L’IMPREVEDIBILE VIAGGIO DI HAROLD FRY di Hettie Macdonald, 2023

L’IMPREVEDIBILE VIAGGIO DI HAROLD FRY di Hettie Macdonald, 2023

Harold Fry, insieme alla moglie Maureen, vive una tranquilla vita da pensionato in Kingsbridge, una piccola cittadina nel sud dell’Inghilterra. Un giorno gli viene recapitata una lettera in cui la sua ex collega Queenie comunica che ha un cancro e che è ricoverata a Berwick-upon-Tweed, in un ospizio per malati terminali. A questo punto crede che solo un atto di fede sincera potrà salvare l’amica e decide pertanto di raggiungerla attraversando a piedi l’intero paese…

Quando il talento di una ben collaudata regista come Hettie Macdonald incontra quello di un attore del calibro di Jim Broadbent, non può che generarsi qualcosa di buono, anzi di ottimo. Il film si basa sul romanzo di Rachel Joyce, che fortunatamente ne ha curato anche la sceneggiatura, evitando errate interpretazioni a tutto ciò che lei stessa aveva da comunicare. Un uomo qualunque nell’apparenza, ma che ha invece un travaglio interiore non da poco, un forte rimorso per non aver fatto tanto quanto bastava per salvare il suo unico figlio. C’è quindi un dramma da superare e un lutto forse non ancora del tutto elaborato, una moglie indifferente e una vecchiaia piatta e grigia da affrontare nel quotidiano. Una notizia improvvisa, certo non bella, ma che il protagonista sviluppa per riconvertirla in una prova di coraggio e di perseveranza verso la moglie e soprattutto verso se stesso. Un film quindi sui buoni sentimenti, sugli affetti perduti, e su quelli forse ritrovati, per scoprire che non è mai troppo tardi per darsi degli obiettivi e per impegnarsi in qualcosa che possa andare al di là delle proprie stesse aspettative. Sembra pleonastico affermare, ma il tutto si basa sull’egregia interpretazione del premio Oscar Jim Broadbent e, non da meno, su quella di Penelope Wilton, nella parte della moglie Maureen. I continui primi piani mettono in evidenza una espressività che lascia il pubblico incantato e emotivamente coinvolto nell’intera vicenda, mentre i frequenti scorci della piovosa campagna inglese, evidenziano una profondità di campo funzionale al racconto stesso, quasi a voler accompagnare il protagonista, con i suoi tempi, in un mondo reale e magico allo stesso tempo. Harold sente il bisogno di mettersi alla prova, affronta con determinazione questo lungo pellegrinaggio, un cammino forse di redenzione e di penitenza per non aver fatto abbastanza. La buona riuscita di questo film è anche dovuta a una dinamica narrativa spontanea, poco elaborata, ma non per questo priva di quella sensibilità che allo spettatore piace scoprire e apprezzare al tempo stesso.

data di pubblicazione:05/10/2023


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PAGLIACCI ALL’USCITA da Leoncavallo a Pirandello, di e con Roberto Latini e con Elena Bucci, Ilaria Drago, Savino Paparella e Marcello Sambati

PAGLIACCI ALL’USCITA da Leoncavallo a Pirandello, di e con Roberto Latini e con Elena Bucci, Ilaria Drago, Savino Paparella e Marcello Sambati

(Teatro Vascello – Roma, 29 settembre/8 ottobre 2023)

Al dramma della gelosia che è al centro della vicenda della compagnia di attori girovaghi narrata in Pagliacci di Leoncavallo segue la parabola metafisica dei personaggi dell’atto unico All’uscita di Pirandello. Nato dalla fusione dei due capolavori, prodotto dalla Fabbrica dell’Attore e dalla Compagnia Lombardi-Tiezzi col sostegno di Armunia e Kilowatt, debutta in un’atmosfera sospesa Pagliacci all’uscita, il nuovo spettacolo di Roberto Latini in scena in questi giorni al teatro Vascello di Roma, segnando l’inizio della nuova stagione teatrale 2023/24.

  

A un artista come Roberto Latini, tra i più originali della nostra scena contemporanea, bisogna riconoscere l’abilità di saper affrontare con profondità lo studio degli autori classici, da cui sa trarre nuove e coraggiose opere di drammaturgia. Accade anche qui nel suo ultimo lavoro che mette insieme in un’unica lettura Pirandello – già affrontato in altri suoi lavori – e Leoncavallo, compositore e librettista esponente del Verismo di fine ‘800. I testi dei due grandi autori si frantumano per poi rimescolarsi, tra echi di parole nuove, in qualcosa di inaspettato. Ne risente forse la comprensione cronologica dei fatti narrati (di certo non aiutata dalla distribuzione delle parti, in numero superiore rispetto agli attori sulla scena), ma l’esperienza che se ne trae è profondamente teatrale.

Il sipario si apre su una scena buia, rischiarata da una fila di lucine, avanzo di un addobbo caduto dal tendone di un circo o di un teatro ora dismesso. Appaiono come tante stelle e, insieme a una finta luna portata a guinzaglio dal poeta attore e regista sperimentale Marcello Sambati, riflettono il loro pallido bagliore sul lago di acqua che ricopre il pavimento del palcoscenico. Lo sciabordio dell’acqua mossa dai piedi degli attori, le luci e i suoni – curati come sempre nei lavori di Latini da Max Mugnai e Gianluca Misiti – realizzano un’atmosfera sospesa, un limbo, una zona di passaggio tra la finzione e la realtà. Un luogo sospeso nello spazio e nel tempo destinato a inghiottire lo spettatore, se questo si lascia catturare dalla poesia del teatro. Ed è in questo incontro tra il reale e l’immaginario, tra la sostanza e l’apparenza, tra il teatro e la vita che si gioca, per un meccanismo di cortocircuiti e incongruenze che avvicinano Leoncavallo a Pirandello, tutta la storia. Il prologo invita lo spettatore a ridere del dramma sulla scena, ma ad avere pietà degli attori che lo recitano. Le parole annunciano la tragedia del delitto d’onore che si andrà a consumare, ma la mimica schernisce nei gesti la morte annunciata e fa sciogliere il pubblico in una risata.

Incongruenza anche nell’uso della maschera: quando l’attore la indossa dice il vero, mentre opera la finzione quando la smette. La stessa risata è incongruente perché nasconde dolore, spasmo e pianto. La Nedda di Pagliacci ride della difformità di Taddeo e riderà ancora quando – una volta uccisa per gelosia da Canio – apparirà fuori dal cimitero in sembianze di anima in attesa di svanire. Questo passaggio nell’aldilà, dove la attende il marito – che continua a vestire la giubba del pagliaccio – oltrepassa i termini della tragedia e, di nuovo, sospende lo spettatore in un tempo eterno, in uno spazio senza confini. Come con un semplice gesto l’attore toglie la maschera e se la riannoda, così il teatro ci mostra chi siamo e chi vorremmo essere nei nostri desideri. Un luogo di sospensione, dove ogni tanto è bello perdersi e ritrovarsi. Chissà se il teatro a la vita, in fondo, non siano davvero la stessa cosa.

data di pubblicazione:03/10/2023


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L’ORDINE DEL TEMPO di Liliana Cavani, 2023

L’ORDINE DEL TEMPO di Liliana Cavani, 2023

Presentato Fuori Concorso all’ultimo Festival del cinema di Venezia, in occasione della consegna del Leone d’oro alla carriera, L’ordine del tempo rappresenta l’ultima fatica di Liliana Cavani dopo una assenza di 21 anni dal grande schermo. Spettatrice d’eccezione alla premiazione ed alla presentazione del film è stata Charlotte Rampling, indimenticata interprete de Il portiere di notte, uno dei capolavori della oggi novantenne regista.

 

Un gruppo di amici si ritrova per qualche giorno, come è già accaduto negli anni durante le vacanze estive, nella villa di Sabaudia di Pietro e Elsa (Alessandro Gassmann e Claudia Gerini), lui medico e lei avvocato: ci sono l’insegnante di storia Paola e l’economista Viktor, lo psicanalista Jacob e sua moglie Greta; solo Enrico si fa attendere ma, dopo le innumerevoli insistenze del padrone di casa, anche lui raggiunge gli amici lasciando i suoi importanti impegni universitari presso la facoltà di Fisica. Di lì a poco arriverà anche Giulia, fisica ricercatrice, giusto in tempo per festeggiare i 50 anni di Elsa, la padrona di casa. Nel corso della giornata la comitiva apprende la terribile notizia che un meteorite sta per abbattersi sulla terra dalla donna peruviana che presta servizio nella villa, la quale, preoccupata delle sorti della sua famiglia, chiede a Pietro ed Elsa di partire immediatamente. La notizia viene poi confermata, seppur con molte reticenze, anche da Enrico, vistosamente preoccupato, e da Giulia: entrambi, cultori della materia, verranno sottoposti da tutti i presenti ad un enorme numero di quesiti di ogni genere.

E così il nutrito numero di personaggi che anima la scena per tutta la durata del film (che trae ispirazione dall’omonimo libro del fisico Carlo Rovelli), comincia ad “elucubrare” sul concetto del tempo, ad iniziare da Elsa che, nell’affiancare la figlia alle prese con la traduzione di una versione di greco, spiega quante interpretazioni la parola “tempo” possa avere ed il pensiero filosofico che essa sottende. Vero protagonista di tutta la vicenda, il tempo appunto, comincerà a scorrere diversamente per quel giorno che il gruppo di amici passerà assieme: dopo, le loro vite ne risulteranno inevitabilmente modificate.

Sicuramente la cosa che immediatamente la regista ci comunica è che seppur l’argomento sia affrontato da un gruppo eterogeneo di persone, le problematiche che ne scaturiranno investiranno successivamente le singole coppie nel loro vissuto, regalandoci una seconda parte del film più intima e personale: la vita è una specie di viaggio che noi umani facciamo nell’universo secondo un programma che non abbiamo scelto ma che accade, così come tutto accade secondo “l’ordine del tempo”.

Gassmann e Gerini sono affiancati da Edoardo Leo, Ksenia Rappoport (da tanto tempo assente dagli schermi),Valentina Cervi, Francesco Rongione, Francesca Inaudi, Richard Sammel e Angela Molina, un cast per il quale Liliana Cavani ha avuto parole di elogio in conferenza stampa a Venezia per essere stati capaci di esprimere con autenticità e varietà di emozioni ciò che il racconto richiede.

Per chi scrive, nonostante il rispetto e l’ammirazione per la grandezza di una regista come Liliana Cavani, il film non è riuscito a trasmettere le emozioni che ci si sarebbe aspettati di provare, ma soprattutto il cast non è stato sempre all’altezza delle riflessioni che un gruppo “così colto” di persone avrebbero dovuto regalarci. Al pubblico l’ardua sentenza.

data di pubblicazione:03/10/2023


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VITA DA CARLO, secondo ciclo con Carlo Verdone

VITA DA CARLO, secondo ciclo con Carlo Verdone

regia anche di Arnaldo Catinari, sceneggiatura di Nicola Guaglianone, Pasquale Plastino, Ciro Zecca, Luca Mastrogiovanni, con Monica Guerritore, Max Tortora, Maria Paiato, Sangiovanni, Maria De Filippi, Claudia Gerini, Antonio Bannò, Fabio Traversa, Alessandro Haber

Ha cambiato piattaforma ma non impatto la docu-serie romanzata della vita di Verdone. Dove verità, verosimiglianza e libero arbitrio si amalgamano in un intreccio funzionale per una riuscita narrazione. Ovviamente i siparietti comici si lasciano preferire alle indispensabili avventure sentimentali delle coppie giovani. Ogni attore è perfettamente al suo posto e si perdonano al protagonista anche le comparsate pro audience di personaggi fuori target. 

Dieci puntate di facile e piacevole fruizione, neanche troppo tirate per i capelli nel format della serie. Verdone nella fiction tenta la prova del film d’autore ma sembra un novellino nella scelta degli attori. A partire dall’imbranatissimo Sangiovanni: una scelta che è una forzatura del produttore per mostrare il Verdone giovane. Con tanti chili in meno e con la tara di un marcato accento veneto. Comunque ogni disagio ci accomuna al protagonista che quando torna a casa è sempre afflitto da un considerevole stress. Non è facile neanche la vita dei personaggi famosi. Questo è il messaggio subliminale che filtra come sottotesto. Nella folla del ricco cast meritano una citazione Maria Paiato, che passa con disinvoltura dal teatro impegnato a una grande prova d’attrice in uno spettacolo leggero, e il quasi commovente Fabio Traversa, interprete residuale di Moretti e Verdone che in pratica recita se stesso nel disperato tentativo di approdare a una parte nella diffidenza del suo ex mentore Verdone. Dei quasi 300 minuti di serie ci rimane indelebile l’immagine della cialtroneria di Cinecittà dove la figura del produttore ha lo stesso carisma di un venditore di carne umana. Operina già di successo che fa da traino al terzo ciclo di puntate in preparazione. Verdone s’impegna al massimo, compreso un bagno a novembre nel mare limaccioso di Ostia.

data di pubblicazione:03/10/2023

L’ULTIMA LUNA DI SETTEMBRE di Amarsaikhan Baljinnyam, 2023

L’ULTIMA LUNA DI SETTEMBRE di Amarsaikhan Baljinnyam, 2023

Tulgaa vive oramai da anni in città, dove è riuscito a occupare il posto di direttore in un importante albergo a cinque stelle. Un giorno gli viene comunicato che il padre adottivo è gravemente ammalato ed è pertanto necessario che lui ritorni al villaggio per curarlo. Tra le sterminate steppe della Mongolia raggiunge finalmente la casa paterna, giusto in tempo per assistere alla morte del genitore. La sua decisione di rimanere fino all’ultima luna piena di settembre gli permetterà di impegnarsi a portare a termine il lavoro rurale lasciato dal padre e di conoscere il giovane Tuntuulei, ribelle e impavido bambino che conquisterà il suo affetto…

Amarsaikhan Baljinnyam è uno scrittore, attore, regista e produttore mongolo che oramai da anni si è conquistato una posizione non soltanto nel suo paese d’origine ma anche in campo internazionale, soprattutto dopo la sua partecipazione, come attore, nella serie televisiva Netflix Marco Polo. L’ultima luna di settembre è il suo film d’esordio alla regia ed è stato presentato nell’ottobre dello scorso anno al Vancouver International Film Festival dove ha subito ottenuto il consenso della critica e persino un riconoscimento da parte del pubblico. In effetti il film, da poco distribuito nelle sale italiane, ha attirato anche da noi un’attenzione particolare per la delicatezza con cui il regista affronta il tema dell’affettività e, in particolare, quello della genitorialità. I due protagonisti Tulgaa (interpretato dallo stesso regista) e il piccolo Tuntuulei si incontrano nei campi e, dopo i primi attimi di reciproca avversione, tra di loro si verrà a instaurare un rapporto di sincero affetto. Entrambi non hanno avuto un vero padre di riferimento e sono alla ricerca di un sentimento concreto di cui nutrirsi. Le distanze enormi tra le varie iurte, le abitazioni mobili tipiche dei nomadi mongoli, certo non facilitano i contatti sociali e solo in determinate occasioni la comunità locale ha la possibilità di riunirsi per festeggiare qualche evento. Il regista ci rende partecipe delle bellezze sconfinate del suo paese e ci fa capire quanto sia ancora presente in quei luoghi l’attaccamento alle proprie origini e alla propria cultura. Ma c’è anche gente che lascia il villaggio per cercare in città un’agiatezza, difficile da trovare in quei luoghi sperduti. Il film induce a riflettere sui rapporti all’interno della famiglia, anche quando di fatto non c’è. Il bambino vive con i nonni, la madre è assente, anche lei andata in città a lavorare, ed è soprattutto anaffettiva nei suoi confronti. Ecco che Tulgaa diventerà per lui la figura di riferimento, quel padre tanto desiderato e mai conosciuto. È una storia semplice fatta di gente semplice che però riesce a dare quello che può. Terminato il lavoro per il quale si era impegnato, al calare dell’ultima luna di settembre, Tulgaa dovrà fare ritorno in città e staccarsi così dal bambino con il quale aveva instaurato anche un rapporto di complicità. Un distacco certo non facile che porterà in sé una riflessione profonda sull’importanza dei sentimenti e sugli affetti genitoriali. Un film ben costruito, ben interpretato e certamente da non passare inosservato.

data di pubblicazione:02/10/2023


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IL CAFTANO BLU di Maryam Touzani, 2023

IL CAFTANO BLU di Maryam Touzani, 2023

Helim e Mina sono una coppia molto affiatata e complice. Insieme gestiscono un negozio di caftani nella città marocchina di Salé: Helim è un maleem, un maestro sarto che realizza le sue creazioni attenendosi strettamente alla tradizione secondo cui un caftano deve sopravvivere alla persona che lo acquista, mentre Mina si occupa della gestione del negozio, tenendo a bada una clientela piuttosto esigente. Per far fronte al troppo lavoro i due assumono Youssef, un giovane apprendista che mostra interesse per questa antica arte quasi scomparsa tra le vie storiche della medina, ma l’arrivo del ragazzo sembra minare l’equilibrio della coppia…

 

  

Mina, nonostante sia gravemente ammalata, è una presenza chiave nella vita di Helim non solo perché lo ama profondamente, sentimento che il marito ricambia con tenerezza, ma perché difende strenuamente quel suo lavoro così prezioso dalle bizzarre richieste dei clienti che vorrebbero prodotti di alto livello con consegne a breve scadenza, senza affatto comprendere l’arte che un maleem infonde per confezionare uno dei suoi preziosi manufatti. La donna arriva addirittura ad allontanare alcuni di essi, mostrandosi particolarmente respingente nei confronti della moglie di un uomo illustre che lamenta tempi troppo lunghi per la realizzazione di un caftano in seta blu impreziosito da ricami in filo d’oro.

Il caftano blu da poco uscito nelle nostre sale, seppur presentato nel 2022 al Festival di Cannes dove è stato insignito del premio FIPRESCI nella sezione Un Certain Regard, racconta una storia semplice in cui la lentezza con cui Helim lavora, i suoi silenzi, i suoi sguardi profondi intrisi di un velo perenne di malinconia ed i suoi piccoli e ripetuti gesti fatti di impercettibili particolari, hanno un peso specifico tale da rendere il film incantevole, profondo, emozionale, oltre che decisamente sorprendente grazie a risvolti non scontati che nella seconda parte si aprono allo spettatore. La pellicola parla d’amore e di altruismo in simbiosi con la fisiologica lentezza di un antico lavoro artigianale che ne è la metafora, verso il quale i protagonisti esigono il rispetto per i tempi di realizzazione così come se ne deve alla persona amata. La delicatezza dei sentimenti e il pudore di questa coppia commuove e fa riflettere, perché riesce a mettere ogni cosa al giusto posto.

Il film è elegante e raffinato, dai dettagli preziosi come quelli che Helim ricama sui caftani, particolari che sono l’emblema di una bellezza che si raggiunge solo con un lavoro paziente, rispettoso e lento, la stessa lentezza con cui in Mina cresce un sentimento di accoglienza verso il giovane Youssef da lei inizialmente respinto.

Gli attori Saleh Bakri (Helim) e Lubna Azabal (Mina) sono due interpreti straordinari: attraverso i loro ruoli riescono a darci un’autentica lezione di vita, fatta di solidarietà e rispetto verso se stessi e verso gli altri in egual misura, insegnandoci sul finale che non bisogna mai aver paura d’amare.

data di pubblicazione:30/09/2023


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ASSASSINIO A VENEZIA di Kenneth Branagh, 2023

ASSASSINIO A VENEZIA di Kenneth Branagh, 2023

Un palese tradimento della novel di Agatha Christie che fa incontrare la scrittrice Ariadne Oliver CON un Poirot meditabondo in pensione, sotto sotto, ben voglioso di trascinare le proprie cellula grigie nella soluzione di un nuovo mystery.

 

Kenneth Branagh uno e trino (regista, interprete, coproduttore) per una virata a 360 gradi dal giallo tradizionale per rifugiarsi un gotico horror che perde subito il fascino della ricostruzione in una Venezia del 1947 cinematograficamente vista con l’occhio di produttori tutt’altro che nostrani, molto troppo attenti alle ragioni commerciali del film. Così Venezia presto sparisce in una sorta di delitto della casa chiusa, condito da sedute spiritiche, effetti speciali, improvvise agnizioni e con una verosimiglianza che alla relativa coerenza della Christie abbina bruschi strappi di sceneggiatura. Quello che funziona è il personaggio di Poirot nella sobria interpretazione di Branagh. La sua imperturbabile natura deduttiva, per definizione negata all’irrazionale, naturalmente riesce a riscattare tenebre e dissimulazione. E il suo scioglimento del mistero è appagante e sublimante anche per lo spettatore. Naturalmente la parola “assassinio” è un mantra di genere dopo aver assistito a omicidi sul Nilo, sull’Oriente Express, in palcoscenico e sul treno. Gli amanti del giallo tradizionale non si ritroveranno in questo esperimento che segue la rotta di un cinema birichino, eccentrico e dinamitardo, già sperimentato con le ultime versioni di uno Sherlock Holmes cocainomane e decisamente sopra le righe. Per un biglietto in più staccato alla cassa si fa questo e altro. Si usa la Christie come specchietto per le allodole e poi si plana in tutt’altri contesti. Forse Branagh vale il prezzo del biglietto se unito alla polivalente Yeoh, chiromante presto destinata a una brutta fine. Il ricattatore non è mai quello di cui si sospetta.

data di pubblicazione:25/09/2023


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STRANGE WAY OF LIFE di Pedro Almodòvar, 2023

STRANGE WAY OF LIFE di Pedro Almodòvar, 2023

Silva, di professione ranchero, dopo 25 anni va a incontrare l’amico Jake, ora sceriffo di Bitter Creek, un desolato villaggio ai margini del deserto. Dopo un primo momento di giustificato imbarazzo, i due si trovano a rivangare il passato quando, da giovani attraenti e promettenti malavitosi, si erano imbarcati in un’intensa, sia pur breve, love story. Ma questa inaspettata visita di Silva è un sincero ritorno a quella indimenticabile esperienza o nasconde un interesse personale ben preciso data la posizione ora ricoperta da Jake?

 

Almodòvar ci sorprende con un corto, presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, che già sin dai primi giorni della sua distribuzione nelle sale sta creando grande interesse e nello stesso tempo delusione. Da molti ci si aspettava una storia dai tratti più definiti e sicuramente con una durata che rispettasse i canoni tradizionali affidati a un western, sia pur Made in Spain, dove vengono usati i tempi giusti per affrontare un tema inusuale per un film di tal genere. Se qualcuno, più o meno volutamente, volesse paragonare il nuovo lavoro del regista con l’arcinoto I segreti di Brokeback Mountain, potremmo senz’altro avvertirlo che si troverebbe fuori rotta. Le situazioni e le tematiche affrontate sono completamente diverse e il fatto che entrambe si basino su una queer story non vuol dire assolutamente che le due pellicole siano in qualche modo da mettere a confronto. Almodòvar, con la maestrìa che contraddistingue il suo modus operandi, riesce a definire con brevi ma intensi affondi, una storia intrisa di esuberante passione, tra affetti sinceri, e forse rimpianti, per una antica avventura che avrebbe avuto le premesse per diventare una scelta di vita duratura. C’è un delitto da chiarire ed entrambi i protagonisti, sia pur in posizioni diametralmente opposte, si troveranno a fronteggiarsi lasciando lo spettatore nel dubbio su dove andrà a parare l’intera vicenda. Silva (Pedro Pascal) e Jake (Ethan Hawke) recitano la loro parte fino ad un certo punto ma il regista riesce a tracciare l’intero plot, con il poco tempo a disposizione, circoscrivendo l’azione con tratti profondi anche se lasciati volutamente in sospeso. Quello che c’era da dire viene detto, ed è giusto che il finale possa dare adito a conclusioni del tutto individuali. Del resto la storia del grande cinema ci insegna che la sceneggiatura non deve confezionare una ben definita soluzione, ma lasciare il tutto alla libera interpretazione da parte del pubblico e l’indimenticabile Buñuel, non a caso anche lui di sangue spagnolo, ne era la prova tangibile.

data di pubblicazione:24/09/2023


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OFFriti un OFF, presentazione della nuova stagione 2023/24 del Teatro Lo Spazio

OFFriti un OFF, presentazione della nuova stagione 2023/24 del Teatro Lo Spazio

(Teatro Lo Spazio – Roma, 21 settembre 2023)

Presentata nell’originale sala teatrale di via Locri, nel cuore del quartiere romano di San Giovanni, la nuova stagione del Teatro Lo Spazio. OFFriti un OFF suona come un invito mascherato da imperativo, rivolto a tutti gli amanti della scena contemporanea, a concedersi delle occasioni di confronto e intrattenimento con un teatro non convenzionale. Saranno ben 44 gli spettacoli scelti per andare in scena tra prosa, musica e danza. Una lista di lavori che hanno come comune denominatore la voglia di sperimentazione e il coraggio di mettersi alla prova.

 

Mancano meno di due settimane e il Teatro Lo Spazio, magnificamente diretto da Manuel Paruccini e Antonella Granata, aprirà i battenti a una stagione – la terza da quando è nato questo prezioso teatro, tra i più off della capitale – ricca di titoli e idee indirizzati a soddisfare le richieste e la curiosità di un pubblico eterogeneo, accomunato dalla passione per il teatro e per i linguaggi multiformi della scena contemporanea. Un luogo ideale che è prima di tutto un tempio per le arti performative, un’officina di prova, sperimentazione, azzardo, dove si accoglie ogni proposta come un’occasione. Uno spazio appunto che si augura essere un trampolino di lancio per giovani artisti e un consolidamento per chi questo mestiere lo fa da una vita. Vecchie e consolidate amicizie hanno confermato la loro presenza anche quest’anno, a cui si aggiungono nuovi nomi che vanno a formare un cartellone ricco di ben 44 titoli, per una programmazione che arriva fino a maggio del prossimo anno nel teatro che si definisce OFF per scelta. Un cartellone multiforme e pluriforme di graditi ritorni e debutti assoluti, che si snoda attraverso nuove scritture, ma anche nella musica e nella danza.

Il 5 ottobre debutterà in prima assoluta Mathilde, cronaca di uno scandalo con Maria Letizia Gorga e Maximilian Nisi, un testo francese mai rappresentato in Italia, scritto venti anni fa eppure definito spudoratamente moderno, dove un uomo e una donna si affrontano una notte per decidere se rimanere insieme oppure no. Nel primo mese saranno in scena altri quattro lavori compresi tra la prosa di Sconfitti, scritto e diretto da Riccardo Lingelli con Lara Balbo e Daniele Locci e Marshmallows di Angela Ciaburri (terzo classificato al concorso di corti teatrali Idee nello Spazio edizione 2023), la danza con le atmosfere poetiche e le coreografie di Charlie danza Charlot per la regia di Mario Piazza, passando per il teatro musicale di Gianni De Feo in scena con Daimon – l’ultimo canto di John Keats di Paolo Vanacore e gli arrangiamenti musicali di Alessandro Panatteri. E siamo solo a ottobre.

La sezione dedicata alla prosa vedrà il debutto di alcuni spettacoli, tra cui la regia di Duccio Camerini per Il guardiano di Harold Pinter (16/19 novembre) e l’atto unico circoscritto in tre momenti Croce sul cuore – e tu che strada percorri? per la regia di Francesco Romano (25/28 gennaio). Ma vedranno il loro debutto in scena anche due spettacoli che affrontano due tematiche delicate e difficili: il figlicidio, trattato in Interruzioni di Camilla Ghedini (regia di Paolo Vanacore, con Carmen Di Marzo dal 15 al 18 febbraio) e la pedopornografia con Unscorched di Luke Owen (regia di Daniele Trombetti, dal 4 al 14 aprile). Inoltre, insieme al già citato Marshmallows, andranno in scena gli altri lavori vincitori del Concorso Idee nello Spazio, edizione 2023. Il secondo classificato Rogne di Daniele D’Arcangelo e Luca Refrigeri sarà in scena il 20 e il 21 marzo, mentre dal 22 al 24 salirà sul palco Leonardo Zarra con il testo vincitore E alla fine esplosero le supernove con la regia di Faysa Mohamed. Trilogia della colpa di Simone Garagna, che ha vinto il premio giovani del concorso, seguirà il 29 e il 30 marzo.

Protagonisti della stagione saranno ancora Margherita Remotti (Nico, 4/5 novembre), Tiziana Foschi e Nina Fucci (Rimetti a posto la stanza, 6/7 novembre), Fabiana Dantinelli (Nina, 11/12 novembre), Claudia Genolini (Come l’Australia, 23/26 novembre), Niccolò Felici (Il minestrone, 30 novembre/3 dicembre), Ivano Picciallo (A Sciuqué, 14/17 dicembre), Luca Gaeta (Hamletophelia, 20/23 dicembre), Emanuele Vacchetto e Riccardo D’Alessandro (Una notte di Salomè, 11/14 gennaio), Marco Aiello e Claudio Pomponi (Pupa e Orlando di Giuseppe Fava, 1/2 febbraio), Patrizia Schiavo (Donne senza censura, 3/4 febbraio), Marco Todisco (Aria fritta, 9/11 febbraio), Gianni De Feo e Cloris Brosca (La rosa non ci ama, 22/25 febbraio), Luca Trezza (Divin’a’mente Dante, 28 febbraio), Dodi Conti (Dodi’s life, 26/27 marzo), Emiliano Reggente e Attilio Fontana (Tanto tempo ma’, 18/21 aprile) e Massimo Odierna (in scena con due spettacoli, Signorotte, 26/28 aprile e La mia amica è d’accordo, 2/5 maggio).

Sempre nell’ambito del teatro di prosa una novità assoluta, dedicata alla donna e alla ricca complessità del suo corpo, dal 1 al 3 marzo Mujeres nel Teatro presenta la prima edizione del festival Notti viola, tre giornate dedicate alla scena teatrale e performativa al femminile. La figura della donna sarà centrale anche negli spettacoli Clitennestra – voi la mia coscienza io il vostro grido di Eleonora Lipuma e Federica Genovese (7/10 marzo), riscrittura contemporanea del classico greco e Vivien di Donatella Busini, un omaggio alla figura controversa dell’attrice Vivien Leigh (14/17 marzo).

Ma la novità di quest’anno sono cinque appuntamenti con i classici della letteratura con i radiodrammi di Play Drama curati da Aurora Piaggesi. Suoni e rumori prodotti dal vivo con l’aiuto del pubblico accompagneranno la lettura del celebre Canto di Natale di Charles Dickens (19 dicembre), Il barbiere di Siviglia dall’opera di Gioacchino Rossini (16 gennaio), L’importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde (27 febbraio), la famosa avventura di Sherlock Holmes ne Il mastino dei Baskerville (9 aprile) e un Omaggio a Dracula a chiusura della stagione il 28 maggio.

Per la danza, genere a cui è stato dato quest’anno uno spazio più ampio in cartellone, si segnala – oltre l’appuntamento di ottobre di Mario Piazza – Animus anima (30/31 gennaio) con Vanessa Nacci e Ludovic Party, che ne ha curato anche le coreografie e Visionaria, il festival della danza autoriale contemporanea che lascia spazio ai giovani diretto da Miriam Baldassarri dal 7 al 9 dicembre.

Per finire non mancano gli appuntamenti con il teatro musicale e il musical – anche questo rigorosamente OFF – con il cantautore Emilio Stella e il suo Stella di periferia nato da un’idea di Simone Cristicchi (9/10 novembre), Velvet Motel di Giuseppe Brancato con le coreografie di Mark Biocca (29/31 dicembre), l’esilarante musical da camera (anzi, da camera da letto) Ti amo sei perfetto adesso cambia per la regia di Alessia Tona (4/7 gennaio) e la seconda edizione della rassegna dedicata al musical off Mindie in scena dal 9 al 26 maggio, per dare voce ai lavori di natura indipendente nel campo del teatro musicale sul nostro territorio.

Il Teatro Lo Spazio si conferma nella scena romana come una valida alternativa alle consuetudini e questo ricco cartellone ci conferma che abbiamo uno spazio prezioso dove si dà il benvenuto a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco, divertendosi nella proposta di un teatro fatto con sincera passione. Buona stagione!

data di pubblicazione:24/09/2023

ANGELA (a strange loop) di Susanne Kennedy e Markus Selg

ANGELA (a strange loop) di Susanne Kennedy e Markus Selg

(Roma Europa Festival 2023)

Il 19 e 20 settembre è andata in scena al Teatro Argentina di Roma, nell’ambito del Roma Europa Festival, la performance Angela (a strange loop) con la regia di Susanne Kennedy e lo stage design a cura dell’artista Markus Selg. La regista si concentra su un personaggio femminile, Angela influencer che ha una malattia ignota, per interrogare l’evoluzione del nostro immaginario e invita il pubblico a un’esperienza sensoriale, visiva e fenomenologica. La sua storia è un percorso multimediale tra il buio e la luce, tra il reale e virtuale.(foto Julian Roder)

Lo spettacolo si apre con un testo in loop sul fondo della scena che anticipa come tale spettacolo sia una ricostruzione di eventi reali, una storia vera basata su diari privati e documenti pubblici, un racconto che passa attraverso tre fasi, una prima nera iniziale, il nigredo, una fase bianca, intermedia l’albedo e una fase finale rossa, il rubedo. Siamo inizialmente in una camera da letto, ma man mano si inizia a scivolare in una realtà diversa. Attorno ad Angela, la madre, il fidanzato, un’amica ed una figura fantastica che sussurra e suona e che la accompagna in una realtà parallela. Le pareti della stanza si trasformano nel corso della storia in altri contesti, per accompagnarci in uno spazio sovrannaturale.

Il punto di partenza è una domanda che riporta alle origini stesse del pensiero: in cosa consiste l’io? Come si manifesta? E come si relaziona con la realtà? La protagonista è una influencer intrappolata nella sua routine, una donna normale anche se soffre di una malattia che le impedisce di uscire fuori dalla casa in cui si sente intrappolata ma sicura.

Il contesto in cui la domanda viene posta è però quello di un mondo che pulsa tecnologia e realtà virtuale che sta ridefinendo le logiche su cui poggia la nostra cultura. I dialoghi scorrono preregistrati: dalla nascita alla morte, l’esistenza di Angela è narrata da un avatar, un pupazzo con la voce umana presente in uno schermo in un continuo alternarsi di stati d’animo e visioni tra entusiasmo e ironia, speranza e malinconia, ingenuità e consapevolezza.

L’acclamata regista tedesca Susanne Kennedy approda per la prima volta al REF proseguendo una ricerca tra drammaturgia classica e una visionarietà digitale creata insieme all’artista multimediale Markus Selg, che segmenta l’esistenza di questo personaggio secondo uno schema in cui situazioni quotidiane, malattia e guarigione, veglia e sogno, nascita, invecchiamento e morte diventano motivo di narrazione e di costruzione tecnologica al tempo stesso, perché alla fine la differenza tra reale e virtuale non esiste più.

Performance decisamente interessante soprattutto nella sperimentazione estetica e tecnologica, densa di accadimenti attorno alla protagonista che alla fine rimane non definita, proprio perché non si riesce a percepire cosa davvero pensi o cosa provi, ciò che è vero o falso all’interno della realtà stessa. Impossibile cogliere un messaggio. Indubbiamente la soluzione migliore è abbandonare il desiderio di comprendere per perdersi nel costrutto narrativo.

data di pubblicazione:20/09/2023


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