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È continuato anche nel fine settimana la programmazione web del Teatro di Roma – Teatro Nazionale che ha aderito alla campagna #iorestoacasa e al programma #laculturaincasa di Roma Capitale. Due gli appuntamenti in calendario: Giorgio Barberio Corsetti dialoga con Alessandro Serra e Alessandra Vanzi omaggia Victor Cavallo. Noi di accreditati continuiamo a seguire e raccontare quanto proposto.

Sabato 28 marzo alle ore 21 il direttore del Teatro di Roma Giorgio Barberio Corsetti ha incontrato Alessandro Serra, il regista de Il Giardino dei ciliegi di Cechov, ultimo spettacolo programmato al Teatro Argentina prima della chiusura per l’emergenza Covid-19. Partendo inevitabilmente dal nuovo contesto, dalle nuove giornate e dalle nuove modalità di gestione del tempo, il colloquio si è spostato su emozioni e pensieri legati all’autore ed all’opera messa in scena da parte del regista, il suo rapporto con gli attori e con il linguaggio, la tecnica, lo spazio teatrale e l’interazione con il pubblico. Serra stimolato da Corsetti ha raccontato il percorso drammaturgico, che non parte dalla lettura a tavolino del testo, ma dal lavoro sul testo, fatto personalmente per cogliere elementi oggettivi, enucleati da ogni personaggio e poi trasmessi ad ogni attore per l’incontro ed il confronto con la personalità di ognuno. C’è poi tanto lavoro fisico che nello spettacolo sul testo di Cechov ha riguardato le arti marziali ed i giochi dei bambini. Non c’è in tal senso un codice recitativo univoco che viene ad essere seguito come avveniva in passato negli spettacoli della Compagnia Teatropersona. C’è invece un lavoro fatto sull’attore, un allenamento di base che poi porta l’attore stesso a sprigionare la proprie modalità di relazione con il testo e con l’azione drammaturgica. Corsetti ha sottolineato quanto sia importante nel lavoro di regista l’ascolto, di se stessi, dell’autore, degli attori, ribadito poi da Serra che ha sottolineato quanto sia rilevante avere dei riferimenti, dei maestri, quanto sia stato fondamentale leggere Brook, Kantor, Stanilavski, Toporkov. L’atto creativo è immediato ma non nasce dal nulla e si realizza insieme agli attori, facendo cerchio, che è quella forma che esaspera il concetto dionisiaco di rappresentazione e di teatro. Infine il dialogo si è chiuso con uno sguardo al futuro ed alle nuove progettualità. Serra è sempre desideroso di fare ricerca ma anche di confrontarsi con il pubblico senza farsi prendere da bulimie creative. Lo aspetta un lavoro su linguaggio e tecnica e sul coro che potrebbe portarlo ad un possibile confronto con la tragedia greca, senza dimenticare la sua magnifica ossessione, ovvero la spiritualità e la chiaroveggenza del mondo shakespiriano.

Domenica 29 marzo alle ore 16 l’attrice e regista Alessandra Vanzi ha letto alcune poesie di Victor Cavallo con l’omaggio lirico Ècchelo, a vent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel gennaio del 2000. Un itinerario in versi sulle tracce dell’attore e poeta romano dalla prosa tellurica e straripante di una umanità caotica, in cui riversava il magma di umori, voci, odori, esistenze della sua città, Roma, che scelse di vivere prima ancora di raccontare. Alle sue spalle il teatro sperimentale degli anni Sessanta, il cinema, la televisione, il festival dei poeti di Castel Porziano e le sue personali composizioni poetiche, che hanno viaggiato di bocca in bocca tra i protagonisti di quella stagione fino alle generazioni successive. Un percorso poetico per tentare di raccontare questo artista mutante, un viaggiatore metropolitano che ha restituito la vita in presa diretta, tra azione teatrale e immagine cinematografica, e composto versi segnati da vene di malinconia e solitudine che agitano le sue righe. La lettura sarà preceduta da una breve conversazione tra Alessandra Vanzi e Graziano Graziani, per raccontare in maniera non convenzionale il poeta sovversivo e ribelle.

data di pubblicazione:31/03/2020

L’ITALIA AGLI OSCAR di Vincenzo Mollica e Steve Della Casa – Edizioni Sabinae, 2020

L’ITALIA AGLI OSCAR di Vincenzo Mollica e Steve Della Casa – Edizioni Sabinae, 2020

Vincenzo Mollica, fresco pensionato Rai, afflitto da una malattia degenerativa, ma più che mai sulla cresta dell’onda, ha sfornato questo libro in tandem con un garbato cinefilo di lunga gavetta come Steve Della Casa. Un volume da collezione come il ruolo pregiato che il cinema italiano ha esercitato nella storia dell’Oscar. E la narrazione si esprime da un punto di vista molto personale. Con la frequentazione assidua della cerimonia hollywoodiana in un vasto arco di tempo e con una partecipazione personale, di conoscenza diretta delle star nostrane, mostrate attraverso una familiarità compiacente e certo non troppo severa. Non c’è acribia nella dimostrazione di contiguità e nella partecipazione comune allo star system. Ma gli autori fanno intravedere da un virtuale buco della serratura le sgrammaticature della cerimonia e le esagerazioni dei divi americani. Situazioni che possiamo immaginare ma che diventano reali e tangibili se raccontate, come avvenuto nella presentazione ufficiale al Grand Hotel di Roma, insolitamente cominciata persino con qualche minuto di anticipo, forse per tamponare la condizione di salute di uno degli autori. Così Al Pacino circondato da donne di non preclari costumi oppure un Jack Nicholson la cui autovettura si palesava come un autentico arsenale alcoolico. Vizi privati che diventano pubblici, parafrasando Jancso. Il resto è ordine e memoria, rileggendo il lungo elenco di italiani fregiati di un Oscar: Sophia Loren, Vittorio De Sica, Anna Magnani, Federico Fellini, Giuseppe Tornatore, Ennio Morricone, Roberto Benigni, Paolo Sorrentino, Gabriele Salvatores, Gianni Quaranta, Milena Canonero, Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo, Nicola Piovani. Un zig e zag tra le eccellenze attoriali e professionali che fanno ricca un’arte ora ferma ai box nell’emergenza coronavirus. Mollina paragona la cerimonia degli Oscar a un atto liturgico, un altare maggiore di quella immensa cattedrale che è la scatola di sogni chiamata cinema. Un valore di riconoscimento universale vista la fioritura di un interessante cinema asiatico e africano.

data di pubblicazione:29/03/2020

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Anche il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, a seguito dell’annullamento delle attività e degli spettacoli programmati nei suoi teatri, ha deciso di aderire alla campagna #iorestoacasa e al programma #laculturaincasa di Roma Capitale, andando in scena sul web attraverso una programmazione sui i canali social (Facebook, Instagram e YuoTube) del Teatro di Roma con possibilità di poterne fruire anche successivamente alla diretta.

 

Una programmazione certamente interessante e alternativa, in un periodo speriamo più breve possibile di pausa e riflessione, attraverso una nuova modalità di fruizione dell’arte e della cultura che apre i confini a una nuova socialità e a nuovi spettatori.

Noi di accreditati seguiremo e racconteremo quanto proposto.

In questa settimana mentre martedì 24 marzo alle ore 16 nel dibattito Un giardino lungo un secolo, correlato allo spettacolo Il Giardino dei ciliegi, andato in scena al Teatro Argentina fino al 4 marzo scorso il regista Alessandro Serra e il russista Fausto Malcovati hanno dialogato attorno a uno dei capolavori del teatro mondiale, mercoledì 25, venerdì 27, domenica 29 marzo sempre alle ore 21 è stato cadenzato l’appuntamento con le Fiabe della buonanotte a cura di Teatro delle Apparizioni, un ciclo performativo di favole serali, attraverso un gioco di ombre ed il suono di un carillon ideato e curato da Fabrizio Pallara.

Giovedì 26 marzo alle ore 12.00 abbiamo assistito alla lettura di alcuni appunti tratti da Non svegliate lo spettatore spettacolo in corso preparazione su Ennio Flaiano con Lino Guanciale, attraverso una serie di note e spunti tratti dallo spettacolo sui testi di Flaiano, che avrebbe dovuto debuttare a inizio aprile a Chieti e che è al momento è rimandato. Lo sguardo acuto e disincantato di Flaiano è al centro di questo interessantissimo lavoro che mescola alcuni dei testi più conosciuti (da Tempo di Uccidere a Un marziano a Roma) con il Flaiano più privato. Pochi minuti intensissimi, una riflessione attualissima sull’essere e sul sentirsi italiano attraverso il pensiero di uno dei maggiori uomini di cultura del Secondo dopoguerra: scrittore (Premio Strega nel 1947 con Tempo di Uccidere) e sceneggiatore di numerose pellicole dirette da Federico Fellini (I Vitelloni, La strada, Le notti di Cabiria, La dolce vita, 8 ½ ), da Alessandro Blasetti (Peccato che sia una canaglia) da Steno-Monicelli (Guardie e Ladri) e di altri capolavori della cinematografia italiana. Un toccante excursus di parole e sensazioni magistralmente narrato da Lino Guanciale, fatto di senso etico ed estetico, sociale e culturale, per uno sguardo attualissimo sul presente.

Sempre giovedì 26 marzo ma alle ore 16 ne La Cornice un’altra interessantissima lettura dal Decameron di Boccaccio a cura dell’attrice Monica Demnaru che ci riporta alle pagine simboliche della peste che colpì Firenze nel 1348, metafora della nostra emergenza. Anche in questo caso il confronto con il reale e l’attuale è sconcertante.

L’arrivo improvviso della peste e lo sconvolgimento di vita e abitudini di tutti con il racconto della quarantena di dieci giovani che si rifugiano in una villa fuori Firenze e decidono di narrare a turno ogni giorno una novella, una storia.

Ecco l’efficacia delle parole della stessa Demnaru. “Alla parola che narra, alla disciplina del raccontare novelle, i giovani affidano la necessità di sublimare e conoscere le passioni, «esercitare la pietà e sollevare gli animi nel piacere dell’arguzia e della bellezza. Credo che a queste pagine possiamo ritornare nello scoprire che la nostra società che nel suo massimo sviluppo storico respinge la cultura come inutile, la invoca per arginare ora l’angoscia profonda nell’isolamento, nella paura e nella mancanza di senso”.

data di pubblicazione:28/03/2020

LA PELLE di Liliana Cavani, 1981

LA PELLE di Liliana Cavani, 1981

Napoli 1944, seconda guerra mondiale. Tra le macerie e miserie di una città appena liberata dagli americani, Curzio Malaparte è a capo del Corpo Italiano di Liberazione e si trova a mediare tra gli alleati e la popolazione oramai ridotta allo stremo. Nei quartieri succede di tutto: prigionieri tedeschi venduti a peso, bambini dati dalle madri ai soldati nordafricani per pochi soldi, prostituzione di ragazze appena adolescenti… tutte situazioni off limits che trovano la massima esternazione nella improvvisa e tragica eruzione del Vesuvio. A completare questo quadro, a dir poco devastante, una intrepida aviatrice americana viene violentata dai suoi commilitoni ed un uomo festante viene travolto per strada da un carro armato americano, il tutto senza suscitare alcuna reazione da parte degli alleati, ma che invece viene giustamente inteso come un segno di sconfitta da parte del protagonista, che si trova ad assistere impotente a questo scenario apocalittico. Nonostante il cast eccezionale (tra gli interpreti: Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Burt Lancaster, Carlo Giuffré…) il film, presentato in concorso alla 34esima edizione del Festival di Cannes, suscitò grandi reazioni da parte del pubblico e fu molto censurato e svilito da parte della critica. La Cavani fu accusata di aver in gran parte travisato lo spirito dell’omonimo romanzo dello stesso Malaparte, divenuto un classico del dopoguerra, dal momento che sembrava evidente come la regista avesse voluto cogliere, con palese compiacimento, solo gli aspetti più ripugnanti e scandalistici dell’intera storia. Il suo crudo realismo, che poi è una prerogativa che la caratterizza, disturbò molti che interpretarono il film come chiaramente antinapoletano, perché mostrava un popolo che per un briciolo di sopravvivenza era disposto a lasciarsi travolgere da una perversione brutale e irrazionale. In questa storia tutta napoletana non possiamo non proporre questa ricetta tipica: la frittata di maccheroni.

INGREDIENTI: per quattro persone 350 grammi di maccheroni (spaghetti), 6 uova, 200 grammi di provola affumicata o fiordilatte, 100 grammi di parmigiano grattugiato, olio d’oliva, sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO: Lessare gli spaghetti al dente, scolarli, condirli con un poco di olio e lasciarli raffreddare. Aggiungere le uova sbattute, il sale, il pepe e il parmigiano. Mettere in un tegame un filo di olio e appena caldo versare metà del composto. Disporre uno strato di provola o di fiordilatte a pezzetti e ricoprire con l’altra metà del composto. Girare con un coperchio o un piatto e far cuocere a fuoco moderato in entrambi i lati. Quando si sarà rassodata e formata una crosticina, la frittata sarà pronta per essere servita.

data di pubblicazione:27/03/2020

CINEMA DA CASA: I PROSSIMI OSPITI DI ALICE NELLA CITTÁ #Amiciallafinestra

CINEMA DA CASA: I PROSSIMI OSPITI DI ALICE NELLA CITTÁ #Amiciallafinestra

Continua a farci compagnia in queste serate l’iniziativa Cinema da casa, il flash mob cinematografico promosso da Alice nella citta, che è arrivato quasi alla fine della seconda settimana di programmazione.

 

Stasera verrà proiettata sulle facciate della città di Roma, grazie ai titoli suggeriti dalla rivista Cinematografo che a Fellini ha dedicato uno speciale,  una selezione dedicata proprio al grande maestro mentre da domani riparte con le serate in compagnia degli amici alla finestra che si collegheranno in diretta telefonica alle 22 in occasione delle dirette sulle pagine social di Alice. Giovedì 26 marzo si aprirà in musica grazie al regista Damiano Michieletto che ha selezionato 13 sequenze tratte dai musical più amati e si proseguirà poi in commedia venerdì grazie a Rocco Papaleo e nel weekend  alternanza di grandi classici e cult chiacchierando con  l’attrice Sara Seraiocco per chiudere poi  domenica assieme a  Diane Fleri e Claudia Potenza.

Davvero un’idea bella e originale partita da Roma che grazie al passaparola è andata lontano. Ad oggi sono 60 le finestre attive in Italia e all’estero.

A Roma, Pisa e Torino si proietta tutte le sere alle 22 e da domani si proietterà quotidianamente anche a Bologna, Catania, Palermo e Cagliari.

All’estero cinema da casa è attivo nelle Filippine, Vietnam, Polonia, Bulgaria, Belgio e  Svizzera e seguita anche dal brasile , un’iniziativa che è rimbalzata fino in America grazie ai social.

Noi di accreditati lo stiamo seguendo ma per partecipare a cinema da casa basta proiettare alle 22 con il proprio proiettore dalla finestra  le sequenze dei film più amate oppure seguire le pagine facebook e IG di Alice alle 22 in diretta tutte le sere.

data di pubblicazione:25/03/2020

TENTATIVO DI ESAURIMENTO DI UN LUOGO PARIGINO di Georges Perec – Libri Piccoli VOLAND editori, 2020

TENTATIVO DI ESAURIMENTO DI UN LUOGO PARIGINO di Georges Perec – Libri Piccoli VOLAND editori, 2020

Per chi ama gli inventari, per chi ama l’autore di La Vita, Istruzioni per l’Uso (1978), per chi ama Parigi ed ama passeggiare, ecco l’opportunità di sedersi per tre giorni nella centralissima e affascinante Place Saint Sulpice, stare ore ad un tavolino di un caffè, di un bistrot o su una panchina mentre si sorseggia un qualcosa ed osservare. Osservare il mondo, la vita …“quello che generalmente non si nota, quello che non si osserva, quello che non ha importanza: quello che succede quando non succede nulla, se non lo scorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole …”. Siamo nell’Ottobre 1974 ma gli avvenimenti ordinari nella piazza e nelle strade, il passaggio delle persone, degli autobus, delle auto e le tante altre descrizioni non sono poi tanto lontane da quel che potremmo vedere e osservare se, invece di essere costretti in casa, fossimo seduti lì, in piazza. Certo ci sono stati cambiamenti in più di 40 anni di intervallo, ma in questo breve e folgorante schizzo “socio-etnologico” di un frammento di Parigi sono molte di più le somiglianze che le differenze. Provare per credere!

Un testo originale, semplice ma appassionato che, al di là del mero esercizio di stile, è molto divertente. Un simpatico modo per tentare di fermare il tempo, ma la vita scorre più veloce della mano dello scrittore stesso sui fogli di carta e allora, piano piano, ecco emergere anche attimi “in soggettiva”, notazioni umoristiche, fantasie sui tipi umani che scorrono davanti ai suoi occhi come fotogrammi di un film sempre diversi. Perec amava fare gli inventari, fare le liste di tutto, era un maestro di questo tipo di descrizione e l’idea stessa di questo saggio era nata dall’intento di operare un processo di “antropologia dell’uomo contemporaneo mediante un’indagine sulla vita quotidiana ai più vari livelli”. Una ricerca del Normale e dell’Infra-Normale. Le ripetizioni ed elencazioni hanno un ritmo voluto, quasi poetico, anche la semplice elencazione dei numeri dei bus che si succedono alle fermate: pieni, vuoti, semipieni ha una sua quasi logica e musicalità. Una rappresentazione mai banale, anzi acuta ed intelligente del “Normale” in un libricino dalla lettura piacevole e rapida.

data di pubblicazione:25/03/2020

LA STRANA DISFATTA di Marc Bloch – ed. RES GESTAE 2020

LA STRANA DISFATTA di Marc Bloch – ed. RES GESTAE 2020

Il bel commento di Daniele Poto, attento e preciso come sempre, apparso pochi giorni fa su Che cosa chiedere alla Storia di M. Bloch mi ha spinto a riprendere, in queste lunghe giornate, un piccolo saggio dello stesso autore che, meritoriamente, è stato ristampato di recente per i tipi Res Gestae. Si tratta di La Strana Disfatta, una testimonianza intellettuale, uno studio profondo e breve del disastro francese nel Giugno 1940 che, in realtà, è anche un testo su cui poter meditare e che diviene atemporale allorché fa appello alle virtù dell’intelligenza per poter procedere alla ricostruzione di un tessuto sociale quando tutto sembra modificarsi sotto l’urto degli eventi, quali che essi siano. E’ un grande piccolo saggio scritto “a caldo” da uno storico del Medio Evo, cofondatore con Braudel degli Annales, che, a 54 anni, padre di 6 figli e già reduce della Prima Guerra Mondiale, non esita ad arruolarsi nuovamente, assistendo in prima persona, come ufficiale di Stato maggiore, alla Debacle della “lenta” Francia sotto l’impeto della “velocità” tedesca.

Marc Bloch non fu solo un intellettuale acuto, ma anche un militante e combattente, appena smobilitato entrò in clandestinità e poi nella Resistenza, arrestato e torturato fu poi fucilato dalla Gestapo il 16 giugno del 1944. Il suo manoscritto era stato nascosto, ritrovato, fu pubblicato postumo nel 1947.

La Strana Disfatta è diviso in due parti: la prima analizza gli aspetti e gli avvenimenti militari e politici, la seconda la Società Civile dell’epoca, le sue inadeguatezze e gli errori, un testo breve e nervoso scritto con lucidità e talento con qualche folgorazione per il Futuro, da parte di un uomo abituato all’analisi ed alla ricerca dei fatti essenziali e che, ancora oggi, resta di una attualità bruciante perché, per trasposizione, consente di leggere e comprendere le nostre realtà e si irradia sulla nostra cultura democratica esortandoci a riempire il vuoto dei Valori con nuovi significati. Un libro che è divenuto un vero punto di riferimento nelle varie situazioni di crisi. Uno scritto lucido e acuto da leggere e rileggere, interessante non solo per coloro che si interessano di Storia e Politica Sociale, ma utile anche per i non specialisti per avere una visione incisiva sul crollo di una Società che compiaciuta di se stessa si riteneva appagata.

data di pubblicazione:25/03/2020

MIRAGGI ALIMENTARI di Marcello Ticca – Laterza editori, ultima ristampa 2020

MIRAGGI ALIMENTARI di Marcello Ticca – Laterza editori, ultima ristampa 2020

Libro di successo perentoriamente utile nei tempi del coronavirus dove le fughe culinarie degli italiani possono incidere sul sempre maggiore tasso di obesità dei connazionali, con particolare riferimento alla fascia adolescenziale. Ticca, apprezzato ex giocatore di basket, scienziato dell’alimentazione, spezza i tanti luoghi comuni che circondano le materie prima della gastronomia. Testo definitivo che coniuga il sapere viver, la buona digestione e la prevenzione soprattutto dalle malattie cardio/vascolari. Saggio scientifico ma alla portata di tutti, manuale empirico di buona sopravvivenza perché i pasti divengano una coerente idea di sostenibilità fisica e ambientale. Sarà bene addentrarci negli esempi per rendere edotti i potenziali lettori sull’utilità del libro. Pensavate forse che il latte a lunga conservazione contenesse minori principi attivi rispetto a quello tradizionale? Giudicavate lo yogurt un toccasana sopraffino per le nostre calorie? Opinavate che tra un pasto e l’altro occorre non toccare cibo? Tutte teorie di senso comune ma sbagliate. Ticca documenta con prove inoppugnabili come il pesce non contenga più fosforo della carne e allarma i salutisti sull’uso indiscriminato e borderline di vitamine e integratori alimentari. Che, come medicine, vanno assunti nella giusta dose. Il sovradosaggio è dietro l’angolo. Così si può scoprire che il caffè americano contiene più caffeina di un normale caffè espresso italiano e che il caffè ristretto infinitamente di meno perché ovviamente è una questione di quantità. Più ne bevi, più assumi caffeina. Smentita anche la teoria sull’utilità di non bere acqua durante i pasti e ridimensionata la funzionalità all’interno della dieta del classico bicchiere di vino rosso per pasto. Un capitolo a parte sull’alcool che spesso è pura assunzione di zuccheri. L’idea che un amaro possa contribuire a farci digerire è quanto di più lontano avvenga nella pratica. Tiene invece la teoria sui vantaggi di un digiuno prolungato di dodici ore: tra le cena serale e la colazione mattutina. Del resto non è un caso che musulmani ed ebrei abbiano mutuato buone credenze di astinenza dal cibo in combinato disposto con i dettami delle proprie rispettive religioni.

data di pubblicazione:24/03/2020

OLIVE, ANCORA LEI di Elizabeth  Strout – Supercoralli EINAUDI 2020

OLIVE, ANCORA LEI di Elizabeth Strout – Supercoralli EINAUDI 2020

“… c’era molta gente a spasso … sembravano tutti presi a conversare, il fatto lo colpì, con quanta disinvoltura davano per scontato l’essere insieme e il parlarsi fra loro …” Così scrive Elizabeth Strout nelle prime pagine del suo nuovo libro appena uscito per i tipi di Einaudi. Nulla a che vedere ovviamente con la realtà che stiamo vivendo attualmente, ma come non rifletterci un attimo con amarezza in questi momenti in cui tutto ciò che fino a ieri davamo per scontato come il passeggiare, il conversare camminando in compagnia, sembra essere, d’improvviso, divenuto un ricordo lontano ed un desiderio futuro.

Dopo poco più di 10 anni dalla pubblicazione di Olive Kitteridge (2008 e Premio Pulitzer 2009) che la consacrò come scrittrice di successo insieme con la sua eroina letteraria, la Strout affronta la non piccola sfida di scrivere un seguito ideale di quel suo romanzo e supera la prova in modo brillante confermandosi ottima narratrice dalla scrittura evocativa, impeccabile e scorrevole; facendosi, ancora una volta, apprezzare per la sua capacità introspettiva nel rappresentare storie intense e profonde con personaggi vivi, veri e complessi. L’iconica Olive Kitteridge (il cui successo letterario è stato anche bissato dal 2014 in poi dal successo della serie tv con l’altrettanto iconica Frances McDormand perfettamente calata nei suoi panni), sta ormai per raggiungere gli 80 anni, è più consapevole di sé, e continua ancora, pur con i suoi modi ruvidi e diretti, talora anche egoistici, a cercare di comprendere non solo se stessa ed il senso della propria vita, ma anche quello della vita di chi con lei ed attorno a lei vive a Crosby, piccola città costiera del Maine. La cittadina è un microcosmo di personaggi e caratteri che si illuminano di momenti toccanti, ironici, ridicoli e drammatici, in una parola di profonda concreta umanità, ognuno dei quali ci fa riflettere sulla solitudine, l’infedeltà, l’alcolismo, la malattia, l’invecchiamento, la morte, le delusioni ed il rimpianto, tanti rimpianti. Per fortuna però ci sono ancora anche amicizia, amore ed empatia, sentimenti che la nostra Olive trova in se stessa e che riesce anche ad offrire agli altri.

Come nel primo libro anche questa volta la Strout fonde abilmente humour, compassione e tristezza in storie che confluiscono in un’unica storia il cui filo rosso, che tutte le unisce fra loro, è Olive che a volte ne è la protagonista, a volte invece appare solo sullo sfondo. Olive Kitteridge è un personaggio indimenticabile, una volta conosciuto non si riesce a dimenticarlo tanto è vivo, toccante e realistico. Questa volta però è più profondo, più consapevole, più triste, la malinconia aleggia su ogni pagina come un ultimo sguardo prima del congedo finale da parte di una persona consapevole di essere, col tempo, divenuta una persona migliore ma, forse troppo tardi!

Un bel libro che fa riflettere. Se avete letto ed amato, a suo tempo, Olive Kitteridge non potrete non apprezzare anche questo libro anche se meno allegro e forse più triste, ma la Strout è brava nel penetrare e rappresentare la realtà con Verità e con tutte le emozioni che la Verità porta con sé: allegria o tristezza che siano.

data di pubblicazione:23/03/2020

STROMBOLI (Terra di Dio) di Roberto Rossellini, 1950

STROMBOLI (Terra di Dio) di Roberto Rossellini, 1950

Karin è di origine lituana e si trova internata in un campo di raccolta profughi durante la seconda guerra mondiale. Pur di rimanere in Italia, ed ottenere la cittadinanza, accetta di sposare Antonio e lo segue pertanto nella sua terra natia, l’isola di Stromboli, dove fa il pescatore. La donna non riesce però ad adattarsi alla vita decisamente retrograda del posto, sentendosi sempre più prigioniera, sia per le enormi differenze culturali con la gente del luogo sia per il carattere violento e geloso del marito che la accusa di infedeltà. La donna, incinta, non ha altra scelta che lasciare l’isola facendosi aiutare dal guardiano del faro, unica personale disponibile a sostenerla nella ricerca disperata della salvezza per sé e per il figlio che porta ancora in grembo. Sullo sfondo di questa storia il vulcano, che con le sue frequenti eruzioni, minaccia la vita dell’intera comunità e ostacola così i piani di fuga di Karin alla quale, al colmo della disperazione, non rimane altro che invocare l’aiuto di Dio.

Il film fu girato da Rossellini sull’isola di Stromboli e Ingrid Bergman, per la sua singolare interpretazione, vinse il Nastro d’Argento. Durante le riprese ebbe inizio una relazione sentimentale tra l’attrice ed il regista che, a quei tempi, aveva già un legame con Anna Magnani alla quale inizialmente aveva destinato il ruolo di protagonista. La Magnani, per ripicca, montò una produzione per girare a Lipari il film Vulcano, che interpretò insieme a Rossano Brazzi e Geraldine Brooks, e che, anche per la concorrenza con il film di Rossellini, riuscì ad ottenere un imprevedibile riscontro. In Italia Stromboli ebbe un discreto successo, sia pur inferiore alle aspettative, se non altro per la curiosità del pubblico, alimentata dalla stampa scandalistica dell’epoca, riguardo l’unione tra il famoso regista e l’altrettanto famosa attrice svedese, soprattutto perché entrambi erano già a loro volta sposati.

Tutta la situazione ebbe il merito di far scoprire a livello turistico le Isole Eolie, che ci suggeriscono una tipica ricetta: la frittella.

INGREDIENTI: 4 carciofi, 300 grammi di piselli freschi e 300 grammi di fave fresche sgusciate, una cipolla bianca, 3 cucchiai di aceto, 1 cucchiaio di zucchero, olio d’oliva, sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO: Per prima cosa bisognerà specificare che, contrariamente al nome, la preparazione non prevede alcuna frittura, ma anzi un umido composto da tre tradizionali ortaggi. Bisogna sbollentare per circa 10 minuti una grande cipolla bianca dopo averla tagliata a fette; quindi scolarla e farla rosolare in abbondante olio d’oliva. Aggiungere i carciofi ben puliti e tagliati a spicchi, i piselli e le fave, e lasciare cuocere a fuoco lento con un mezzo bicchiere d’acqua, sale e pepe a piacere. Aggiungere quindi l’aceto e lo zucchero in modo da creare un equilibrato sapore agrodolce. Terminata la cottura lasciare raffreddare. La frittella va gustata fredda, meglio ancora dopo 24 ore dalla sua preparazione.