Je m’appelle Agneta è il titolo originale di questo film di produzione svedese, attualmente su piattaforma Netflix. Tratto da un romanzo di Emma Hamberg.
Una vita monotona e incolore si trascina stancamente per Agneta, moglie e madre di famiglia nella fredda Svezia. Il licenziamento improvviso giunge come un deus ex machina, a dare una svolta insperata all’esistenza di lei. Assumerà un incarico come “ragazza” alla pari in Provenza, nella Francia dei suoi sogni, e finirà per occuparsi di un vecchio eccentrico. Burbero e intrattabile, al principio, ma tutto da scoprire.
Follia e saggezza si intrecciano in questo film ironico, sensuale, straziante e consolatorio insieme. La “normalità” è una prigione che mortifica il corpo e ammutolisce lo spirito. Attraverso la metamorfosi di Agneta (Eva Melander), donna per troppo tempo inibita e incapace di credere in sé stessa, rivive quella parte di ciascun essere umano che reclama libertà. Fuori dalle convenzioni e dallo sguardo altrui. La “conversione” avviene sotto la guida bizzarra del vecchio viveur Einar, bene interpretato da Claes Månsson. Che usa la “gioia” – la fantasia, il teatro – come antidoto contro malinconia e rimpianto. Che rinasce, mattina e sera, al grido di “Cosa vuoi, mia libido?”
La macchina da presa cattura via via questo processo di liberazione attraverso primissimi piani e dettagli minuziosi. I pori della pelle così come le curve generose sono mostrati senza pudori, in una riscoperta della femminilità autentica, e del calore umano. I gesti contenuti, la posa rigida delle prime scene cedono il posto a danze scomposte sempre più armoniose, semplicemente perché “se qualcuno t’invita a ballare non puoi rifiutare”. E ancora, a fughe improvvise tra i vicoli del villaggio, a corse sfrenate in mezzo ai campi di lavanda. Persino i sapori, messi al bando dai regimi “salutisti” del precedente vissuto, sono svincolati dalla censura, scarcerati. E si sciolgono al sole di un mercato all’aperto, prima ancora che sulle papille gustative in estasi.
La bellezza di una donna è la sua capacità di lasciarsi andare, riscoprire sé stessa, scegliere per sé stessa, e aprirsi agli altri, infine.
Le canzoni di sottofondo – dalla versione francese di The winner takes it all, vecchio successo degli Abba, alla celebre For me formidable di Aznavour – rappresentano anch’esse un inno alla gioia di vivere, o di restare in vita. Che sia nelle notti di passione selvaggia o in una veglia di tenerezza pura, purché sia vita vera. E sia nell’unico posto dove ciò può davvero esistere: nella douce France.
data di pubblicazione:03/05/2026
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Per lei, l’infelice protagonista, Giobbe avrebbe detto: il pianto può durare tutta una notte ma al mattino viene la gioia!
E così è stato…