MINIONS di Pierre Coffin e Kyle Balda, 2015

MINIONS di Pierre Coffin e Kyle Balda, 2015

Come si sono estinti i dinosauri? Uno dei grandi quesiti della storia trova finalmente risposta. Perlomeno nel mondo dei “bambini calvi con l’itterizia”, come vengono ironicamente descritti i Minion nel primo film a loro interamente dedicato, che ricalca cinematograficamente le orme dei pinguini di Madascar.

Sin dalle origini della terra i Minion si muovono alla ricerca di un cattivissimo capo a cui offrire la loro deferente collaborazione. Una sorta di documentario, illustremente diretto dalla voce di Alberto Angela, presenta al pubblico i “pinoli gialli”, che si distinguono per la simpatia ma soprattutto per l’estrema goffaggine: trovare un capo in grado di sopravvivere ai loro gesti inconsulti si rivela ben presto un’impresa davvero ardua, tanto da annientare l’euforia della “truppa”. A risollevare il morale ci pensano tre piccoli eroi gialli, Kevin (“con la C o con la K”), Stuart e il tenerissimo Bob i quali intraprendono un faticoso viaggio che, dopo rocambolesche avventure, li condurrà a conoscere Gru (protagonista di Cattivissimo me), ancora bambino ma già alla prese con furti incredibili.

I temi del viaggio, della ricerca, della solidarietà non sono certo nuovi nel mondo dell’animazione, ma vengono qui arricchiti da divertenti gag. In queste gag, esilaranti ma non sempre del tutto riuscite, si cela forse la pecca del cartoon, almeno se guardato con gli occhi del “pubblico bambino”. L’ambientazione di buona parte della storia nell’Inghilterra del 1968 funziona infatti da espediente narrativo sul quale innestare i simboli di una svolta epocale: dalle tute “blue jeans” dei protagonisti alla mitica chitarra di Jimi Hendrix, passando per i Beatles e la giovane Regina Elisabetta. In queste gag si ravvisa anche, tuttavia, la verosimile ragione del successo del film, se giudicato con il più consapevole sguardo del “pubblico adulto”: i buffi e adorabili Minions, anche se per motivi diversi, riescono a coinvolgere tanto i bimbi quanto i loro accompagnatori, sebbene il potenziale di comicità strutturalmente insito in queste creaturine al di là del bene e del male, esaltato quando sulla scena compaiono anche gli umani, resti a tratti inespresso non appena i Minion restano per troppo tempo “soli”, forse anche per l’assenza di autentici dialoghi tra i componenti della “truppa”.

Le voci di Sandra Bullock (Scarlett Sterminator), Jon Hamm (Herb Sterminator), Michael Keaton (Walter Nelson), Allison Janney (Madge Nelson) diventano, nella versione italiana, quelle di Luciana Littizzetto, Fabio Fazio, Riccardo Rossi e Selvaggia Lucarelli. L’alter ego americano del narratore Alberto Angela è invece Geoffrey Rush.

 

data di pubblicazione 18/09/2015


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SHALL WE DANCE? di Peter Chelsom, 2004

SHALL WE DANCE? di Peter Chelsom, 2004

Con un cast di tutto rispetto, Shall we dance? è una commedia americana molto gradevole, di quelle da rivedere con piacere. Chi non ricorda l’arrivo del bel Richard in smoking, con una rosa rossa dal gambo lungo tra le mani, sulla scala mobile di un centro commerciale, per donarla alla moglie che lavora nell’allestimento del settore biancheria e profumi? Ed il sensualissimo tango Gere-Lopez sulle note di Santa Maria del Buen Ayre dei Gotan Project? Richard Gere è John Clark, un avvocato di Chicago che, per rompere la monotonia di un’esistenza che da troppi anni si ripete sempre uguale e senza scossoni, si iscrive ad un corso di ballo da sala di nascosto della moglie Beverly (Susan Sarandon), condividendo segretamente questa passione con un collega (Stanley Tucci) che, dietro un’apparenza insignificante, cela un insospettabile talento per le danze latino-americane! Quando la moglie di John comincia a notare dei cambiamenti nel marito, assolda un investigatore (Richard Jenkins) sciatto ed improbabile che, dopo aver svolto le sue indagini, …si iscriverà alla medesima scuola di ballo di John!

Abbiniamo a questo film, che riesce sempre a strapparci più di un sorriso, una ricetta di pasta al forno, probabile piatto “robusto” con il quale un’ingombrante ed estroversa allieva (Lisa Ann Walter) macchia irrimediabilmente il cappotto di renna della bella e triste Paulina, prontamente soccorsa dal romantico avvocato Clark… “un uomo con un fazzoletto… pensavo non ne facessero più.”

INGREDIENTI: 600 gr di pasta corta rigata (sedani, mezze maniche, penne rigate) – carota, sedano e ½ cipolla per soffritto – salsa di pomodoro – 2 cucchiai di concentrato di pomodoro – brodo vegetale – 700 gr di macinato di vitella – basilico fresco – 2 etti di parmigiano grattugiato – 2 fior di latte – 100 gr di burro – pangrattato – sale, pepe e noce moscata q.b. – olio extra vergine d’oliva q.b..

PROCEDIMENTO:

Come prima cosa prepariamo un bel sugo con carne macinata, mettendo in un tegame il soffritto con una generosa dose di olio d’oliva; appena il soffritto sarà biondo mettiamo il macinato di vitella, correggiamo di sale e noce moscata, e giriamo con un mestolo di legno sino ad ottenere un composto molto fine e senza grumi; quindi versiamo una bottiglia di passata di pomodoro assieme a 2 cucchiai di concentrato di pomodoro allungato con un po’ di acqua calda, qualche foglia di basilico e dopo il primo bollore abbassiamo la fiamma e copriamo sino al raggiungimento della cottura. Per ottenere un risultato migliore allungate il sugo durante la cottura con un po’ di brodo vegetale. Quando il sugo sarà pronto (ma per comodità potete prepararlo anche il giorno prima), accendiamo il forno a 180° in modo che si scaldi bene ed iniziamo a tagliare i due fior di latte a pezzettini mettendoli  in una ciotola ed in un’altra ciotola mettiamo il parmigiano grattugiato. Quindi cuociamo la pasta al dente, scoliamola e condiamola con una noce di burro ed un po’ di sugo di carne; a questo punto imburriamo una teglia da forno con i bordi alti e cospargiamola di pangrattato. Siamo pronti per cominciare a fare gli starti di pasta, mozzarella, sugo, parmigiano e qualche fiocchetto di burro, poi si procede con altri strati sino ad esaurimento di tutti gli ingredienti (3 starti in tutto sono il numero perfetto!). Chiudiamo con uno strato di pasta dove sopra metteremo dei ciuffetti di burro, un po’ di sugo ed un misto di parmigiano e pangrattato, per far fare quella crosticina che piace tanto a tutti. Inforniamo a forno fisso sotto a 180° per almeno 30 minuti; poi, per altri 5/10 minuti, accendiamo il grill sopra sino a quando la nostra pasta al forno sarà bella dorata. Toglietela dal forno e fatela riposare coprendola con un panno di cotone per circa 15 minuti. Buonissima!

LE FATE IGNORANTI di Ferzan Ozpetek, 2001

LE FATE IGNORANTI di Ferzan Ozpetek, 2001

“Cosa sono le fate ignoranti? Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo, ma che ci cambiano la vita. Non sono quelle delle fiabe, perché loro qualche bugia la dicono. Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte. Ma non mentono sui sentimenti. Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto, che vivono i propri sentimenti, e non hanno paura di manifestarli. Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua, che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie. Spesso passano per ignoranti, perché sembrano cafone, e invadenti per la loro mancanza di buone maniere. Ma sono anche molto spesso delle fate, perché capaci di compiere il miracolo di travolgerci. Costringendoci a dare una svolta alla nostra vita. – Ferzan Özpetek

Le fate ignoranti fu uno dei grandi successi della stagione cinematografica 2001. Film molto apprezzato da pubblico e critica, ebbe diversi riconoscimenti. La trama originale ed il richiamo ad atmosfere almodovariane, la colonna sonora sapientemente scelta, nonché un finale aperto con le immagini sui titoli di coda della partecipazione degli attori al Gay Pride che si svolse a Roma nel giugno 2000, hanno fatto sì che il film sia rimasto bene impresso nella memoria collettiva. Altro elemento che il pubblico ricorda è l’ambientazione autobiografica e familiare di molte scene sulla terrazza condominiale della casa dello stesso regista, nel quartiere Ostiense di Roma: pranzi solari e gioiosi che ritroveremo, ma in ambienti ed atmosfere più borghesi, anche in Saturno Contro. A questo film non potevamo che abbinare la ricetta di un piatto che invita alla convivialità: una versione un po’ rivisitata delle polpettine speziate che Margherita Buy mangia nel film.

 

INGREDIENTI: 1 piccola cipolla – ½ kg di macinato di pollo – ½ kg di macinato di vitella – 3 uova – 5 cucchiai di parmigiano grattugiato – la polpa grattugiata di una mela – 100gr di formaggio morbido tipo robiola – il succo di 2 arance e la buccia di metà arancia tagliata a listine sottili – sale e pepe q.b. – 1 pizzico di peperoncino – pangrattato q.b. – olio di oliva q.b..

PROCEDIMENTO:

Versate in una coppa il macinato di pollo e vitella ed unitevi le uova, il parmigiano, il formaggio morbido, il sale ed il pepe, un pizzico di peperoncino, la polpa di mela grattugiata ed il succo di 1 arancia. Impastate il composto sino a farlo diventare elastico ed aggiungete del pangrattato se dovesse risultare troppo umido. Create dunque delle piccole polpette. Prendete una padella e fateci rosolare la cipolla ridotta in pezzettini; dunque unitevi le polpettine, fatele prima ben rosolare e poi le portate a cottura sfumandole con il succo d’arancia rimasto, aggiungendo anche qualche piccola listina di buccia d’arancia, sottile e privata del bianco. Servitele calde una volta evaporato il liquido in eccesso.

L’APPARTAMENTO SPAGNOLO di Cèdric Klapisch, 2002

L’APPARTAMENTO SPAGNOLO di Cèdric Klapisch, 2002

L’appartamento spagnolo del francese Cèdric Klapisch, cui farà seguito Bambole russe nel 2005, è una commedia leggera, di quelle di facile visione. Il film racconta la storia di alcuni studenti dell’Erasmus, partendo dalle vicende del giovane Xavier (un giovanissimo ma già bravo Romain Duris) che pur desiderando di diventare scrittore, accetta di andare a vivere Barcellona per acquisire una particolare specializzazione finalizzata all’ottenimento di un posto al Ministero delle Finanze a Parigi. Xavier, lontano dalla fidanzata Martine (Audrey Tautou, già famosa per aver interpretato Amèlie) e dalla sua vita, si trova a dover dividere “l’appartamento spagnolo” con altri studenti europei (una belga, un tedesco, una inglese, un danese, un italiano e una spagnola), con i quali dovrà affrontare non solo problemi linguistici ma anche di convivenza e di vita. Il ritmo incalzante e divertente con cui questa commedia racconta le storie del protagonista e dei suoi “coinquilini” e soprattutto la città di Barcellona che fa da sfondo alle loro vicende, non potevano che suggerirci un piatto tipico spagnolo: la “paella de mariscos”.

INGREDIENTI (x 4 persone): 400gr di riso (Arborio o Carnaroli) – 1 cipolla – 1 spicchio d’aglio – 1 piccolo peperone rosso – 1 piccolo peperone verde – 1 cucchiaio colmo di paprica dolce – 3 calamari medi o seppioline – 4 scampi – 8 gamberi – ½ kg di cozze – ½ kg di vongole veraci – 1,2 lt di fumetto di pesce – olio extra vergine d’oliva e sale q.b.. – 2 bustine di zafferano – 200 ml di passata di pomodoro.

PROCEDIMENTO: Facciamo aprire cozze e vongole; non appena saranno aperte toglietele subito dal fuoco e raccogliete la loro acqua, filtratela ed aggiungetela al brodo di pesce: il liquido così ottenuto in totale non dovrà superare 1,2 lt circa. Prepariamo quindi il trito di cipolla ed aglio che dovrà soffriggere nella medesima “paella” (possibilmente di ferro o anche antiaderente, ma che non abbia manici di bachelite o altro materiale che ne impedisca poi la messa nel forno), dove poi aggiungeremo via via tutti gli ingredienti che completeranno la confezione del piatto. Aggiungiamo ai pezzettini di cipolla ed aglio, 4/5 cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva e mettiamo il trito sul fuoco per farlo imbiondire appena; quindi aggiungiamo i calamari e/o le seppioline tagliati ad anelli, dopo qualche minuto aggiungiamo anche i peperoni che abbiamo precedentemente tagliato a pezzettini regolari. Rimestiamo il tutto regolarmente e facciamo cuocere lentamente a fiamma bassa e con pazienza, sino a quando le verdure non saranno completamente morbide e amalgamate tra loro: è un risultato che solo il nostro occhio potrà dire di aver raggiunto! Aggiungiamo quindi la paprika dolce, lo zafferano (2 bustine) ed altri due cucchiai di olio extravergine di oliva per mantenere il condimento alto, portando il tutto a temperatura; quindi versiamo il riso e con molta cautela facciamolo tostare per alcuni minuti rimestandolo bene con una spatola di legno. Quindi è il momento di aggiungere la passata di pomodoro ed infine il brodo ben caldo di pesce che avevamo preparato in precedenza. Non appena cominciano ad affiorare le prime bollicine, sistemiamo cozze e vongole aperte dentro al riso in modo che rimangano umide e decoriamo con gamberi e scampi. Mettiamo quindi in forno (già preriscaldato) a 180/200° tutta la paella con il suo prezioso carico di bontà per venti minuti senza mai mescolare. Appena sfornata la paella va fatta riposare 5/10 minuti coperta (alcuni dicono avvolta in un canovaccio di cotone) e quindi servita, sperando che si sia creata quella meravigliosa crosticina sul fondo!

TAXI TEHERAN di Jafar Panahi, 2015

TAXI TEHERAN di Jafar Panahi, 2015

Il pluripremiato regista iraniano Jafar Panahi non ama confezionare film “distribuibili”, rispettosi degli omologanti dettami imposti dal regime islamico. Jafar Panahi è un estimatore di quello che il potere politico definisce “sordido realismo”: una fotografia senza filtri della società in cui la macchina da presa è chiamata a immergersi, anche quando la messa a fuoco riveli impietosamente dettagli che la logica della propaganda e del consenso preferirebbe mantenere celati.

Contro la censura e il divieto di espatrio non resta quindi che un solo rimedio: mettersi alla guida di un taxi attraverso le strade di Teheran, senza itinerari prestabiliti e con una telecamera pronta a documentare il più “sordido” dei realismi.

Si parla di tutto nel taxi di Panahi. Si discute della funzione di prevenzione generale di una pena di morte che condanna all’impiccagione due scippatori; ci si chiede che faccia abbia un ladro, per arrivare a scoprire che ha una faccia “normale”, come quella di tutti gli altri; si ipotizza una missione culturale di chi vende DVD pirata garantendo in Iran la visione di film altrimenti vietati; ci si interroga sul senso della professione di avvocato, svolta da una donna che regala rose rosse e non smette di credere nella necessaria tutela dei diritti umani. E soprattutto, attraverso la strepitosa nipotina di Panahi, si riflette sul cinema e sulla censura, sull’arte e sulla libertà di manifestazione del pensiero.

Il risultato è quella che il regista Darren Aronofsky, Presidente di Giuria del 65˄ Festival di Berlino, ha definito “una lettera d’amore al cinema”, consegnando nelle mani virtuali del regista assente il prezioso vello dell’Orso d’oro.

Taxi Teheran coinvolge, stupisce e commuove, lasciando intatta la speranza che il cinema possa ancora funzionare da potente strumento di denuncia e di libertà/liberazione.

data di pubblicazione 14/09/2015


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L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso – Garzanti 2015

L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso – Garzanti 2015

Un altro libro sul mondo dell’editoria… Sì, ma questo è veramente divertente!

Alice Basso conosce le case editrici e si districa nella descrizione dei ruoli e dei personaggi come solo chi li conosce da vicino può farlo. Mettiamoci anche che è scritto molto bene, che è scorrevolissimo e che la protagonista, Silvana Sarca per noi Vani, è di una ironia magistrale… Cosa possiamo chiedere di più?

Nel libro c’è un po’ di tutto dal romanzo rosa alla spy story, il finale ci fa capire che ci sarà un seguito e la Basso ci ha già tranquillizzati ammettendo che il secondo capitolo è già stato scritto.

Vani Sarca è giovane, simpatica e ironica ha una capacità empatica fuori dal comune tanto da renderla perfetta per il ruolo che ricopre in casa editrice: la ghostwriter, gli autori le indicano le linee guida del volume, a volte le consegnano una serie di appunti, e Vani crea “l’Opera” con lo stesso stile che caratterizza ogni autore.

Le prime pagine del libro ci accompagnano a conoscere e apprezzare Vani. Poi compaiono tutti gli altri attori: Riccardo, autore che necessita di aiuto e che coprirà la ghostwriter di attenzioni e porterà il loro rapporto a un altro livello; Enrico,  direttore editoriale e superiore diretto di Vani spregiudicato e talmente venale da essere patetico e ricattabile; Morgana, alter ego adolescente di Vani e l’ispettore Braganza un Philip Marlowe nostrano.

Che dire, a me è molto piaciuto, l’ironia di Vani mi è mancata nel momento stesso in cui ho finito il libro e ho trovato geniale l’idea di scandagliare il mondo dell’editoria dal punto di vista di una ghostwriter; forse manca di originalità la parte “gialla” in cui la protagonista aiuta le forze dell’ordine a dirimere il caso della scrittrice scomparsa, ma è pur vero che è la prima ghostwriter a farlo e con uno stile tutto suo.

SUDAMERICA LAGUNARE  (72^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015 – Premi)

SUDAMERICA LAGUNARE (72^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015 – Premi)

Finite le proiezioni, assegnati i premi, resta il tempo delle analisi e dei bilanci, per la 75^ Mostra di Venezia. Se parlassimo di un campionato di calcio, diremmo che la compagine sudamericana si è aggiudicata il trofeo, ma parlare di film in termini di provenienza, pur essendo un dato di fatto che appartiene ad ogni titolo, può diventare pretestuoso. Un film dovrebbe essere ritenuto valido per le scelte formali e contenutistiche, la capacità di raccontare attraverso le immagini. Non ci piace pertanto pensare che la presenza di Alfonso Cuaron quale presidente di giuria abbia potuto indirizzare la scelta del Leone d’oro e d’argento verso i lidi sudamericani di Desde allà di Lorenzo Vigas ed El clan di Pablo Trapero, rispettivamente. Ma rimane il dubbio, vista l’incredibile esclusione da qualsiasi riconoscimento a film del livello di 11 minuti di Skolimowski e Francofonia di Sokurov, che a nostro parere sorpassano di gran lunga, sotto ogni profilo,  i due premiati. Gioia condivisa per il premio assegnato a Fabrice Luchini per l’interpretazione maschile ne L’Hermine di Christian Vincent così come al premio per la miglior sceneggiatura che lo stesso  film si porta a casa. Un vero gioiello da gustare non appena uscirà in sala. Coppa Volpi per l’interpretazione femminile a Valeria Golino, protagonista del film di Gaudino Per amore vostro, mentre il Gran Premio della Giuria va ad Anomalisa, film d’animazione diretto dal regista e sceneggiatore americano Charlie Kaufman assieme al giovane animatore Duke Johnson. La lista completa di tutti i premi, compresi quelle delle altre sezioni del festival sono consultabili alla pagina http://www.labiennale.org/it/cinema/news/12-09.html?back=true. Premi a parte, ciò che ci sembra importante portare a casa, alla fine di questa edizione della Mostra, è la capacità del ruolo del cinema nel raccontare non solo le storie dei protagonisti, ma anche la Storia, quella di posti lontani o vicini, quella prossima o remota, e con la Storia le culture, l’arte, le persone, l’umanità, l’incontro con l’altro: il vicino di poltrona nella proiezione, il manifestante di Kiev in un documentario, Napoleone che scorrazza dentro il Louvre o una marionetta in computer grafica. Un incontro che il team di Accreditati ha vissuto e ha condiviso con voi. Al prossimo anno.

data di pubblicazione 13/09/2015

SUDAMERICA LAGUNARE  (72^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015 – Premi)

11 MINUTI di Jerry Skolimowski – POLONIA (72^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015 – Concorso)

Morte di un pixel. Questo potrebbe essere il sottotitolo del film 11 Minuti del regista polacco Jerry Skolimowski,  in concorso alla Mostra di Venezia 2015. Una folgorazione, un film che farà saltare di entusiasmo,  sulla poltrona del cinema, chiunque abbia passione per il linguaggio cinematografico. Un ingranaggio perfetto, una manopola di una cassaforte da girare per trovare la combinazione che apra su un’altra cassaforte,  con movimenti all’ indietro che poi ci catapultato di nuovo avanti, un’immersione totale e straniante come in un’opera di Escher, un film la cui riflessione non può non riportare alla mente, con le debite diversità nello stile nel tempo,  Destino Cieco di Kieslowski. Che Dio la benedica”, dice un gruppo di suorine al venditore di Hot Dog. “Dio non mi deve nulla, avete pagato il conto”.  Un conto che si paga senza poter tornare indietro. Il tempo che passa,  senza poter tornare indietro,  quegli undici minuti a partire dalla cinque che diventano l’appuntamento col finale, strepitoso, del film. Piani sequenza, la soggettiva di un cane, aerei che fanno da tendina, fari che spengono la musica, un ritmo che tiene incatenati allo schermo nel tentativo di decifrare l’intreccio, di capire se sullo schermo vi sia una mosca morta,  se quella macchia nera sul disegno sia una svista, e soprattutto cosa accadrà alle 17 e 11 a partire dalla stanza 1111 dell’ undicesimo piano di un hotel. Una riflessione gigantesca sulla piccolezza dei nostri destini, formato pixel, di una dimensione ulteriore che rimane schermo grigio e indistinto a chi cerchi di osservarla ad occhio nudo, ma per cui vale la pena di continuare ad interrogarsi attraverso lo sguardo di un regista come Skolimowski.

data di pubblicazione 10/09/2015








SUDAMERICA LAGUNARE  (72^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015 – Premi)

LA PRIMA LUCE di Vincenzo Marra – IT (72^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015 – Giornate degli autori)

Riccardo Scamarcio e Daniela Ramirez interpretano in modo molto intenso i ruoli di Marco e Martina, genitori in crisi del piccolo Mateo, nel lungometraggio di Vincenzo Marra che ha inaugurato le Giornate degli autori a Venezia. Il film ha alla base una storia semplice ma profondamente radicata nel tessuto contemporaneo. Martina, di origini cilene e grafico pubblicitario, sceglie di trasferirsi a Bari per seguire Marco che lavora come avvocato; ma dopo la nascita del figlio inizia a sentire, anno dopo anno, il bisogno sempre più forte di “tornare a casa”, desiderio che diviene incalzante allorquando alla crisi personale con Marco si aggiunge anche quella economica del paese che la ospita, che paradossalmente le offre ora minori possibilità del suo paese d’origine: Marco, qui non c’è futuro. Martina, il futuro ce lo facciamo noi, giorno per giorno. Ma tra di loro c’è Mateo che diviene, da figlio profondamente amato da entrambi, il figlio conteso, un bambino figlio della globalizzazione come lo definisce il regista.

Marra, se da un lato cuce addosso ai protagonisti una storia personale che a tratti cattura lo spettatore, dall’altro lato ne distoglie l’attenzione operando una scollatura alquanto inverosimile tra il percorso interiore dei protagonisti ed i loro ruoli nel tessuto sociale in cui si muovono: Marco ad esempio sembrerebbe non conoscere la città natale della compagna con cui convive da otto anni né alcun familiare di lei, né sembra troppo preoccuparsi di alcun aspetto legale circa la tutela di minori da parte di genitori non coniugati, anzi, pur essendo un avvocato ambizioso ed intraprendente, sembra essere completamente digiuno di tutte le implicazioni legali che possano scaturire da una separazione da Martina. È dunque palese che il regista voglia concentrarsi esclusivamente sulla psicologia di questo padre a cui viene sottratto il figlio, sulla sua vita che si ferma all’improvviso, scavando nel suo dolore e nella sua incredulità, non spiegando troppe cose e lasciandone alcune in sospeso, allo scopo proprio di catturare l’attimo dello sconcerto e del disorientamento.

data di pubblicazione 10/09/2015








NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari – IT  (72^  Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015 –  Fuori Concorso)

NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari – IT (72^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015 – Fuori Concorso)

Non essere cattivo è un racconto che si declina attraverso gli occhi.  Splendidi, intensi, azzurri come azzurro non è il mare di Ostia, dove la vicenda è  ambientata, nel 1995, gli occhi dei due protagonisti,  Vittorio e Cesare, interpretati magnificamente da Alessandro Borghi e Luca Marinelli.  Iniettati di sangue nei momenti delle risse, delle aggressioni, delle droghe sintetiche. Sbarrati durante le allucinazioni che riempiono la strada,  di gente da salvare,  da non mettere sotto. Vittorio frena  bruscamente la macchina e, in quel momento,  anche la folle corsa verso la distruzione della sua vita,  ma Cesare non vede l’autobus, la gente, e può solo assecondare l’amico,  guidare con cautela per un breve tratto, sempre accanto a Vittorio, ma quella allucinazione, quel freno,  quella decisione di fermarsi, di provare a trovare un’altra strada, un’altra vita, non gli appartengono a pieno,  non lo investono, non sono una sua elaborazione, e dunque rappresentano solo una pausa. Gli occhi sono quelli spenti della nipotina di Cesare, malata di AIDS come lo era sua mamma, morta della stessa malattia. Gli occhi supplicanti e  marroni di Viviana, che provano a guardare Cesare con amore, e quelli di Linda, l’unica che osi, nel primo momento in cui entra in scena, guardare verso il mare, verso l’orizzonte, forse in cerca di una nuova prospettiva,  da condividere, abbracciandolo in questo nuovo sguardo, con Vittorio. Ma soprattutto la visione, lo sguardo, l’occhio, è quello di Claudio Caligari, il regista di questo film è di Amore tossico e L’odore della notte, scomparso subito dopo la fine del montaggio dello splendido affresco popolare che è Non essere cattivo. Prodotto da Valerio Mastrandrea che è anche stato, in questa occasione, aiuto regista ed amico di Caligari, il film è fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia, ma ha già vinto la battaglia per lasciare in vita, sullo schermo, senza retorica ma solo attraverso la potenza espressiva delle immagini, l’intenso primo piano dello sguardo di Caligari.

data di pubblicazione 09/09/2015