TRE CALZONI FORTUNATI

TRE CALZONI FORTUNATI

di Eduardo Scarpetta con Fabio Gravina, regia di Fabio Gravina

(Teatro Prati – Roma, 8 dicembre 2023/28 gennaio 2024)

Seconda tappa della stagione “scarpettiana” nella boiserie del teatro vocato alla farsa napoletana. Notate la lunga programmazione in sala, mai pari a nessun altro precedente nella stagione teatrale romana 2023-2024. Pubblico di fedelissimi a sancire una continuità che si protrae imperterrita da 25 anni. Ovvio che lo Scarpetta del caso sia il patron Fabio Gravina che tiene i fili di una compagnia affiatata e rodata, in azione per due ore e dieci minuti e tre tempi senza perdere mai la tensione comica.

Spettacolo leggero ma di fedele e trasparente lettura. Con un punctum irresistibile, la difficile lettura di un messaggio ammiccante al famoso sketch di Totò e Peppino (ma l’originale è quello di Scarpetta!). Trama complicatissima ma a tratti abbandonata per derive efficaci del racconto, a tratti irresistibili. E tutto pianamente convoglia verso il lieto fine. I tre calzoni fortunati portano in dote gioielli, soldi e la materia prima per un ricatto che scioglierà l’intreccio permettendo le giuste nozze ai due promessi sposi. In mezzi tratti d’ignoranza pappagonica, un dialetto napoletano virato a Portici. Il personaggio di Felice Sciosciammocca va bene per tutte le stagioni con empatia recitativa con gli scopatori, alias spazzini. Si rispecchia con simpatia la miseria di un popolo napoletano bonario che spesso trova nella solidarietà lo spinto per uscire da una condizione di estrema difficoltà. La battuta non risolve i problemi di fame ma le risorse di una buona sorte provvidenziale verrà incontro con felici soluzioni agli imbarazzi dei protagonisti. Si ride con leggerezza e a tratti senza ritegno. Senza punti deboli in scena, anzi con il valore aggiunto di scenografie e costumi funzionali, figli di una tradizione consolidata.

data di pubblicazione:05/01/2024


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WONDER: WHITE BIRD di Marc Forster, 2024

WONDER: WHITE BIRD di Marc Forster, 2024

Julian, già espulso dalla scuola per atti di bullismo verso un compagno, si trova un giorno a casa da solo con nonna Sara che vive a Parigi. L’anziana donna cercherà di raccontare al nipote della sua infanzia e di come, da ebrea, sia riuscita a sfuggire alle persecuzioni da parte dei nazisti che avevano occupato la Francia. A salvarla era stato un bambino affetto da poliomielite e deriso dai compagni per la sua disabilità. Una storia triste che farà riflettere il ragazzo e lo porterà ad avere più rispetto verso gli altri…

  

Marc Forster, talentuoso regista tedesco formatosi presso l’Università di Cinematografia di New York, ha firmato e diretto film di grande successo ottenendo persino una candidatura agli Oscar per L’ombra della vita e una nomination per Neverland. Wonder: White Bird è il sequel di Wonder, di Stephen Chbosky, film del 2017 che ebbe un enorme successo ed era basato sull’omonima graphic novel di R.J. Palacio. Marc Forster riprende la storia di Julian, un adolescente viziato che ama bullizzare i compagni più deboli. Anche nella nuova scuola, dopo essere stato espulso dalla precedente per il suo comportamento, il ragazzo fa fatica ad inserirsi mostrandosi altezzoso e scostante anche nei confronti di coloro che invece gli si rivolgono con gentilezza e attenzione. Il racconto che nonna Sara farà della sua infanzia, delle difficoltà subite durante l’occupazione nazista nel paese francese dove viveva con i genitori, farà (forse) ravvedere il giovane che cercherà ora di essere più prudente nel relazionarsi con gli altri compagni a scuola. L’anziana donna cercherà di mitigare la drammaticità della storia addolcendola con elementi di fantasia, trovata questa che rende in parte più leggera la tragedia da lei stessa vissuta e subita. La giovane Sara, salvata da un suo compagno di scuola e dalla sua famiglia, imparerà presto a sopravvivere durante l’occupazione fantasticando con il suo quaderno e con le sue matite colorate, immaginando di viaggiare in mondi a lei sconosciuti, aiutata dall’amore della sua nuova famiglia. Una favola quindi ben raccontata da nonna Sara, interpretata dal Premio Oscar Helen Mirren, che se da un lato può sembrare sdolcinata e fuori posto rispetto alla cornice in cui viene inserita, di contro invece ha il vantaggio di essere didascalica e funzionale al messaggio trasversale che vuole lanciare ai giovani di oggi. Come viene garbatamente detto nel film di Forster: il mondo della realtà ha i suoi limiti, mentre quello dell’immaginazione non conosce confini. Un film tutto sommato ben riuscito, senza grandi pretese ma che riesce a farsi seguire con interesse facendoci scoprire cose nuove o forse dimenticate su ciò che ha significato la storia di quegli anni.

data di pubblicazione:03/01/2024


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FOGLIE AL VENTO di Aki Kaurismäki, 2023

FOGLIE AL VENTO di Aki Kaurismäki, 2023

Ansa e Holappa conducono una vita in totale solitudine, in una Helsinki anonima piena di ingiustizie e sfruttamento. Lui è diventato alcolizzato per esorcizzare una forma di depressione cronica; ma quando il destino li metterà l’uno di fronte all’altra, entrambi inizieranno a intravedere una possibilità, sia pur remota, di intrecciare un rapporto, forse solo di amicizia, forse anche d’amore. Le circostanze faranno in modo di allontanarli, ma alla fine si ritroveranno per iniziare un percorso insieme…

 

Aki Kaurismäki, ben noto regista finlandese che ha ottenuto per questo film il Premio della Giuria all’ultima edizione del Festival di Cannes, segue un suo percorso cinematografico all’insegna del totale minimalismo. In patria il film è stato accolto molto favorevolmente dal pubblico, ma all’estero la pellicola si è aggiudicata diverse nomination nei più importanti festival internazionali. Kaurismäki è di suo di poche parole, con un carattere schivo e impenetrabile, esattamente come i personaggi della maggior parte dei suoi film. Anche in Foglie al vento i due protagonisti Ansa e Holappa non comunicano molto, sono per natura ermetici nell’esprimersi, ma nello stesso tempo dimostrano carattere quando si accorgono di essere sfruttati sul lavoro. Si ritrovano in una società senza scrupoli, volta al conseguimento di una ricchezza all’insegna del capitalismo più bieco. L’atmosfera è pesante, mentre la radio diffonde continuamente notizie devastanti sull’offensiva russa in Ucraina. Tutto è predisposto per avviare i due verso un tunnel buio senza via d’uscita. E come il caso li ha fatti conoscere, così sembra prendersi gioco delle loro vite e li separa senza lasciare loro il tempo di scambiarsi i nomi, precludendo ogni possibilità di rincontrarsi. Questo eccessivo nichilismo che traspare nelle persone sotto forma di trascuratezza, appesantisce l’atmosfera già dai toni piuttosto cupi, come le foglie morte trasportate dal vento. Il regista trova spazio per omaggiare il cinema di una volta facendo apparire spesso sullo sfondo locandine di vari film di successo che con buona approssimazione riconosciamo, seppur indicati nell’incomprensibile idioma finlandese. Un film di nicchia, quasi poetico, che tra silenzi e pochi dialoghi riesce comunque a trasmettere un filo di speranza con un linguaggio essenziale, tipico di alcuni paesi nordeuropei, fatto di malinconia e di vuoto esistenziale spesso affogato nell’alcol.

data di pubblicazione:28/12/2023


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TAXI A DUE PIAZZE di Ray Cooney

TAXI A DUE PIAZZE di Ray Cooney

versione italiana di Gianluca Ramazzotti, con Barbara D’Urso, Rosalia Porcaro, Franco Oppini, Giampaolo Gambi, Barbara Terrinoni, Antonio Rampino, Nico Di Crescenzo, regia di Chiara Noschese

(Teatro Il Parioli – Roma, 26 dicembre 2023/7 gennaio 2024)

Un testo di successo rimodellato per riapparire 15 anni dopo in versione femminile. Prima per l’intervento del creatore Cooney, poi per una versione tutta romana, ambientata a Prati, opera di Gianluca Ramazzotti. De resto le donne non possono guidare il taxi e proporsi come bigame?

L’one man show che fu Dorelli dovrebbe diventare one woman show sotto l’egida di Barbara D’Urso. E l’impegno davvero non manca per rinverdire il successo che fu. La mattatrice è puntellata da chi sa far ridere perché quando apre la bocca la Porcaro la risata è certamente in agguato. Commedia degli equivoci e dei doppi (anche sensi) a cui va concesso ovviamente un alto tasso di arbitrarietà e di glamour soprattutto nella partitura dei due mariti a cui tocca di subire ogni tipo di spiegazione prima dello scioglimento finale che riconcilia tutte le contraddizioni, le ricerche dell’autorità di polizia, gli affannosi inseguimenti. Due case due mariti, un’infinità di verità per la protagonista il cui strumento di lavoro, un taxi giallo, campeggia come pittoresca icona fuori dal teatro. Scelta inevitabile per capodanno e per chi vuol essere lieto senza farsi troppe domande sull’impegno. Autentico divertissement, quasi per famiglie e senza maliziosi ammiccanti erotici. Ci sono passati Panelli, Quattrini e Brochard in quasi quaranta anni di sviluppi dalla prima mondiale. Una funzionale scenografia fa da spettatrice ai metaforici tripli salti mortali di una tassista che ovviamente non vediamo mai lavorare ma che si è divisa i turni per sottoporsi a un’estenuante turn over bi-matrimoniale nella divisione logistica tra due case a specchio L’altra mano esperta dietro le quinte è quella della regista Chiara Noschese che rivedremo volentieri come attrice e performer.

data di pubblicazione:28/12/2023


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IL COMPLEANNO di Harold Pinter

IL COMPLEANNO di Harold Pinter

con Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Fernando Maraghini, Alessandro Sampaoli, Emilia Scatigno, regia di Peter Stein, traduzione di Alessandra Serra, scene Ferdinand Woegerbauer, luci AndreaViolato

(Teatro dell’Unione di Viterbo, 22 dicembre 2023, poi in tournèe in tutta Italia)

Una efficace ripresa di un Pinter “giovane”, fortemente influenzato a 27 anni da insolite atmosfere kafkiane. La ricetta base di un teatro funzionale: un quieto avvio e poi improvvise deflagrazioni, strappi di un racconto inconsueto e un po’ ipnotico. Quale sarà il terribile segreto del deraciné ospite di due ingenui pensionandi?

Il combinato disposto Crippa/Stein è oltremodo stuzzicante per un Pinter ancora non al meglio della propria produzione. Si snodano due tempi di disomogenea durata per l’aggrovigliata matassa della trama. I due ospiti, che piombano e turbano la quiete di una dimora inglese vicino al mare, quale turbativa verranno a portare? Una festa di compleanno, all’insaputa del festeggiato, si rivela una notte di tregenda dipana misteri oltre che complice di una violenza sessuale. Non si può facilmente sceverare il bene dal male, l’apparente sanità mentale dalla pazzia. Nel mood anglosassone una festa è soprattutto prendersi una solenne ciucca. E nell’alcool vengono fuori insieme verità e peggiori istinti in una sorta di sabba o resa dei conti. Il senso della minaccia, del regolamento dei conti con un oscuro e mai rivelato passato è immanente. Domina l’oscurità, il sottotesto non detto. Il perdente deve fare i conti con una giustizia ioneschiana. Perché nulla è chiarito, tutto sfuma nell’indistinto. Al gioco deve partecipare lo spettatore con le sue risposte, sfruttando i sottintesi e gli ammiccamenti del testo in un versione molto rigorosa. La Crippa è double face, passando una stazzonata casalinga a una charmante lady ancora capace di irretire i soggetti maschili. Sei attori assortiti in un’efficace empatia attoriale di gruppo. L’atmosfera fuori dal tempo ci fa dimenticare che la piece risale al 1958.

data di pubblicazione:24/12/2023


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FOTOFINISH

FOTOFINISH

con Antonio Rezza, Ivan Bellavista, Manolo Muoio, testo mai scritto da Antonio Rezza, allestimenti di Flavia Mastrella, produzione Rezza-Mastrella, la Fabbrica dell’Attore, assistente alla creazione Massimo Camilli, luci e tecnica Alice Mollica, organizzazione Tamara Viola e Stefania Saltarelli

(Teatro Vascello – Roma, 19/31 dicembre 2023)

Anzitutto il corpo nella ripresentazione di uno spettacolo datato 2003 che, vent’anni dopo, mantiene intatta la carica che è un eufemismo definire provocatoria. Infatti, siamo oltre. Una sfida con il pubblico nell’unicum teatrale di Antonio Rezza che non può non divertirsi nel delirio organizzato che per libertà espressiva può ricordare il primo Benigni. A 57 anni il fisico tiene per la maratona che riusciva agevole vent’anni fa.

 

Piace o non piace, non ci sono mezzi termini nel giudizio del pubblico su Rezza. Al Vascello infinitamente piace. Tanto che qui è tradizionalmente di casa, ogni anno, meglio se sul finire dell’anno. Tanto che c’è un’empatia a priori perché le risate scattano ancora prima delle battute per un riflesso condizionato di simpatia. E Rezza è medium e interprete degli umori della folla. Tanto da beccare un’improvvida spettatrice di prima fila che non applaude alla fine e si merita una frase icastica dal demiurgo. Che per cento minuti corre, sbraita, divaga. Su temi che sfiorano la blasfemia, in un nudo conclamato ma non osceno perché non erotico. Alla fine in una scena forse troppo lunga fa morire almeno trenta spettatori e, in oltraggio al politicamente corretto, tocca sederi delle donne e attributi degli uomini. Tutti si prestano tranne una recalcitrante signora che invano cerca di riguadagnare il posto in platea. Un happening di fine dicembre che terrà duro fino a tutto il Capodanno e all’insegna di un tutto esaurito per un febbrile passa parola capitolino. Le parole picchiano duro ma trasversalmente e i luoghi comuni vengono perforati: gli Stati Uniti, il ritual delle foto, la crisi abitativa. Nelle macchine teatrali della Mastrella passano ospedali, case, rifugi atomici, le torri gemelle sfruttando gli ampi spazi del teatro romano.

data di pubblicazione:21/12/2023


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FERRARI di Michael Mann, 2023

FERRARI di Michael Mann, 2023

Presentato in occasione dell’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Ferrari di Michael Mann, con Adam Driver e Penélope Cruz, è un affresco della vita familiare del famoso imprenditore modenese in un periodo in cui si rendeva necessario, per evitare il fallimento, un decisivo cambio di rotta dell’azienda che dieci anni prima, lui e la moglie, avevano creato dal nulla.

 Michael Mann, sullo sfondo dei preparativi della Mille Miglia, porta sul grande schermo la storia personale ed intima del grande imprenditore e dirigente sportivo modenese, che fondò l’omonima casa automobilistica. Ex pilota, Enzo Ferrari costruì inizialmente con sua moglie Laura un vero e proprio impero, destinato ad entrare nella leggenda. Il film è ambientato nell’estate del 1957 dietro i fasti della Formula 1 e l’organizzazione della lunga e pericolosa corsa che attraversava l’Italia chiamata Mille Miglia. Ma in quel periodo il commendatore attraversava una profonda crisi personale a causa la fine del suo matrimonio iniziata dopo la prematura morte del loro unico figlio Dino avvenuta nel 1956 a soli 24 anni per distrofia, e dopo l’ufficializzazione di averne avuto un altro, Piero, da Lina Lardi (Shailene Woodley).

Il film è molto coinvolgente per quanto concerne i preparativi della gara, in cui le due aziende principali, Ferrari e Maserati, seppur per differenti ragioni, stanno affrontando il fallimento da cui si risolleveranno solo all’inizio degli anni ’60. Il rombo delle auto d’epoca è quello originale come le vetture stesse, e su una di queste un “biondo” Patrick Dempsey, che interpreta Piero Taruffi, taglierà il traguardo della Mille Miglia. Il regista è stato molto bravo anche nel far percepire il rischio che i piloti correvano sin da quei tempi e, chi è un appassionato di motori, potrà sicuramente cogliere quell’emozionante stato di euforia che fa vincere ai piloti il timore che qualcosa possa non andare per il verso giusto, vivendo molto intensamente proprio quel preciso istante perché la vita stessa dipende da esso.

Ma Ferrari, almeno nelle intenzioni del regista, non è un film destinato esclusivamente ad appassionati della materia, seppur la figura del commendatore non possa prescindere da ciò a cui ha dedicato tutta la sua lunga esistenza. Lo stesso Mann, in conferenza stampa a Venezia, lo ha definito un film intimo, sull’uomo, devastato dal dolore e bisognoso di un rifugio familiare che non riesce più a trovare nella sua casa. Il risultato però è una storia a tratti melodrammatica, di una persona provata, indurita, in un momento in cui i conflitti della sua vita personale collidono con quelli della sua vita professionale, che contrariamente alla intenzioni del regista risulta essere la parte più interessante del film. Adam Driver ha una presenza scenica notevole ed incarna il commendatore in maniera convincente. Risulta anche centrata Daniela Piperno, l’unica attrice italiana del cast, nel ruolo della madre di Ferrari, donna cattiva ma anche profondamente ironica, personaggio che riesce senza troppa difficoltà ad offuscare una scontata e deludente Penélope Cruz.

La pellicola, un po’ troppo americana per trattare una vicenda così tanto italiana, è tratta dal romanzo di Brock W. Yates Enzo Ferrari: The man, The Cars, The Races, The Machine.

data di pubblicazione:18/12/2023


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WONKA di Paul King, 2023

WONKA di Paul King, 2023

Il giovane Willy Wonka deve ancora realizzare il proprio sogno nato quando, ancora bambino, sua madre gli aveva promesso di rivelargli da grande il segreto per realizzare un cioccolato magico. Il ragazzo ha le idee ben chiare su cosa fare per avviare la sua fabbrica e soprattutto dove reperire gli esotici ingredienti. Il suo cammino verso il successo sarà ostacolato da tre loschi cioccolatieri che, attraverso attività illecite e sfruttando la complicità di un pubblico funzionario goloso, detengono di fatto il monopolio del cioccolato…

Con l’avvicinarsi delle prossime feste natalizie il cinema si prepara con qualcosa di straordinario che sorprenderà non solo i bambini, ma anche i genitori che li accompagneranno. Si tratta del prequel di un film del 1971 Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart, adattamento di un libro per bambini di Roald Dahl, divenuto negli anni sessanta famoso in tutto il mondo. Nel primo film, seguito da un remake nel 2005, si seguivano le avventure di un bambino povero e di come lui stesso diventò erede dell’enorme e misteriosa fabbrica di cioccolato di Willy Wonka nella quale lavoravano minuscoli operai chiamati Umpa Lumpa. In questo nuovo film del regista e sceneggiatore britannico Paul King, si vedranno invece le premesse di ciò che porterà alla creazione della fabbrica di cioccolato Wonka per opera del giovane e intraprendente Willy, un poco mago, un poco inventore ma soprattutto cioccolatiere per vocazione. Se le intenzioni del regista non erano quelle di creare un musical, di fatto però lo è a tutti gli effetti perché si tratta di una simpatica commedia musicale dove lo stesso Timothée Chalamet, nella parte del protagonista, si destreggia più che bene nell’interpretare le canzoni scritte da Neil Hannon. Racconto magico, con l’immancabile presenza di buoni, brutti e cattivi per renderlo ancora più incredibilmente frizzante, stuzzicando la fantasia non solo dei bambini. Una coreografia ben studiata accompagnata da effetti speciali dosati al punto giusto, senza eccessive elaborazioni. Accanto a Chalamet, oramai di una bravura ineccepibile, troviamo attori del calibro di Olivia Colman, Hugh Grant, Rowan Atkinson (meglio conosciuto come Mister Bean), Sally Hawkins, Jim Carter e tanti altri ancora. Una favola d’altri tempi, ben riuscita nel racconto, che ci fa riscoprire l’onestà dei sentimenti e sopratutto rivolta ai bambini di oggi affinché possano seguire le parole della madre di Willy: “ tutte le cose belle in questo mondo sono cominciate da un sogno, quindi non mollare mai il tuo”. Sperando che serva da lezione…

data di pubblicazione:13/12/2023


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LOVE AND MONEY di Dennis Kelly

LOVE AND MONEY di Dennis Kelly

regia di Saverio Giuseppe Paoletta, con Valentina Carrino e Saverio Giuseppe Paoletta

(Trend – Teatro Belli – Roma, 7/9 dicembre 2023)

David ha una nuova compagna dopo che sua moglie Jess si è tolta la vita a causa dei debiti accumulati per la sua folle mania di acquistare oggetti di ogni tipo. Un racconto frammentato che mostra la pericolosità delle regole legate al consumismo e sulla disperata ricerca di una felicità irraggiungibile. Un ulteriore sguardo sugli interrogativi che pone la società contemporanea indagati a Trend, la rassegna di drammaturgia inglese curata da Rodolfo di Giammarco al teatro Belli di Trastevere.

  

Un prologo fuori dal testo annuncia la tragedia che Dennis Kelly, autore di Love and Money, ha diviso in sette atti. Si prega di non applaudire tra un quadro e l’altro, per non perdere la concentrazione su un dramma che chiede sforzo e silenzio per essere seguito. Nella prima scena David (interpretato da Saverio Giuseppe Paoletta, anche regista e cofondatore dell’Associazione Universarte che cura la produzione dello spettacolo) scambia una serie di messaggi di posta elettronica con la sua nuova amante, Sandrine. Si è rifatto una vita dopo che sua moglie Jess (Valentina Carrino) è morta e ha comprato anche una nuova auto. Nelle email Sandrine gli chiede di parlare di come sia morta la donna e David, anche se non vorrebbe, alla fine concede il suo racconto. Si è suicidata e lui non ha fatto nulla per impedirlo. La scena successiva è nel cimitero dove è sepolta Jess. A vegliare sulla tomba ci sono i suoi genitori, catturati e infastiditi dalla sepoltura della donna a fianco che per sfarzo supera quella della figlia. Come se l’amore per una figlia possa essere definito da quello che si riesce a darle.

Un inaspettato salto narrativo trascina lo spettatore nel passato. Gli atti che seguono tenteranno di dare un’idea di come Jess sia arrivata alla morte. Ma la vicenda è ricostruita in modo frastagliato. David cerca di ottenere un lavoro con una paga migliore, mentre Jess è rinchiusa in un ospedale preda delle voci che le ronzano in testa e dell’ossessione per lo shopping che l’ha portata ad accumulare un debito inverosimile. L’ansia continua per i soldi è la protagonista. Divora tutto, anche l’amore, che si riduce a uno sterile atto assistenzialista. Così la vita di chi sta accanto sfugge e non si può fare nulla per riscattarla dal buio in cui viene inghiottita. Dello stesso buio e di vuoto è fatta la scena. La regia di Saverio Giuseppe Paoletta punta a mettere in risalto la parola del testo attraverso una messa in scena sobria, essenziale, che riduce al minimo i movimenti del gruppo di nove attori, insolitamente numeroso per gli spettacoli visti a Trend.

La legge che regola l’universo non è fatta di amore, ma di numeri e formule quantificabili come lo sono gli oggetti e i soldi. Il fine ultimo è la felicità, ma questa non si raggiunge per accumulo di cose. L’esito inevitabile è la disperazione e, come per Jess, il suicidio.

data di pubblicazione:10/12/2023


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PSEUDOLUS tratto da Il bugiardo di Plauto

PSEUDOLUS tratto da Il bugiardo di Plauto

adattamento e regia di Nicasio Anzelmo, con Franco Sciacca, Giovanni Cordi, Antonio Mirabella, Paolo Ricchi e la partecipazione speciale di Fanny Cadeo

(Teatro Arcobaleno – Roma, 1/17 dicembre 2023)

Una garbata e vivace rivisitazione plautina. Il classico depurato di passaggi troppo faticosi con una spruzzata di dialetto romano e/o napoletano e qualche siparietto comico imprevedibile. Serviva una presenza femminile e alla bisogna Fanny Cadeo sperimenta nuovi panni teatrali, cantando anche.

Versione giocosa di un pezzo forte del commediografo di Sarsina a tener viva una tradizione e un repertorio di qui il teatro romano va fiero ed orgoglioso vantando una sorta di primogenitura capitolina di repertorio. Il servo protagonista si deve ingegnare per riscattare da un lenone la giovane prostituta in fieri di cui è innamorato il suo padrone. La contrapposizione uomini liberi/schiavi è quasi uno scontro di classe in cui i più furbi sono inevitabilmente i secondi. Tutti gli ostacoli vengono superati in vista del traguardo finale. I soldi sono l’ostaggio in ballo. Il conflitto predominante è quello tra Pseudolo e Ballione. Spunti da commedia dell’arte con citazione particolare per l’attore che interpreta Ballione che forzando lo stesso testo disegna un cattivo spietato, interessato al traffico di carne umana senza alcun rispetto per la dignità della donna. Ovviamente considerando i secoli che ci separano dalla stesura del testo ogni rispetto per il politicamente corretto sarebbe puerile. L’ambientazione greca propone un must che bypassa secoli, stagioni e nuovi riti. La compagnia cerca di rendere effervescente la satira con frequenti ammiccamenti al pubblico e recitati fuori scena nella sala che obbligano lo spettatore a girare frequentemente il collo per godersi simpatici siparietti. Struttura drammaturgica solida per la mano felice e ispirata del regista siciliano Nicasio Anzelmo. Prima nazionale che meriterebbe un lungo viaggio nella penisola con tappa puntuale in Magna Grecia.

data di pubblicazione:09/12/2023


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