RIABBRACCIARE PARIGI di Alice Winocour, 2023

RIABBRACCIARE PARIGI di Alice Winocour, 2023

Mia lavora in una emittente parigina dove fa l’interprete dal russo. Una sera, mentre sfrecciava per le strade della città con la sua moto, viene colta di sorpresa da un temporale e decide di ripararsi in un ristorante. Dopo essersi seduta a bere qualcosa, inaspettatamente entra nel locale un terrorista armato che farà strage dei presenti. Mia, insieme ad altri miracolosamente sopravvissuti, sembra aver rimosso quel trauma collettivo e si impegnerà con se stessa a ricostruire passo dopo passo quei terribili momenti…

  

Alice Winocour, regista e sceneggiatrice francese, ci racconta degli attentati del 2015 a Parigi con un film presentato a Cannes nel 2022, nella Sezione Quinzaine des Réalisateurs, e finalmente distribuito nelle sale italiane. Da tempo aveva in animo di realizzare un film che di fatto sentiva come dovuto, visto che lei stessa aveva indirettamente subito quel dramma quando suo fratello era sopravvissuto all’attacco del Bataclan. Come poi ripreso nel film, la regista era rimasta in contatto con lui durante la strage e di aver poi interrotto la comunicazione per evitare che gli attentatori potessero scoprirlo e quindi ucciderlo. Ma non sono solo questi fatti di cronaca a rendere il film particolarmente interessante. Mia, egregiamente interpretata da Virginie Efira che per questo ruolo ha ottenuto un César, sia pur ferita non mortalmente come la maggior parte della gente presente nel locale, vuole ora ricostruire ogni dettaglio di quanto accaduto. La sua mente è confusa, lei stessa non è più la donna indipendente di prima, soddisfatta del suo lavoro e con accanto un compagno che la copre di attenzioni. Il suo andare a ritroso nella memoria, con l’aiuto di altri sopravvissuti, le consentirà pian piano di chiarire anche la propria esistenza e di resettare il rapporto con la persona con la quale credeva di essere felice. Ecco che la protagonista vorrà pian piano riappropriarsi di una vita che le stava sfuggendo di mano, riflettendo anche sui suoi affetti più cari che forse lei stessa aveva frainteso. Interessante come la regista riesca a individuare e analizzare la psicologia dei singoli personaggi, delle loro reazioni a un trauma in cui sono stati brutalmente coinvolti e dal quale cercano di allontanarsi per continuare a vivere come prima, anche se per molti sarà un’impresa pressoché impossibile. Un film che parla del dramma di una donna che tra visioni oniriche e frammenti di ricordi riesce infine a rielaborare il proprio vissuto e a ritagliarsi un’identità nuova, tra sofferenze e tentativi per riappropriarsi di un brandello di felicità.

data di pubblicazione:12/11/2023


Scopri con un click il nostro voto:

RIOT ACT di Alexis Gregory, diretto e interpretato da Massimo Di Michele

RIOT ACT di Alexis Gregory, diretto e interpretato da Massimo Di Michele

(Trend – Teatro Belli – Roma, 6/8 novembre 2023)

Una panoramica dettagliata e potente su settant’anni di lotte per i diritti LGBT attraverso il racconto di tre eccezionali testimoni. Un one-man show che vede protagonista Massimo Di Michele, gradito ritorno sul palco di Trend, la rassegna di drammaturgia inglese diretta da Rodolfo di Giammarco giunta quest’anno alla sua ventiduesima edizione.

 

Un atto di rivolta si può compiere anche solo dando la propria testimonianza. Il potere della memoria smuove le coscienze, risveglia l’attenzione, sprona a continuare la lotta seguendo il cammino tracciato da chi è venuto prima di noi. Un invito alle nuove generazioni a far tesoro della lotta grazie alla quale oggi si gode di maggiore libertà. Lo sa bene il drammaturgo, regista e attore londinese Alexis Gregory, che compone il suo testo raccogliendo e drammatizzando le testimonianze di tre attivisti della scena queer americana e inglese, protagonisti di battaglie epocali che hanno segnato la storia del movimento di lotta ai diritti LGBT dalla sua nascita negli anni ’60 fino ai giorni nostri.

Il testo documenta con chiarezza e abbondanza di dettagli la prima sommossa della comunità gay di New York riunita allo Stonewall Inn e prosegue, seguendo un coerente filo narrativo, con il dramma dell’AIDS che ha segnato tutti gli anni Ottanta. Dopo aver migrato dall’Inghilterra all’America, lo spettacolo arriva finalmente a Roma, grazie alla proposta sempre attenta di Trend e al lavoro di Massimo Di Michele.

Le storie sono quelle di Michael, Lavinia e Paul, la cui rispettabile età legittima la vivezza e l’efficacia dei racconti. Michael-Anthony Nozzi si trovava a Stonewall la notte della rivolta. Il bar, squallido e fatiscente, era frequentato da drag queen vecchie e cesse, truccate e vestite sciattamente con i panni presi in prestito dai guardaroba delle loro mamme. La sera di quel 28 giugno 1969 il locale era pieno più del solito di gente. Judy Garland, icona gay di quegli anni, era morta appena una settimana prima. La polizia era solita fare irruzione nel locale e i blitz erano momenti di paura vera. I poliziotti minacciavano, perquisivano, picchiavano e arrestavano le ‘checche’, le drag o le marchette che frequentavano il locale. Ma quella sera era diverso. Quella sera si diede inizio alla rivolta, tra pestaggi e sangue. Poi vennero gli anni tremendi in cui si diffuse il virus dell’HIV e tanta gente morì di AIDS. Lo ricorda anche Lavinia Co-op, protagonista della scena drag della Londra degli anni ’70. Il suo personaggio è divertente e nella versione di Di Michele si prende tutta la scena. Ma ha qualcosa di doloroso e fragile nell’intimo, che il disegno luci sottolinea con grande emozione. In fondo per lei l’unico posto più sicuro al mondo è il palcoscenico, fuori dal quale sono solo botte e offese. Tuttavia il coraggio non le manca, perché l’unico gesto politico che si può compiere è quello di affermare sé stessi. Il tema della malattia tocca anche Paul Burston, un attivista che negli anni ’90 era fortemente impegnato nella lotta contro l’AIDS.

Solo sul palco, Massimo Di Michele incarna uno dopo l’altro i protagonisti di questo lavoro documentaristico. Cambia costume di volta in volta, ma non solo questo caratterizza il personaggio che va a mostrare. Concorre nel mettere in evidenza lo stacco tra una personalità e l’altra anche la sua versatilità artistica, fisica e vocale, e soprattutto la capacità di Enrico Luttmann di aver sottolineato nella traduzione del testo le sfumature di linguaggio tra un protagonista e l’altro.

Una messinscena essenziale per un messaggio potente che affascina, fa riflettere, coinvolge. Una testimonianza che conferma il teatro uno strumento consapevole di impegno politico.

data di pubblicazione:11/11/2023


Il nostro voto:

UN CURIOSO ACCIDENTE di Carlo Goldoni, regia di Gabriele Lavia, con Gabriele Lavia, Federica Di Martino, Simone Toni, Giorgia Salari, Andrea Nicolini, Lorenzo Terenzi, Beatrice Ceccherini, Lorenzo Volpe, Leonardo Nicolini

UN CURIOSO ACCIDENTE di Carlo Goldoni, regia di Gabriele Lavia, con Gabriele Lavia, Federica Di Martino, Simone Toni, Giorgia Salari, Andrea Nicolini, Lorenzo Terenzi, Beatrice Ceccherini, Lorenzo Volpe, Leonardo Nicolini

(Teatro Argentina – Roma, 31 ottobre/19 novembre 2023)

Recupero di un’opera minore di Goldoni qui forse esageratamente dichiara un capolavoro. Lavia deve riscattare la semplicità del plot con una serie di trovate sceniche estrose. Una fetta di pubblico va in scena, gli attori zigzagano in platea cercando conforto ed empatia con il pubblico.

L’azione si svolge in Olanda per una parentesi internazionale di Goldoni del 1760. Dunque si sfottono i francesi, si riesuma proditoriamente l’antica maschera di Arlecchino, un pianoforte condisce entrate e uscite di scena. Lavia dilata un copione semplice in due ore e mezzo di spettacolo confermandosi nei panni del primattore che fa ridere con battute inopinate, sensi girati, accentuazioni. Nella povertà delle attuali proposte teatrali uno spettacolo ricco di un teatro capostipite ancora in cerca di un direttore artistico e di una continuità di programmazione. Ma il pubblico risponde positivamente nonostante qualche alto e basso di tensione. Il registro grottesco spesso prende la prevalenza, Ma non ci annoia mai e questo è già un gran bel merito della compagnia. Divertimento di charme senza abbassare troppo il livello drammaturgico. Per Lavia Goldoni è nell’alveo degli autori importanti. Nell’incontro pomeridiano ha sottolineato la sua filiazione dall’illuminismo, corroborata dall’amicizia con Voltaire e si è rammaricato di non potersi cimentare nel dimenticato Brecht, un polo decisamente lontano dalle corde del teatro attuale, a causa dei budget non sostenibili dell’eventuale progetto. Goldoni del resto raccolta di aver ricavato la vicenda da un fatto vero riferito nel Caffè della Sultana in Piazza San Marco a Venezia, nel luogo dove oggi si propone ai turisti il prestigioso Caffè Florian. E Lavia si diffonde volentieri sul mito della Sultana, una intraprendente donna italiana alla corte dei turchi.

data di pubblicazione:11/11/2023


Il nostro voto:

LUBO di Giorgio Diritti, 2023

LUBO di Giorgio Diritti, 2023

Lubo Moser, appartiene alla popolazione nomade degli Jenisch e si esibisce come artista di strada insieme alla moglie e ai suoi tre bambini. Un giorno viene fermato e forzatamente arruolato nell’esercito svizzero per difendere i confini da una possibile invasione da parte della Germania, già da anni sotto la dittatura espansionistica di Hitler. Appena indossata la divisa di soldato, viene a sapere della tragica morte della moglie, mentre i figli sono stati affidati ad orfanotrofi per l’attuazione di un mirato programma di eugenetica…

  

Giorgio Diritti, essendosi formato con importanti registi come Pupi Avati, Ermanno Olmi e lo stesso Fellini, si porta dietro un’ottima impostazione che lo ha visto impegnato in film, per la verità non molti, tutti di altissimo livello. L’ultimo (Volevo nascondermi) era stato subito notato alla Berlinale del 2020, sia da parte della critica internazionale che da parte del pubblico che così aveva avuto modo di conoscere appieno la personalità estroversa del pittore e scultore Antonio Ligabue. Con Lubo il regista affronta tematiche molto delicate, a molti del tutto sconosciute. Nella bucolica e neutrale Confederazione Elvetica, mentre l’Europa era travolta dalla guerra, si portava avanti un programma denominato Kinder der Landstrasse che mirava a togliere ai legittimi genitori, generalmente di estrazione nomade, i propri figli, considerati bambini di strada, per affidarli a istituti e successivamente a famiglie adottive. I temi qui affrontati non riguardano solo i disperati tentativi del protagonista Lubo (Franz Rogowski) di rintracciare, attraverso la complicata burocrazia elvetica, i propri figli strappati alla madre che era morta nel difenderli. Viene di fatto sollevata la problematica che riguardava i beni preziosi delle famiglie ebree che venivano affidati ad intermediari per essere custoditi in Svizzera e sottrarli così alla razzia dei tedeschi. Beni mai rientrati in possesso dei legittimi proprietari. Un film quindi che affronta vicende drammatiche e piene di pathos, egregiamente interpretate da un cast di prim’ordine e con una ricostruzione più che fedele dei luoghi e delle situazioni. Un tentativo disperato di ricerca e di vendetta da parte del protagonista per farsi in qualche modo giustizia da sé, costruendosi una nuova identità, ma rispettando nello stesso tempo la propria natura di uomo libero, fuori da quegli schemi che a tutti i costi la società voleva imporgli. Il film, ora finalmente distribuito nelle sale, era stato presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

data di pubblicazione:08/11/2023


Scopri con un click il nostro voto:

COMANDANTE di Edoardo De Angelis, 2023

COMANDANTE di Edoardo De Angelis, 2023

Film d’apertura al Festival di Venezia 2023, il film di Edoardo De Angelis, che ha per protagonista Pierfrancesco Favino, scritto da Sandro Veronesi e dallo stesso regista, racconta la storia vera di Salvatore Todaro, comandante del sommergibile Comandante Cappellini durante la seconda guerra mondiale.

  

Siciliano di nascita ma sempre vissuto a Chioggia dove s’innamora perdutamente del mare, Salvatore Todaro segue con successo la carriera militare. Capitano della Regia Marina, durante un’esercitazione un incidente gli procura la lesione della colonna vertebrale, evento che gli avrebbe consentito di poter godere di un congedo illimitato e di ricevere una pensione d’invalidità. Todaro invece preferisce restare nella Marina ricorrendo a un busto rigido per il resto della vita. Un mese dopo l’entrata in guerra dell’Italia, nel luglio 1940 Todaro diventa comandante del nuovissimo sommergibile Comandante Cappellini. In missione affonda a largo dell’Atlantico un piroscafo mercantile belga, il Kabalo, che aveva aperto il fuoco su di loro. Todaro decide, contro il parere dei superiori, di salvare i 26 naufraghi belgi, condannati a morte certa alla deriva su una zattera a centinaia di miglia dalla costa, anche se per far ciò dovrà navigare in emersione per tre giorni, rendendosi visibile alle forze nemiche e mettendo a repentaglio la propria vita e quella dei suoi uomini. In quei tre giorni, il sottomarino si trasformerà in un luogo di incontro tra sconosciuti, anche molto diversi tra loro, ma più simili di quanto non pensassero.

Vero e proprio kolossal diretto dal visionario regista Edoardo De Angelis all’ennesima prova del nove, per un film girato lontano dalla sua Campania e in uno spazio angusto quale quello che può offrire un sottomarino da guerra, in cui si vive a ridosso, in cui è necessaria gerarchia e condivisione, scegliendo peraltro la babele di accenti e dialetti dei vari protagonisti, per rendere il legame con la terra di nascita ancora più viscerale.

Prodotto da Indigo Film e O’Groove con RAI Cinema, Tramp LTD, VGroove e Wise Pictures il film si avvale della splendida interpretazione di Pierfrancesco Favino, nel complesso personaggio di Todaro, eroe e patriota, ma anche santone e profeta. Il comandante belga, dopo la guerra, dirà che, quando chiese a Todaro il perché di un gesto che lui non avrebbe fatto, la sua risposta fu: “siamo italiani. Lo facciamo da 2000 anni e continueremo a farlo”.

Estremamente toccante la forza del film nel raccontare la capacità di correre in soccorso degli altri, in un mondo quale quello del mare, in cui vige in primis il rispetto di regole e persone. La parabola della guerra in cui si combattono i mezzi ma non gli uomini, è un chiaro messaggio verso il rispetto dei migranti che nel Mediterraneo è stato fatto proprio principalmente dagli italiani, ora come allora, secondo una vicenda reale che racconta come esistano leggi eterne che non vanno infrante mai e che si concretizzano proprio in un cessate il fuoco che salva dignità e coscienze.

data di pubblicazione:03/11/2023


Scopri con un click il nostro voto:

KILLERS OF THE FLOWER MOON di Martin Scorsese, 2023

KILLERS OF THE FLOWER MOON di Martin Scorsese, 2023

Splendido affresco su uno dei tanti complessi di colpa della Grande Madre America. In questo caso uno sterminio locale di una tribù di Osage per il possesso del petrolio. Il denaro sta sullo sfondo ma è la metafora dell’America di oggi, inspirata a una logica di sopraffazione dove le armi sono sempre a portata di mano. E dove l’eccesso rasenta la follia. Per uccidere un paio di uomini nel caso filmico si fa saltare in aria un’intera abitazione con un’overdose di dinamite.

 

Pur ben oltre la soglia degli ottanta anni Scorsese mantiene una vitalità filmico-narrativa invidiabile. Così tre ore e un quarto di proiezione superano ampiamente il rischio della noia con un ritratto vivace, teso, aggressivo e con un confronto quasi scespiriano tra Di Capri e De Niro il cui primo impatto sul set è datato 1993. Verrebbe voglia di scrivere un trentennale felice tanto che non si può immaginare questa pellicola senza il duo. Il più anziano che manovra il giovane fino alle estrema conseguenze salvo un ravvedimento operoso dell’ultim’ora che non attenua però le conseguenze della giustizia degli uomini. Di Caprio si muove in panni accidentati mentre lo script riservato a De Niro è più lineare e più facilmente coerente. Come non riconoscere nel cinico imprenditore di Fairfax, l’ombra del mafioso che fu!. Mutatis mutandis sempre affari di mezzo e crimini portati alle estreme conseguenze. Un sentore di western permea il film ricostruendo un’America pionieristica e spregiudicata dove i veri valori morali sono incarnati dai nativi indiani, ingenuamente alla mercé dell’uomo bianco. Cinema puro in cui Scorsese non risparmia un giudizio impietoso e durissimo sui suoi connazionali proiettando un’ombra di attualità sull’America attuale. Il titolo non avvicina il pubblico italiano alla proposta ma il carisma di Scorsese farà la differenza al marketing. E questo mese un festival su Scorsese è fruibile alla Casa del Cinema di Roma. I suoi film più famosi e quelli che gli stanno più a cuore in grande e bella fruizione.

data di pubblicazione:03/11/2023


Scopri con un click il nostro voto:

CLUB ZERO di Jessica Hausner, 2023

CLUB ZERO di Jessica Hausner, 2023

(ALICE NELLA CITTA’- 18/29 Ottobre 2023)

Club Zero, il film diretto da Jessica Hausner, in concorso a Cannes, e presentato fuori concorso ad Alice nella città lo scorso 27 ottobre, affronta il tema della nutrizione e dei disturbi alimentari tra gli adolescenti. Ambientato in un liceo privato internazionale è incentrato sulla figura di Miss Novak, una enigmatica donna che entra nel corpo docente su segnalazione dei genitori dei ragazzi per un corso di alimentazione consapevole basato sulla restrizione, secondo il quale bisogna ridurre al minimo l’assunzione di cibo per avere una vita più salutare. L’insegnante esercita liberamente la sua influenza sul gruppo e finisce per allontanare i suoi studenti dalle famiglie, con conseguenze devastanti tra gli allievi.

 

L’attrice Mia Wasikowska è Miss Novak, una professoressa che insegna in una scuola d’élite internazionale. Lì gli studenti sono chiamati a primeggiare, e lei li aiuta con un corso di alimentazione consapevole. Questo concetto estremo fa particolarmente presa su cinque alunni con cui l’insegnante stringe presto un legame esclusivo e manipolatorio. Lei è disponibile, sollecita, loro intravedono nelle sue lezioni una risposta possibile a una diffusa sensibilità sui temi dell’ambiente.

I ragazzi decidono di creare il Club Zero, un circolo molto chiuso basato sulla dottrina di Novak. I docenti dell’istituto e i genitori degli allievi non si accorgono subito di quello che sta succedendo, ma poi preoccupati per i comportamenti anomali dei ragazzi, riescono a far sospendere l’insegnamento.

I cinque adolescenti sono oramai troppo dipendenti ed indottrinati ed anzi i loro rapporti con il cibo e con il mondo esterno peggiorano, precipitando progressivamente in un baratro che annichilisce identità e volontà.

Quella di Club Zero è una grande metafora che rimanda alla mania tutta contemporanea del controllo.

La regista si muove su coordinate estetiche precise e rigide con un film rigoroso e geometrico, algido ed esteticamente impeccabile, costruito su primi piani ed inquadrature fisse.

È su questo sfondo che Jessica Hausner continua a interrogarsi su alcuni cortocircuiti della società contemporanea, quali le nuove filosofie di nutrizione, la vacuità delle istituzioni scolastiche d’eccellenza, l’incomunicabilità generazionale, fino al vuoto culturale e umano dei nuovi ricchi. Il film mette allo scoperto i meccanismi di manipolazione delle masse, non cercando di consolare, ma piuttosto di scuotere con vigore una generazione che vuole assumersi responsabilità ed avere il potere di gestire la propria vita ma che è incapace di farsi ascoltare anche quando avrebbe ragione.

data di pubblicazione:30/10/2023








CLUB ZERO di Jessica Hausner, 2023

CLOROFILLA di Ivana Gloria, 2023

(ALICE NELLA CITTA’- 18/29 Ottobre 2023)

È il bosco l’unico luogo sicuro per Maia, protagonista del film Clorofilla, opera prima di Ivana Gloria, presentato in Concorso nel Panorama Italia della Selezione ufficiale di Alice nella città lo scorso 26 ottobre. Maia è una giovane donna, i suoi capelli e il suo sangue sono naturalmente verdi e nutre un’attrazione inspiegabile verso la terra, le radici, gli alberi, i fiori. Ma questo è anche l’universo di Teo, timido e introverso, che vive da solo nel suo casale immerso in un aranceto, l’unico a calarsi appieno nella sua dinamica evolutiva ed in grado di accompagnare Maia nella transizione a diventare essa stessa Natura. Un racconto di un’intesa fatta di amicizia, comprensione, di attrazione tra due solitudini.

Il film di Ivana Gloria, interamente ambientato in Sardegna, mostra la metamorfosi della protagonista; i suoi capelli sono verde naturale, tra le ciocche iniziano a sbocciare fiori e nelle sue vene scorre clorofilla.

E’ il racconto del cammino di crescita e dell’accettazione di sé, alla ricerca della felicità. Il tutto immerso nella campagna sarda in cui il film è ambientato. Maia vive un intenso conflitto interiore, divisa tra due mondi: quello umano, a cui è sempre appartenuta, e quello vegetale, verso cui si sente insistentemente attirata tanto da diventarne poi parte integrante. La protagonista riuscirà ad affrontare questo momento di crescita, complesso e singolare, grazie all’amicizia con un ragazzo:Teo (Michele Ragno), poco più grande di lei, che vive da solo in un casale, prendendosi cura di piante e fiori con cui realizza profumi insoliti.

Altro personaggio della storia è Arturo (Domenico De Meo), fratello di Teo. I due ragazzi, pur essendo estremamente diversi, sono legati da un profondo affetto. Arturo, bello e affabile, in un primo momento è molto affascinato dalla bellezza misteriosa e delicata di Maia, ma non riesce a comprenderla.

Clorofilla è un film di una bellezza indefinibile, uno strano vaso di Pandora che una volta aperto disperde mistero e magia, in parte fiaba, ma anche fantascienza, natura e fluidità, non luoghi, una storia d’amore differente ma piena di vitalità.

Prodotto da Albedo Production di Cinzia Salvioli e DO Consulting & Production di Daniele Orazi, scritto da Marco Borromei, Clorofilla adatta il mito ovidiano di Dafne attraverso la metamorfosi di Maia, una ragazza che rifugge sé stessa, inconsapevole ma forte che dovrà imparare a scavare dentro di sé per accettare la verità da cui si nasconde. Teo riconosce invece immediatamente in Maia qualcosa di diverso rispetto a tutti gli altri e così finalmente Maia sente di poter svelare ed accettare la sua vera natura. Le due solitudini si incontrano, si mescolano e si comprendono. Nascono profumi unici e un sentimento profondo, che aiuterà Maia a compiere la sua necessaria mutazione.

data di pubblicazione:28/10/2023








I LIMONI D’INVERNO di Caterina Carone, 2023

I LIMONI D’INVERNO di Caterina Carone, 2023

(ROME FILM FEST, 18/29 Ottobre 2023)

Grazie alla vicinanza dei rispettivi terrazzi, due sconosciuti alle prese con la propria attività di giardinaggio incominciano a intessere un dialogo profondo, che li aiuta ad alleviare il dolore per qualcosa di grave, un segreto, che ognuno dei due cerca di nascondere a se stesso e a chi gli sta vicino. In quella sorta di limbo sospeso tra la terra e il cielo, lontano dalla velocità della città, Pietro ed Eleonora si insegnano a vicenda a seguire il proprio cuore, a credere ancora nella “possibilità di essere felici”, prima che le loro strade si separino di nuovo.

Già dal titolo si preannuncia la possibilità di maturare nonostante il freddo, come per l’appunto i limoni d’inverno. Christian De Sica interpreta Pietro Lorenzi, un professore di lettere in pensione amante del giardinaggio, accanto a Teresa Saponangelo, che interpreta Eleonora; tutto intorno altri personaggi: Nicola, interpretato da Francesco Bruni, un giovane cameriere senza istruzione che vede in Pietro una figura paterna, Domenico, suo fratello e Luca, il marito di Eleonora. Lo sguardo delicato, ma con un velo potente di tristezza, è anche sulle ambizioni in tutte le loro sfumature: da andare a New York per Luca (Max Malatesta), fino a Domenico (Luca Lionello), che vuole ricostruire una barca e Nicola, che vuole raggiungere il diploma.

L’attore romano è qui in una veste insolita, malinconica e colta, e non sfigura affatto, in ciò aiutato dalla brava Saponangelo, fra i due si instaura un dialogo profondo, che li aiuta ad alleviare il dolore per qualcosa di grave, separati nei loro affacciati sui tetti di Roma da un vuoto, che però si concede alla possibilità di essere colmato, attraverso l’arte e i ricordi.

Ma il velo di mestizia rende lo scorrere del film a tratti lento, risvegliandosi comunque in un finale non banale.

data di pubblicazione:27/10/2023







MISERICORDIA di Emma Dante, 2023

MISERICORDIA di Emma Dante, 2023

(ROME FILM FEST, 18/29 Ottobre 2023)

Arturo viene abbandonato tra le rocce mentre sua madre muore. Con i suoi strilli disperati attira l’attenzione di una pecora che lo salverà. Passano gli anni e lui rimane però bambino, cresciuto da tre donne, prostitute come la madre più per necessità che per vocazione, che lo accudiscono in tutto perché di fatto lui non è mai cresciuto veramente. Tra carezze e rimproveri Arturo riconosce istintivamente il richiamo della lana, perché alla pecora deve la sua salvezza…

 

Con l’asprezza narrativa che la contraddistingue in tutto, Emma Dante porta al cinema un suo precedente lavoro teatrale dove ancora una volta si parla di donne e del loro bieco sfruttamento. La regista non usa i mezzi toni per lanciare un messaggio di disperazione in favore di coloro che, per un verso o per l’altro, sono tuttora vittime di abusi e di sopraffazione. Ambientata in un piccolo borgo in riva al mare, quello siciliano per l’appunto, tra sporcizia e degrado ambientale dove le donne vengono obbligate a soddisfare in tutti i modi le soverchierie di uomini senza scrupoli, nasce così la storia di Arturo. Lui è un essere che vive nel suo mondo, balla sino allo sfinimento e guarda la vita con gli occhi di chi ha già incontrato la morte. Si è colpiti dalla sua nudità che non trova vergogna, dal suo sguardo distaccato e discreto verso quel poco che lo circonda, alla ricerca continua di una fonte di calore che lo possa proteggere dalla cattiveria. Il film è sicuramente un pugno sullo stomaco, una denuncia aperta verso qualsiasi forma di maschilismo che usa la violenza sulle donne per giustificare la propria impotenza e la propria inettitudine. Oggetti alla rinfusa accumulati e raccattati chissà dove, bambini che corrono alla fonte per raccogliere l’acqua e poi le donne, tante donne che si danno per poco per racimolare qualche soldo utile a provvedere alla sussistenza, senza alcuna speranza in un futuro migliore che possa riscattarle. Accanto a Fabrizio Ferracane, sulla scena chiamato Polifemo perché un occhio gli è stato portato via e nessuno crede che sia nato così, abbiamo Simone Zambelli, giovane protagonista che nasce con e per la danza ma che ora, è curioso di esplorare il mondo della recitazione, quasi a voler colmare un vuoto che in passato sembrava ossessionarlo. Nel film come nel teatro, Emma Dante ha voluto lui e si può affermare che la sua scelta è stata decisamente vincente. Lo sguardo di Arturo è limpido come limpida è la sua espressione quando viene allontanato forzatamente dal suo mondo, crudele e protettivo al tempo stesso. Il film sarà nelle sale dal 16 novembre ed è sicuramente da non perdere.

data di pubblicazione:26/10/2023