FAVOLA di Sebastiano Mauri, 2018

FAVOLA di Sebastiano Mauri, 2018

Mrs. Fairytale vive nella sua casa da sogno circondata dal benessere e dalla inseparabile barboncina (impagliata) con la quale intrattiene lunghi dialoghi e che sembra intendere appieno i suoi mutevoli umori. Siamo negli Stati Uniti, in pieno boom economico anni ’50: tutto deve rientrare nei ruoli sociali prestabiliti all’interno della famiglia che è organizzata per apparire felice e soddisfatta del proprio status; ma, come accade in ogni favola che si rispetti, dietro una apparente armonia si cela una verità che è a volte imprevedibile e non sempre rosea come l’immaginazione comune la vorrebbe.

 

Filippo Timi firma la sceneggiatura, insieme al regista Sebastiano Mauri, di un film che a buon ragione si può definire sui generis in quanto è veramente difficile dargli una definizione perché di per sé indefinibile. La protagonista (Filippo Timi stesso abbigliato elegantemente in una mise en scène del migliore David LaChapelle) si comporta in modo del tutto surreale come altrettanto surreale è l’azione dei pochi attori che lo affiancano e che assumono comportamenti fuori da ogni normale logica, rasentando quasi uno stato puro… di demenza. A tal punto che la barboncina impagliata rappresenta forse l’unico elemento razionale dell’intera storia: essa sa come e quando agire in soccorso della sua padrona, anche se talvolta si comporta in maniera stizzosa nascondendosi nei punti più impensati della casa o del giardino, quasi a volersi burlare del mondo bizzarro che la circonda. Lo scorrere sereno delle cose viene bruscamente a interrompersi allorquando Mrs. Fairytale si accorge di essere diventata un uomo, o forse lo era già ma questo dettaglio non sembra inficiare il senso dello script che sembrerebbe spronare ognuno a viversi la propria sessualità come meglio crede e con chi più l’aggrada, senza crearsi troppe elucubrazioni mentali. A poco servono i moniti di mother (superlativa Piera Degli Esposti) che suggerisce alla figlia di vivere di nascosto la propria storia d’amore con l’amica del cuore Mrs. Emerald (Lucia Mascino), al fine di non turbare gli equilibri all’interno della famiglia. Il film sembra dirci che, per quello che si sa, la vita è una farsa e menomale, altrimenti ci sarebbe da urlare tutto il tempo per la disperazione!

Film demenziale ed estremamente divertente al tempo stesso, dove la trasgressione non si sa da che parte sia e dove, tra le pieghe di tanta assurdità, troviamo anche un messaggio profondo che vuole farsi largo tra le generazioni presenti e future.

Favola arriverà al cinema solo il 25, 26 e 27 giugno come evento speciale distribuito da Nexo Digital in collaborazione con l’Associazione Arcigay e inaugurerà la nuova edizione del Festival MIX Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture che si terrà dal 21 al 24 giugno.

data di pubblicazione:20/06/2018

 

VISTO SI STAMPI di Gabriele Sabatini – Italosvevo edizioni, 2018

VISTO SI STAMPI di Gabriele Sabatini – Italosvevo edizioni, 2018

Gabriele Sabatini ci regala queste pagine che costituiscono una vera chicca nel panorama editoriale perché, per chi ama i libri e per chi vive con e di libri (l’autore è editor per la Carocci editore), è un reale piacere parlare di come si arriva alla pubblicazione di un testo, di tutto quello che c’è dietro: la lettura delle bozze da parte degli amici, i tagli del testo apportati dall’editore, la scelta del titolo più adatto a rappresentare il volume ma anche a renderlo appetibile per il pubblico.

Sarà sicuramente interessante per tutti leggere questo libro, un po’ come scostare un sipario e guardare gli attori che provano prima di andare in scena, un racconto delle vicende che hanno circondato i libri di autori che sono delle pietre miliari della nostra letteratura, di cosa è accaduto, sia prima che dopo, la loro pubblicazione.

Sabatini ci presenta nove vicende editoriali, dalla travagliata pubblicazione di Viva Caporetto! di Curzio Malaparte, alle ultime correzioni apportare a Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, che non vengono effettuate perché si sarebbe saltato il turno dal tipografo, all’amara vittoria del premio Strega della Ragazza di Bube di Cassola e uno via l’altro per le vicende che accompagnano la vita dei libri di Pratolini, Chiara, Brancati, Rigoni Stern e Berto.

L’ultimo capitolo è dedicato alla nascita della casa editrice Longanesi, alla storia personale di Leo Longanesi, delle sue scelte editoriali, del suo fiuto: “secondo Montanelli, Longanesi non leggeva i libri, però sapeva annusarli…”, fino alla separazione avvenuta nel 1956.

La scrittura di Sabatini è godibilissima, piacevole, pulita ed è un vero piacere leggerlo.

Assolutamente da leggere, da parte di tutti coloro che amano i libri!!!

Sabato prossimo, 23 giugno alle 21.30 l’autore presenterà il libro nei giardini di Castel Sant’Angelo nell’ambito della manifestazione “Letture d’estate”.

data di pubblicazione:18/06/2018

PRESENTAZIONE SPETTACOLI STAGIONE 2018/2019 DEL TEATRO DI ROMA – TEATRO NAZIONALE

PRESENTAZIONE SPETTACOLI STAGIONE 2018/2019 DEL TEATRO DI ROMA – TEATRO NAZIONALE

Teatro. Le Forme della Verità è il principio su cui si fonda la stagione 2018/2019 del Teatro di Roma – Teatro Nazionale con un programma che si conferma molto ambizioso e che quest’anno allarga i propri confini in Comune (Lido, Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Corsini, Globe). Protagonista del progetto artistico è la drammaturgia contemporanea, declinata da generazioni diverse di autori, registi e artisti, in equilibrio tra tradizione e innovazione, che punta sulla valorizzazione dei talenti, in ascolto a quelli che sono i fermenti del territorio e gli stimoli internazionali, con uno sguardo speciale sullo scenario femminile. Tre i teatri cittadini dove si concentrerà l’attività: Argentina, con l’obiettivo di innovare pur rimanendo nella tradizione; India, quale “fabbrica” polidisciplinare di creatività e aggregazione; Torlonia, stazione d’arte tutta al femminile con spazio anche per la musica e la poesia. Su questi palcoscenici passeranno 15 percorsi che compongono, intrecciandosi, una stagione lunga 11 mesi di continua attività, offerta tutti i giorni e con più spettacoli al giorno. Il sipario si alzerà 580 volte su un cartellone di 115 proposte complessive, composto da 25 produzioni – di cui 8 nuove produzioni, 6 nuove coproduzioni e 11 riprese di cui 5 in tournée – con opere di 60 autori viventi di cui 15 stranieri, 60 registi e circa 380 interpreti.

Trasversale l’offerta di titoli all’Argentina: Afghanistan, affresco storico diretto da Bruni/De Capitani; Va’ pensiero di Marco Martinelli e Ermanna Montanari; Questi fantasmi! firmato da Marco Tullio Giordana; Don Giovanni secondo Valerio Binasco; La tragedia del vendicatore prima regia italiana di Donnellan; Turandot diretta da Marco Plini; Enrico IV nella versione di Carlo Cecchi; La Gioia di Pippo Delbono; le riscritture di Giulio Cesare di Fabrizio Sinisi e Tito di Michele Santeramo; Si nota all’imbrunire di Lucia Calamaro, al suo debutto all’Argentina; Toni Servillo incontra le riflessioni di Jouvet sul teatro con Elvira; ritorna il Macbettu di Alessandro Serra; Dieci storie proprio così – terzo atto di Emanuela Giordano e Giulia Minoli.

All’India: quattro spettacoli dell’Accademia Silvio d’Amico firmati da Emma Dante (Studio da Le Baccanti) e Giorgio Barberio Corsetti (Tiranno Edipo!), a cui si affiancano due giovani registi Carmelo Alù (Un anno con tredici lune) e Fabio Condemi (Jakob Von Gunten); Cani, commedia musicale di Armando Pugliese per Officine Pasolini; Lo sguardo oltre il fango di Giovanni Deanna; Il giuoco delle parti, regia di Alessio Bergamo; La scortecata, riscritta da Emma Dante; Petrolio di Ulderico Pesce; Quasi una vita di Roberto Bacci; Amleto take away di Berardi/Casolari; Aminta nella rilettura di Antonio Latella; il trittico di creazioni di Liv Ferracchiati sull’identità di genere (Peter Pan guarda sotto le gonne, Stabat Mater, Un eschimese in Amazzonia); il dittico Nest di San Giovanni a Teduccio (Gli onesti della banda e 12 baci sulla bocca); Gli sposi-Romanian Tragedy di Frosini/Timpano; Racconto d’inverno di Andrea Baracco; Il giardino dei ciliegi di Kepler-452; Immacolata Concezione di Vucciria; il dittico Danio Manfredini (Luciano e Al presente); Gioie e dolori nella vita delle giraffe di Tiago Rodrigues.

A Torlonia: Dux in scatola di Daniele Timpano; La fisarmonica verde di Andrea Satta e Ulderico Pesce; Federico Tiezzi con La signorina Else; Fanny & Alexander con Storia di una amicizia da Elena Ferrante; la trilogia dedicata a Elena Arvigo; Valter Malosti con un trittico su tre donne di fine Ottocento; sulla legalità e memoria Pio La Torre di Leonardo Mancini e Se la rivoluzione d’ottobre fosse stata di maggio di Giovanni Greco; Confirmation di Chris Thorpe diretto da Jacopo Gassmann.

Il programma verrà ulteriormente arricchito da iniziative culturali, alcune in co-produzione con registi e talenti internazionali: una stagione, dunque, veramente interessante per l’altissima qualità degli spettacoli offerti, caratteristica questa che oramai da anni contraddistingue l’attività drammaturgica del Teatro di Roma.

data di pubblicazione:16/06/2018

LUNGO LA VIA LATTEA di Emir Kusturica – Feltrinelli, 2016

LUNGO LA VIA LATTEA di Emir Kusturica – Feltrinelli, 2016

L’epica zingaresca, tout court ex jugoslava, di Emir Kusturica, si riverbera in sei racconti lunari. Conscio di non avere il respiro lungo per il romanzo il popolare regista bosniaco dimostra doti non comuni anche da scrittore con le curiose epifanie dei suoi personaggi picareschi. Non necessariamente confinati dentro le mura di Sarajevo.

L’eco della guerra e della profonda divisione tra i popoli sembra non aver scalfito la sua hibris, il suo sentirsi profondamente jugoslavo e neanche ex. L’orgoglio della nazione che fu trapela con moti d’orgoglio, rispettosa da una parte delle svolte storiche maturate ma dall’altro con una sintonia di fondo, il piccolo miracolo, artefice anche Tito, di aver riunito popoli di etnie e religioni diverse in un’Europa che allora predicava l’unità e oggi tante divise frammentazioni.

Sei racconti per restituire il fascino di un popolo fieramente sopra le righe, descritto come barbaro ma probabilmente imbarbarito dalla storia delle sopraffazioni subìte. Nel resto si respira l’atmosfera delle prime prove cinematografiche quando l’ispirazione pulsava di autobiografismo. L’immaginazione è sostenuta dai ricordi del bambino Emir. Qui c’è tutto di reale e tutto di fantastico in un melting pot in cui non è necessario distinguere i due “forni” narrativi. La Via Lattea forse era il lungo incedere verso il mare – sponda croata di Dubrovnik- o la nostalgia delle montagne olimpiche di Sarajevo per l’organizzazione di un’Olimpiade che oggi appare come un miracolo di buona volontà considerando poi la violenza degli anni a venire. Dunque dalle stelle all’acqua con un completamento che sembra la metafora del puzzle jugoslavo, di un indomabile spirito di fondo non fiaccato dalle guerre e dagli odi intestini.

Ci si tuffa in un mondo affascinante che è lontano dalla narrativa italiana almeno quanto quella sudamericana. E non ci annoia mai. Il profumo d’infanzia si scontra con il mondo già crudele degli adulti e ci fa capire come ad est si maturi prima per le prove che la vita ti porta presto ad affrontare.

data di pubblicazione: 11/6/2018

LA TRECCIA di Laetitia Colombani – Nord, 2018

LA TRECCIA di Laetitia Colombani – Nord, 2018

È la storia di tre donne che non si incontreranno mai e che non sapranno mai nulla una dell’altra e dei loro destini che, la contrario, si legheranno indissolubilmente. È la storia di tre donne che, ognuna a proprio modo, si ribelleranno al proprio destino, tre lottatrici indefesse che cambieranno il futuro imposto loro da “leggi” ingiuste che non condividono.

La prima che incontriamo è Smita: vive nel villaggio di Badlapur, nell’Uttar Pradesh, in India.
“Ogni mattina lo stesso rituale. Come un disco rotto che suona all’infinito la stessa sinfonia infernale, Smita si sveglia nella squallida baracca in cui vive, nei pressi dei campi coltivati dai jat. Si lava la faccia e i piedi con l’acqua che la sera prima ha preso al pozzo riservato ai dalit. Impossibile avvicinarsi all’altro, quello delle caste superiori, sebbene sia più vicino e accessibile. C’è gente che è morta per molto meno. Smita si prepara, pettina i capelli di Lalita, dà un bacio a Nagarajan. Poi raccoglie la sua cesta di giunco intrecciato, la cesta che era stata di sua madre e la cui sola vista le dà il voltastomaco, quella cesta dall’odore persistente, acre e indelebile, che porta tutto il giorno come si porta una croce, un fardello osceno. Quella cesta è il suo calvario. Una maledizione, un castigo. Forse per una colpa commessa in una vita precedente, da pagare, espiare. Questa vita in fondo non è più importante di quelle passate, né di quelle a venire, è solo una delle tante, diceva sua madre”.

Smita è una dalit, una “intoccabile”, il suo lavoro, che le è stato tramandato da generazioni prima di lei, è quello di svuotare i pozzi dei jat dai loro escrementi; ma Smita non può sopportare l’idea che sua figlia debba percorrere il percorso tracciato per lei dalle donne che l’hanno preceduta, Smita vuole che Lalita impari a leggere e scrivere e un giorno possa migliorare la propria vita, e lotterà perché la figlia ottenga quello che è giusto che abbia, contro tutto e tutti.

La seconda donna che incontriamo è Giulia: siamo in Italia, a Palermo, dove il laboratorio della famiglia Lanfredi, fondato nel 1926 dal bisnonno di Giulia,  è ormai l’ultimo in città a occuparsi della “cascatura”, la tradizione siciliana di conservare i capelli tagliati per farne parrucche; “Dà lavoro a una decina di operaie specializzate che districano, lavano e trattano le ciocche di capelli che, una volta assemblate, vengono spedite in Italia e in Europa”. Giulia è la seconda di tre sorelle, l’unica che si sia mai interessata all’azienda di famiglia, l’unica orgogliosa delle parrucche che il bisnonno, il nonno e ora il padre creano con i capelli delle donne siciliane. Una malaugurata mattina il padre ha un incidente e muore, e solo allora Giulia scopre che il loro laboratorio è sull’orlo del fallimento: contro le opinioni della madre e delle sue sorelle, intraprende una vera e propria rivoluzione per risollevare le sorti della sua azienda e, con essa, salvare la sua casa e l’unica vita che ha conosciuto.

L’ultima delle donne che popolano questo romanzo è Sarah: siamo a Montreal, in Canada. “Alle 8.27, posteggia l’auto nel parcheggio, davanti al cartello con sopra scritto il suo nome: Sarah Cohen, Johnson & Lockwood. Quella targa, che contempla ogni mattina con orgoglio, non segnala semplicemente il luogo riservato alla sua auto; è un titolo, un grado è  il suo posto nel mondo. Un riconoscimento, il frutto del lavoro di una vita. Il suo successo, il suo territorio. Qui tutti la stimano. Sarah entra nell’ascensore, preme il tasto dell’ottavo piano, attraversa i corridoi a passo spedito, diretta nel suo ufficio. Non c’è molta gente, spesso è la prima ad arrivare, e anche l’ultima ad andarsene. È  questo il prezzo per costruirsi una carriera, questo il prezzo per diventare Sarah Cohen, equity partner del prestigioso studio legale Johnson & Lockwood”. Poi, però, nel bel mezzo di un’arringa, Sarah sviene e niente sarà più come prima. Sarah cercherà in tutti i modi di nascondere la sua malattia ai colleghi, al suo capo perché sa bene che l’ambiente super competitivo dello studio legale non perdona alcun cedimento, figuriamoci se può ammettere una malattia che la obbligherà a un percorso lungo e rischioso, che la logorerà e fiaccherà. Ma la notizia trapela e Sarah verrà allontanata dai colleghi, sarà solo “una malata”, inutile nelle dinamiche dello studio. Per vincere la sua battaglia dovrà decidere per cosa vale la pena lottare e inizierà proprio dai suoi capelli perché se “Un uomo calvo può essere considerato sexy, una donna calva è solo malata”.

La treccia è filo che unisce il coraggio e la lotta per ribellarsi al loro destino di queste tre donne unite dallo spirito di rivolta contro un destino scritto per loro da altri.

Un libro da leggere.

data di pubblicazione: 11/6/2018

TERRAFERMA di Emanuele Crialese, 2011

TERRAFERMA di Emanuele Crialese, 2011

Giulietta, madre di Filippo e vedova di Pietro, figlio maggiore del vecchio pescatore Ernesto, vive su di una piccola isola del mediterraneo: insoddisfatta della propria condizione, vuole traslocare sulla “terraferma” per dare a suo figlio una vita migliore. Nino, il figlio minore di Ernesto, invece non ne vuole sapere di abbandonare l’isola ma non intende fare il pescatore come il padre, e quindi cerca di guadagnare portando i turisti a fare gite in barca.

Un giorno Ernesto e Filippo durante la loro solita uscita in mare, incontrano una zattera strapiena di migranti africani e, nonostante la Guardia Costiera li avvisi di restare nelle vicinanze della zattera senza prendere nessuno a bordo, Ernesto in ossequio alla legge del mare ne raccoglie alcuni che stanno nuotando verso la sua barca. Tra questi c’è una donna incinta, Sara, e suo figlio, che vengono portati dal vecchio pescatore nella propria casa: nella stessa notte la donna mette al mondo una bambina. Il giorno dopo la Guardia di Finanza inizia la ricerca dei rifugiati; inizialmente Giulietta fa fortemente leva su Ernesto perché Sara con i suoi bambini partano al più presto, per paura che la loro presenza possa compromettere i suoi progetti di vita, ma poi col tempo cresce anche in lei l’empatia nei confronti di questa donna africana, anch’ella desiderosa di una vita migliore e con il progetto di raggiungere suo marito, emigrato al nord anni prima.

La situazione nell’isola lentamente degenera: le forze dell’ordine, nel rispetto della legge, devono impedire di accogliere i migranti, alcuni dei quali moriranno in mare con la conseguente fuga dei turisti dall’isola; il giovane Filippo, assistendo a tutto questo, sente sempre più forte, tra rimorsi e ribellione, il desiderio di pensare al suo futuro.

Terraferma di Emanuele Crialese, regista di Respiro nel 2002 e Nuovomondo nel 2006, è un film profondo, che narra le vicende di una famiglia di pescatori di un’isola siciliana (forse Lampedusa?). Insignito del Premio speciale della giuria alla 68° Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, Terraferma venne scelto come rappresentante italiano per concorrere nella categoria “Miglior film straniero” agli Oscar 2012 e, nello stesso anno, ricevette anche tre candidature ai David di Donatello.

A questo bellissimo film, attuale e struggente, abbiniamo una ricetta dal sapore di mare: il polpettone di tonno con maionese fatta in casa.

INGREDIENTI: 450 gr di tonno in scatola sott’olio – 300 gr di patate – 4 uova – 60 gr di parmigiano – 150 gr di pangrattato – sale e pepe q.b.- olio extra vergine d’oliva e qualche goccia di limone per condire; per la maionese: 1 limone- olio extra vergine d’oliva – un pizzico di sale – 1 uovo intero

PROCEDIMENTO:

In una ciotola capiente disponete il tonno sott’olio sgocciolato, le uova, le patate lessate in precedenza e schiacciate con lo schiacciapatate, il parmigiano. Amalgamare il tutto e passarlo al passaverdure con trama non troppo fitta (per chi volesse un composto a grana più rustica, può saltare questo procedimento); al composto così amalgamato aggiungere il pangrattato, il sale e il pepe. Fate preriscaldare il forno a 170°/180°. Confezionare quindi il polpettone dandogli la classica forma allungata, avvolgetelo nella carta stagnola e adagiatelo sulla leccarda del forno facendolo cuocere per una quarantina di minuti. A fine cottura lasciarlo raffreddare. Togliete la stagnola e affettatelo. Disporlo in un piatto da portata condito con un filo d’olio e una qualche goccia di limone. Preparare a parte della maionese fatta in casa, mettendo un uovo intero in un frullatore con un pizzico di sale, azionare il frullatore ed aggiungere dal buco qualche goccia di limone e olio extravergine d’oliva a filo senza mai fermarsi; quando la maionese sarà soda disporla in una ciotola e servirla per accompagnare il polpettone. E’ un ottimo piatto per le cene estive, ma la cosa che si raccomanda è di usare un buon tonno!

SICILIA QUEER 2018 FILM FESTIVAL

SICILIA QUEER 2018 FILM FESTIVAL

(Cantieri Culturali alla Zisa – Palermo, 31 maggio/6 giugno 2018)

Il Sicilia Queer Festival giunge alla sua ottava edizione in un anno molto significativo per Palermo in quanto la città è divenuta Capitale italiana della Cultura. La manifestazione è un importante evento che si inserisce adeguatamente in tutte quelle attività culturali che si stanno organizzando e che trova in questa sede coinvolti cineasti provenienti da vari paesi. Il Festival si distingue perché attraverso la proiezione di film a tema omosessuale intende portare avanti una campagna contro ogni forma di discriminazione, a cui talvolta ci si abbandona anche per una forma di ingiustificata pigrizia mista a qualche pregiudizio duro da sconfiggere. Seguendo la propria tradizione, quest’anno l’evento dà un riconoscimento a Nino Gennaro artista e intellettuale siciliano che ha contribuito con il proprio pensiero all’affermazione della cultura gay in un contesto dove la militanza è ancora molto impegnata per la difesa dei diritti civili e per la totale libertà di pensiero. Molto interessante il programma che si è articolato in due sezioni principali riguardanti rispettivamente un concorso di cortometraggi e uno di lungometraggi, oltre a convegni ed interviste a personalità illustri, avendo sempre come sfondo il tema della emancipazione sessuale e l’affermazione della propria individualità. A chiusura della rassegna è stato presentato il film Un couteau dans le coeur di Yann Gonzales, già presentato in concorso all’ultima edizione del Festival di Cannes e dove nel 2013 il regista era stato segnalato dalla critica per il suo film Les rencontres d’après minuit. La pellicola, che ha come protagonista Anne (Vanessa Paradis) produttrice di film porno gay di basso livello, la si può considerare un thriller dove ad un disastroso rapporto lesbico fanno da contrappunto una serie di efferati omicidi. Seppur il plot sia alquanto scontato e non sembri ben riuscito l’intento del regista di dare un significato profondo all’intera storia facendo qua e là prevalere la componente del voyerismo, al di là di ogni personale considerazione su questa pellicola di chiusura urge comunque sottolineare la validità del Festival e degli obiettivi raggiunti, che sono stati quelli di “proiettarsi nel futuro a vantaggio delle generazioni future”. Un laboratorio sperimentale per costruire una realtà nuova con altre prospettive di crescita, di pensiero e di affermazione di genere, senza vincoli culturali che ne possano inficiare i risultati sin qui raggiunti.

data di pubblicazione:07/06/2018

LA TERRA DELL’ABBASTANZA di Damiano e Fabio D’Innocenzo, 2018

LA TERRA DELL’ABBASTANZA di Damiano e Fabio D’Innocenzo, 2018

Mirko e Manolo sono due ragazzi di una borgata romana che frequentano svogliatamente l’ultimo anno dell’istituto alberghiero e, a causa della loro giovane età, sono molto più inclini a divertirsi che ad essere concentrati sul proprio futuro. In una dello loro frequenti scorribande notturne i due investono un uomo e, invece di prestargli soccorso, fuggono sconvolti.

L’indomani Mirko e Manolo scoprono di aver ucciso un personaggio di spicco di uno dei due clan malavitosi che si contendono il dominio sulla città, ed entrano così, inconsapevolmente e di diritto, nell’entourage della famiglia mafiosa avversaria a cui hanno fatto il “piacere”. Catapultati nel mondo della droga e della prostituzione, i due inseparabili amici si troveranno a svolgere senza scrupoli gli incarichi che di volta in volta gli verranno assegnati.

Damiano e Fabio D’Innocenzo si sono da sempre dedicati alla scrittura e alla fotografia: hanno successivamente prodotto videoclips, un film per la televisione e uno per il cinema oltre ad un lavoro teatrale; con La terra dell’abbastanza – presentato quest’anno nella Sezione Panorama della Berlinale – sono al loro debutto come registi. Il film segue il filone TV Gomorra che, prendendo le mosse dal film di Matteo Garrone tratto dal romanzo di Saviano, racconta le lotte di clan mafiosi per spartirsi il dominio e poter così trafficare indisturbati nel proficuo campo della droga e della prostituzione. Ancora una volta sono le vite dei giovani ad esserne travolte: Mirko e Manolo uccidono a sangue freddo convinti che l’unica cosa che conti per loro è far bella figura di fronte al “capo famiglia” e riscuotere compensi in denaro. La realtà è quella prevedibile: le borgate delle grandi città (tanto care a Pasolini) e le famiglie inesistenti che si danno da fare come possono per crescere i propri figli, fornendo purtroppo esempi di vita non eticamente raccomandabili ed ai limiti della legalità.

Un plauso va ai due promettenti registi a cui bisogna dare atto di aver confezionato un lavoro tecnicamente ben fatto, in cui i continui primi piani su Andrea Carpenzano (Mirko) e Matteo Olivetti (Manolo) evidenziano la loro indiscutibile bravura, ma il plot non convince noi spettatori, oramai saturi di storie come questa, come non aggiunge nulla di nuovo Luca Zingaretti nella parte del capo clan.

data di pubblicazione:07/06/2018


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LA TRUFFA DEI LOGAN (LOGAN LUCKY) di Steven Soderbergh, 2018

LA TRUFFA DEI LOGAN (LOGAN LUCKY) di Steven Soderbergh, 2018

I fratelli Logan, non curanti della loro sfortuna leggendaria che li perseguita peggio di una maledizione, si apprestano ad organizzare il colpo del secolo alle spese della Charlotte Motor Speedway. Il colpo dovrà avvenire durante la leggendaria gara di auto Coca-Cola 600 e ad affiancare i due fratelli ci sarà Joe Bang (un irriconoscibile quanto spassoso Daniel Craig), esperto in esplosioni che, seppur in galera, troverà il modo di partecipare ugualmente al colpo. Il suo ingrediente “segreto” per costruire una bomba? Due confezioni di caramelle gommose… a forma di orsetti!

E così l’organizzazione del colpo più goffo della storia parte, inframezzato da stupide gare da reginette di bellezza, piloti vanesi che intralciano i Logan nella loro “folle corsa”, due soci in affari alquanto bizzarri e una serie di rocamboleschi incidenti. Su tutto questo indagherà un integerrimo quanto “rigido” agente dell’FBI (interpretato da una irriconoscibile Hilary Swank) che vorrà vederci più chiaro, senza fermarsi di fronte a quelle alquanto scoraggianti apparenze…

Ironia, una buona dose di umorismo e tanta leggerezza sono alla base di questo nuovo film di Soderbergh che, a giudicare dal finale aperto, fa già presupporre un sequel.

Sulla scia delle tre pellicole che hanno narrato le gesta della banda capitanata da Danny Ocean, ne La truffa dei Logan – presentato alla 12^ Festa del Cinema di Roma con il titolo di Logan Lucky – il regista assolda Channing Tatum (con lui in Magic Mike del 2002) nella parte di Jimmy Logan, offeso ad una gamba e fratello di Clyde (Adam Driver), che invece ha perso un braccio in Iraq. È un’America profonda e sempliciona al tempo stesso quella che emerge da questa pellicola, grazie ad un impacciato gruppo di ladri ingenui, certamente non glamour come la banda della trilogia Ocean’s, ma piuttosto con caratteristiche accostabili a certi personaggi visti in qualche pellicola dei Coen.

Divertente, leggero, autoironico (il regista si cita nel film), con brani musicali ben scelti, un finale non banale che ci fa sognare un po’ e senza che neanche tutti i tasselli tornino al proprio posto, La truffa dei Logan è intrattenimento di qualità, distribuito da Lucky Red.

data di pubblicazione:02/06/2018


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DOGMAN di Matteo Garrone, 2018

DOGMAN di Matteo Garrone, 2018

In un’angusta toilette per cani un minaccioso pitbull ringhia contro un esile figura di uomo che prova a tranquillizzarlo, prima di accingersi a lavarlo ed asciugarlo. Esplode così il detonatore di Dogman, l’ultimo film di Matteo Garrone, rilasciando nell’aria quella tensione sospesa, quel disagio e quell’apnea emotiva che permangono sino all’ultima incredibile scena.

Una storia ambigua di un rapporto ambiguo, un fatto di cronaca ingombrante come punto di partenza per un racconto al limite, nella migliore tradizione del primo Garrone, quello de L’imbalsamatore e Primo amore, il più forte ed il più toccante, che esaspera e sublima i personaggi delle sue storie.

In una periferia senza tempo di un moderno far west, Marcello (interpretato da uno straordinario Marcello Fonte, Palma d’Oro a Cannes dove il film è stato presentato in Concorso) è un uomo piccolo e mite, che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Sofia, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino (interpretato dal bravissimo Edoardo Pesce), un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere.

Continuamente vittima di bullismo e soprusi, ormai stremato da una vita di umiliazioni, Marcello decide di seguire le orme di Simoncino e di diventare il suo aiutante in una serie di rapine: ormai in balia del suo carisma e legato da lealtà e dipendenza, Marcello finisce col tradire non solo la sua stessa moralità, ma anche i suoi compagni di quartiere. Il peso delle proprie azioni diventa sempre più insostenibile, sino a dover pagare con il carcere la sua “fedeltà” all’amico violento. Dopo aver perso tutto e tutti, arriva finalmente per Marcello la presa di coscienza, insieme a un’irrefrenabile sete di vendetta: portando sulle spalle il suo “trofeo”, Marcello cercherà di farsi notare da quella gente che tanto conta per lui, anche se quel trofeo è solo un fardello troppo pesante da esibire, sollevare e sopportare, come la più dolorosa ed amara delle sconfitte.

Un film profondissimo, fatto di sfumature di grigio, come lo sono tutti i conflitti tra il forte e il debole, in cui i cani sono testimoni e osservatori della bestialità umana. Una periferia al limite del surreale, non ben identificata, un luogo dove le figure estreme di Garrone vivono, dove le loro vite si incontrano e si interscambiano tra gentilezza e violenza, umanità e orrore.

Marcello, nella sua instabilità emotiva e di malato slancio affettivo, non solo accondiscende alle angherie del suo aguzzino, ma addirittura arriva a sacrificarsi per lui dopo avergli salvato la vita.

La lotta per la sopravvivenza non ammette compassione; quel pugno nello stomaco però e quel disagio non trasferiscono solo dolore ma anche tenerezza ed aiutano a guardare oltre, perché l’umanità è anche questo.

data di pubblicazione:01/06/2018


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