OUR SOULS AT NIGHT di Ritesh Batra, 2017 – Netflix

Immagine privata

La recente scomparsa di Robert Redford, attore tra i più amati per il talento e il fascino senza tempo, invita gli appassionati di cinema, e non solo, a rivedere i suoi film.

Netflix propone questa pellicola, apprezzabile per tanti aspetti, che lo vede interpretare – insieme a Jane Fonda – una vicenda romantica.

Addie e Louis sono due vedovi, due persone mature. Vicini di casa da parecchi anni, non si sono mai conosciuti veramente. Finché il desiderio di sfuggire alla solitudine, di notte soprattutto, spinge Addie ad avvicinarsi a Louis, ponendo le basi per una nuova, inaspettata storia di amicizia, e forse, d’amore.

 Cosa accade quando si incontrano due solitudini? Quando queste si cercano, in punta di piedi, sommessamente, superando il pudore e il timore di essere respinti. O la paura del giudizio, di ciò che potrebbero pensare “gli altri”. È proprio questo che viene mostrato nel film, un film dal ritmo sereno, senza strappi bruschi o colpi di scena, delicato come il suono di una chitarra in sottofondo. Un canto dolce, che non esplode mai in una sequenza di acuti a pieni polmoni. Un fraseggio lieve, di corde pizzicate appena, ma che entra dentro.

E così un uomo e una donna, non più giovani, decidono di unire le loro “anime”, costruendo in breve tempo un “noi” (oursouls) che appare a tratti intercambiabile: una sorta di intreccio con le storie passate, dei due protagonisti innanzitutto (“forse sono ancora innamorato del ricordo di lei”), ma anche col vissuto di chiunque assista alla scena, o ascolti il racconto di questa storia.

Il corpo è sopito, i sensi quasi dormienti oramai, ma lo spirito dei due si svela completamente, senza troppa ritrosia. In lei dapprima, Addie, interpretata da una Jane Fonda lontana dagli eccessi spumeggianti della Corie di “A piedi nudi nel parco”. E tuttavia diretta e limpida, decisa. E poi anche in lui, Louis, un “brav’uomo” malgrado gli errori del passato, che qui ha tutta la struggente malinconia di Robert Redford. E ha la sua bellezza, anche; una bellezza che il tempo non è mai riuscito a scalfire. Perché è tutta lì, nello sguardo, nel sorriso appena accennato, nei gesti pacati e lenti. Sono i gesti di un uomo che sin dalle primissime scene vediamo seduto alla propria tavola da solo. Oppure chino sul lavello a risciacquare le poche stoviglie. O ancora, da solo, seduto sulla poltrona a leggere il giornale. Finché lei non bussa alla sua porta, una sera. E gli chiede semplicemente di poter dormire insieme, condividere il letto, e il sonno, per “attraversare la notte”. Insieme, farsi compagnia. E prima di dormire, sotto le lenzuola, in quell’intimità che non si realizza più attraverso l’erotismo, restare a parlare, a raccontarsi. Ripercorrere gli eventi più dolorosi, i sogni, i rimpianti, o le colpe che ancora pesano sulle spalle. E tutto questo accade, accade davvero. Diventa vita vissuta, normalità, abitudine, legame, quasi “famiglia”. Una famiglia scelta liberamente e consapevolmente, cui la famiglia “vera”, quella del “sangue” (figli e nipoti), si oppone con feroce egoismo, obbligando a scelte dolorose.

Cosa rimane, dunque, di questo sentimento nuovo e insieme antico? Di questo “noi” costruito, o ricostruito, un pezzetto dopo l’altro, come i vagoni di un vecchio trenino giocattolo, sulle macerie di una città distrutta?

Il finale, sereno e commovente insieme, ce lo svela, come lezione di vita e di umiltà.

Ti svegli una mattina e hai tutto e la mattina dopo è sparito tutto. La vita può cambiare così, in un istante.

data di pubblicazione: 18/09/2025


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2 Commenti

  1. Grazie per aver recensito questo film che ebbi la fortuna di vedere a Venezia durante il festival in occasione della sua presentazione al pubblico. C’erano entrambi gli interpreti allora ottantenni che si erano ritrovati dopo aver recitato insieme da giovanissimi in A piedi nudi nel parco. Il film è delizioso e loro sono bravissimi.

  2. Complimenti Daniela! Il tuo articolo mi ha incuriosito e spinto a vedere il film. Hai saputo trasmettere perfettamente l’emozione e la delicatezza della storia. Grazie per la tua scrittura!

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