DIPARTITA FINALE, di e con Franco Branciaroli

(Teatro Parioli Peppino De Filippo – Roma, 11/21 febbraio 2016 e in tour)

Un divertissement dalle note cupe, uno scherzo di quattro animali da palcoscenico che giocano a parodiare un grande classico del teatro del novecento. Sin dal titolo è chiara l’intenzione irrisoria: “finale-di-partita” diventa Dipartita finale, sberleffo atroce, forse, verso il più grande dei misteri.

Anche qui, come nel capolavoro parafrasato, abbiamo dei personaggi anziani e menomati: un vecchio attore cieco, il suo amico (un ex aiutante servo di scena ?) che non riesce a dormire e che ha visioni molto strambe, e ancora un truculento- in senso plautino- romanaccio che dovrebbe completare l’invenzione di una storia un po’ fantascientifica ma che invece si sfoga sbraitando volgarmente sui temi più alti della Vita alternando  sprazzi di lucidità e profondità a grevi citazioni. I tre sono situati in una stanza vicino al fiume, fatiscente e abitata da topi e da un misterioso uovo la cui comparsa dà il “la“ a interrogativi esistenziali. Sembra che siano immortali, superstiti di chissà quale catastrofe e condannati, come i protagonisti di Fin de partie a giorni tutti uguali. Ma alla fine un estremo sberleffo: sono solo dei barboni poeti che non vogliono abbandonare la baracca e invece arriva la scavatrice che li spazzerà via, come nei Giganti di Strehler la ruspa rompeva il carretto di Ilse.

Ma neppure, questa potrebbe essere la verità. Lo spettatore dovrà contentarsi della verità del teatro. Hai detto niente!

Rendendosi conto dell’angoscia del testo la regia dell’autore stesso, Franco Branciaroli, spinge molto sull’allegria, sui vezzi dei commedianti, sui capricci e i ricordi dei musical dell’attore cieco (Pagliai), sullo smarrimento del fedele amico (Gianrico Tedeschi), sulla grinta di Maurizio Donadoni e sull’evocazione di Toto’, che Branciaroli regala alla Morte. E il pubblico sembra conquistato dagli attori ma perplessi dal resto.

data di pubblicazione:15/02/2016

[sc:voto2t]

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