con Giuseppe Moschella e Emanuela Mulè, musiche di Diego Spitaleri, Riccardo Lo Bue, Marcello Cinà
(Biondo d’estate: complesso monumentale di Sant’Anna – Palermo, 14/16 giugno 2026)
Il Teatro Biondo Stabile di Palermo apre le porte della sua “residenza estiva”, inaugurando la stagione con due spettacoli suggestivi, avvolgenti come una notte stellata. Uno di questi è “La belva”, omaggio al drammaturgo siciliano Enzo Consoli e al suo “Nido”.
“Dentro ciascuno di noi si nasconde la belva”. Si conclude con queste parole, proiettate una dopo l’altra sullo schermo che fa da sfondo al palcoscenico, la pièce diretta e interpretata da Giuseppe Moschella. Compaiono e si succedono ad intervalli regolari, così come le battute del soliloquio d’apertura risultano ritmate con effetto volutamente sincopato. La reiterazione dei suoni (la parola “mamma” si moltiplica a dismisura nelle invocazioni di lui), dall’inizio alla fine di questo “reading in motion”, è segno tangibile di quella coazione a ripetere che è conseguente al trauma. Nascosta tra le pieghe di quell’inconscio che di tanto in tanto emerge a livello visivo sotto forma di smorfia o spasmo – sorta di urlo munchiano -, vive, risiede e respira la belva. Che assume di volta in volta i tratti della goffaggine e del disadattamento (“tu sei diverso!”), del desiderio mai realizzato (“perché tutte mi lasciano?!”), della solitudine. E della rabbia incontrollata che a tratti esplode come un vulcano.
Protagonista, insieme alle figure di donne che interagiscono col personaggio di Alessio, è la casa. Immagini in bianco e nero mostrate sullo schermo ne riproducono i dettagli più inquietanti e insieme più significativi (la persiana, la porta segreta, lo sgabuzzino), insieme agli oggetti – obsoleti – di un passato che non vuole essere superato (una vecchia radio, dei 33 giri, un telefono antico). In maniera speculare, il personaggio femminile (qui triplice) rappresenta a sua volta maschere diverse, frutto di desideri camuffati e repressi. Talora esprime, attraverso una teatralità esasperata, un medesimo senso di fallimento e di noia esistenziale (perché partire, andare lontano per ritrovare altrove le stesse cose di sempre?). O riproduce modelli che offrono una parvenza di continuità rassicurante con le figure di riferimento del passato (“ti sposo!”), salvo poi far emergere tutta la frustrazione dell’uomo non più bambino. Intimamente desideroso di crescere, affrancarsi dalle “cure” dell’infanzia, valicare la barriera del “nido”, tramutato in trappola per animali – la tana della “belva”. Desideroso di uscire a riveder le stelle, infine, in un cielo diverso. Magari a tempo di jazz, improvvisando, adattandosi, ma in compagnia di altri. Pianoforte, contrabbasso, sassofono, e voce. Finalmente liberi, finalmente insieme.
data di pubblicazione:15/06/2026
Il nostro voto: 






…la belva che si nasconde “dentro ciascuno di noi” !!! Brava Daniela, grazie …
…” la belva che si nasconde “dentro ciascuno di noi” !!! Brava Daniela, grazie …