla.

Le due tigri, Ciro e Rosario (Raiz) sono state addestrate a dovere su ispirazione dei film di 007, e sono al servizio di Don Vincenzo e di sua moglie. Tutte le battute sono esilaranti e geniali.

La scelta del musical ha permesso di affrontare temi profondi ed importanti, si canta mentre ci si bacia, durante una sparatoria, si canta mentre si è scippati a Scampia. Questa vena di follia si respira durante tutto il film grazie anche agli interpreti, tutti molto bravi.

‪I Manetti Bros. riescono a fare divertire anche  gli stessi interpreti durante le loro riprese, ed il risultato finale divertente e di qualità ne è la prova.

data di pubblicazione:08/10/2017


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CHI M’HA VISTO di Alessandro Pondi, 2017

CHI M’HA VISTO di Alessandro Pondi, 2017

La commedia Chi m’ha visto racconta con ironia la storia del quarantottenne Martino Piccione chitarrista pugliese che da anni vive errante accompagnando i più grandi artisti della musica italiana nei tour di musica live. Martino (Beppe Fiorello) è talentuoso e vorrebbe uscire dall’ombra dei palcoscenici calcati lungo l’Italia, e all’estero, sempre alle spalle delle star del calibro di Jovanotti, Elisa, Negroamaro, Giorgia, Gianni Morandi, Neck (solo per citarne alcuni) per salire alla ribalta come cantante e musicista autore della “sua musica”. Purtroppo però il suo primo cd non riesce a raggiungere nemmeno le radio più piccole anche per colpa del maldestro impresario (Dino Abbrescia). Ecco che allora, dopo l’ultima tappa del tour di Jovanotti, Martino torna a Ginosa, nella sua Puglia natia, ma il rientro non è propriamente felice e consolatorio. Tutti gli amici che infatti Martino incontrerà gli chiederanno “Marti sei tornato?…E quando te ne vai?”. Non solo. La fidanzata di una vita lo ha lasciato e l’anziana madre (l’esilarante macchietta Mariolina De Fano) non comprende il suo disagio e vive nel suo piccolo mondo ovattato dove lascia entrare solo le trasmissioni di Barbara D’Urso e i vari programmi dedicati alla cronaca nera. In uno scenario alquanto desolante, Martino può contare solo sull’appoggio del suo migliore amico Peppino (Pierfrancesco Favino), un ragazzone leggero e semplice che trascorre la giornate gironzolando sulla sua Ape, trastullandosi tra il bar e le serate nell’unica discoteca del paese, in attesa che arrivino le “celebrità” dei reality o della trasmissione “Uomini e donne”. Il clima è decadente, come l’umore ormai in pieno pessimismo cosmico, e allora Martino ha un’illuminazione: l’unico modo per farsi notare e diventare famoso potrebbe essere quello di sparire. Peppino diviene immediatamente complice del bizzarro disegno criminoso a fin di bene e nasconde Martino in un vecchio rudere di campagna abbandonato da tutto e da tutti senza nemmeno la corrente elettrica. Dopo i primi giorni, trascorsi senza suscitare alcuna preoccupazione, nemmeno per la madre, l’assenza di Martino, grazie a qualche piccolo “accorgimento” alla messa in scena escogitato da Peppino, inizia a farsi notare e giorno dopo giorno gli iniziali piccoli trafiletti di cronaca locale lasciano il posto alla stampa nazionale, alla mitica rivista Rollingtones, al foto della copertina della Settimana enigmistica e alla troupe degli inviati della trasmissione televisiva del momento “Scomparsi” condotta dall’eccentrica Simonetta Sabelli de Santis (Sabrina Impacciatore). Il piano inizia a dare i suoi frutti. Mentre improvvisamente i tg, i giornali e tutte le star del panorama musicale italiano rilasciano alla trasmissione “Scomparsi” e sui social networks messaggi di affetto e ammirazione per Martino Piccione implorandolo di tornare, – perché i grandi big senza di lui sono persi -, parallelamente il comune di Ginosa conosce un’improvvisa celebrità turistica, divenendo meta del macabro turismo mediatico di tanti curiosi. Cosa si è disposti a fare per il successo? Fino a che punto siamo pronti a fingere e a metterci in gioco per farci notare? Attraverso questi interrogativi – quanto mai attuali nella realtà moderna sorretta dal culto dell’apparire, dove ogni azione, finanche la più banale e insignificante, diviene protagonista di foto, selfie, post e like -, Chi m’ha visto (chiara citazione alla seria e storica trasmissione Chi l’ha visto? Di Federica Sciarelli), commedia che richiama alcuni spunti del film di Omicidio all’italiana di Maccio Capatonda, racconta con leggerezza la difficoltà di uno spaccato reale del mondo dello spettacolo e dell’arte italiana, dei tantissimi giovani talenti che come assistenti di regia, direttori fotografia, musicisti, coristi, attori vivono per anni nell’ombra e sono destinati a non trovare un proprio spazio da protagonisti nel firmamento della notorietà. Il film non eccelle per la regia e il ritmo, il finale appare scontato, ma la sceneggiatura è buona e alcune scene sono davvero esilaranti grazie all’interpretazione del deus ex machina Peppino (un Favino comico pugliese esilarante) e al cameo impeccabile della cinica e naif conduttrice tv Sabrina Impacciatore (la scena durante i titoli di coda è davvero spassosa!). Da vedere per una serata piacevole e divertente!

data di pubblicazione:07/10/2017


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SVELATO IL PROGRAMMA UFFICIALE DI ALICE NELLA CITTÀ

SVELATO IL PROGRAMMA UFFICIALE DI ALICE NELLA CITTÀ

La conferenza stampa della rassegna si è tenuta oggi 6 ottobre presso la Casa del Cinema di via Largo Marcello Mastroianni in Roma. Ecco tutte le novità.

 

Sta per compiere 15 anni Alice nella Città, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, che si terrà dal 26 ottobre al 5 novembre. Un numero importante, segno di tante vittorie all’insegna della settima arte. Ed è proprio per questo che la rassegna è pronta a festeggiare il traguardo con un programma ricco di appuntamenti. Ad annunciarlo al pubblico Fabia Bettini e Gianluca Giannelli, direttori artistici della kermesse, nel corso della conferenza stampa svoltasi all’interno della Casa del Cinema di via Largo Marcello Mastroianni.

Dedicata alle nuove generazioni, Alice nella Città guarda ai giovani con un interesse sincero e senza pregiudizi. “Quest’anno non si può che registrare una grande concentrazione e ricchezza d’infanzie e adolescenze al femminile – hanno spiegato – preziose, complesse, intense e raffinate storie, raccontate nella loro abbagliante esuberanza e radicalità. Storie che scivolano sorprendentemente verso il soprannaturale per incarnare la muta di molti adolescenti, per confrontarsi con realtà dure come le fiabe”.

Sono 12 i film in concorso per la sezione Young Adult, che saranno votati da una giuria composta da 20 ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia. Saranno 11, invece, le opere che caratterizzeranno il programma di Alice Panorama, lo spazio riservato al rapporto tra adulti e giovani nel mondo attuale. A questo si affiancherà la selezione di Alice – KINO Panorama Italia, composta da 9 lungometraggi e 12 corti. Tre le pellicole fuori concorso: Beyond the Sun, con la partecipazione straordinaria di Papa Francesco, Capitan Mutanda e il già annunciato Mazinga Z – Infinity.

Da segnalare anche il premio Camera d’Oro Taodue, che sarà assegnato alla migliore opera prima e seconda dei concorsi Young Adult e Alice Panorama. La giuria sarà composta da Trudie Styler, Camilla Nesbitt, Barbora Bobuľová, Andrea Delogu, Marco Danieli, Zoe Cassavetes e Daniele Guaglianone.

Ma non finisce qui. Numerosi, infatti, gli eventi speciali della rassegna cinematografica per ragazzi. Da Freak Show di Trudie Styler a Paddington 2, fino ad arrivare a Luce propria di Marco Danieli e all’anteprima di Addio fottuti musi verdi di Francesco Ebbasta con i The Jackal come protagonisti, le novità sono davvero tante. Non potevano mancare neanche le serie tv, a cui Alice nella Città si apre per la prima volta dalla sua nascita. Saranno presentate Skam e Junior, entrambe incentrate sul rapporto tra adolescenti e social network, e la nuova stagione di Camorriste che, in sei puntate, racconta l’altra faccia di Gomorra dal punto di vista delle donne.

Degna di nota anche la collaborazione con il Premio Lux Young, il riconoscimento cinematografico assegnato ogni anno dal Parlamento europeo. Gli studenti del Liceo Amaldi di Roma, in accordo con la commissione del Premio, hanno selezionato 12 film che saranno proiettati nella sala della loro scuola negli stessi giorni della kermesse. Da non dimenticare anche il legame con #Everychildismychild, l’iniziativa nata da un gruppo di artisti in seguito all’attacco chimico del 4 aprile scorso in Siria. Prima di tutte le proiezioni ufficiali di Alice nella Città verrà mandata la sigla dell’associazione, realizzata dal regista e sceneggiatore Fabio Mollo. Il 29 ottobre, inoltre, a Casa Alice verranno letti i primi due racconti del libro #Everychildismychild. Storie vere e magiche di piccola grande felicità, che uscirà a novembre edito da Salani.

E se inizialmente era stata annunciata soltanto la Masterclass con Dakota Fanning, durante la conferenza stampa è stata svelata anche quella con Orlando Bloom. Insomma, le aspettative sono alte e il conto alla rovescia è ufficialmente partito. Una cosa è certa: se ne vedranno delle belle.

data di pubblicazione:06/10/2017

120 BATTITI AL MINUTO di Robin Campillo, 2017

120 BATTITI AL MINUTO di Robin Campillo, 2017

Alla fine degli anni Ottanta, sulla scia dell’omologo americano, nasce a Parigi l’Act Up – Paris, associazione che si propose di sensibilizzare le masse al problema dell’Aids, quell’epidemia che oggi tutti conosciamo e che in quegli anni mieteva migliaia di vittime, in gran parte nella cerchia degli omosessuali e dei tossicodipendenti. Il folto gruppo di partecipanti, quasi tutti sieropositivi al virus HIV, mediante azioni molto provocatorie e mai violente intese così scuotere l’opinione pubblica, per spingere la classe politica di allora a prendere seriamente in considerazione il fenomeno e a promuovere una mirata azione preventiva nelle scuole e nelle università.

 

Gli attivisti che gremiscono la sala dove si svolgono le riunioni periodiche del movimento Act Up indossano una maglietta con la scritta Silenzio=Morte, a significare che in quegli anni terribili la classe politica preferiva ignorare il problema dell’Aids, evitando di impiegare i media al fine di presentare alla popolazione la natura dell’epidemia virale e i mezzi per prevenirla o meglio evitarla. Mentre migliaia di uomini ogni anno morivano devastati da atroci sofferenze, le case farmaceutiche prendevano intanto tempo per sperimentare farmaci retrovirali che avrebbero portato nelle loro casse immensi guadagni. L’azione di Act Up era mirata a svolgere una guerra non violenta, ma esclusivamente di sfida, mediante utilizzo di falso sangue da spargere ovunque facessero irruzione, proprio per scuotere quell’establishment politico-sanitario che con la propria indifferenza contribuiva paradossalmente al diffondersi del contagio letale. Nato in Marocco, ma cresciuto in Francia, Robin Campillo è da ritenersi oggi uno dei più noti registi emergenti francesi soprattutto per l’esperienza pluriennale acquisita come sceneggiatore accanto al pluripremiato regista Laurent Cantet (La classe – Entre les murs che gli valse la Palma d’Oro al 61esimo Festival di Cannes). Il film nasce dall’esigenza, da parte del regista, di raccontare la propria esperienza come militante all’interno del movimento che lo aveva portato a partecipare attivamente a diverse azioni provocatorie assieme ad altri componenti del gruppo, al fine di scuotere politica e coscienze. Il prodotto è ben costruito grazie ad un attento montaggio, curato dallo stesso regista, in cui talvolta si passa dal frastuono assordante delle discoteche all’intimità sessuale della camera da letto in cui i due protagonisti Sean (Nahuel Pérez Biscayart) e Nathan (Arnaud Valois) sembrano ritrovarsi, quasi per caso, senza soluzione di continuità. La pellicola, già premiata a Cannes 2017 con il Grand Prix Speciale della Giuria e Queer Palm rappresenterà la Francia ai prossimi Oscar, ha come merito sicuramente quello di far conoscere alle nuove generazioni quello che significò in quegli anni il diffondersi dell’Aids, dal momento che oggi se ne parla davvero poco e forse, per molti giovani, il problema è del tutto ignorato. La storia d’amore tra Sean e Nathan, che si inserisce silenziosamente tra le pieghe del racconto, ci trascina ma non ci commuove più di tanto: siamo ben lontani dalle reazioni al film Philadelphia quando anche il più incallito omofobo, senza darlo a vedere, fu coinvolto emotivamente e ne rimase sconvolto.

data di pubblicazione:04/10/2017


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IL CONTAGIO di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, 2017

IL CONTAGIO di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, 2017

In una Roma dei nostri giorni dove il malaffare sembra dilagare come un’epidemia che contagia in egual misura il corrotto ed il corruttore, Marcello e Mauro sono vittime e carnefici al tempo stesso di un sistema dominato dal potere e dal denaro. Un panorama attualissimo di una città oramai al massimo del degrado morale, dove ai cittadini inermi non rimane altro che constatare l’impunità di ogni atto criminale che invade il settore del pubblico e del privato come qualcosa di ineluttabile, che impera, senza riuscire a scorgere alcuna possibile via di scampo.

Il Contagio, presentato quest’anno al Festival del Cinema di Venezia nella Sezione Giornate degli Autori, è tratto dall’omonimo romanzo di Walter Siti, docente universitario di letteratura italiana conosciuto per i suoi saggi su Montale e Pier Paolo Pasolini, romanziere e vincitore nel 2013 del Premio Strega con il libro Resistere non serve a niente. All’interno di un grande condominio di una non identificata borgata romana si intrecciano vari personaggi femminili che devono affrontare una amara quotidianità senza poter contare sul sostegno dei propri uomini: individui deboli e incapaci di prendersi qualsiasi responsabilità, tutti rivolti a soddisfare unicamente le proprie esigenze personali. Tra questi spicca la figura di Marcello (Vinicio Marchioni), cocainomane che passa tutta la giornata a curare il proprio corpo in palestra, trascurando la moglie Chiara (Anna Foglietta) che deve sobbarcarsi ogni carico domestico vivendo nell’attesa di una benché minima attenzione da parte del marito. Minacciato di morte da una trafficante di droga, al quale deve una ingente somma di denaro, Marcello cerca il sostegno economico del professore Walter (Vincenzo Salemme) con il quale intrattiene una relazione amorosa. Nel palazzo viene intanto ad abitare Mauro (Maurizio Tesei) insieme alla moglie Simona (Giulia Bevilacqua) che cercano subito di stringere un rapporto amichevole con i vicini di casa; Marcello rimane affascinato da Mauro che tuttavia manifesta un atteggiamento poco limpido. Spinto anche da una spasmodica ricerca di danaro facile, Mauro è interessato particolarmente allo sfruttamento dell’ondata di profughi che cercano asilo politico in Italia, divenendo socio di un pericoloso mafioso invischiato in un mega progetto per la costruzione di un centro di accoglienza.

Botrugno e Coluccini, attenendosi quando più fedelmente possibile al romanzo di Siti, hanno fatto un buon lavoro portando sul grande schermo vicende di malaffare molto aderenti alla realtà di oggi, argomenti che suscitano ancora interesse nel pubblico, nonostante il martellamento al quale si viene sottoposti oramai quotidianamente dalla televisione e dai media in generale. Ottimo l’intero cast, anche se in alcune scene l’interpretazione appare un poco sopra le righe, piccole forzature interpretative che però nulla tolgono alla credibilità dell’intera storia. Forte di un’ottima sceneggiatura, il film è sicuramente di valore, non fosse altro che per la realtà rappresentata, cruda, spietata e purtroppo tragicamente attuale.

data di pubblicazione: 02/10/2017


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