LA LEGGE DEL SOGNATORE di Daniel Pennac – FELTRINELLI 2020

LA LEGGE DEL SOGNATORE di Daniel Pennac – FELTRINELLI 2020

I sogni non ci chiedono il permesso per svilupparsi, ci invadono bruscamente e ci impongono la loro legge; ma, quando ci si sveglia, noi abbiamo però tutto il diritto di sviluppare gli spunti ricevuti dai sogni stessi e dar loro l’aspetto narrativo o psicologico che meglio riteniamo, senza dovergli chiedere il permesso. E’ questa la legge del sognatore!

Daniel Pennac, il creatore della saga di Monsieur Malaussène e della sua fantastica famiglia (ben 6 milioni di copie vendute) ci offre, con questo suo nuovo libro, un viaggio nel vasto paese dei sogni, un’ode al potere dei sogni e dell’immaginazione, alla famiglia, all’amicizia ed un omaggio alla libertà creativa di Federico Fellini di cui Pennac si dichiara fervente ammiratore. Come Fellini il nostro scrittore sogna enormemente e come lui tiene un quaderno in cui annota i propri sogni. Fellini poi li disegnava, ne traeva spunto per soggetti cinematografici o li inseriva direttamente nei propri film, Pennac invece li usa per scrivere e raccontare. Entrambi però ci invitano ad attuare la legge del sognatore e a fare dei nostri sogni il carburante per le nostre vite.

Il libro è un gradevole mix di letteratura, cinema, sogni, memorie e fantasia. Un racconto ove l’autore si concede una sorta di “autofinzione sognata”, piena di colpi di scena in cui mischia il vero con il falso per meglio evocare i propri ricordi di infanzia, gli anni dell’insegnamento, i vari allievi avuti e poi la sua grande fascinazione per il genio dell’amato Fellini. Raccontare un sogno è immaginarlo ed inventarlo nell’istante stesso in cui si inizia a raccontarlo. Quindi maliziosamente in equilibrio fra sogno e realtà, senza poter sapere dove finisca l’uno ed inizi l’altra, Pennac trascina il proprio lettore in un racconto che è tutto un grande inno all’immaginazione ed alla spensieratezza.

Una conferma di quale sia l’immaginario dell’autore: affascinante, dolce e folle, ricco e malizioso e tanto inafferrabile e indefinibile quanto può esserlo un sogno. È indubbio che l’arte di saper scrivere e raccontare sia una delle qualità di Pennac, il lettore deve solo affidarsi e lasciarsi portare dal racconto e perdersi nel racconto stesso, tanto onirico quanto accattivante e piacevole a leggersi.

data di pubblicazione:22/03/2020

JOHNNY STECCHINO di Roberto Benigni, 1991

JOHNNY STECCHINO di Roberto Benigni, 1991

Dante, brava persona con il solo vizio di rubare ogni tanto qualche banana al mercato, vive a Cesena dove lavora come autista di uno scuolabus per ragazzi disabili. A seguito di un causale incidente d’auto, incontra Maria e i due iniziano a frequentarsi mentre la donna comincia gradualmente a cambiare il look di Dante facendolo vestire in maniera elegante, disegnandogli un neo sulla guancia, mettendogli in bocca uno stecchino e chiamandolo persino Johnny. L’uomo, oramai innamorato, accetta tutto e non esita a trasferirsi a Palermo su richiesta di Maria che invece ha per la testa un piano ben diverso. Nella realtà è moglie di Johnny Stecchino, pentito e latitante, e, sfruttando l’incredibile somiglianza fisica tra i due uomini, cerca di sostituire l’ingenuo Dante con il marito in modo che la mafia uccida lui e non il suo uomo. Il film si basa su tutta una serie di situazioni comiche al limite del grottesco: alla fine Maria (Nicoletta Braschi) si renderà conto della bontà e serietà dell’ingenuo Dante e stanca del marito consegnerà proprio lui ai mafiosi salvando così la vita del povero sosia, di cui nel frattempo si è innamorata. Il film interpretato da Roberto Benigni, che ne curò anche la regia, ebbe un grande successo di pubblico e lo stesso regista venne premiato con un David di Donatello e con un Nastro d’Argento per la sua singolare interpretazione. Nonostante gli strepitosi incassi al botteghino, la critica all’inizio lo accolse piuttosto tiepidamente ma con il tempo lo ha rivalutato e oggi è unanime nel considerarlo tra i lavori meglio riusciti dell’attore toscano, già premio Oscar. Girato in massima parte a Palermo, il film si può abbinare ad una ricetta tutta dal sapore mediterraneo: polpettine di melanzane.

 

INGREDIENTI: 1 kg di melanzane, 100 grammi di parmigiano grattugiato, 100 grammi di formaggio pecorino romano grattugiato, 80 grammi circa di pan grattato, 1 uovo, 40 grammi di uvetta passa di Corinto e 40 grammi di pinoli, abbondante basilico fresco, olio per frittura, sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO: Per prima cosa bisognerà preparate la base dell’impasto quindi si devono mettere a lessare le melanzane, tagliate a pezzi grossi, in acqua salata per circa 15 minuti. Una volta raffreddate, dovranno essere strizzate bene e lavorate sino ad ottenere una massa compatta. Aggiungere i formaggi, il pan grattato, l’uovo, abbondante basilico, sale e pepe a piacere. Fare delle polpettine non troppo grandi e farle friggere in abbondante olio, dopo averle passate nel pan grattato. Servirle possibilmente ben calde.

data di pubblicazione:21/03/2020

IN SALA SENZA ESSERE IN SALA: RIVISTA CULTURALE SCENE CONTEMPORANEE

IN SALA SENZA ESSERE IN SALA: RIVISTA CULTURALE SCENE CONTEMPORANEE

Il Festival di Cannes in programma per il prossimo mese di Maggio è stato rinviato. L’uscita di quasi un centinaio di film è bloccata. Una cinquantina di troupes e di set in preparazione sono ferme o sono chiusi. Sospesi vari progetti. L’intera industria cinematografica è costretta a fermarsi! E, con lei tutto il volume di affari, di occupazione e di abitudini ad essa connessa. Con il Cinema anche tutto il mondo della Cultura. Il Mondo come noi lo conoscevamo e che pensavamo immutabile, sta cambiando ogni giorno di più davanti ai nostri occhi increduli e … noi con lui e, con lui anche il nostro modo di vivere. Purtroppo non stiamo né assistendo, né partecipando, come comparse, ad un film “distopico” su un futuribile domani su cui poter proiettare e scaricare le nostre ansie. Non siamo affatto sul set immaginato da Fritz Lang per la Metropolis del 2026, né in quello della putrida e bagnata Los Angeles del 2019 di Blade Runner, né nel visionario mondo del 2035 di L’esercito delle 12 scimmie ove l’umanità, per sfuggire ad un virus letale, si è rifugiata sottoterra. Non c’è un Bruce Willis incaricato di tornare indietro nel tempo per scoprire l’origine dell’infezione e l’antidoto, non c’è un Will Smith, un Denzel Washington né un Tom Cruise che possono intervenire. Non è un film ma la Realtà. La vera realtà è anche che tutti i luoghi della Cultura sono ormai chiusi … tutte le cose che amiamo fare, sono costrette oggi a fare un passo indietro davanti l’incalzare di questa nuova (ma temporanea) realtà. Ma fare un passo indietro non significa affatto rinunciare o perdere ciò che si ama, e fra le tante anche il cinema. Si tratta di adattarsi ed abituarsi, per ora, all’idea di fruire e godere di ciò che si ama in modi nuovi, inusuali e diversi, e … non è affatto detto che questi modi nuovi non siano altrettanto piacevoli e validi. Certo, fino ad oggi eravamo tutti convinti che il Cinema potesse essere apprezzato solo e soltanto “dal vivo”, direttamente e ritualisticamente immersi nel buio di una sala, seduti vicino ad altre persone rivolte tutte con lo sguardo affascinato verso uno schermo illuminato, in momenti di Pura Magia! Ma per essere realisti, se i cinema resteranno chiusi ancora per settimane, la fruizione dei film “in modo indiretto” deve poter assumere un altro valore ed acquisire un altro nuovo gusto meno indigesto e forse altrettanto buono. È la realtà che ci si prospetta davanti senza infingimenti. Le certezze cambiano velocemente, basti pensare che davanti alla crisi dell’intera industria cinematografica si parla già di cambiare anche i regolamenti degli Oscar e dei Festival che fino a ieri imponevano, per poter concorrere o partecipare, l’uscita del film in sala. Si parla anche, coerentemente, di far uscire in streaming o a pagamento on demand tutti i film bloccati dall’emergenza, e si parla pure di poter vedere dei film dal nostro divano di casa in contemporaneo collegamento con gli amici potendo chattare con loro per sentirci così tutti in una sorta di sala virtuale ed in compagnia.

“Il Futuro Prossimo venturo” sarà un futuro vicinissimo in cui andremo al cinema senza essere al cinema. Ce la faremo? Certo che sì! Ce la faremo e ci adatteremo, sapersi adattare è la nostra qualità vincente, anche se c’è ancora qualcuno, come c’era nel passato, che critica l’avvento del sonoro, l’avvento del technicolor, l’avvento del cinemascope, dei grandi schermi, l’avvento del digitale in post produzione, l’avvento della computer grafica, l’avvento dei dvd … In attesa che questo Futuro si realizzi attorno a noi e con noi, nel modo meno cruento possibile, occorre tener alti i morali e tener viva la passione per l’Arte, lo Spettacolo, la Musica, il Teatro ed il Cinema, e, ben vengano tutte le iniziative che ci consentono di vivere, godere ed apprezzare le nostre passioni, i nostri interessi ed i nostri sogni.

Fra queste proposte merita di essere segnalata con particolare affetto ed apprezzamento da Accreditati quella volta a portare a casa la Cultura, proprio per aiutarci a superare individualmente, ma in virtuale compagnia di tanti altri, questo momento. E’ l’idea brillante lanciata dalla rivista culturale Scene Contemporanee.it con l’iniziativa: #SCenerestiamoacasa-proposta-film e spettacoli per la quarantena.

Un’intelligente ed apprezzabile iniziativa che propone ai suoi lettori e a chiunque altro sia interessato di coglier l’occasione di potere avere a casa, nella propria poltrona, un’accurata selezione di spettacoli e film nazionali ed internazionali scelti con cura, passione e competenza fra quelli di maggior successo e qualità delle ultime stagioni. Un’ampia selezione che abbraccia tutti i generi e che verrà costruita, adattata e integrata ogni giorno con la redazione stessa di Scene per poter così continuare ad essere una comunità di appassionati che stanno insieme, che insieme godono le proprie passioni pur restando, per ora, distanti. Una opportunità da cogliere.

Per ulteriori e più dettagliate informazioni consultate direttamente il sito di Scene Contemporanee.it

data di pubblicazione:21/03/2020

IL TEATRO DI ROMA VA IN SCENA SUL WEB

IL TEATRO DI ROMA VA IN SCENA SUL WEB

I giorni di quarantena stanno moltiplicando le iniziative culturali online di teatro e cinema, che non sfuggono agli occhi vigili di Accreditati. In un tempo in cui si è invitati a rimanere a casa per il bene di tutti, anche il Teatro di Roma #TdRonline, aderendo alla campagna nazionale e comunale del #iorestoacasa e #laculturaincasa, ha deciso di aprire il sipario sui canali social di Facebook, Instagram e YouTube, proponendo al suo pubblico un ricco palinsesto di eventi virtuali.

 

 

Si apre questo fine settimana la programmazione digitale del Teatro di Roma, per poi continuare con una proposta settimanale di eventi che verranno costantemente aggiornati in rete. Sabato 21 marzo, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, a partire dalle ore 16, lo spazio sarà dedicato a VOCE, una maratona online di poeti e autori che declameranno i propri componimenti in clip di pochi minuti a comporre un unico racconto poetico espanso. Apre Giorgio Barberio Corsetti con l’inedito Commedia, seguono alcune tra le voci più apprezzate del panorama poetico, a partire da Mariangela Gualtieri con Nei passi – la notte, Antonella Anedda con Osservatorio, Ida Travi con Presto ce ne andremo, Silvia Bre con Se un mosaico di dolore assume il canto e Nell’isola che è di ombra e ti denuda; a cui si affiancano voci dagli stili differenti, ricchi ed eleganti, come Franco Marcoaldi con Quand’è che l’idea di limite e confine, Azzurra D’Agostino con La volpe, Maria Grazia Calandrone con Interiore invernale e Canzone, Vincenzo Ostuni con n°1 – Tiritì tiritì, Marco Mantello con Malattia e Le anafore; e autori che evocano mondi affascinanti e distanti tra loro come Orso Tosco con Adesso è preservare e Ecco la nera murena a caccia tra gli scogli, Tommaso Giartosio con Sono il figlio, o la pietra col tuo nome e Quando ne resta soltanto una lingua, Laura Pugno con l’inedito Pietra focaia, Paolo Maccari con Si dorme ancora nel mondo; tutti caratterizzati dalla loro ‘presa di parola’.

Doppio appuntamento domenica 22 marzo rivolto invece alle giovani generazioni. Alle ore 11 il Laboratorio Piero Gabrielli, dedicato all’integrazione con e senza disabilità, lancia un tutorial per la creazione della canzone Chiuso dentro casa che coinvolge i ragazzi nella realizzazione del testo e del video-clip; alle ore 21 la prima favola serale delle Fiabe della buonanotte a cura di teatrodelleapparizioni (in collaborazione con CSS di Udine), introdotta da Fabrizio Pallara che in diretta streaming mostrerà il teatrino ideato per realizzare il ciclo di spettacoli. Altre fiabe in programmazione per mercoledì 25, venerdì 27 e domenica 29 sempre alle 21.

Di seguito elenchiamo altri appuntamenti in scaletta per la prossima settimana.

Martedì 24 (ore 16) sarà postata la registrazione dell’incontro pubblico di Alessandro Serra con Fausto Malcovati su uno dei capolavori del teatro mondiale, Il giardino dei ciliegi di Čechov.

Doppio appuntamento per giovedì 26 (ore 12) con Lino Guanciale che legge Flaiano e con Monica Demuru (ore 16) che ci riconduce alle pagine simboliche della peste del 1348 riportando in voce La cornice del Decameron di Boccaccio.

Protagonisti della sezione conversazioni in diretta streaming, sabato 28 (ore 21), saranno Giorgio Barberio Corsetti e Alessandro Serra, in dialogo tra pensieri, riflessioni e spettacoli.

Domenica 29 (ore 16), infine, prende il via la prima intervista video del ciclo Persone a cura di Daria Deflorian, una chiacchierata con la ‘persona della settimana’ tra pratiche di lavoro e racconti autobiografici.

È compito di un teatro nazionale trasformare il contributo spontaneo e creativo di questi artisti in un gesto responsabile e in un impegno che sarà sempre più concreto e strutturato. Il Teatro di Roma è una comunità di persone fisiche che lavorano e si ritrovano intorno a degli oggetti artistici, ma anche una comunità ideale, disseminata nella città e oltre. Creare l’occasione perché questa comunità si ritrovi insieme è la responsabilità dello Stabile nazionale. Si inizia da domani a scoprire un altro modo per farlo, giorno dopo giorno, insieme al pubblico, agli artisti e alle artiste coinvolti, tessendo un percorso comune che renderà l’incontro ancora più ricco.

Facebook: @teatroargentinaroma @teatroindia @teatrovillatorlonia

Instagram: teatrodiroma

YouTube: Teatro di Roma

data di pubblicazione:20/03/2020

ADDIO COLUMBUS di Philip Roth – Garzanti editore, prima edizione 1968, ancora disponibile

ADDIO COLUMBUS di Philip Roth – Garzanti editore, prima edizione 1968, ancora disponibile

Emozionante rileggere il primo tentativo letterario di Philip Roth a meno di due anni dalla sua scomparsa e dal torto macroscopico della mancata attribuzione del Premio Nobel per la letteratura, complici altre scelte e l’empasse del prestigioso riconoscimento. Racconto lungo o romanzo breve? Si può rimanere nel guado del dubbio per un volumetto con un’indimenticabile copertina di Fulvio Bianconi, un miracoloso prezzo d’esordio di 350 lire per un testo storico ancora reperibile su E Bay o fruibile nella versione cinematografica con il titolo neutro di La ragazza di Tony svettante Ali Mc Graw che poi si sarebbe affermata con la versione filmica di Love Story. Alla trave portante sono corredati cinque racconti di ambientazione ebraica che potresti benissimo confondere con altrettanti creazioni di Malamud o di Bellow, tanto forte è il calcolo di una tradizione narrativa fortemente caratterizzata per ambiente, consuetudini, gergo yiddish. Quando si produce in questo primo libro Roth ha appena 26 anni ma già si spende in una corrosiva descrizione del vuoto benessere americano, fatto di esteriorità, consumo ma con un assoluto vuoto di valori. Dunque il fidanzamento “pronti e via” di una copia è la cartina di tornasole per ispezionare la famiglia di lei con i suoi stanchi riti, affrontando la piacevole inconcludenza di vite sotto il segno del nulla. Dal nulla al nulla verrebbe voglia di dire per una coppia che non quaglia, che non sopravvive alle formalità e al perbenismo per un’America che sta affrontando la temperie di “Scandali al sole”. Nel sesso anche la scoperta di un diaframma anti-concezionale può sbattere su un muro di pregiudizi e di veti. Rimane la simpatia per il protagonista maschile che è sbalzato in un mondo assolutamente non a sua misura, con cui si sforza di confrontarsi senza grande successo. Roth fa largo uso di dialoghi per graffiare un’American life che già 60 anni rivelava la propria inconsistenza. Ma è solo l’alba di annunciati successivi capolavori con l’apoteosi per Il Lamento di Portnoy, non il migliore ma certamente il più famoso.

data di pubblicazione:20/03/2020

CINEMA DA CASA: UNA INIZIATIVA DI ALICE NELLA CITTÁ

CINEMA DA CASA: UNA INIZIATIVA DI ALICE NELLA CITTÁ

In un periodo nel quale l’emergenza CoVid-19 ci impone di stare a casa, prevedendo la chiusura di tutte le sale di cinema ed i teatri italiani, vi proponiamo una piacevole iniziativa proposta da Fabia Bettini e Gianluca Giannelli di Alice nella città. Proiezioni in diretta Facebook e Instagram dal giovedì alla domenica alle ore 22 sulle facciate della nostra città ed anche in tanti altri luoghi nel mondo di sequenze di film scelti e commentati da attori e personaggi appartenenti al mondo della cultura. Noi li seguiremo e ve li racconteremo, ma invitiamo tutti a collegarsi ai canali social di Alice nella città per essere presenti e partecipare. L’iniziativa è partita il 19 marzo alle 22 con Anna Foglietta, mentre oggi 20 marzo sempre alle 22 ci saranno Paola Minaccioni e Paolo Calabresi.

Cinema da casa è una iniziativa immaginata da Alice nella Città, il Festival Internazionale dedicato ai più giovani,  per unire le persone attraverso il cinema. Le proiezioni nascono dall’idea di usare come schermo gli spazi di vita delle persone, e proiettare le trame e le immagini dei film che ci legano per aver modo di stare insieme anche se lontani. Le sequenze e le immagini dei film che abbiamo amato di più verranno proiettate ogni sera  alle 22:00 dalla nostra finestra di casa, alternando sequenze tratte da feel-good movies, titoli di cinema classico e  film vintage-pop italiani. Una multiprogrammazione corale fatta da tante persone, da tante finestre diverse. In questa prima settimana, solo per citare alcuni titoli, abbiamo proiettato I 400 colpi, L’attimo fuggente, Billy Elliot, Nuovo cinema paradiso, La dolce vita, Il cielo sopra Berlino, Miracolo a Milano, Il Grande Dittatore ma anche titoli dedicati ai bambini come Gli Aristogatti. Chi non ha la possibilità di proiettare, potrà inviarci dei suggerimenti tramite tutti i canali social e saremo noi a programmare le immagini dei loro film del cuore. Chi invece può farlo, è invitato ad aprire le finestre come noi, illuminando la propria strada, il proprio palazzo e la propria città. Sono tante le città che hanno già aderito al progetto, tante le finestre affacciate sul mondo che hanno voglia di sognare insieme a noi. Solo a Roma stanno proiettando i quartieri Montemario, Centocelle e San Lorenzo ma, contemporaneamente, lo stanno facendo anche le città di Torino – con il condominio di Via Santagiulia 55 – Palermo e Bari. All’estero stanno partecipando dalle Filippine, da Metro Manila, dal Brasile e dal Vietnam, e stanno per iniziare anche in Inghilterra, in Francia, in Svizzera e in Bulgaria, luoghi dai quali s le nostre dirette sono seguite tutte le sere, e dove le nostre immagini vengono ricondivise.
Da oggi e per tutte le prossime settimane dal giovedi alla domenica, oltre alle consuete proiezioni, avremo degli amici di finestra – degli ospiti, in diretta Facebook e Instagram che condivideranno con noi questo momento, scegliendo due film significativi per ognuno.  Ecco i primi nomi:

GIOVEDÌ 19 MARZO – ORE 22:00
Anna Foglietta
VENERDÌ 20 MARZO – ORE 22:00
Paola Minaccioni e Paolo Calabresi
SABATO 21 MARZO – ORE 22:00
Silvia D’amico e Pappi Corsicato
DOMENICA 22 MARZO – ORE 22:00
Michela Cescon e Blue Yoshimi

L’idea di proiettare alle 22:00 nasce dalla speranza che si riesca ad andare a dormire con il cuore più leggero dopo queste giornate faticose, grazie alla condivisione di un momento dedicato alla visione di scene tratte dai film che amiamo di più. Per ulteriori informazioni su come aderire al Cinema da Casa, consulta il sito o i canali social.

data di pubblicazione:20/03/2020

SETE di Amelie Nothomb – ed. VOLAND 2020

SETE di Amelie Nothomb – ed. VOLAND 2020

Chi conosce la Nothomb sa che la 54enne scrittrice belga fin dai suoi primi esordi nel 1992 con Igiene dell’assassino e poi con i vari romanzi che si sono via via succeduti al ritmo di uno l’anno, non è certo un’autrice che si possa dire che possieda il dono della giusta misura. Così come la si può adorare e detestare, così lei ama provocare con l’originalità dissacrante del suo stile e dei temi al cui centro c’è autobiograficamente lei stessa o il corpo fisico con i suoi bisogni o limiti. Ecco quindi, fra i tanti: Stupore e tremori nel 1999, Metafisica dei tubi nel 2000 e Biografia della fame nel 2005. La scrittrice riesce sempre nelle sue provocazioni e la sua megalomania aveva bisogno di un protagonista all’altezza della sua stessa megalomania, e quindi, cosa di meglio stavolta che lasciare i campi autobiografici e mettersi nei panni di Gesù Cristo dando parola in prima persona ai suoi pensieri e scrivere così una versione tutta personale di un Vangelo, il “Vangelo secondo Amelie Nothomb”.

L’autrice in SETE da voce infatti al corpo di Gesù qualche ora prima della sua passione e crocefissione, non come figlio di Dio ma soprattutto come essere umano. Quali sono i suoi pensieri? Quelli degli Evangeli o piuttosto quelli di un uomo? Pensieri umani e terreni sul senso di una scelta, sulla paura e sulla sete, il bisogno di acqua di un corpo per sentirsi ancora vivo. Un monologo provocante e provocatorio, dissacrante e dissacratorio, un libro molto controverso che è la rappresentazione del paradosso Nothomb. La scrittrice, come al solito, sa ben scegliere un tema originale e sorprendente, controlla con la sua solita maestria lo stile, scrive bene e la lettura è fluida; che sappia scrivere bene e sappia provocare è innegabile, ma non basta! Affrontare un tema come quello della crocefissione dal punto di vista del corpo è una buona idea, è innegabile, ma non basta! L’intero breve libro manca purtroppo di profondità, le riflessioni sono troppo superficiali, quasi banali e non arrivano di certo a toccare né il cuore né lo spirito. SETE non è né buono né cattivo, non aggiunge nulla di nuovo ai lettori, credenti o non credenti che siano, è intelligentemente provocatorio ma nulla di più, manca proprio la sostanza, la effettiva consistenza dei contenuti. Davanti a tanta ambizione il risultato è assolutamente del tutto trascurabile.

Questa volta il giochino non è riuscito. Forse un libro scritto velocemente, che va letto velocemente e … ancor più velocemente va dimenticato.

data di pubblicazione:18/03/2020

LA ROMA DI MUSSOLINI di Paolo Sidoni – Newton Compton editori, 2020

LA ROMA DI MUSSOLINI di Paolo Sidoni – Newton Compton editori, 2020

“…La viabilità di Roma è male organizzata e mancano i piazzali; i monumenti sono ristretti entro costruzioni di nessun pregio e perdono gran parte della loro bellezza…” così scriveva a Napoleone, ai primi del 1800, Camille de Tourner, Prefetto dell’amministrazione capitolina francese. Roma era la “Seconda città dell’Impero”, ma la discrepanza tra la magnificenza di una città ideale e la mediocrità della città reale era tragicamente percepita dall’amministrazione francese. Già allora emergevano in tutta la loro drammaticità i problemi che decenni più tardi, i Piemontesi prima, Mussolini poi indicheranno come i nodi da sciogliere per la modernizzazione e la grandezza della Capitale. In una città ritornata vitale le esigenze del ruolo, la crescente pressione demografica ed il processo di motorizzazione impongono interventi urbanistici che portano alla contrapposizione fra i paladini del pittoresco sedimentatosi nei secoli e quanti invece in tutto ciò vedevano solo malformazioni e degrado da sanare e modernizzare.

La Roma di Mussolini di Sidoni, acuto saggista ed attento ricercatore e storico, non è un libro destinato ai soli specialisti, tutt’altro, è invece un libro accessibile a tutti perché è uno sguardo, un’analisi acuta di quanto avvenuto fino a ieri l’altro per consentirci anche di meglio comprendere l’oggi. E’ quindi una buona opportunità di avere una visione precisa, semplice e completa degli eventi e degli antefatti che hanno portato alla Città così come la viviamo oggi e di conoscere come sono stati disegnati i suoi assetti urbanistici e pianificata la sua monumentalizzazione e come sarebbe potuta essere e perché non lo è. Un’analisi completa, documentata e ricca di aneddoti, di sorprese, di fatti e retroscena spesso gustosissimi, scritta con stile asciutto e scorrevole, dello sviluppo e delle trasformazioni urbanistiche ed architettoniche che incisero sul volto di Roma nel tentativo di farne una grande metropoli moderna. Una modernità che veniva intesa come razionalismo e futurismo, che aveva bisogno di spazi, di nuove regole e modelli e, per quanto difficile, doveva anche riuscire a coniugarsi con le tradizioni. Uno dei risultati fu lo stile architettonico del “Monumentalismo Neoclassico Semplificato” che, sottolinea Sidoni, affrontando in modo distaccato, senza preconcetti ideologici, un tema che ha visto scontrarsi nel passato visioni contrapposte, non fu solo italiano o fascista, ma fu universale ed è infatti presente negli edifici pubblici a Washington, a Parigi, a Dublino e in altre grandi città. Dunque un libro che merita di essere letto e consultato e che può interessare e soddisfare sia gli appassionati di cose romane sia ed anche coloro che ci sono solo venuti a vivere, per dar loro l’opportunità di meglio comprendere dove si trovano.

data di pubblicazione:18/03/2020

CHE COSA CHIEDERE ALLA STORIA di Marc Bloch – Castelvecchi editore, ultima ristampa 2020

CHE COSA CHIEDERE ALLA STORIA di Marc Bloch – Castelvecchi editore, ultima ristampa 2020

Pensatore a cavallo delle due guerre. Storico, cattedratico, guerriero, ucciso dai tedeschi poco prima della fine del secondo conflitto mondiale, Bloch ha riscritto il concetto di storia, cancellando il nozionismo di date, etichette, luoghi comuni per assemblare il gusto della scoperta in un contesto multiforme fatto di scienza, di vita dell’uomo, secondo una concezione di sinistra anche se il borghese che era in lui riassumeva e viveva le contraddizioni dell’uomo d’ordine. Il breve saggio di cui si parla risale al 1937, a una conferenza epocale letta 25 giorni dopo essere stato nominato professore nella prestigiosa Sorbona. C’è tutto Bloch, il suo empirismo, la sua ecletticità che si riassume in una formula che è un programma di studio ed un metodo: “toutes choses égales d’ailleurs”. Una storia orizzontale non scritta dai vinti e dai ricchi. Si chiede ad esempio se non sia importante risalire all’origine dell’inserimento della marmellata nel menù dei francesi. Ebreo ma fieramente transalpino. Allievo di Pirenne, studioso di fatti apparentemente minori ma assolutamente utili per capire un mondo. La mentalità come chiave di volta per capire un mondo: il Rinascimento, il Medioevo. L’inutilità di una guerra in cui non credeva ma in cui si trova coinvolto mostrando abilità di comando pratiche che alla fine gli costeranno la vita perché i nazisti lo definiranno “un ebreo capo dei terroristi” deformando l’immagine di uno studioso ormai anziano, calvo, grassoccio, ma fieramente orgoglioso della propria identità se non della propria religione che per sua esplicita definizione mai praticò. Lo studio della storia come esperienza non pregiudiziale e non ideologica. Lo storico mette sul piatto dei fatti che poi toccherà ad altri specialisti giudicare a valutare. In un’ottica precisa: soltanto lo studio del passato offre il necessario senso del cambiamento. Bloch ha aperto un mondo nuovo alla generazione di storici che gli sono succeduti anche grazie all’esperienza della prestigiosa rivista da lui fondata Les annales d’historie économique et sociale.

data di pubblicazione:15/03/2020

 

MEMORIE DI UN ASSASSINO di Bong Joon-Ho, 2020

MEMORIE DI UN ASSASSINO di Bong Joon-Ho, 2020

1986, nel villaggio di Gyeonggi, viene rinvenuto il cadavere di una ragazza brutalmente assassinata. A quel delitto ne seguiranno altri a gettare nel panico l’intera regione e gli incapaci e brutali poliziotti locali…

  

Il film, premiato al Torino Film Festival nel 2003 per la migliore sceneggiatura, giunge ora, (prima della chiusura per pandemia…) sulla scia del meritato successo di Parasite e si colloca all’interno del cinema coreano di denuncia del regime militare che in quegli anni teneva la Corea del Sud sotto una rigida dittatura. Quel clima si respira, seppure mai manifestata in modo didascalico, nella pellicola di Bong Joon-Ho e negli sguardi allucinati del suo detective Seo (Song Kang-Ho, tra i migliori attori della sua generazione), inviato da Seul nel piccolo villaggio, attonito a confronto con gli ottusi e violenti poliziotti locali, intenzionati solo a trovare un capro espiatorio. Solo nelle apparenze potrebbe trattarsi dell’ennesimo film sulle violenze di un serial killer, ma, trattandosi di una pellicola del talentuoso regista coreano, già predestinato e ispirato sin dagli inizi, si caratterizza e si distingue rispetto ad altri film di analoghe tematiche. Per la cura dei dettagli, la distanza dai luoghi comuni, l’attenzione rivolta alla psicologia dei personaggi, la speranza (i bambini che non ubbidiscono all’ordine di coprifuoco…), dulcis in fundo, l’ironia. Più che a una soluzione- come un thriller classico avrebbe richiesto – Memories of Murder si pone e pone interrogativi: “come è possibile che l’uomo possa compiere simili atti? ” Sono forse la conseguenza dell’oscurità in cui vive un intero Paese per le aberrazioni del regime?” Sul volto imperscrutabile ma esterefatto di Seo, ci sono questi enigmi, e c’è tutto il senso dello spiazzamento che il regista riesce a trasmettere allo spettatore. La pellicola è tratta dal romanzo di Kim Kwang-rim che si basa su una storia vera avvenuta alla fine degli anni ’80 in Corea del Sud e il film, “giocato su campi lunghi di grande respiro”(Mereghetti docet!), tecnicamente ineccepibile (fotografia e colonna sonora ), svincolato da oltre ogni codice di genere (il poliziesco nello specifico), ci consegna il primo piccolo capolavoro di Bong Joon-Ho, un gioiello, crudo e violento, del 2003, giustamente riportato in sala.

data di pubblicazione:15/03/2020


Scopri con un click il nostro voto: