da Paolo Talone | Lug 25, 2018
(Cortile di Palazzo Venezia – Roma, 24 luglio 2018)
Deluso dal tradimento del precedente matrimonio, Arnolfo deciderà di crescere in una gabbia dorata Agnese, una bimba innocente come il suo nome suggerisce, perché un giorno diventi la sua sposa fedele. Ma la doppia identità che assume il nostro personaggio, che si fa chiamare anche Signore Del Ramo, e la sua doppia abitazione, quella ufficiale e quella dove rinchiuderà Agnese, saranno conseguenza di un equivoco che lo costringerà a diventare prima il confidente del suo rivale in amore e successivamente la vittima del suo stesso piano.
La scuola delle mogli è da annoverare certamente tra i capolavori del commediografo francese insieme ad altri più famosi titoli; commedia intrecciata secondo un gusto antico, ma che si vanta però di attribuire ai pochi personaggi una profondità psicologica tale da farla vivere nel tempo e sentirla a noi contemporanea. È per questo che la sua proposta è compresa e gradita da un pubblico moderno e che se messa nelle mani di un regista e interprete maturo e divertito come Arturo Cirillo, si sveste del vecchio e si riveste di una comicità esilarante e intelligente. La nuova messa in scena dell’opera, presentata per la prima volta a luglio di quest’anno alla 52° edizione del Festival teatrale di Verezzi e riproposta ieri sera nella straordinaria cornice del chiostro di Palazzo Venezia a Roma, convince e diverte. Tutto si concentra intorno alla casa dove viene tenuta prigioniera Agnese (Valentina Picello), l’innocente ragazza allevata da Arnolfo perché un giorno diventi la sua sposa perfetta, sorvegliata da una bizzarra coppia di servi, Georgette (Marta Pizzigallo) e Alain (Rosario Giglio). La casa ruota attorno a un perno, ne vediamo ora l’interno, con la sua stanza “gabbia” accessibile solo tramite una scala di ferro, e ora l’esterno, che da su un’immaginaria piazza. Sembra una casa delle bambole costruita per il divertimento esclusivo del suo padrone e come una bambola appare appunto Agnese, che scoprirà di essere donna solo quando conoscerà il vero amore nell’incontro con Orazio (Giacomo Vigentini). Tutto gira come in una giostra e i personaggi diventano giocattoli nelle mani del potente padrone Signore Del Ramo alias Arnolfo, che pretende di governare e gestire tutto solo con la forza del suo ingegno e della sua volontà. Ma non basta la sola volontà a determinare il corso delle cose poiché la forza determinante di un amore nato casualmente e il candore innocente di un’anima che sa dare retta al suo istinto, segnano inevitabilmente il declino e il rovinarsi di un piano, che se pur architettato con sapiente puntiglio, non può far testa alla bellezza e al sentimento. Il gioco si rompe, l’illusione della perfezione si sgretola: Agnese può vestire nuovi panni, non più quelli della bambola/bambina, ma quelli della sposa e dell’amata corrisposta.
La scuola delle mogli si inserisce nel ricco calendario di appuntamenti culturali di ArtCity, il progetto organizzato e realizzato dal Polo Museale del Lazio e dal MiBACT, che propone all’interno di spazi museali come Palazzo Venezia, Castel Sant’Angelo, il Vittoriano e altri luoghi di interesse culturale nel territorio del Lazio, serate di arte, musica, teatro, danza e letteratura da non perdere. Come accreditati.it non possiamo che suggerire di dare un’occhiata in internet al vasto programma di eventi organizzati (www.art-city.it). Buon divertimento!
data di pubblicazione:25/07/2018
da Accreditati | Lug 25, 2018
Oggi alle ore 11, in un’assolata mattinata di luglio, al cospetto di una folla di critici cinematografici, giornalisti, appassionati e curiosi, si è tenuta, presso il cinema Moderno di Piazza della Repubblica in Roma, la conferenza stampa in cui è stato comunicato il programma della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Il Presidente della Biennale Paolo Baratta, che come di consueto ha aperto la conferenza stampa, tra le novità di quest’anno ha annunciato che in concomitanza con il Festival sarà allestita, presso lo storico Hotel Des Bain al Lido e grazie alla disponibilità della società Coima Sgr, un’esposizione sulla storia della Mostra del cinema che attinge ai materiali dell’Archivio Storico, dal titolo Il cinema in Mostra: volti e immagini dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018. L’esposizione includerà foto, filmati, documenti e materiali per lo più inediti sulla storia della Mostra, fatta eccezione per dodici anni di cui, per motivi diversi, non si è conservata memoria delle relative edizioni della manifestazione. Il Direttore del Settore Cinema Alberto Barbera, che curerà l’esposizione, dopo l’intervento del Presidente Baratta, ha iniziato il suo di intervento cominciando dai ringraziamenti a tutti coloro che ogni anno rendono possibile la realizzazione di quello che è il più antico Festival del Cinema al mondo.
Quest’anno sono stati esaminati in poche settimane più di 3.500 film e scelte molte pellicole di genere quali western, commedie, musical, crime story, con cui molti autori si sono misurati, per un programma che già dai primi accenni si preannuncia esplosivo.
La selezione, contrariamente al passato, forse sull’onda di altre innovative rassegne, sembra andare più incontro ai gusti degli appassionati piuttosto che a quello dei critici per la diversità di film presentati. Ricchezza e varietà, come ha più volte sottolineato Barbera, sono dunque le caratteristiche del cinema contemporaneo di questa nuova edizione della kermesse veneziana: autori affermati, alcuni dei quali per la prima volta a Venezia, ma anche 11 nuovi registi, molti dei quali nella Sezione Orizzonti, tante opere prime e seconde. Tra i classici, si contano 17 film restaurati e 8 documentari sul cinema uno dei quali è su Buster Keaton ed un altro sulle donne, con la voce narrante di Tilda Swinton.
Da quest’anno la Sezione Cinema in giardino si chiamerà “Sconfini”, con al suo interno una categoria estremamente eterogenea di pellicole provenienti da tutto il mondo, mentre 13 saranno i cortometraggi.
Per la Sezione “Orizzonti”, 19 saranno le pellicole tutte di autori poco conosciuti, tra cui 8 opere prime; tra i film di questa sezione il 29 agosto, giorno di apertura del Festival, verrà proiettata Sulla mia pelle pellicola di Alessio Cremonini sul caso Cucchi con Alessandro Borghi, padrino della passata edizione del Festival, veste che quest’anno sarà affidata a Michele Riondino; mentre Un giorno all’improvviso vede il debutto di Ciro D’Emilio, un po’ come fu per Dario Albertini con il suo Manuel lo scorso anno.
Nella Sezione Fuori Concorso, che quest’anno annovera 10 documentari, attesissimi sono l’Evento Speciale The other side of the wind di Orson Wells, completato e restaurato, A star is born con Lady Gaga e di Bradley Cooper nella triplice veste di regista, attore e cantante per questo quarto remake del film, e La quietud di Pablo Trapero, considerato come la continuazione ideale de Il clan, L’amica geniale del nostro Saverio Costanzo tratto dai romanzi della misteriosa Ferrante, serie tv prodotta da Netflix che pur non essendo ascrivibile a pieno titolo per il cinema, ha la stessa valenza che ebbe lo scorso anno The Young Pope di Sorrentino; ed infine, ma non ultimo, Dragged Across Concrete con Mel Gibson e Vince Vaughn.
21 le pellicole in Concorso in prima mondiale, tra queste sono da segnalare la pellicola che aprirà il Festival First man di Damien Chazelle preannunciata come una film diametralmente opposto al pluripremiato La La Land presentato a Venezia 73, l’ironico film western europeo girato tra la Spagna e la Romania The sisters brothers con un cast tutto americano, il sorprendente, come lo ha definito Barbera, Vox Lux di Brady Corbet con Natalie Portman e Jude Law, oltre all’atteso Suspiria, definito come il film più ambizioso di Luca Guadagnino con Tilda Swinton che riveste ben tre ruoli, per passare infine all’ultimo attesissimo film dei fratelli Coen The ballad of Buster Scruggs, un western in 6 episodi. Qui di seguito tutti i titoli dei film in Concorso:
First man di Damien Chazelle (film di apertura)
Napszállta (Sunset) di Laszlo Nemes
The mountain di Rick Alverson
Doubles vies di Olivier Assayas
The sisters brothers di Jacques Audiard
The ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen
Vox Lux di Brady Corbet
Roma di Alfonso Cuaron
22 July di Paul Greengrass
Suspiria di Luca Guadagnino
Werk ohone autor (Opera senza autore) di Florian Henckel Von Donnensmarck
The nightingale di Jennifer Kent
The favourite di Yorgos Lanthimos
Peterloo di Mike Leigh
Capri – Revolution di Mario Martone
What you gonna do when the world’s on fire? di Roberto Minervini
Frères Ennemis di David Oelhoffen
Nuestro tiempo di Carlos Reygadas
At eternity’s gate di Julian Schnabel
Acusada di Gonzalo Tobal
Zan (Killing) di Shinaya Tsukamoto
Accreditati sarà presente al Lido durante tutta la durata del Festival. Dunque, arrivederci a Venezia!
data di pubblicazione:25/07/2018
da Antonio Iraci | Lug 24, 2018
Emily Dickinson (Amherst, 1830-1886), che oggi può considerarsi una tra le maggiori figure della letteratura anglo-americana, trascorse tutta la vita circondata solo dall’affetto dei suoi familiari rinchiusa nella propria camera, al primo piano della casa paterna, dedita esclusivamente a se stessa e alla poesia, attraverso la quale seppe portare avanti la sua ribellione verso i rigidi cliché imposti dalla società borghese e puritana nella quale era stata educata. In un periodo travagliato della storia statunitense, come quello della guerra di secessione in cui visse la poetessa, mal si accettava che una donna potesse svolgere attività che esulassero da quelle di moglie e di madre. Le opere della Dickinson furono scoperte e pubblicate prevalentemente postume: la sua spiccata sensibilità poetica è oggi riconosciuta nella cultura letteraria di tutti i tempi.
È merito del regista inglese Terence Davies l’aver portato sul grande schermo la biografia della Dickinson senza ricorrere ad una narrazione ingessata, nonostante si tratti di un biopic inserito nel travagliato contesto storico delle lotte secessioniste americane. Alla buona riuscita della pellicola contribuisce anche la convincente interpretazione di Cynthia Nixon (Miranda nella serie tv Sex and the City) che riesce ad impersonare la complessità caratteriale della poetessa, auto-reclusa nella casa paterna quasi a voler espiare la colpa di sentirsi diversa e ribelle verso schemi sociali rigidi imposti da una morale cristiana a lei totalmente estranea. Una persona che seppe nutrirsi di poesia per sopravvivere in quel contesto piuttosto ristretto in cui veniva relegato il genere femminile, donne sottomesse ad una supremazia maschilista contro la quale era pressoché impossibile opporsi. Il film può apparire lento, a volte quasi tedioso per la sovrabbondanza di citazioni poetiche ma l’ambientazione, circoscritta all’interno della casa dove si muovono i vari personaggi, fa da contrappeso grazie anche all’effervescenza punteggiata dalla sagacia espressiva delle protagoniste che bilanciano con piacevole arguzia la rigidità flemmatica delle figure maschili.
Il regista si sofferma con la macchina da presa su particolari all’apparenza casuali ma che invece racchiudono in sé un simbolismo che riesce a trasmettere allo spettatore la percezione di una atmosfera spesso claustrofobica, ma anche incredibilmente confortevole.
A Quiet Passion è un buon film che riesce a disegnare una personalità complessa come quella di Emily Dickinson, docile e ribelle al tempo stesso, rigida e comprensiva, oggi tra le figure più amate della letteratura universale.
data di pubblicazione:24/07/2018
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da Antonietta DelMastro | Lug 23, 2018
Ammetto di essere stata molto incuriosita dal nome dell’ex presidente americano, sono quindi andata a curiosare, in un sito di informazioni editoriali, le classifiche internazionali dei titoli più venduti e Il presidente è scomparso è primo in classifica, per il mese di giugno, negli Stati Uniti e nel Regno Unito; sempre più incuriosita ho iniziato la lettura…
La storia è ambientata ai giorni nostri e si svolge nell’arco di 72 ore.
Il libro inizia con il presidente degli Stati Uniti, Jonathan Lincoln Duncan, a rischio di impeachment: è stato accusato di avere avuto contatti telefonici con il maggiore rappresentante dei Figli della Jihad. Insieme ai più fidati membri del suo gabinetto sta cercando di trovare una linea di difesa, ma la sua attenzione è rivolta altrove: sa di essere il solo a poter fermare un attacco di cyberterrorismo di dimensioni inimmaginabili che sarebbe in grado di mettere letteralmente in ginocchio di Stati Uniti e che sta per essere messo in atto e deve trovare il modo di agire.
Per porre fine a questa minaccia il presidente “scompare” per poter lavorare nell’ombra; in alcune interviste Clinton ha affermato che, in situazioni estremamente critiche per poter risolvere questioni politiche spinose, l’uomo più potente del mondo effettivamente può “scomparire” per un certo tempo rinunciando anche agli agenti addetti alla sua protezione.
Da qui prenderanno vita una serie di vicissitudini che coinvolgeranno il presidente e non solo, che daranno modo di scoprire una talpa all’interno della stretta cerchia dei suoi fedelissimi.
L’idea di fondo è decisamente interessante ed è basata su una innegabile realtà che ognuno di noi ha sicuramente provato in prima persona: Uno dei paradossi dell’epoca moderna è che il progresso può renderci più potenti, ma anche più vulnerabili – comincia Augie –. Voi credete di essere all’apice del vostro potere, credete di essere in grado di fare cose senza precedenti. Ma io vi vedo all’apice della vostra vulnerabilità. E la ragione di tutto ciò è la dipendenza. La nostra società è diventata completamente dipendente dalla tecnologia.
Molto intriganti le parti in cui Clinton descrive gli interni della Casa Bianca come quando descrive la carta da parati della camera da letto “… su cui sono riprodotte scende della Rivoluzione americana. Un’eredità di Jackie Kennedy, a cui l’aveva regalata un’amica. A Betty Ford non piaceva, perciò l’aveva fatta togliere, ma Carter l’aveva rimessa. Da allora è stata tolta e rimessa varie volte.”, e tutte le varie consuetudini e la vita che vi si svolge al suo interno.
Peccato che sull’altro piatto della bilancia si debbano mettere le continue lusinghe e blandizie della figura del presidente e della sua abnegazione al bene comune oltre al ruolo degli Stati Uniti salvatori del mondo: “Volevano colpirci con forza sufficiente per obbligarci a non prenderci più cura del resto del pianeta”…
A ciò aggiungerei anche la decisione di far interpretare tutti i ruoli più rilevanti del libro a figure femminili, sia all’interno dell’amministrazione statunitense che in altri ruoli fondamentali per la storia ci sono donne: il capo di gabinetto della Casa Bianca, il direttore reggente dell’FBI, il vicepresidente degli Stati Uniti, il direttore della CIA (al momento del lancio in libreria del volume Trump non aveva ancora effettivamente destinato una donna a ricoprire questo ruolo), il presidente di Israele e altri ruoli che evito di anticipare. Una fastidiosissima piaggeria!
Concluderei mettendo sul piatto dei NO anche il discorso che il presidente Duncan tiene al Congresso, probabilmente inserito ad arte più come scelta politica che come necessità narrativa, ma proprio per questo avulso dal racconto e fuori luogo: è un romanzo e non una campagna elettorale.
Detto ciò, saranno comunque i lettori a deciderne la sorte….
data di pubblicazione:23/07/2018
da Antonio Iraci | Lug 16, 2018
Sawyer Valentini è costretta a lasciare la sua città e il suo lavoro a causa di un uomo che, spinto da una vera ossessione nei suoi confronti, la perseguita. Pur iniziando una nuova vita in un ambiente completamente estraneo, la giovane donna non riesce suo malgrado a lasciarsi dietro le paure incapace soprattutto di distinguere il passato dal presente: tra realtà e fantasia, il suo equilibrio mentale risulta oramai seriamente compromesso. Nonostante il ricovero in un centro medico per disturbi del comportamento, una serie di eventi metteranno gravemente a rischio la sua stessa incolumità.
Con questo thriller psicologico che affascina subito lo spettatore trasmettendogli la giusta dose adrenalinica, Steven Soderbergh ancora una volta si insinua nei meandri della psiche umana per indagare quanto si possa essere influenzati da un soggetto esterno in maniera così violenta da non poter più riconoscere ciò che sia la vita reale da quello che invece i sensi riescono a generare come conseguenza di un trauma subìto e irrisolto. Il regista, al pari dell’indimenticabile Alfred Hitchcock, risulta così essere un vero e proprio maestro del brivido lavorando molto sul rapporto psicotico tra la donna ed il suo stalker che riesce a generare in lei uno stato di così forte ansia da compromettere lo svolgimento della sua normale vita quotidiana. La protagonista (Claire Foy) è sicuramente una donna insicura perché costantemente minacciata, ma nonostante ciò riesce a trovare la forza e la determinazione per gestire situazioni a volte senza una apparente via di scampo. Se a tutti i costi si vuole attribuire al film una lettura attuale che riguarda la fragilità della donna contro la prepotenza dell’uomo si è liberi di farlo, ma il soggetto va sicuramente oltre per dimostrare invece quanto l’essere umano sia vulnerabile e spesso soggetto a condizionamenti dai quali difficilmente se ne viene fuori. Sawyer è una donna che rimane vittima non solo del suo aggressore ma anche di un sistema sociale all’interno della clinica dove è forzatamente reclusa e dove tutto sembra congiurare contro di lei, per smorzare il suo istinto di sopravvivenza quando oramai tutto sembra perduto.
Ottima la sceneggiatura curata da Jonathan Bernstein e da James Greer. Un ottimo cast accompagna la credibile interpretazione di Claire Foy (debutto sul grande schermo nel 2011 con il film L’ultimo dei Templari di Dominic Sena).
Curiosità da segnalare: le riprese sono state effettuate dal regista in un brevissimo lasso di tempo con un normale iPhone. Presentato fuori concorso all’ultima edizione della Berlinale, il film ha ottenuto ritorni positivi di critica da parte della stampa internazionale.
data di pubblicazione:16/07/2018
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da Accreditati | Lug 12, 2018
Nel 2012 Massimo Carlotto presentò la nuova collezione Sabot/Age per l’editrice E/O spiegando che il genere noir può essere uno strumento utile per riuscire a leggere la realtà; la collezione è dedicata alle storie che non si raccontano più, storie di degrado della società italiana. Tra i primi due scrittori scelti per la pubblicazione ci fu Carlo Mazza col suo Lupi di fronte al mare.
Oggi Carlo Mazza ha pubblicato il suo terzo libro Naviganti delle Tenebre ambientato sempre a Bari, città meticcia e contraddittoria, dove ancora una volta il capitano Bosdaves dovrà risolvere l’ennesimo mistero: la scomparsa di una ragazza etiope, migrata in Italia nel ‘93.
L’autore è barese e la sua esigenza di realtà lo spinge ad ambientare a Bari le storie di degrado e sfruttamento di migranti costretti a prostituirsi e spacciare droga. Il racconto prosegue con stile asciutto ed essenziale, tra abissi di violenza e dolore, in una rappresentazione corale di personaggi legati tutti da avvenimenti drammatici passati.
Domina in molti il senso di colpa e il desiderio di espiazione, unitamente al sogno di fuga come soluzione per le proprie responsabilità. La fuga viene declinata in tutti i suoi aspetti, dal bisogno di fuggire in continenti altri, alla fuga da fermi che sarà la drammatica soluzione di alcuni.
Gli avvenimenti descritti rappresentano una realtà ormai troppo compromessa per far sperare in un lieto fine e lo stesso atteggiamento di sfiducia e pessimismo si riflette nell’impostazione mentale del protagonista, il capitano Bosdaves.
Scrupoloso nel suo lavoro, complice con gli amici maschi, bipolare, non sa relazionarsi però con le donne e in particolare con la moglie. Ama l’idea della famiglia ma la vive solo come luogo in cui trovare consolazione, di ritorno dal lavoro, e ricevere senza dare. Non riesce a capire quando e perché è entrato in crisi il rapporto con la moglie, non ha pazienza, capacità di ascolto o attenzione all’altra.
Il finale di questo noir fa intuire che, in assenza di accoglienza e integrazione, non ci sarà speranza né per Bari, città rappresentativa di una realtà più vasta, né per i rapporti interpersonali.
Tutti potenziali incontri-mancati come quello descritto nel capitolo quarto del Cantico dei Cantici.
Lo stesso patrono della città San Nicola, emblema di fratellanza tra popoli e di messaggio di salvezza rischia di annegare tra i flutti torbidi del mare nostrum sempre più luogo di morte.
data di pubblicazione:12/07/2018
da Paolo Talone | Lug 12, 2018
(Teatro Vascello – Roma, 28 giugno 2018)
Stagione numero ventinove per il teatro Vascello di Roma, che conferma anche quest’anno la sua caratteristica di proporre un cartellone multidisciplinare, di prosa, danza, musica e di serate uniche e imperdibili quali sono quelle del “doppio assoluto”, dove stili e linguaggi diversi si fondono in uno stesso spettacolo. Tanti i titoli e altrettanti i nomi degli artisti che si alterneranno in palcoscenico a partire dal prossimo 12 settembre: da Monica Guerritore a Sonia Bergamasco, da Valter Malosti a Massimo Popolizio, da Umberto Orsini a Ugo Pagliai, da Paola Pitagora a Manuela Kustermann e tanti altri ancora. Una stagione che ha come tratto distintivo la qualità, una programmazione coraggiosa e variegata (P. Pitagora) che negli anni ha saputo educare un pubblico interessato e particolare quale è quello del Vascello, che si propone come baluardo contro l’indifferenza e l’inconsapevolezza che ormai dilagano nella nostra società e che rappresentano un pericolo non solo per i più giovani, ma per tutti. Il Vascello diventa così quest’anno uno spazio a difesa della cosa più colpita al giorno d’oggi, la bellezza, ma anche un luogo dove potersi incontrare e combattere la solitudine. In programma a questo scopo “I pomeriggi al Vascello”, ogni giovedì a partire da gennaio Quel copione di Shakespeare, calendario di appuntamenti culturali rivolti a creare scambio e socialità, che vedranno protagonista Vittorio Viviani nella lettura delle novelle che hanno ispirato il bardo per la scrittura di alcune delle sue più grandi opere, come Romeo e Giulietta, Otello, Molto rumore per nulla, Misura per misura e tanti altri.
Ma vediamo meglio per sezioni la suddivisione del cartellone della prossima stagione.
Per la sezione dedicata a “Shakespeare nostro contemporaneo” sono sei gli appuntamenti previsti. Si inizia con una riscrittura del Re Leardi Shakespeare, Lear schiavo d’amore, per la regia di Marco Isidori, con la compagnia Marcido Marcidorjs, una delle due compagnie storiche di avanguardia insieme alla Odin Teatret ad essere ospitate quest’anno, l’unica che ha saputo mantenere integri nel tempo il suo nucleo di attori e la poetica; uno spettacolo che lascerà incantati anche per il particolare spazio scenico e i costumi realizzati da Daniela Dal Cin. Si continua poi con un ambizioso e coraggioso progetto a episodi che durerà tre anni (questo il primo) ideato da Lino Musella, Andrea Baracco e Paolo Mazzarelli, Who is the king, una serie di spettacoli, a imitazione di una serie televisiva, che illustreranno più di un secolo di storia inglese così come è stata narrata dal Bardo nelle opere cosiddette storiche: si comincia con Riccardo II (parte 1 e 2) e Enrico IV (parte prima) in scena a gennaio. Per la regia di Valter Malosti vedremo a marzo Shakespeare/Sonetti, versione drammaturgica di una delle più belle e complesse opere moderne di poesia adattate da Fabrizio Sinisi e Valter Malosti e coreografate da Michela Lucenti, che torna a collaborare dopo anni con il regista. A seguire La bisbetica domata, per la regia di Andrea Chiodi, con Tindaro Granata. Questa interessante sezione si chiude con Abitare la battaglia (conseguenze del Macbeth), drammaturgia originale di Elettra Capuano e regia di Pierpaolo Sepe, uno spettacolo molto particolare che vedrà sul palcoscenico un gruppo di attori composto da soli uomini che reciteranno senza parole, ma solo compiendo con un forte dispendio di forza fisica delle azioni sceniche.
Il Vascello ospiterà anche alcuni Festival, tra cui quello francese Gouttes de Théâtre/Gocce di teatro, che vedranno sparsi per tutta la stagione teatrale due spettacoli della Compagnia Tout Pour tre Heureux, La felicità è lì, a portata di mano e Un Emploi Nommé désir, entrambi per la messa in scena di Isabelle Courger, mentre di Molière avremo rappresentato un grande classico: Les Fourberies de Scapin, con la regia di Guy Simon. A questi spettacoli se ne potrebbero aggiungere anche altri durante la stagione, così da arricchire questo festival volto a far scoprire al pubblico italiano, attraverso l’amore e la passione per l’arte teatrale, la lingua e la cultura francesi (gli spettacoli in francese saranno sottotitolati in italiano).
Interessante sarà anche partecipare a maggio al Festival Cinese, un focus sulla cultura della grande nazione orientale che vedrà come protagonista l’attore e regista, nonché mediatore culturale tra la Cina e l’Italia, Sergio Basso, in collaborazione con l’Istituto Confucio di Roma, negli spettacoli Te la do io la Cina e Cessi pubblici. Ci sarà spazio anche per la musica con il Concerto per Guzheng e per il cinema, con la proiezione di Giallo a Milano, sempre per la regia di Sergio Basso. In apertura della rassegna alcuni artisti esporranno le loro opere e sarà un’occasione per degustare prodotti tipici della cucina cinese.
Alla sua prima edizione sarà ospite anche Flamenca, il festival romano di flamenco, con spettacoli e concerti che vedranno impegnati artisti come Diego Amador, Josemi Carmona, Javier Colina, e per la prima volta in Italia ‘Tomatito hijo’ e Kiki Cortiñas.
Per il festival musicale Flautissimo andranno in scena invece la prima assoluta di Toccare le nuvole con Massimo Popolizio e Javier Girotto che ricorderanno la straordinaria passeggiata compiuta da Philippe Petite su un filo teso tra le torri gemelle; La Passeggiata di Robert Walser, con Roberto Herlizka; La strada di Cormac McCarthy per la regia di Stefano Cioffi, storia di ispirazione felliniana; On the road con Fabrizio Bosso alla tromba e Luciano Biondini alla fisarmonica; Histoire du soldat di Igor Stravinskij, con la voce narrante di Massimo Wertmuller e la direzione di Alessandro Murzi con l’Ensemble strumentale della Music Theatre International; Walking on the moon, con Rita Marcotulli al pianoforte e Israel Valera alle percussioni. Come si evince dai titoli il tema dominante di questo festival sarà il camminare, il percorrere una strada lentamente, insieme.
A pieno titolo Histoire du Soldat rientrerebbe in un’altra sezione del calendario, quella che celebra La grande guerra. In questo spazio il primo spettacolo ad andare in scena sarà Un attimo prima di Paolo Logli, regia di Norma Martelli, con Claudia Campagnola nelle vesti della “portatrice carnica”, una storia che ci racconta il sacrificio di tante donne impegnate ad aiutare i loro uomini a combattere sul fronte friulano nella regione della Carnia. La sera del 5 novembre ingresso libero per 1918-2018 Il Piave mormorava, scritti e canti della grande guerra eseguiti dal Coro Malga Roma Associazione Nazionale Alpini. A marzo vedremo invece L’uomo seme, una sorta di fiaba musicale basato sull’omonimo e incantevole libro di Violette Ailhaud, ideato, diretto e interpretato da Sonia Bergamasco, che continua sulla scena la ricerca tutta al femminile di racconti e storie che colpiscano il cuore di chi li ascolta.
Ampio spazio anche alla danza, che vedrà quest’anno diverse compagnie e artisti a lavoro. Aprirà infatti la stagione teatrale Collapse per la direzione e la coreografia di Francesco Sgrò con la compagnia Spellbound, uno spettacolo che coniuga insieme i vari ruoli della complessa macchina delle relazioni in un equilibrio instabile di danza, nuovo circo e musica dal vivo. Si continua con Little something, produzione Twain, per la regia e coreografia di Loredana Parrella e theKITCHENtheory, ultimo progetto della DaCru Dance Company, che mischia generi e stili diversi in un linguaggio moderno e giovane di danze urbane; Concepte regia di Marisa Ragazzo che cura anche le coreografie insieme a Omid Ighanì. La danza sarà protagonista anche a Natale (un Natale annunciato per tutti!) con Lo Schiaccianoci di Čajkovskij per le coreografie di Massimiliano Volpini, che rilegge il primo atto ambientandolo in una strada di periferia metropolitana anziché nella solita casa borghese. I personaggi saranno come abitanti senzatetto e ribelli senza fortuna che vivono una vita di incubo nell’ombra della città. Solo nel secondo atto si rivivrà l’incanto della magia, come da tradizione della favola. Protagonisti saranno i danzatori del balletto di Roma che torneranno a fine febbraio con Giselledi Adolphe Adam, coreografie di Chris Haring e Itamar Serussi Sahar. Torna infine al Vascello la compagnia Enzo Cosimi con Ode alla bellezza. Tre creazioni sulla diversità, che vedranno come protagonisti persone appartenenti a delle minoranze o non professionisti, come persone senza fissa dimora in Homeless, il lavoro Corpus Hominis sulla omosessualità “anziana” e il nuovo I love my sister, sulla transizione da femmina a maschio.
Troverà posto anche la rassegna di spettacoli Calendario Civile, Circolo Gianni Bosio, con Roma forestiera. Naufragio di Lampedusa 3 ottobre 2013, una serata di testimonianze e di musiche di migranti, la nuova musica popolare di Roma. In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne Una mattina mi son svegliata ed ero stanca di morir, una serie di ballate popolari che raccontano storie difficili e dolorose di donne che si opposero alla sopraffazione. La rassegna continua con i canti dei Castelli Romani Mira la rondella e si chiude con Introduzione al divorzio, uno spettacolo di canti e letture che prende spunto dai Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini.
La musica sarà protagonista in tre concerti: Tour-Namm, la Paranza di Nando Citarella insime con i Tamburi del Vesuvio ci trascineranno in un viaggio attraverso i ritmi e il canto ai piedi del vulcano; Stimmung di Karl Heinz Stockhausen, eseguito dall’Ensemble Labirinto Vocale e Un gioco sottile, con la fisarmonica di Germano Mazzocchetti.
Musica e teatro si fonderanno invece in Il sogno di Borges, con Massimo Popolizio come voce narrante e con le musiche eseguite dal vivo da Javier Girotto, per la sezione denominata Doppio Assoluto proprio perché fonde nello stesso spettacolo più forme d’arte. Alla questa sezione appartengono anche Un Chant d’amour – omaggio a Jean Genet con Francesca Benedetti, regia di Marco Carniti e A proposito di gatti con Umberto Orsini, per la prima volta al Vascello con un recital sui gatti.
Tornando al teatro e nello specifico alla grande prosa, in scena a ottobre Moby Dick, la bestia dentro, testo e regia di Davide Sacco, che trasforma il capitano Achab in un eroe alla ricerca della conoscenza; le musiche saranno eseguite dal vivo da Giuseppe Spedino Moffa. A chiusura della trilogia sulla famiglia americana “tradizionale” con tutti i suoi problemi, Lunga giornata verso la notte di Eugene O’Neill, per la regia di Arturo Cirillo, nella veste anche di attore.
Ugo Pagliai, Manuela Kustermann e Arianna Di Stefano saranno impegnati invece in Dopo la prova di Ingmar Bergman, per la regia di Daniele Salvo. Un omaggio all’autore, dove il teatro è visto come una macchina pericolosa capace di rubare la vita. Si parla di cosa è un artista, della sua solitudine, di un certo modo di fare teatro che ormai non esiste più. Altri due grandi autori verranno rappresentati: Eugène Ionesco di Delirio a due per la regia di Fabio Galadini e Luigi Pirandello di Il piacere dell’onestà per la regia di Alessandro Averone.
Interessante sarà seguire tra novembre e dicembre il progetto Fiato d’artista 1968-2018, rassegna di proiezioni, spettacoli e incontri per riportare alla memoria gli artisti di Piazza dei Popolo 50 anni dopo. Manca effettivamente una memoria di un ventennio (quello tra gli anni cinquanta e gli anni settanta) in cui Roma era la protagonista straordinaria della cultura e della produzione artistica, ma come disse Flaviano: “Coraggio, il meglio è passato”. Tra i numerosi appuntamenti anche Fiato d’artista 1958-1968: dieci anni a Piazza del Popolo, uno spettacolo teatrale di Evita Ciri e Nicola Campiotti tratto dal libro omonimo di Paola Pitagora.
Spazio infine a molte altre drammaturgie originali come l’interessante lavoro della compagnia Odin Teatret L’Albero, con la regia di Eugenio Barba, uno spettacolo che avvolgerà lo spettatore, uno spazio scenico unico, un testo che nasce leggendo i giornali. Ma anche Mare Mater o della esemplare storia della nave asilo Caracciolo e del suo capitano, la signora Giulia Civita Franceschi, che sperimentò questo straordinario metodo educativo, interpretata da Manuela Mandracchia. Di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori Se non sporca il mio pavimento – un mèlo, con video di Beatrice Schiros, che narra il tragico assassinio dell’insegnante di sostegno Gloria Rosboch, strangolata dall’ex allievo Gabriele Defilippi, una vicenda che fonde insieme mito e cronaca.
Grande attesa invece per Monica Guerritore, per la prima volta sul palcoscenico del teatro Vascello, in Giovanna d’Arco, scritto e diretto dall’attrice, che si ispira per la composizione della drammaturgia a grandi testi e musiche del passato più o meno recente; uno spettacolo che impegna molto dal punto emotivo, spirituale e carnale. Un inno alla forza della donna.
Per chiudere segnaliamo Fauno di e con Nicola Vicidomini, comico originale che propone uno spettacolo dall’habitat acustico demoniaco, volto a presentare la comicità come attentato all’uomo, come corto circuito tra senso umano e caos della natura, il comico che va contro se stesso.
Spazio anche ai bambini con il “Vascello dei piccoli”. Ecco i titoli: Bella e la Bestia, Bubbles devolution, I segreti di Pollicino,Yoga tales, La spada nella roccia: la storia di re Artù, Il barone Lamberto, Il libro della giungla e Kirikù un eroe piccolo piccolo.
data di pubblicazione: 12/7/2018
da Daniele Poto | Lug 11, 2018
Un libro funerario? Tutt’altro. Un libro di sana e goliardica allegria anche se la sinossi può ingannare. Apparentemente è un tema caro a Foscolo e alla letteratura nederlandese l’archeologia delle tombe, il viaggio filosofico-esistenziale verso i sepolcri dei personaggi importanti della formazione intellettuale. Ma per D’Urso, poeta tellurico, è solo il pretesto per parlare della vita di tutti i giorni, spiccatamente anche di sé o, meglio, di un quarantenne apparentemente senza arte né parte che però ha bisogno di punti di riferimenti letterari. Non necessariamente scrittori famosi ma gli autori che hanno contribuito alla sua formazione. Si direbbe un bildungsroman on the road. Così l’aspetto funebre viene riscattato da un “palazzeschiano” divertimento nel girare l’Italia, l’Europa e il mondo alla ricerca di cippi funebri, di consistenti libri e intellettualità in valutazione ma anche di amici d’occasione che possano ospitarlo. Letteratura, saggistica? Un libro che sfugge a ogni tentativo di catalogazione anche autobiografica. Fuori dagli schemi, simpaticamente e stagionalmente. Perché adatto all’estate. Non è vero che forse prima o poi tutti noi dobbiamo confrontarci con la morte? E se volete sapere chi sono i punti di riferimento di questo percorso possiamo citare scrittori fuori moda come Guido Morselli, Dolores Prato, Cristina Campo. Ma anche Premi Nobel come Wislawa Szymborska. Scelte personali dell’autore: motivate! Spesso biografie deraciné, vite che si sono concluse con un suicidio ma non per questo letterariamente meno ammirevoli. Se ci lasciamo prendere per mano da D’Urso ci accorgeremo che il percorso del viaggio – le sue modalità – risulta, risultano più interessanti del punto d’arrivo. L’uomo, l’autore è anche quello che sceglie, sbaglia, seleziona, contraddice. Nela letteratura così come nella vita. E se vi convince il D’Urso narratore potete anche scoprire il poeta ironico e disilluso.
data di pubblicazione:11/07/2018
da Antonietta DelMastro | Lug 9, 2018
Non sapevo che Michael Dobbs fosse l’autore della famosissima serie House of Cards, l’ho letto solo perché intrigata dalla trama, una volta finito ed estremamente apprezzato, ho capito anche il perché del grande successo della serie che fu con Kevin Spacey.
La trama è semplicissima: è il giorno del State Opening of Parliament, la cerimonia di apertura del Parlamento inglese, evento al quale la Regina Elisabetta non ha mai mancato un appuntamento, tranne che per la nascita di due dei suoi figli.
Tutte le tradizioni sono state fedelmente seguite: i Beefeter, le guardie della torre di Londra, hanno ispezionato le cantine del Palazzo di Westminster per essere sicuri che non avvenga una nuova “Congiura delle polveri” come accadde nel 1605, l’”ostaggio cerimoniale” è stato trasferito a Buckingham Palace, in modo che si possa garantire la sicurezza della sovrana nel momento in cui entra in Parlamento che, potenzialmente, le potrebbe essere ostile. Lo Stendardo Reale prende il posto della Bandiera del Regno Unito per significare che la Regina è nel Palazzo.
Sono presenti, oltre alla Regina Elisabetta, suo figlio Carlo, principe del Galles, tutti i membri della Camera dei Comuni e di quella dei Lord, il Primo ministro e tutti i Ministri del Regno e il potere giudiziario rappresentato dai Giudici di Sua Maestà; come ospiti sono presenti anche il figlio del Primo ministro e il figlio della Presidente degli Stati Uniti d’America.
Elisabetta II “abbassò gli occhiali sul naso, scrutando la sala: e tutti e trecentosessantadue gli ospiti lì riuniti ricambiarono il suo sguardo. «Miei Lord e membri della Camera dei Comuni, il mio governo…» S’interruppe…” Un gruppo di terroristi armati ha preso in ostaggio l’intera Camera dei Lord, le telecamere della BBC trasmettono in diretta tutto quello che accade all’interno, lasciando la Gran Bretagna e il mondo intero con il fiato sospeso; iniziano 24 ore lunghissime durante le quali la polizia metropolitana, Tricia Willcocks, Primo ministro ad interim, e il parlamentare Harry Jones, ex militare della SAS, faranno di tutto per liberarli.
Assolutamente adrenalinico, la storia si dipana a un ritmo serrato e con estrema suspense i personaggi sono estremamente ben costruiti e i flashback che ci regala Dobbs sono fondamentali per imparare a conoscere la loro psiche; ho amato la Regina Elisabetta, l’autore l’ha descritta esattamente come immaginavo che si sarebbe comportata in un frangente simile, da donna energica, caparbia, che non si scompone davanti a nulla, assolutamente legata alle tradizioni del suo ruolo ed estremamente amata dal suo popolo.
Il subplot sulla vita di Harry Jones ci fa ben sperare per i prossimi romanzi di Dobbs.
Visto il periodo estivo non posso che consigliare di mettere questo libro in valigia!!!
data di pubblicazione:09/07/2018
da Antonio Iraci | Lug 7, 2018
(Santuario di Ercole Vincitore, Tivoli – 6 luglio/23 settembre 2018)
Lo studio della mitologia classica ci ha fatto comprendere come gli dei dell’antichità amavano farsi coinvolgere nelle vicende umane diventando spesso bizzarri, irascibili e soprattutto vendicativi. Nelle sue Metamorfosi, il poeta latino Ovidio ci parla di Niobe, figlia di Tantalo (proprio quello condannato al supplizio eterno) che aveva generato sette maschi e sette femmine. Molto orgogliosa di loro, osò schernire la dea Latona per essere stata capace di generare solo due figli Artemide e Apollo; e questa, per vendicare l’offesa ricevuta, ordinò che venissero uccisi tutti i discendenti di Niobe: costei, oramai sola e disperata, fu tramutata in pietra che iniziò a versare lacrime. Con l’intenzione di narrare le nefaste vicende che colpirono i Niobidi e la loro superba madre, l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este ha organizzato una interessante mostra che affronta un tema iconografico poco conosciuto, attraverso l’analisi del concetto proprio di mito classico in cui si affrontano ed approfondiscono problematiche che in qualche modo si riflettono sulla vita di oggi. Il progetto viene ospitato presso gli spazi imponenti che compongono l’Antiquarium del Santuario di Ercole Vincitore, uno tra i più importanti complessi sacri dell’architettura romana di epoca repubblicana, appena fuori le mura della città di Tivoli. Il percorso espositivo è incentrato sulla figura di Niobe e sul suo dolore dopo la morte dei figli e trova suggestiva rappresentazione in un gruppo scultoreo da pochi anni rinvenuto all’interno di una piscina annessa ad una villa di età imperiale presso Ciampino, che per la prima volta viene esposto al pubblico. Il visitatore, oltre a mirare opere marmoree di notevole interesse, riesce ad “immergersi” nel mito attraverso anche opere letterarie e musicali che, pur trovando radici nell’antichità, sono vere e proprie opere d’arte contemporanea: tra queste il celebre Nudo e Albero di Mario Sironi del 1930 e Red Carpet di Giulio Paolini, espressione moderna delle stragi oggi perpetuate. Ma il riferimento più importante sono le parole di Ovidio: “Privata della famiglia si accascia e diviene di pietra. L’aria non muove i capelli, il colore del viso è esangue, gli occhi sono immoti nel volto, niente di vivo è nel suo aspetto… avvolta in un turbine di vento, viene trasportata nella sua patria e, sulla vetta di un monte, si stempera in pianto…”. Agli amanti dell’arte, e non solo quella classica, si raccomanda una visita alla mostra e al complesso architettonico che la ospita.
data di pubblicazione:07/07/2018
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