da Antonio Iraci | Dic 13, 2023
Il giovane Willy Wonka deve ancora realizzare il proprio sogno nato quando, ancora bambino, sua madre gli aveva promesso di rivelargli da grande il segreto per realizzare un cioccolato magico. Il ragazzo ha le idee ben chiare su cosa fare per avviare la sua fabbrica e soprattutto dove reperire gli esotici ingredienti. Il suo cammino verso il successo sarà ostacolato da tre loschi cioccolatieri che, attraverso attività illecite e sfruttando la complicità di un pubblico funzionario goloso, detengono di fatto il monopolio del cioccolato…
Con l’avvicinarsi delle prossime feste natalizie il cinema si prepara con qualcosa di straordinario che sorprenderà non solo i bambini, ma anche i genitori che li accompagneranno. Si tratta del prequel di un film del 1971 Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart, adattamento di un libro per bambini di Roald Dahl, divenuto negli anni sessanta famoso in tutto il mondo. Nel primo film, seguito da un remake nel 2005, si seguivano le avventure di un bambino povero e di come lui stesso diventò erede dell’enorme e misteriosa fabbrica di cioccolato di Willy Wonka nella quale lavoravano minuscoli operai chiamati Umpa Lumpa. In questo nuovo film del regista e sceneggiatore britannico Paul King, si vedranno invece le premesse di ciò che porterà alla creazione della fabbrica di cioccolato Wonka per opera del giovane e intraprendente Willy, un poco mago, un poco inventore ma soprattutto cioccolatiere per vocazione. Se le intenzioni del regista non erano quelle di creare un musical, di fatto però lo è a tutti gli effetti perché si tratta di una simpatica commedia musicale dove lo stesso Timothée Chalamet, nella parte del protagonista, si destreggia più che bene nell’interpretare le canzoni scritte da Neil Hannon. Racconto magico, con l’immancabile presenza di buoni, brutti e cattivi per renderlo ancora più incredibilmente frizzante, stuzzicando la fantasia non solo dei bambini. Una coreografia ben studiata accompagnata da effetti speciali dosati al punto giusto, senza eccessive elaborazioni. Accanto a Chalamet, oramai di una bravura ineccepibile, troviamo attori del calibro di Olivia Colman, Hugh Grant, Rowan Atkinson (meglio conosciuto come Mister Bean), Sally Hawkins, Jim Carter e tanti altri ancora. Una favola d’altri tempi, ben riuscita nel racconto, che ci fa riscoprire l’onestà dei sentimenti e sopratutto rivolta ai bambini di oggi affinché possano seguire le parole della madre di Willy: “ tutte le cose belle in questo mondo sono cominciate da un sogno, quindi non mollare mai il tuo”. Sperando che serva da lezione…
data di pubblicazione:13/12/2023
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da Paolo Talone | Dic 10, 2023
regia di Saverio Giuseppe Paoletta, con Valentina Carrino e Saverio Giuseppe Paoletta
(Trend – Teatro Belli – Roma, 7/9 dicembre 2023)
David ha una nuova compagna dopo che sua moglie Jess si è tolta la vita a causa dei debiti accumulati per la sua folle mania di acquistare oggetti di ogni tipo. Un racconto frammentato che mostra la pericolosità delle regole legate al consumismo e sulla disperata ricerca di una felicità irraggiungibile. Un ulteriore sguardo sugli interrogativi che pone la società contemporanea indagati a Trend, la rassegna di drammaturgia inglese curata da Rodolfo di Giammarco al teatro Belli di Trastevere.
Un prologo fuori dal testo annuncia la tragedia che Dennis Kelly, autore di Love and Money, ha diviso in sette atti. Si prega di non applaudire tra un quadro e l’altro, per non perdere la concentrazione su un dramma che chiede sforzo e silenzio per essere seguito. Nella prima scena David (interpretato da Saverio Giuseppe Paoletta, anche regista e cofondatore dell’Associazione Universarte che cura la produzione dello spettacolo) scambia una serie di messaggi di posta elettronica con la sua nuova amante, Sandrine. Si è rifatto una vita dopo che sua moglie Jess (Valentina Carrino) è morta e ha comprato anche una nuova auto. Nelle email Sandrine gli chiede di parlare di come sia morta la donna e David, anche se non vorrebbe, alla fine concede il suo racconto. Si è suicidata e lui non ha fatto nulla per impedirlo. La scena successiva è nel cimitero dove è sepolta Jess. A vegliare sulla tomba ci sono i suoi genitori, catturati e infastiditi dalla sepoltura della donna a fianco che per sfarzo supera quella della figlia. Come se l’amore per una figlia possa essere definito da quello che si riesce a darle.
Un inaspettato salto narrativo trascina lo spettatore nel passato. Gli atti che seguono tenteranno di dare un’idea di come Jess sia arrivata alla morte. Ma la vicenda è ricostruita in modo frastagliato. David cerca di ottenere un lavoro con una paga migliore, mentre Jess è rinchiusa in un ospedale preda delle voci che le ronzano in testa e dell’ossessione per lo shopping che l’ha portata ad accumulare un debito inverosimile. L’ansia continua per i soldi è la protagonista. Divora tutto, anche l’amore, che si riduce a uno sterile atto assistenzialista. Così la vita di chi sta accanto sfugge e non si può fare nulla per riscattarla dal buio in cui viene inghiottita. Dello stesso buio e di vuoto è fatta la scena. La regia di Saverio Giuseppe Paoletta punta a mettere in risalto la parola del testo attraverso una messa in scena sobria, essenziale, che riduce al minimo i movimenti del gruppo di nove attori, insolitamente numeroso per gli spettacoli visti a Trend.
La legge che regola l’universo non è fatta di amore, ma di numeri e formule quantificabili come lo sono gli oggetti e i soldi. Il fine ultimo è la felicità, ma questa non si raggiunge per accumulo di cose. L’esito inevitabile è la disperazione e, come per Jess, il suicidio.
data di pubblicazione:10/12/2023
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da Daniele Poto | Dic 9, 2023
adattamento e regia di Nicasio Anzelmo, con Franco Sciacca, Giovanni Cordi, Antonio Mirabella, Paolo Ricchi e la partecipazione speciale di Fanny Cadeo
(Teatro Arcobaleno – Roma, 1/17 dicembre 2023)
Una garbata e vivace rivisitazione plautina. Il classico depurato di passaggi troppo faticosi con una spruzzata di dialetto romano e/o napoletano e qualche siparietto comico imprevedibile. Serviva una presenza femminile e alla bisogna Fanny Cadeo sperimenta nuovi panni teatrali, cantando anche.
Versione giocosa di un pezzo forte del commediografo di Sarsina a tener viva una tradizione e un repertorio di qui il teatro romano va fiero ed orgoglioso vantando una sorta di primogenitura capitolina di repertorio. Il servo protagonista si deve ingegnare per riscattare da un lenone la giovane prostituta in fieri di cui è innamorato il suo padrone. La contrapposizione uomini liberi/schiavi è quasi uno scontro di classe in cui i più furbi sono inevitabilmente i secondi. Tutti gli ostacoli vengono superati in vista del traguardo finale. I soldi sono l’ostaggio in ballo. Il conflitto predominante è quello tra Pseudolo e Ballione. Spunti da commedia dell’arte con citazione particolare per l’attore che interpreta Ballione che forzando lo stesso testo disegna un cattivo spietato, interessato al traffico di carne umana senza alcun rispetto per la dignità della donna. Ovviamente considerando i secoli che ci separano dalla stesura del testo ogni rispetto per il politicamente corretto sarebbe puerile. L’ambientazione greca propone un must che bypassa secoli, stagioni e nuovi riti. La compagnia cerca di rendere effervescente la satira con frequenti ammiccamenti al pubblico e recitati fuori scena nella sala che obbligano lo spettatore a girare frequentemente il collo per godersi simpatici siparietti. Struttura drammaturgica solida per la mano felice e ispirata del regista siciliano Nicasio Anzelmo. Prima nazionale che meriterebbe un lungo viaggio nella penisola con tappa puntuale in Magna Grecia.
data di pubblicazione:09/12/2023
Il nostro voto: 
da Paolo Talone | Dic 9, 2023
regia di Piero Maccarinelli, con Massimo De Francovich, Francesco Bonomo e Pietro Giannini
(Trend – Teatro Belli – Roma, 2/3 dicembre 2023)
Tre omosessuali di tre epoche diverse. Due relazioni che si formano nell’arco di quindici anni. La storia di Beau, Rufus e Harry si inserisce nello spazio che la rassegna Trend. Nuove frontiere della scena britannica, in scena al teatro Belli e diretta da Rodolfo di Giammarco, dedica agli orientamenti arcobaleno.
Gently down the stream è un testo con un potenziale narrativo e teatrale affascinante, soprattutto se presentato da bravi e preparati attori come quelli voluti in scena dal regista Piero Maccarinelli. Si percepisce chiaramente il valore artistico che appartiene al lavoro del 2017 del drammaturgo e scrittore Martin Sherman (autore di Bent, la storia che racconta la persecuzione nazista contro gli omosessuali), realistico e attuale nonostante Maccarinelli abbia scelto di fare per la messa in scena una lettura agita, con gli attori che tengono tra le mani il copione. Una debolezza tuttavia compensata nell’impianto scenico, dove l’arredamento composto di sedie, tavoli, lampade e un divano crea l’ambientazione e fornisce dinamicità e movimento all’azione.
Massimo De Francovich è Beau, un anziano omosessuale americano con un passato da pianista di successo che ora vive a Londra. Siamo all’inizio del nuovo millennio e internet sta lentamente entrando nella vita delle persone. Incontra Rufus (Francesco Bonomo) su Gaydar, un sito di incontri per persone omosessuali antenato delle più moderne app per smartphone. Rufus è un avvocato che trova sexy e interessante tutto quello che viene dal passato. Sarà per questo che si innamora di Beau, di molti anni più vecchio di lui. Ma se per gli americani tutto deve avere un senso, non è così in Inghilterra. Rufus infatti trova interessanti gli uomini maturi perché hanno un passato da raccontare e Beau ha tante storie e molta esperienza da condividere. Intanto è stato il pianista di Mabel Mercer, le cui canzoni fanno da colonna sonora alla narrazione e che definisce un miscuglio di Harlem e Buckingham Palace per essere figlia di un musicista nero americano e una cantante inglese di music hall. Poi ha avuto tante storie e con queste tante ferite che lo hanno reso l’uomo disilluso, pragmatico ma ancora curioso che è oggi. Uno dei suoi vecchi compagni è morto di AIDS negli anni ’80; un altro è rimasto vittima dell’attacco incendiario al locale gay Upstairs Lounge di New Orleans nel 1973. Accetta allora di avere una relazione con Rufus, facendosi carico anche dei problemi del ragazzo. Rufus è bipolare e ha bisogno di cure e attenzione.
Il passare del tempo però trasforma i papà in nonni e allora qualcosa comincia a cambiare. Rufus si innamora a sua volta di un ragazzo più giovane di lui e lascia Beau per Harry (Pietro Giannini). L’abisso che separa il nuovo arrivato dal vecchio Beau è enorme. Per Harry, iperattivo e ansioso fino alla patologia, è normale pensare di unirsi civilmente e desiderare dei figli. Nel 2015 le cose sono cambiate, soprattutto in materia di diritti. Per Beau invece tutto questo suona quasi come uno scandalo, che De Francovich esprime con sincera incredulità. Il suo personaggio appartiene alla vecchia scuola.
La storia prosegue senza eccezionali colpi di scena. Rufus e Harry hanno una figlia. Beau approfondisce la conoscenza delle chat di incontro e parte per incontrare altri uomini a Sitges, meta spagnola molto popolare tra i gay. Prendendo spunto dal titolo della pièce, tutti e tre i personaggi alimentano ognuno a suo modo questo dolce e a volte accidentato ruscello che è la vita. Gently down the stream è una piacevole e divertente passeggiata che consigliamo di fare. Attenzione solo a non confondere nel giudizio le patologie dei personaggi con il loro orientamento sessuale.
data di pubblicazione:09/12/2023
Il nostro voto: 
da Antonio Iraci | Dic 9, 2023
Fanny lavora presso un’importante casa d’aste di Parigi dove vengono peraltro trattati quadri della scuola di Caravaggio e gioielli appartenuti a Maria Antonietta. È sposata con Jean, un uomo estremamente ricco, con il quale frequenta annoiata l’alta borghesia parigina e dove viene esibita dal marito come un trofeo. Un giorno casualmente incontra per strada Alain, suo ex compagno di liceo ed ora scrittore bohemien, e da questo momento la vita per lei avrà un nuovo orizzonte…
L’inarrestabile Woody Allen ha presentato fuori concorso questa sua cinquantesima pellicola all’80° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Dopo qualche perdonabile defiance, il regista ultra ottantenne sembra tornare ai temi ai lui molto cari: il rapporto di coppia e le relative problematiche, i tradimenti, la gelosia, la ricerca della via d’uscita mediante un ben pianificato crimine. Tutti ingredienti che troviamo concentrati in questo suo ultimo piacevolissimo film, appena uscito nelle sale. La bella Fanny (Lou de Laâge) è circondata dal lusso: borse di Hermès, Cartier al polso, una casa in un quartiere super elegante, un lavoro in una rinomata galleria di Avenue Montaigne, una delle strade più chic di Parigi. Il marito (Melvil Poupaud) come professione rende “i ricchi ancora più ricchi”, ha alle spalle un passato poco chiaro, con un socio improvvisamente sparito nel nulla che ancora suscita pettegolezzi e allusioni sulla sua persona. Poi arriva per caso Alain (Niels Schneider) scrittore un poco squattrinato che fa perdere letteralmente la testa all’affascinante Fanny e metterà in discussione la sua vita, prospettandole un rapporto più genuino, anche se meno mondano. Il tutto si svolge in una Parigi dalle sfumature calde autunnali che la fotografia di Vittorio Storaro riesce a mettere in evidenza, rendendo la città ancora più bella di quello che già è di suo. La cura dei dettagli, una trama intrigante con tracce di thriller, anche se con qualche ingenuità nella sceneggiatura, ma tutto secondo copione, tipico della scrittura di Woody Allen, rendono questa commedia avvincente e attraente nello stesso tempo. Un piccolo gioiello che ci riporta all’inconfondibile firma del regista, impronta indelebile nella storia della cinematografia contemporanea. Il film, con un humour a tinte cupe che lo caratterizza, sembra farci capire come la ricchezza e gli agi sfrenati a lungo andare possano diventare noiosi e insignificanti e di quanto sia più romantico mangiare un sandwich al prosciutto, seduti su una panchina di un parco parigino, rispetto alle tavole imbandite con champagne, aragoste e paté de foie gras in abbondanza.
data di pubblicazione:09/12/2023
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da Daniele Poto | Dic 8, 2023
regia di Andrée Ruth Shammah e Giorgo Melazzi con Massimo Dapporto, Antonello Fassari, Susanna Marcomeni, Marco Balbi, Andrea Soffiantini, Christian Pradella, Luca Cesa-Bianchi
(Teatro Ambra Jovinelli -Roma, 6/17 dicembre 2023)
Scatenato vaudeville condotto a ritmo indiavolato da due attori dai tempi comici perfetti e che mettono in gioco la naturale empatia e sinergia di uno spettacolo collaudato che chiude i battenti dopo tre anni di programmazione. All’insegna del gemellaggio spesso problematico tra le produzioni di Milano e gli spettacoli distribuiti e proposti a Roma.
Una commedia nera con spruzzate di non sense dove la libera interpretazione registica ha ampi spazi di libertà per ammiccamenti al music hall e al pezzo di bravura attoriale. Alla fine la risoluzione del giallo conta poco. Chi sarà stato a uccidere la carbonaia in una notte di tregenda? La borghesia è sorda ma anche sordida, capace di nascondere sotto i tappeti del perbenismo un efferato delitto pur di mantenere la propria apparente rispettabilità. Su queste corde giocano i due protagonisti assistiti da un coro di bravi comprimari. Il ritmo da pochade sviluppa un sottotesto fatto di sottintesi dove la società francese allude a quella italiana. Le apparenze contano molto più dell’essere e al diavolo la verosimiglianza. Gli attori parlano direttamente agli spettatori occupando il ruolo dei raccontatori di storie e di cronisti, vivendo in diretta la propria situazione. Alla prima il pubblico si diverte rumorosamente tributando un omaggio speciale a Dapporto e e Fassari, efficaci dentro la commedia in un gioco delle parti in cui rischiano di attribuirsi la colpa. Non sveliamo il finale ma nei settanta minuti di spettacolo è forse la svolta che meno interessa rispetto ai viluppi essenziali dell’intreccio, prima dello svolgimento. Nota particolare per le scene assemblate dalla Palli che ben restituiscono il chiaroscuro della commedia in gioco.
data di pubblicazione:08/12/2023
Il nostro voto: 
da Antonio Iraci | Dic 7, 2023
Leonard Bernstein, appena venticinquenne, una mattina viene chiamato alla Carnegie Hall per sostituire Bruno Walter alla direzione della New York Philharmonic. Non c’è tempo per le prove, ma il successo ottenuto quella sera davanti ad un pubblico in delirio lo porterà a dirigere in poco tempo le più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo. Tre anni dopo sposerà l’attrice Felicia Montealegre che gli darà tre figli, ma la loro vita sentimentale sarà minacciata da occasionali tradimenti del compositore con uomini…
Bradley Cooper, attore, regista e produttore cinematografico statunitense, dirige se stesso in un eccentrico biopic sulla figura del compositore Leornard Bernstein, considerato il più grande direttore d’orchestra di tutti i tempi. La sua vita fu coronata di grandi successi, non solo per le sue composizioni sinfoniche ma anche per le sue opere teatrali, tra queste l’indimenticabile musical West Side Story. Al di là di questi richiami musicali, che trovano spazio tra le pieghe del racconto, Cooper si è voluto essenzialmente concentrare sull’intenso rapporto affettivo tra Lenny, come veniva chiamato Bernstein, e la moglie Felicia, seguendoli passo passo dal loro primo casuale incontro fino alla malattia di lei, colpita da un tumore.
Il tempo viene scandito anche dalla fotografia, nella prima parte in bianco e nero e successivamente a colori, come a voler dimostrare che nonostante il passare degli anni e le frequenti intermittenze sentimentali e conflittuali del protagonista, sarebbe rimasta comunque intatta quell’intesa spirituale, oltre che fisica, che li avrebbe legati per sempre. Le scappatelle sentimentali del maestro con altri uomini sembrano minare con il tempo il loro rapporto, ma nel film non si vuole certamente dare risalto a queste devianze. La faccenda viene trattata con estrema responsabilità da parte di entrambi i coniugi, anche quando si tratterà di tenere all’oscuro i figli dai continui gossip al vetriolo che circolavano negli ambienti culturali di quel tempo.
La figura che ne scaturisce è quella di un uomo che pur all’apice del successo mondiale non si lascia intimidire più di tanto da chi gli rema contro e che comunque mostra grande sensibilità e rispetto verso la sua famiglia. Cooper, sia nella versione giovanile che in quella matura del compositore, è di una straordinaria somiglianza con il vero Bernstein, sia nell’espressione che nei movimenti sul podio. Enigmatico il personaggio di Felicia, la moglie, interpretato dall’attrice britannica Carey Mulligan, anche lei con una carriera cinematografica di successo, più volte premiata e con ben due nomination agli Oscar.
Il film, senza grande risonanza, è stato presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, transiterà per pochi giorni nelle sale e dal 20 dicembre sarà disponibile sulla piattaforma Netflix. Non un capolavoro, ma sicuramente un film ben interpretato, che si lascia seguire con interesse anche da chi non è proprio addetto ai lavori.
data di pubblicazione: 7/12/2023
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da Salvatore Cusimano | Dic 5, 2023
Ultimo capitolo della trilogia, Diabolik e Ginko si trovano finalmente vis à vis in una cella, convinti entrambi che siano gli ultimi attimi della loro vita, con inevitabili richiami di Diabolik sul suo misterioso passato. Là fuori, intanto, Eva Kant e Altea sono per una volta alleate, pur di salvare i loro uomini.
Chi è veramente Diabolik? È questo l’interrogativo a cui cercano di dare risposta le sorelle Giussani nel loro celebre fumetto e i Manetti Bros in questo film, dove, dopo i due primi capitoli, hanno scelto di chiudere il loro trittico dedicato al mito di un’intera generazione, ovviamente anche la loro. Per fare il tutto, il duo registico ha cercato di mantenersi deliberatamente fedele alle storie su carta, riuscendo ancora una volta a trovare la chiusura di un cerchio magico, riuscendo a spiegare il personaggio e le sue origini senza per questo svelarlo del tutto, lasciando sempre un alone di mistero sulla sua figura e rendendolo per questo ancora più affascinante.
Se nel primo film si era cerato di raccontare Diabolik dal punto di vista di Eva Kant e nel secondo attraverso quello dell’ispettore Ginko, in questo terzo capitolo si è deciso di raccontare Diabolik dal punto di vista di Diabolik stesso, facendo un balzo in avanti di un decennio catapultando la scena negli anni 70 con scenografie, costumi e fotografia cambiati in modo piuttosto evidente: ciò ha dato ha dato un taglio completamente diverso al film rispetto ai precedenti.
Oltre al cast fisso già presente negli altri, Giacomo Gianniotti, Miriam Leone, Valerio Mastandrea, Monica Bellucci e Pier Giorgio Bellocchio, si sono aggiunti tanti nuovi attori per dare nuovo spunto all’ultimo capitolo della saga, con Diabolik stesso che viene interpretato da più attori. Un merito particolare va dato alla coppia Leone/Bellucci, donne che si alleano per salvare i loro uomini, in ciò riuscendo a dare un taglio ‘femminile’ all’opera, di cui c’era veramente bisogno. Unica pecca la durata, ma trattandosi di capitolo finale era immaginabile il dilungarsi.
Per concludere, il terzo film è pieno di canzoni di grandi cantanti italiani e non. Per il brano dei titoli di testa, dopo Manuel Agnelli e Diodato, si è passati allo stile frizzante dei Calibro 35 in coppia con Alan Sorrenti.
data di pubblicazione:05/12/2023
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da Salvatore Cusimano | Dic 5, 2023
Due sconosciuti, vicini di terrazzo, alle prese col giardinaggio: questa la base per iniziare ad instaurare un’intesa: Pietro ed Eleonora si trovano fra loro, per seguire entrambi il proprio cuore, cercando di credere ancora nel futuro e nella speranza di essere nel ‘posto giusto al momento giusto’, prima che le loro strade si separino di nuovo.
Già dal titolo si preannuncia la possibilità di maturare nonostante il freddo, come per l’appunto i limoni d’inverno. Christian De Sica interpreta Pietro Lorenzi, un professore di lettere in pensione amante del giardinaggio, accanto a Teresa Saponangelo, che interpreta Eleonora; tutto intorno altri personaggi: Nicola, interpretato da Francesco Bruni, un giovane cameriere senza istruzione che vede in Pietro una figura paterna, Domenico, suo fratello e Luca, il marito di Eleonora. Lo sguardo delicato, ma con un velo potente di tristezza, è anche sulle ambizioni in tutte le loro sfumature: da andare a New York per Luca (Max Malatesta), fino a Domenico (Luca Lionello), che vuole ricostruire una barca e Nicola, che vuole raggiungere il diploma.
L’attore romano è qui in una veste insolita, malinconica e colta, e non sfigura affatto, in ciò aiutato dalla brava Saponangelo, fra i due si instaura un dialogo profondo, che li aiuta ad alleviare il dolore per qualcosa di grave, separati nei loro affacciati sui tetti di Roma da un vuoto, che però si concede alla possibilità di essere colmato, attraverso l’arte e i ricordi.
Ma il velo di mestizia rende lo scorrere del film a tratti lento, risvegliandosi comunque in un finale non banale.
data di pubblicazione:05/12/2023
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da Daniele Poto | Dic 4, 2023
Il Cecil De Mille del nuovo secolo si cimenta con un altro kolosssal sfidando la storia del cinema, la storia di Napoleone, i precedenti filmici, i pregiudizi dei francesi che coccolano il loro eroe nazionale come potrebbero fare gli italiani con Garibaldi. Dollari a profusione, scene di battaglia ineccepibili ma poi un imperatore visto dal buco della serratura. Con i suoi tic, le sue preferenze sessuali e uno squilibrio sulla vicenda sentimentale che nella vita reale non fu poi così rilevante e determinante, trascurando invece il fondamentale rapporto con la madre.
Un film da vedere, un must ma non da metabolizzare. Perché senza sottofondi, seconde letture, interpretazioni. Contraddicendo la storia in almeno tre punti. Errori voluti che non sono bloopers ovvero contraddizioni diegetiche come veder rappresentato un orologio al polso di uno spettatore al Colosseo (è successo nel Gladiatore). Scott si autorizza da solo nel nome scontato dello spettacolo e delle ragioni d’incasso. Più che il politico emerge lo stratega nel protagonista dopo che è stato esaurito in un amen l’excursus sulla Rivoluzione francese, come un comodo e inoffensivo Bignami. Non si può accusare un film di superficialità ma di sacra impressività certamente sì. Un’occasione parzialmente sprecata anche in ragione del massimo investimento produttivo. Quello che sbalza fuori nitidamente- e questo è certamente rilevante nella narrazione- è la fragilità delle alleanze nello scacchiere della geopolitica dell’800. Accordi spesso omogeneizzati con matrimoni. Napoleone prima della celebre Waterloo è un sovrano già deposto quando perde 460.000 uomini su 600.000 nella campagna di Russia. A destino segnato imbocca la strada del declino metaforizzata dalla sua scarsa agilità nel salire a cavallo. E la Francia quando soccombe ha tutti contro anche se continua fino all’ultimo a credere nelle capacità del suo condottiero. Bravi e all’altezza gli attori, soprattutto la valorizzatissima Kirby.
data di pubblicazione:04/12/2023
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