da Edoardo De Giorgio | Apr 7, 2023
Mostra-performance a cura di Stefano Dominella e Guillermo Mariotto
Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo – Roma
Armerie Superiori
27 marzo 2023 – 21 maggio 2023
La Swinging London, la minigonna di Mary Quant, le visioni da indossare di Ossie Clark, le vetrine coloratissime di Carnaby Street a Soho e lo sbarco sulla Luna: l’eredità associata all’immaginario estetico degli anni Sessanta costituisce un bacino semantico reinterpretabile sotto molteplici aspetti. Età violentemente rivoluzionaria soltanto nel suo epilogo, lo scenario degli anni Sessanta agisce in realtà come nume tutelare delle contaminazioni visive tipiche del mondo della moda.
Di qui la volontà di indagare il lato straordinariamente dolce della decade “fluttuante” – così il settimanale Time definiva Londra nel 1966 – attraverso un’antologia fatta di atmosfere e citazioni raffinatamente sixties.
Dopo i capitoli Robotizzati – Esperimenti di Moda (Palazzo Wegil 2020), Favole di Moda (Teatro Torlonia 2022) e Roma è di Moda – Via Veneto edition ( Via Veneto 2022), e dopo un’accurata ricerca avvenuta in importanti archivi storici come AnnaMode Costumes, Modateca Deanna, archivio Max Mara e Ken Scott, archivio Doria 1905, Stefano Dominella, curatore della performance insieme a Guillermo Mariotto attinge nuovamente alla moda presentando The Sweet Sixties. Narrazioni di Moda presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma.
Cinquanta look che attraverso l’upcycling uniscono capi storici, vere icone di stile, con abiti e accessori recuperati nei mercatini e nei negozi vintage i quali rappresentano in questo momento il vero trend della moda internazionale, adottato soprattutto dalle giovani generazioni che amano recuperare dal passato per renderlo contemporaneo. Con le scenografie di Virginia Vianello, protagonisti, ancora una volta, gli abiti. Ecco le tinte audaci e naturalistiche firmate dalla genialità creativa di Ken Scott, definito “il giardiniere della moda” proprio per le sue stampe floreali. E poi i lembi di pelle coperti soltanto da 40 cm di tessuto di Mary Quant, fino ai motivi futuristici disegnati da Courrèges, Paco Rabanne e Pierre Cardin. Come non citare i colorati cappotti di Max Mara, rubati al guardaroba maschile e reinterpretati con tinte vivaci. La moda degli anni Sessanta ha riscritto e reimmaginato la silhouette di un’intera generazione. Abiti, scarpe, dischi e accessori – tutto ciò che, in una parola, costituisce lifestyle – diventano il manifesto poetico per raccontare le dolcezze di quegli anni.
Sono gli anni in cui nasce l’industria delle calze e dei collant, in cui alla cotonatura si sostituisce la linearità tagliente del caschetto, in cui l’alta moda comincia ad attingere dal basso. Sono anche gli anni in cui il poliedrico Elio Fiorucci inventa (e vende) uno stile di vita fatto di jeans e t-shirt con angioletti e cuoricini dando vita ad una vera e propria subcultura internazionale. Subcultura che, a partire dal bersaglio stilizzato della Royal Air Force inglese (s)cucito sui giacconi Parka dei giovani Mod alle prese con il blues e la musica beat, in Italia intercetta le lunghezze d’onda propagate dagli specchietti colorati degli scooter, della Vespa e della Lambretta.
Cinquanta creazioni per cinque capitoli, cinque sale, cinque filoni narrativi per raccontare la parte più leggera e sognante degli anni Sessanta. Un esperimento che, facendo suo il linguaggio della contaminazione visiva e dell’upcycling, guarda alla moda di quegli anni come ad un archivio da consultare e valorizzare attualizzando l’identità culturale di una decade complessa e multiforme.
Tutto prende inizio da Carnaby Street, la prima sala, con due look creati e curati da Guillermo Mariotto, co-curatore della performance, che troneggiano al centro dell’ambiente. Ecco le passanti, le cui mise riproducono il look di giovani donne alle prese con una sessione di shopping nelle boutique cult di Londra.
Il secondo capitolo riflette invece sulle libere associazioni vestimentarie: da una parte le stampe naturalistiche, rigogliose anche attraverso il plumage coloratissimo di Ken Scott, dall’altra il denim e gli angioletti dichiaratamente pop di Fiorucci.
Si arriva così alla terza sala, realtà in cui sono le atmosfere lunari di Courrèges, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Valentino Garavani ad essere riscoperte sotto forma di metallo, pvc e cappelli a mo’ di casco. Un presagio stilistico, quello della Space Age, che di lì a poco vedrà un uomo solcare il suolo lunare per la prima volta.
E poi è la volta dei colori e dei ricami con cui l’alta moda vestiva i borghesi per le grandi occasioni – le tinte audaci, il glamour e le paillettes iridescenti rivivono grazie ad una selezione di abiti d’archivio tra cui quelli della sartoria Battilocchi, Jole Veneziani, Gattinoni, Lancetti, Mila Schön e Carosa.
Infine, nella sala Optical, il ritmo degli Sweet Sixties rallenta e si sofferma sull’accostamento geometrico dei due colori (non colori) per antonomasia: il bianco e il nero. Si finisce con il celebrare l’arte – si citano il testamento creativo di Giuseppe Capogrossi e l’operato dei Pittori maledetti di Roma – e con il ricordare la straordinaria potenza evocativa della moda, che questo progetto in fieri utilizza come sistema d’indagine e di ricerca dai contorni mobili e sfumati per rileggere un’epoca sospesa tra mille possibilità. Bella, dolce e moderna come allora.
data di pubblicazione:07/04/2023
da Antonella Massaro | Mar 14, 2023
Everything Everywhere All at Once, secondo molti pronostici, ma anche con qualche scetticismo, è l’autentico trionfatore della notte degli Oscar 2023. Il film di Daniel Kwan e Daniel Scheinert si aggiudica sette delle statuette più prestigiose: miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista (Michelle Yeoh), migliore attrice non protagonista (Jamie Lee Curtis), miglior attore non protagonista (Ke Huy Quan), miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio.
Nell’Olimpo dei premi più ambiti si ritaglia il suo posto Brendan Frase, per la sua commovente interpretazione in The Whale di Darren Aronofsky
La migliore sceneggiatura non originale è quella di Sarah Polley per Women Talking – Il diritto di scegliere.
Avatar – La via dell’acqua porta a casa i migliori effetti visivi.
Il miglior film d’animazione, invece, è Pinocchio di Guillermo del Toro.
Nessun risultato positivo per gli italiani in gara: Alice Rohrwacher, candidata con il cortometraggio Le pupille, e Aldo Signoretti, nella categoria del miglior trucco.
Qui di seguito la lista completa delle canditature e dei premi!
Miglior film
Everything Everywhere All at Once, regia di Daniel Kwan e Daniel Scheinert
Avatar – La via dell’acqua (Avatar: The Way of Water), regia di James Cameron
Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin), regia di Martin McDonagh
Elvis, regia di Baz Luhrmann
Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues), regia di Edward Berger
The Fabelmans, regia di Steven Spielberg
Tár, regia di Todd Field
Top Gun: Maverick, regia di Joseph Kosinski
Triangle of Sadness, regia di Ruben Östlund
Women Talking – Il diritto di scegliere (Women Talking), regia di Sarah Polley
Miglior regista
Daniel Kwan e Daniel Scheinert – Everything Everywhere All at Once
Martin McDonagh – Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)
Steven Spielberg – The Fabelmans
Todd Field – Tár
Ruben Östlund – Triangle of Sadness
Miglior attore protagonista
Brendan Fraser – The Whale
Austin Butler – Elvis
Colin Farrell – Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)
Paul Mescal – Aftersun
Bill Nighy – Living
Miglior attrice protagonista
Michelle Yeoh – Everything Everywhere All at Once
Cate Blanchett – Tár
Ana de Armas – Blonde
Andrea Riseborough – To Leslie
Michelle Williams – The Fabelmans
Miglior attore non protagonista[modifica | modifica wikitesto]
Ke Huy Quan – Everything Everywhere All at Once
Brendan Gleeson – Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)
Brian Tyree Henry – Causeway
Judd Hirsch – The Fabelmans
Barry Keoghan – Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)
Miglior attrice non protagonista
Jamie Lee Curtis – Everything Everywhere All at Once
Angela Bassett – Black Panther: Wakanda Forever
Hong Chau – The Whale
Kerry Condon – Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)
Stephanie Hsu – Everything Everywhere All at Once
Migliore sceneggiatura originale
Daniel Kwan e Daniel Scheinert – Everything Everywhere All at Once
Martin McDonagh – Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)
Steven Spielberg e Tony Kushner – The Fabelmans
Todd Field – Tár
Ruben Östlund – Triangle of Sadness
Migliore sceneggiatura non originale
Sarah Polley – Women Talking – Il diritto di scegliere (Women Talking)
Edward Berger, Lesley Paterson e Ian Stokell – Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues)
Rian Johnson – Glass Onion – Knives Out (Glass Onion: A Knives Out Mystery)
Kazuo Ishiguro – Living
Ehren Kruger, Eric Warren Singer e Christopher McQuarrie – Top Gun: Maverick
Miglior film internazionale
Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues), regia di Edward Berger (Germania)
Argentina, 1985, regia di Santiago Mitre (Argentina)
Close, regia di Lukas Dhont (Belgio)
EO, regia di Jerzy Skolimowski (Polonia)
The Quiet Girl, regia di Colm Bairéad (Irlanda)
Miglior film d’animazione
Pinocchio di Guillermo del Toro (Guillermo del Toro’s Pinocchio), regia di Guillermo del Toro e Mark Gustafson
Marcel the Shell (Marcel the Shell with Shoes On), regia di Dean Fleischer-Camp
Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio (Puss in Boots: The Last Wish), regia di Joel Crawford
Il mostro dei mari (The Sea Beast), regia di Chris Williams
Red (Turning Red), regia di Domee Shi
Miglior montaggio
Paul Rogers – Everything Everywhere All at Once
Mikkel E. G. Nielsen – Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)
Matt Villa e Jonathan Redmond – Elvis
Monika Willi – Tár
Eddie Hamilton – Top Gun: Maverick
Miglior scenografia
Christian M. Goldbeck ed Ernestine Hipper – Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues)
Dylan Cole, Ben Procter e Vanessa Cole – Avatar – La via dell’acqua (Avatar: The Way of Water)
Florencia Martin e Anthony Carlino – Babylon
Catherine Martin, Karen Murphy e Bev Dunn – Elvis
Rick Carter e Karen O’Hara – The Fabelmans
Miglior fotografia
James Friend – Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues)
Darius Khondji – Bardo, la cronaca falsa di alcune verità (Bardo, False Chronicle of a Handful of Truths)
Mandy Walker – Elvis
Roger Deakins – Empire of Light
Florian Hoffmeister – Tár
Migliori costumi
Ruth E. Carter – Black Panther: Wakanda Forever
Mary Zophres – Babylon
Catherine Martin – Elvis
Shirley Kurata – Everything Everywhere All at Once
Jenny Beavan – La signora Harris va a Parigi (Mrs. Harris Goes to Paris)
Miglior trucco e acconciatura
Adrien Morot, Judy Chin e Anne Marie Bradley – The Whale
Heike Merker e Linda Eisenhamerová – Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues)
Naomi Donne, Mike Marino e Mike Fontaine – The Batman
Camille Friend e Joel Harlow – Black Panther: Wakanda Forever
Mark Coulier, Jason Baird e Aldo Signoretti – Elvis
Migliori effetti visivi
Joe Letteri, Richard Baneham, Eric Saindon e Daniel Barret – Avatar – La via dell’acqua (Avatar: The Way of Water)
Frank Petzold, Viktor Müller, Markus Frank e Kamil Jafar – Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues)
Dan Lemmon, Russell Earl, Anders Langlands e Dominic Tuohy – The Batman
Geoffrey Baumann, Craig Hammack, R. Christopher White e Dan Sudick – Black Panther: Wakanda Forever
Ryan Tudhope, Seth Hill, Bryan Litson e Scott R. Fisher – Top Gun: Maverick
Miglior sonoro
Mark Weingarten, James H. Mather, Al Nelson, Chris Burdon e Mark Taylor – Top Gun: Maverick
Victor Prasil, Frank Kruse, Markus Stemler, Lars Ginzel e Stefan Korte – Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues)
Julian Howarth, Gwendolin Yates Whittle, Dick Bernstein, Christopher Boyes, Gary Summers e Michael Hedges – Avatar – La via dell’acqua (Avatar: The Way of Water)
Stuart Wilson, William Files, Douglas Murray e Andy Nelson – The Batman
David Lee, Wayne Pashley, Andy Nelson e Michael Keller – Elvis
Migliore colonna sonora originale
Volker Bertelmann – Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues)
Justin Hurwitz – Babylon
Carter Burwell – Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin)
Son Lux – Everything Everywhere All at Once
John Williams – The Fabelmans
Migliore canzone originale
Naatu Naatu (musiche di M. M. Keeravani; testo di Chandrabose) – RRR
Applause (musiche e testo di Diane Warren) – Tell It Like a Woman
Hold My Hand (musiche e testo di Lady Gaga e BloodPop) – Top Gun: Maverick
Lift Me Up (musiche di Tems, Rihanna, Ryan Coogler e Ludwig Göransson; testo di Tems e Ryan Coogler) – Black Panther: Wakanda Forever
This Is a Life (musiche di Ryan Lott, David Byrne e Mitski; testo di Ryan Lott e David Byrne) – Everything Everywhere All at Once
Miglior documentario
Navalny, regia di Daniel Roher
All That Breathes, regia di Shaunak Sen, Aman Mann e Teddy Leifer
Tutta la bellezza e il dolore – All the Beauty and the Bloodshed (All the Beauty and the Bloodshed), regia di Laura Poitras, Howard Gertler, John Lyons, Nan Goldin e Yoni Golijov
Fire of Love, regia di Sara Dosa, Shane Boris e Ina Fichman
A House Made of Splinters, regia di Simon Lereng Wilmont e Monica Hellstrom
Miglior cortometraggio documentario
Raghu, il piccolo elefante (The Elephant Whisperers), regia di Kartiki Gonsalves e Guneet Monga
Haulout, regia di Evgenia Arbugaeva e Maxim Arbugaev
How Do You Measure a Year?, regia di Jay Rosenblatt
L’effetto Martha Mitchell (The Martha Mitchell Effect), regia di Anne Alvergue e Beth Levison
Stranger at the Gate, regia di Joshua Seftel e Conall Jones
Miglior cortometraggio
An Irish Goodbye, regia di Tom Berkely e Ross White
Ivalu, regia di Anders Walter e Rebecca Pruzan
Le pupille, regia di Alice Rohrwacher
Nattriken, regia di Eirik Tveiten e Gaute Lid Larssen
The Red Suitcase, regia di Cyrus Neshvad
Miglior cortometraggio d’animazione
Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo (The Boy, the Mole, the Fox and the Horse), regia di Charlie Mackesy e Matthew Freud
The Flying Sailor, regia di Amanda Forbis e Wendy Tilby
Ice Merchants, regia di João Gonzalez e Bruno Caetano
My Year of Dicks, regia di Sara Gunnarsdottir e Pamela Ribbon
An Ostrich Told Me the World Is Fake and I Think I Believe It, regia di Lachlan Pendragon
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