Netflix ripropone in catalogo il capolavoro di Franco Zeffirelli, trasposizione cinematografica della celebre tragedia di Shakespeare e grande successo internazionale.
Di Romeo e Giulietta conosciamo trasposizioni diverse, sia teatrali che cinematografiche, più o meno fedeli all’opera shakespeariana. Questa versione, o visione, firmata Franco Zeffirelli e risalente al 1968, oltre a fornire un esempio di perfezione formale, può dirsi “fedele”. Non soltanto al testo originale ma, aggiungerei, all’interpretazione che ne dà la critica più accreditata. Secondo la quale questa non sarebbe una vera tragedia, specie se messa a confronto con la storia di Otello e Desdemona, ad esempio. I due giovani, innamorati e sposi a dispetto del proprio nome, muoiono per la crudeltà del Fato, nutrita dall’odio degli uomini (“Dove sono questi nemici?!” – tuonerà il Principe di Verona). Ma non prima di aver realizzato il loro “desiderio d’amore”. E conosciuto l’amore stesso come dono di sé e insieme come fonte inesauribile (“Più te ne do, più mi sembra di possederne!”). Gli amanti vivono la pienezza, fino in fondo; destino che non è riservato a chiunque, su questa terra.
La famosa “scena del balcone” vede una giovanissima Olivia Hussey (sarà Maria nel Gesù di Nazareth dello stesso Zeffirelli) nel ruolo di Giulietta, capace di armonizzare con estrema naturalezza l’aspetto trasognato e l’ardore del sentimento che si svela. Senza finzioni, senza pudori. Mentre Romeo (Leonard Whiting) traduce l’impeto della passione nello slancio fisico, nel protendersi a più riprese verso di lei, oltre che negli sguardi smaniosi, “voraci”. I primi piani restituiscono intatta la limpidezza degli sguardi, e la trasparenza del sorriso, tanto più seducente quanto privo di malizia o di ricercata sdolcinatezza. Ed è subito poesia. Poesia che è data anche, in questo film, dalla splendida fotografia, dalla recitazione degli attori, impeccabile come la scenografia tutta. E dalle musiche di Nino Rota, struggenti, che da sole sanno suscitare emozioni e compassione autentica.
La voce narrante, quella del grande Vittorio Gassman, finisce per esaltare la commozione, che lo spettatore fa propria, con coinvolgimento pieno. L’alba livida della scena conclusiva sembra invadere lo spazio oltre lo schermo, spingersi fino alla mente e al cuore di chi ha visto e sentito. Testimone nei secoli. Perché, come recita il coro con i toni dell’addio, “mai storia fu più dolorosa di quella di Giulietta. E del suo Romeo”.
Da non perdere.
data di pubblicazione:07/04/2026






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