musiche di Stefano Saletti e Barbara Eramo
(Biondo d’estate: complesso monumentale di Sant’Anna, GAM- Palermo, 20/21 giugno 2026)
Dal Libro II dell’Eneide, adattamento e interpretazione di Massimo Popolizio. Le musiche sono eseguite dal vivo e impreziosite dalla voce ammaliante di Barbara Eramo e dal contributo del musicista iraniano Pejman Tadayon, dotato di straordinari strumenti.
Riflessa come attraverso una galleria di specchi, prende corpo e diventa materia la voce di Virgilio, che è quella di Enea, che a sua volta vive per il tramite dell’attore. Una e molteplice insieme, s’incarna e cambia forma, facendo della metamorfosi la propria ratio e il proprio tratto distintivo. Assume di volta in volta toni e accenti diversi. È il sibilo che traduce l’insidia: menzogna e tradimento. È il falsetto (suono “non vero”) usato per dispiegare l’inganno e le sue trame fallaci. Sono le urla di chi muore massacrato per mano nemica ed è, al contempo, il timbro possente di chi non vuole arrendersi senza combattere. È il monito disperato di chi “vede” oltre le apparenze, inascoltato e vano. E ancora, è il sussurro delle ombre – eidolon del presente e del passato – che risorgono dalle tenebre o che prendono commiato, abbandonando la vita. Sono loro: di volta in volta, Ettore e Creusa, Sinone e Pirro figlio di Achille, Laocoonte, Anchise il vecchio padre e Priamo re di Troia.
Così il mito si fa Storia – storia “umana” – e la Storia si fa racconto, e il racconto diventa sceneggiatura. Alla tessitura del canto proprio dell’io lirico, accompagnato da musica, corrisponde la costruzione del “quadro”, analisi e sintesi di immagini miranti a “far vedere ciò che è scritto”.
Ruota attorno alla figura maestosa del celebre cavallo, dono dei Greci, la struttura del testo di questa rappresentazione. È l’ossatura che sostiene e giustifica le passioni umane, dalla falsità alla pietas, dal sacrificio più doloroso al desiderio di rinascita. Risuonano, le passioni umane, come nelle cavità del ventre del cavallo di legno, accomunando donne e uomini, vecchi e giovani. Risuonano come eco di popoli antichi e di epoche lontanissime che giungono fino a noi, partecipando di un’attualità altrettanto crudele. Di guerre, distruzioni e rovine.
Drammi universali, capaci di penetrare fino nell’intimo di ciascuno, come nell’intimo più profondo fanno breccia gli eserciti qui rievocati, attraverso le porte violate della città, della reggia. Spostandosi dallo spazio aperto, folgorante per i fuochi della guerra, agli ambienti più privati della dimora, ancorché regale. Attraverso un lungo corridoio in penombra, in una sequenza visiva che mostra più di quanto non dice. Così, tutto quanto viene detto, per mezzo della voce di Massimo, novello “cantore di Enea”, diventa agli occhi della platea dipinto su tela, costellazione e specchio. Uno spettacolo autentico, a cielo aperto.
data di pubblicazione:21/06/2026
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