A QUALCUNO PIACE CALDO di Billy Wilder, 1959

A QUALCUNO PIACE CALDO di Billy Wilder, 1959

Considerato uno dei più grandi film comici della storia del cinema, A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot) vinse un Oscar, tre Golden Globe e un Bafta. Ambientato nella Chicago del proibizionismo, narra le disavventure del sassofonista Joe (Tony Curtis) e del contrabbassista Jerry (Jack Lemmon), che per sbarcare il lunario suonano ovunque e per chiunque, senza fare troppo caso ai luoghi e alle persone; ma una sera mentre si esibiscono durante una festa, sono involontari testimoni della strage di San Valentino: è il 1929. Per sfuggire alle ricerche dei sicari di Al Capone si travestono da donne e si “intrufolano” in un’orchestra tutta femminile che sta per partire in tournèe verso la Florida. Sarà alla stazione ferroviaria che Josephine/Joe e Dafne/Jerry, con i loro strumenti al seguito, incontreranno la splendidasuonatrice di ukulele Zucchero “Candito” Kandinsky: una tanto, ma tanto sexy ed indimenticabile Marilyn Monroe! Corteggiare Zucchero, ma nei panni di Josephine e Dafne, sarà la vera sfida di questi due splendidi ed indimenticabili interpreti: ”Aspetta da molto?- Non importa quanto si aspetta, ma chi si aspetta!”

E come non potevamo abbinare a questa meravigliosa pellicola, in ricordo del mito indiscusso di Marlyn, la ricetta regalataci da Claudia di candide e zuccherose meringhe?

INGREDIENTI: uova a temperatura ambiente – 60 gr di zucchero per ogni chiara d’uovo – 1 pizzico di sale.

PROCEDIMENTO: Scaldare il forno termo-ventilato a 100°; quindi montare bene gli albumi a temperatura ambiente (il numero delle uova dipende dal quantitativo di meringhe che si vuole realizzare), alle quali bisognerà aggiungere un pizzico di sale; all’ultimo farle amalgamare con lo zucchero sempre con lo  sbattitore.

In una teglia con carta forno formare, con l’albume appena montato con lo zucchero, le meringhe usando due cucchiai o una sacca da pasticcere, stando attenti di metterle separate l’una dall’altra di qualche centimetro.

Cuocere in forno a 100° per 2 ore con la stessa temperatura e senza mai aprire il forno. La cottura deve essere dolce e lenta e verso la fine bisogna fare attenzione che non comincino a dorarsi.

Una volta fredde, farcire le meringhe con panna montata e marron glaces oppure con panna e fragole, o semplicemente addentatene la loro voluttuosa bontà al naturale.

 

 

IL FASCINO INDISCRETO DELL’AMORE (TOKYO FIANCEE) di Stefan Liberski, 2015

IL FASCINO INDISCRETO DELL’AMORE (TOKYO FIANCEE) di Stefan Liberski, 2015

(Festival Internazionale del Film di Roma 2014 – Alice nella città)

Questo film ci porta nel favoloso mondo di Amelie, questa volta in Giappone. Amelie torna a Tokyo dove è nata da genitori belgi e dove ha passato i primi cinque anni della sua vita. Piena dell’entusiasmo dei suoi vent’anni, intraprende nella grande metropoli una nuova entusiasmante vita, cercando di integrarsi al massimo in questa città. L’incontro con Rinri, anche lui ventenne, farà conoscere ad Amelie un Giappone diverso, e quando l’amore impacciato di lui si paleserà con i ritmi propri di quella cultura, ad Amelie non resterà altro che accettare un fidanzamento in regola ed una promessa di matrimonio, anche se l’idea la terrorizza. Tokyo fiancèe, uscito nelle sale italiane con il titolo Il fascino indiscreto dell’amore,  purtroppo però si perde strada facendo: i personaggi potevano essere meglio tracciati ed assumere un caratteristica più peculiare. Mentre sembrano azzeccate le location: Tokyo appare con diverse belle sfaccettature, alcune anche poco patinate ed inedite, fondamentale la scena di repertorio dello tsunami che assume un ruolo fondamentale nel racconto. Consenso del pubblico che sembra aver apprezzato questa love story, una volta tanto non a lieto fine… Ma non basta.

data di pubblicazione 17/06/2015


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REVIVAL di Stephen King – Sperling & Kupfer, 2015

REVIVAL di Stephen King – Sperling & Kupfer, 2015

La storia comincia all’inizio degli anni ‘60 e, come in 22/11/1963, King fa una descrizione magistrale dell’America dell’epoca intrisa dalla nostalgia di chi ne è stato testimone, e noi ne diventiamo spettatori.

Ottobre 1962.  New England. Jamie Morton, sei anni, sta giocando con la terra smossa da una ruspa, i suoi fratelli sono intenti nelle più varie attività adolescenziali: chi aiuta il padre ad aggiustare la macchina nel garage di famiglia, chi si allena a base ball con gli amici, chi ascolta musica con le amiche ma “di colpo sparirono gli schiamazzi dei ragazzini in cortile, la musica del piano di sopra, il frastuono del garage. Persino gli uccelli smisero di cantare” e appare il nuovo pastore. Charles Jacobs, giovane, disponibile e simpatico, diventerà il fulcro della sua parrocchia e per Jamie diventerà un vero e proprio eroe perché “salverà” Conrad, il fratello poco più grande, dalle conseguenze di un incidente di sci.

Purtroppo questa storia idilliaca finirà presto, spezzata da una tragedia che colpirà il reverendo Jacobs e che minerà la sua fede in Dio.

Da quel momento le storie di Jamie e Charles si incroceranno diverse volte nell’arco della loro vita, con conseguenze profonde per entrambi che porteranno Jamie a stringere una sorta di “Patto con il Diavolo”, nelle vesti del reverendo Jacobs, per ottenere una “Rinascita” (Revival) senza la quale, per lui, non ci sarebbe futuro.

Quindi un secondo miracolo del suo infallibile amico Charles Jacobs? La curiosità non è peccato Harry ma dovresti esercitare cautela, dice il preside Silente ad un giovane Harry Potter ed è lo stesso consiglio che ci senteremmo di dare a Jamie quando si improvvisa detective e incomincia a indagare, con l’aiuto della sua amica Bree, sul passato del reverendo. Un passato ricco di “miracoli” ma anche disseminato di strane e, in alcuni casi, inspiegabili morti. Il prezzo che le persone “rinate” per mezzo di Charles Jacobs hanno pagato è stato un prezzo equo? E qual è il vero motivo di tanto amore disinteressato verso il prossimo che ha portato il reverendo in giro per l’America a dare una seconda opportunità a tante persone?

Marzo 2014. Jamie tornerà a essere attore principale della vita di Jacobs e questo ruolo gli permetterà di dare una risposta a tutte le sue domande, unico testimone del fanatismo di Jacobs per ciò che potrebbe esserci nell’al di là della vita.

Una nuova pietra miliare nella bibliografia del “Re”.

DIRITTO AL CORTO – FESTIVAL DEL CORTOMETRAGGIO SOCIO-GIURIDICO

DIRITTO AL CORTO – FESTIVAL DEL CORTOMETRAGGIO SOCIO-GIURIDICO

Si è da poco conclusa la prima edizione di Diritto al Corto – Festival del cortometraggio socio-giuridico, iniziativa promossa dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università “Roma Tre”, con il patrocinio dell’Assessorato alla Creatività, con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio e dell’Assessorato alla Cultura, Creatività e Creazione artistica di Roma Capitale (www.dirittoalcorto.it).

Le proiezioni, tenutesi il 28-29 maggio e il 2-3 giugno 2015, hanno mostrato quanto eterogenee possano rivelarsi le prospettive di quell’attributo “socio-giuridico”, inserito nel sottotitolo del Festival e che indubbiamente rappresenta l’elemento di più evidente originalità dello stesso.

La serata conclusiva si è tenuta presso il Teatro Palladium di Roma, di fronte a una platea gremita. Apertosi con un omaggio musicale di Andrea Rea, l’evento si è chiuso con la premiazione dei cortometraggi vincitori. I premi sono stati sono stati attribuiti da una Giuria di esperti, presieduta da Pupi Avati e composta da Valerio Aprea, Enrico Carocci, Valeria Fabrizi, Lilli Garrone, Blasco Giurato, Francesca Inaudi, Davide Perino, Pino Strabioli.

Questi i premi assegnati:

Primo premio “Miglior cortometraggio”: Un día de campo (di Carlos Caro) – Spagna

Premio speciale “Pupi Avati”: Un día de campo (di Carlos Caro) – Spagna

Premio speciale della Giuria (ex aequo): Cuando todo pase (di Suso Imbernon) – Spagna  e Bishtar az do saat (di Ali Asgari) – Iran

Premio “30 e lode”: La smorfia (di Emanuele Palamara) – Italia

L’ideatore e il Direttore artistico di “Diritto al Corto” è Antonella Massaro, Ricercatore confermato di Diritto penale per professione e Accreditata per passione. Quasi doveroso, quindi, tracciare insieme a lei un bilancio sul Festival, a conclusione di un’esperienza che tutti gli Accreditati hanno seguito fin da quando quel progetto ha iniziato a muovere i suoi primi (incerti) passi.

Antonella, la prima domanda è d’obbligo. Un Festival di cortometraggi organizzato da un Dipartimento di Giurisprudenza: non ti è sembrata una scelta “azzardata”?

Sì, all’inizio è stata indubbiamente la mia remora principale. L’entusiasmo e la buona volontà a volte non bastano, rendendosi per contro necessarie delle competenze professionali. Ci sono state però delle circostanze che mi hanno convinto a continuare. Anzitutto organizzo già da tempo proiezioni di film in Dipartimento, alle quali seguono incontri seminariali o veri e propri convegni sui temi emersi dalla pellicola. Non è necessario che sul grande schermo compaiano giudici o avvocati per valorizzare il connubio tra cinema e diritto: abbiamo proiettato Lo Stato della follia, Miele, Terraferma e le numerose tesi richieste alla nostra cattedra sui temi degli ospedali psichiatrici giudiziari, delle pratiche di fine vita e dell’immigrazione irregolare mi hanno convinto che il cinema possa funzionare (anche) quale autentico strumento didattico. Certo, il rischio che si corre è quello di una pressoché esclusiva valorizzazione del “contenuto” a tutto discapito del “contenitore”, ma, visti i risultati, è un rischio che ho accettato di correre volentieri.

Quanto a Diritto al Corto, poi, abbiamo cercato di bilanciare l’inesperienza dei selezionatori con la autoevidente competenza della Giuria di esperti ai quali abbiamo affidato la scelta dei cortometraggi vincitori.

 

Parliamo proprio della Giuria. Una prima edizione tenuta a battesimo da un Presidente di eccezione come Pupi Avati, che ha attribuito anche un premio speciale.

Sì, Pupi Avati ci ha mostrato fin da subito una così cordiale disponibilità da averci sinceramente sorpreso. Ha accettato il nostro invito raccogliendo quella che, per molti aspetti, era ancora un esperimento dall’esito affatto scontato. Ha visionato e valutato i singoli cortometraggi in tempi rapidissimi, malgrado i suoi numerosi impegni. Ha voluto scrivere una motivazione per il suo “premio speciale”. E ci ha fatto i complimenti per il lavoro che abbiamo svolto. Ecco, questo è stato il “premio speciale” per me e per l’intera organizzazione.

Tutti i giurati, per la verità, hanno mostrato, anche pubblicamente (durante la serata conclusiva), il loro apprezzamento per il nostro lavoro e per il livello dei cortometraggi inseriti in selezione. È stata una conferma significativa per noi tutti, che, insieme alla voce emozionata dei registi ai quali abbiamo comunicato l’esito della nostra selezione, è forse il fotogramma più rappresentativo di questa prima edizione di Diritto al Corto.

Dalle tue parole emergono l’impegno e la difficoltà con la quale avete proceduto alla selezione dei cortometraggi iscritti al Festival. È un’impressione corretta?

Un’impressione più che corretta. Ci siano trovati a gestire un numero e un livello tecnico-artistico di cortometraggi che non avremmo potuto neppure lontanamente immaginare quanto abbiamo pubblicato il nostro bando. Lo abbiamo fatto a tarda notte, magari attorno al tavolo della sala riunioni di uno studio da avvocato o affidandoci a un boccale di birra che facesse da spartiacque tra il nostro lavoro e la nostra passione. Non è stato semplice, ma si è trattato di una sfida che io e tutti gli organizzatori siamo stati felici di aver raccolto.

Quando abbiamo fatto realizzare da Mike Miranda, media partner di Diritto al Corto, il logo del Festival, non sapevamo bene cosa quel regista in toga si sarebbe trovato a dover dirigere. Abbiamo recitato a soggetto, senza un copione ben definito. Con tante difficoltà, tanti errori, ma con la voglia di vedere come andasse a finire la storia della strana coppia “toga e megafono”.

La selezione ufficiale e quella dei cortometraggi fuori concorso mostrano una significativa varietà di cortometraggi, tanto per Paese di produzione quanto per temi affrontati. Puoi dire di condividere il “verdetto della Giuria”?

 

Abbiamo cercato di proporre una selezione che fosse il più rappresentativa possibile del materiale visionato: per nazionalità, per temi affrontati e per background produttivo del cortometraggio selezionato.

Volendo indentificare un filo conduttore, lo si potrebbe individuare nella contrapposizione, spesso dialettica, tra Diritto e Giustizia, tra ciò che è scritto nelle leggi e nei codici e ciò che si avverte “giusto” sulla base di una valutazione extra (o pre) giuridica. Una contrapposizione che, durante la serata finale, ho voluto sintetizzare leggendo, in sequenza, i celebri versi di Antigone (ripresi, in qualche modo, dal cortometraggio Prohibido Arrojar Cadáveres a la Basura di Clara Bilbao) e le parole della requisitoria del Cons. Iacoviello relativa al “processo Eternit”.

Ben due cortometraggi italiani, del resto, avevano da sfondo il “caso Ilva”: Alle Corde di Andrea Simonetti (in concorso) e Thriller di Giuseppe Marco Albano (fuori concorso), quest’ultimo vincitore del David di Donatello 2015.

Siamo stati poi significativamente colpiti dall’elevato numero di cortometraggi spagnoli “ispirati” dai temi legati alla crisi economica degli ultimi anni. Ne abbiamo inseriti due in selezione ufficiale: Metros útiles di David Cervera e Cuando todo pase di Suso Imbernón, vincitore del premio speciale della Giuria.

Il premio speciale della Giuria ha in realtà fatto registrare un ex aequo, attribuendo un trofeo anche a Bishtar az do saat di Ali Asgari, storia di divieti giuridici, regole culturali o religiose e imperativi morali. I giurati, fatta eccezione per il Prof. Carocci, non sapevano che Ali è stato uno studente del Dams di “Roma Tre”: una bella coincidenza, che ha reso ancor più “simbolica” la consegna del trofeo.

Il premio “30 e lode”, assegnato da una Giuria di 30 studenti, specializzandi e dottorandi del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università “Roma Tre”, è andato a La smorfia di Emanuele Palamara, delicata ma penetrante fotografia della tutela dell’arte e della cultura nel nostro Paese. Il fatto che l’ultima serata si tenesse proprio presso il Palladium, teatro che di certo non ha vissuto un semplice momento di transizione, ha attribuito al premio, almeno secondo me, una valenza del tutto peculiare.

L’autentico trionfatore del Festival è stato però Un día de campo di Carlos Caro, che, girato in “campo di lavoro” ugandese, rappresenta un tanto potente quanto commovente appello a una più effettiva tutela dei diritti dell’infanzia. Un día de camposi è aggiudicato tanto il premio speciale assegnato dal Presidente Pupi Avati quanto il primo premio come miglior cortometraggio, che prevedeva anche una somma in denaro. Siamo stati davvero felici nel sapere da Carlos che l’intera somma confluirà nella campagna di raccolta fondi, associata al cortometraggio, che servirà a donare un aiuto concreto ai “protagonisti” del cortometraggio. I fondi raccolti saranno usati anche per costruire una scuola.

Per rispondere alla domanda, sarebbe stato difficile anche solo sperare che i “nostri” premi riassumessero così efficacemente lo spirito che, fin dalla prima ed embrionale idea, ha animato Diritto al Corto.

data di pubblicazione 14/06/2015

PRESENTAZIONE DELLA STAGIONE TEATRALE 2015/2016  ♦2  TEATRO DEL VASCELLO

PRESENTAZIONE DELLA STAGIONE TEATRALE 2015/2016 ♦2 TEATRO DEL VASCELLO

Nella mattinata di oggi 11 giugno Manuela Kustermann, fondatrice e direttrice del Vascello, ha illustrato la 23esima stagione del Teatro di Via Giacinto Carini, realtà ormai robusta e sempre stimolante del teatro italiano.

Come si sa il VASCELLO ha una programmazione che si dirama in varie forme di spettacolo: danza, teatro drammatico tradizionale e di ricerca, letture, eventi, ospitalità di spettacoli facenti parte di festival prestigiosi e spettacoli per l’infanzia. Unico denominatore: la qualità e la raffinatezza delle proposte.

Ci soffermiamo qui sulla stagione relativa alla programmazione di prosa. Ci sono tre nuove produzioni: Dyonisus, spettacolo del valente regista Daniele Salvo, ex allievo di Ronconi, ispirato alle Baccanti di Euripide, teso a ritrovare quella primitività l’intimità e la fisicità che la nostra realtà tecnologica sacrifica. Sempre di Daniele Salvo sarà la regia del Pilade di Pasolini (mentre il Porcile dello stesso autore sarà proposto da Valerio Binasco per il Metastasio di Prato). Infine una riduzione di Yerma di Garcia Lorca è stata affidata a un giovanissimo regista, Gianluca Morolli. Anche tra gli spettacoli ospitati ci sono delle perle: in primis Le mille e una notte del fantastico Teatro del Carretto; la comicità folle dell’habituè Rezza; il geniale Roberto Latini con Ubu Re e Le Metamorfosi di Ovidio. Da qualche anno il Vascello instaura con alcune compagnie dei rapporti privilegiati che vanno un poco oltre la semplice ospitalità. E’ il caso, quest’anno del grande spazio che avrà sul palcoscenico del Vascello, il Teatro F Parenti di Milano. Si avvicenderanno, infatti Sonia Bergamasco con Il ballo, dove la grande attrice interpreterà molti ruoli: verrà anche la bella edizione de Gli innamorati di Goldoni firmata Shammah e infine  la sorpresa comica dello scorso anno Peperoni difficili.

Dispiace però che questi spettacoli, a parte Rezza, avranno poche repliche mentre sarebbe auspicabile una programmazione piu lunga, perché nel teatro è importante anche il passaparola.

Infine vorremmo di più vedere in scena la grande Manuela Kustermann. Come direttrice è brava ma la sua arte d’attrice è sublime e vorremmo apprezzarla più spesso.

data di pubblicazione 1106/2015

PRESENTAZIONE DELLA STAGIONE TEATRALE 2015/2016   ♦1  TEATRO ELISEO ( E’ E e)

PRESENTAZIONE DELLA STAGIONE TEATRALE 2015/2016 ♦1 TEATRO ELISEO ( E’ E e)

Riapre il teatro Eliseo, la storica struttura che ha rappresentato un caposaldo del teatro romano e italiano in genere. Con la semplice terza persona del verbo essere, E’ il neodirettore Luca Barbareschi intende l’Eliseo come “realtà nuovamente magicamente presente”, ma anche “ E congiunzione  che vorrebbe  “unire e non dividere idee relazioni rapporti”. I giochetti linguistici di Barbareschi indicano quindi la volontà di aprire una nuova fase, fatta di grande positività, scommesse e rinnovamento, sia per la grande realtà di via Nazionale, sia per Il Piccolo Eliseo, l’amato “ridotto” (come lo chiamavano un tempo), una “e” minuscola, ma non meno importante.

Le ultime vicende del nostro protagonista, teatro privato di interesse pubblico, sono state caratterizzate da grandi vicissitudini, che raccontandole avrebbero come sfondo il periodo difficilissimo e complesso che la capitale e il paese stanno, purtroppo, ancora attraversando. Dopo una chiusura repentina e preoccupante – sia per i dipendenti della società che per cittadini e operatori culturali, artisti, maestranze – si annuncia l’imminente riapertura fissata al 29 settembre, non prima del termine dei lavori di ristrutturazione, previsti in estate, ma con la nuova stagione 2015/2016 già realizzata e ricca di sorprese.

Quello che stiamo costruendo e restaurando è uno spazio polifunzionale che usufruisce di due sale da utilizzare per prosa, musica, incontri culturali, biblioteca” – dichiara Barbareschi in conferenza stampa. Continua “un organismo eterogeneo e sfaccettato, per un investimento a tutto campo, ben radicato nel contesto di una città complessa”.

Il palco dell’Eliseo grande propone un cartellone di dodici spettacoli, sia produzioni interne che esterne, e relative coproduzioni: si spazia dai classici (Chechov, Schnitzler, Pinter,  Chaplin, e ovviamente il Bardo…) alla drammaturgia contemporanea, dove non mancano autori italiani; ma è il piccolo Eliseo, pochi metri più in là, a farsi depositario dei testi più attuali (per dirne uno il Sorrentino cineasta con Hanno tutti ragione (protagonista Iaia Forte), poi Paravidino, Vacis, Carlotto, Labute) Tanti i registi del panorama italiano più consolidato ma anche più promettente, tanti gli attori, dai nomi più altisonanti a quelli un po’ più emergenti: fra questi spiccano lo stesso Barbareschi, immancabile, Ugo Pagliai, Filippo Dini, Lunetta Savino, Paola Quattrini, Michele Placido, Gabriele Lavia, Stefania Rocca, Carlo Cecchi, Eros Pagni, Alessandro d’Alatri, Tosca e Venturiello e dulcis in fundo Francesco Scianna e Ambra (nel citato Pinter).

Un nuovo complesso, articolato e invitante, senza contare le attività collaterali, che nei particolari sono da considerarsi ancora segrete. Così il grande attore e regista getta le basi per un grande rilancio, in linea con quasi un secolo carico di storia – il teatro di prosa preferito dai romani nel 2018 sarà centenario.

Tuttavia, in questo quadro di risorse, non mancano due perplessità, l’inizio degli spettacoli alle ore 20.00 ma soprattutto la concreta apertura di una scuola di recitazione, vera piaga fallimentare di tutto il teatro italiano e delle attuali contingenze professionali degli attori nostrani, ormai saliti a numeri immaginabili e non gestibili.

Comunque, mentre le istituzioni e gli enti locali, con l’assessore Giovanna Marinelli in testa, salutano il nuovo direttore, per il momento, da noi, “lunga vita al TEATRO ELISEO !

data di pubblicazione 11/06/2015

B.L.U.E. IL MUSICAL COMPLETAMENTE IMPROVVISATO

B.L.U.E. IL MUSICAL COMPLETAMENTE IMPROVVISATO

(Fonderia delle arti – Roma, 7 giugno 2015)

Domenica 7 Giugno, alla Fonderia delle arti, andrà in scena l’ultima replica di Blue, il Musical completamente improvvisato, della Compagnia dei Bugiardini. Ma forse dovremmo scegliere meglio le parole con cui descriverlo, perché di replica non si può tecnicamente parlare. Se non avete mai assistito ad uno spettacolo d’improvvisazione, la visione di Blue potrebbe essere un ottimo inizio. Non si può parlare di  replica perché lo spettacolo non è mai uguale a sé stesso, in quanto esplode sul palco seguendo lo scoppio della miccia lanciata dal pubblico, e si sa, le esplosioni non possono che essere tutte diverse! Accolto dai due musicisti a vista, sulle note di quella che sarà una trama melodica ispirata alle atmosfere dei musical di Broadway, il pubblico avrà il compito di decretare luogo di ambientazione della storia e titolo del musical stesso, proponendoli, con urla più o meno scomposte, agli attori in scena. Potrà accadere, così, come lo scorso 31 Maggio, di trovarsi ad assistere allo spettacolo Servizio in camera ambientato in un Grand Hotel appena promosso ad avere la quarta stella e di veder trasformare gli attori, entrati in scena come sé stessi,  in allegre villeggianti o in lavoratori indefessi, nella prestazione del servizio in camera! E se nei musical, spesso, ci si ritrova ad ascoltare canzoni pretestuose, tasselli funzionali della narrazione senza valore autonomo dal punto di vista musicale, nel caso di Blue lo stupore, l’ammirazione e il divertimento non lasciano mai lo spettatore mentre assiste all’atto creativo che gli attori mettono in scena inventando di sana pianta testo e arabeschi vocali intorno al canovaccio melodico.  Potremmo anche parlare di sfondamento non solo della quarta ma anche di una quinta ipotetica ed iperbolica parete, per la possibilità di intravedere, in scena, mascherate da esilaranti battute,  le piccole lotte di  potere tra i vari attori e personaggi, che creano la dinamica della rappresentazione. D’altronde, in uno spettacolo in cui non esiste un testo e una storia preordinata, agli attori e ai loro personaggi è lasciato il compito di diventare autori nel momento stesso in cui sono interpreti. Assistere ad un tale percorso creativo, soprattutto se demandato ad un gruppo di attori affiatati, intonati (e non sempre è scontato nei musical!) e scanzonati, è qualcosa di estremamente affascinante ma soprattutto, molto divertente. Consigliatissimo! Da quattro stelle!

 

data di pubblicazione 06/06/2015

REVIVAL di Stephen King – Sperling & Kupfer, 2015

UN TERRIBILE AMORE di Catherine Dunne – Guanda, 2015

Pilar e Calista due donne molto differenti tra loro.

Senza conoscersi e nulla sapendo una dell’altra, si incontreranno di sfuggita nella bottega di un antiquario di Madrid.

I loro destini già indissolubilmente uniti dall’amore sbagliato per due uomini di una stessa famiglia: la loro vita parallela culminerà in un tragico evento che segnerà ancora di più le loro vite, un omicidio.

Calista, irlandese di buona famiglia, ancora adolescente scambia per amore l’ansia di controllo di Alexandros, bellissimo trentenne cipriota, e se ne innamora perdutamente.

Rimasta incinta non può, nella cattolica Irlanda della metà degli anni ’60, che sposarlo e andare via con lui con la promessa della felicità dell’eterno amore. Ma troppo presto imparerà che l’amore adolescenziale che le ha cambiato la vita è in realtà un amore violento, rancoroso e privo di ogni forma di rispetto, un amore ricco di menzogne che la sconvolgerà fino alle estreme conseguenze.

Pilar, figlia di contadini spagnoli, dopo una infanzia di stenti si riscatterà grazie ai sacrifici e alla tenacia della propria madre, ma cadrà vittima di un amore imprevisto che disorienterà la sua vita così ordinatamente costruita.

“Pilar si concede di buttarsi a capofitto in un futuro avventato. È un futuro che cancella ogni sua prudenza, che si fa beffe del suo schermirsi, che rivolta le sue certezze come le maniche di un maglione consunto. Quel pomeriggio Pilar è perduta, lo sa”; perduta a causa del suo amore per Petros, uomo “fedele” alla propria famiglia e padre di Alexandros, amore che la porterà alla rinuncia più grande che una donna possa mai compiere.

È la Catherine Dunne che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare, con le sue protagoniste femminili di La metà di niente o di Se stasera siamo qui, in guerra contro un mondo maschile. Donne determinate e piegate dal dolore e dalle rinunce, capaci di un immenso amore che si può trasformare in un immenso odio e che, con infinito coraggio, percorrono la vita e in alcuni casi mettono in atto terribili vendette.

È ARRIVATA MIA FIGLIA di Anna Muylaert, 2015

È ARRIVATA MIA FIGLIA di Anna Muylaert, 2015

Insieme alla figlia della protagonista (titolo italiano: È arrivata mia figlia), arriva in sala dal 4 Giugno un film brasiliano che ha già conquistato il consenso e il premio del pubblico al Festival di Berlino. A che ora torna? potrebbe essere la traduzione letterale del titolo originale ma anche una domanda di fondo che ci introduce nel tema del film: il confronto tra due mondi, due epoche. Il vecchio Brasile, cresciuto e costruito , non solo metaforicamente, ma anche a livello architettonico, dentro e fuori le abitazioni, dividendo lo spazio e le classi sociali, ma separando anche le madri dai figli, quelle ricche dai loro pargoli affidati alle bambinaie che a loro volta sono costrette ad “abbandonare” i loro figli in luoghi lontani, lasciandone la cura ad altri. Il  nuovo Brasile, rappresentato dalla figlia che arriva e rompe gli schemi, le regole, invade gli spazi, oltrepassa la soglia della porta della cucina (titolo della sceneggiatura). La comunicazione, difficile, tra questi due mondi, passa e si declina attraverso le immagini, una su tutte la bella scena del dialogo tra Val e sua figlia mentre sono sull’autobus che le porta nella casa dove Val vive e lavora come bambinaia da 13 anni: Val guarda la figlia e le parla, ma Jessica invece guarda fuori, poggia il suo sguardo  dove sua madre non ha mai osato fare, al di là di quella porta della cucina, verso il futuro, su una laurea in architettura, perché pensa che l’architettura sia uno strumento di cambiamento sociale. Val invece parla la lingua del suo vecchio mondo, in cui quando ci offrono qualcosa lo fanno per educazione, sanno che noi rifiutiamo. Dove le porterà questo dialogo? Riusciranno a trovare una sintesi, una lingua comune su cui costruire un’abitazione a loro misura? Troveranno il coraggio di tuffarsi nell’ignoto di acque che confluiscono da mondi così diversi?Per saperlo non rimane che immergersi nella visione di questo film,  terzo lungometraggio della regista Anna Muylaert. Buona visione di umanità.

data di pubblicazione 01/06/2015


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UNA STORIA SBAGLIATA di Gianluca Maria Tavarelli, 2015

UNA STORIA SBAGLIATA di Gianluca Maria Tavarelli, 2015

E com’è casa tua?, chiede Khaleed (interpretato dal bravissimo Mehdi Dehbi) a Stefania (Isabella Ragonese). La risposta dell’errante Stefania (e dello spettatore) è inevitabilmente come qui. Una Storia Sbagliata di Gianluca Maria Tavarelli, ambientato durante la seconda guerra del Golfo, è un coraggioso e inedito viaggio nel Sud iracheno che accompagna un altro altrettanto difficile percorso: quello di Stefania, siciliana di Gela innamoratissima del marito Roberto (Francesco Scianna), la quale, avvolta nella sua fredda corazza di rabbia e risentimento, prende il primo aereo della sua vita alla disperata ricerca della verità sulla scomparsa dell’uomo che ama e dell’uomo iracheno ha sconvolto le loro esistenze. In un perfetto alternarsi di flash back tra la storia d’amore di Stefania e Roberto, tanto semplice quanto vera e speciale (ormai il suo passato), e la ricerca della verità in Iraq, la protagonista compie un viaggio dell’anima che probabilmente ogni donna, protagonista suo malgrado di una “storia sbagliata”, avrebbe voluto compiere dopo il rientro in Italia della salma del proprio padre, del proprio marito, del proprio figlio. I tramonti sul mare e sulle torri fumanti del Petrolchimico di Gela e le “solfatare” di petrolio fumanti lungo le strade del Kuwait non sono poi così diverse e lontane. Il fil rouge dell’oro nero segna i paesaggi, le vite, le sofferenze, la speranza di un futuro migliore e le malformazioni dei bambini siciliani e iracheni rendendoli un popolo unico: un popolo solo. Dalla ricerca incosciente della protagonista dove tutto sembra esser governato dalla regola “corrotta” Io ti pago, pago te e pago chi mi da informazioni, il percorso dell’anima si conclude con la forte dolcezza dell’incontro delle “due vedove” e dei loro sguardi silenziosamente eloquenti.

Un’ottima Isabella Ragonese e una matura interpretazione di Francesco Scianna che finalmente mette a nudo il suo talento spogliandosi dei panni del bel tenebroso maledetto in stile anni ‘60/’70. Il film di Gianluca Maria Tavarelli racconta un viaggio dentro noi stessi guidandoci verso la comprensione e l’abbattimento dei pregiudizi. Dal 4 giugno da non perdere!

 

data di pubblicazione 01/06/2015


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