(Berlino, 11/21 febbraio 2016)

Dopo l’apertura frizzante con il film dei fratelli Coen, la seconda giornata della Berlinale 2016 si presenta sottotono, almeno a giudicare dalla perplessità manifestata dal pubblico in sala alla proiezione di ben 3 dei  rimanenti 22 film in Concorso.

Hedi, il primo lungometraggio del tunisino Mohamed Ben Attia, nonostante la produzione di prestigio dei fratelli Dardenne, maestri in ambito cinematografico che non necessitano certo di presentazioni, sembra a chi scrive una pellicola pretenziosa che, nonostante le palesi intenzioni del regista, non riesce a centrare l’essenzialità di uno script molto realistico. Hedi, il protagonista, classico uomo rimasto bambino a causa di una madre che gli ha organizzato tutto nella vita, incluso il matrimonio con una donna che lui quasi non conosce, fortuitamente incontrerà la bella Rim che gli farà perdere letteralmente la testa, facendogli pregustare il sapore dell’indipendenza oltre che del vero amore. Ben presto tuttavia Hedi si renderà conto che la tanto agognata libertà ha un prezzo da onorare e che lui non è all’altezza della situazione. L’interpretazione di Majd Mastoura nel ruolo del protagonista non sempre risulta convincente, mentre più spontanea quella di Rym Ben Messaoud nella parte di Rim, anche se non sufficiente a sollevare le sorti di un film poco coinvolgente. E’ stata poi la volta di Boris sans Béatrice di Denis Côté, canadese di nascita ma di casa alla Berlinale, che ha presentato la storia di Boris Malinovsky (James Hyndman), un improbabile uomo di successo senza scrupoli morali, che si trova ad affrontare la depressione della moglie (Simone- Elise Girard), ministro nel governo canadese; quale conditio sine qua non affinché la moglie possa riacquistare la sua salute mentale, l’uomo si lascerà convincere da un personaggio misterioso a rivedere la sua vita dissoluta da Don Giovanni ed a prendersi seriamente cura della propria anima. L’introspezione che il protagonista pretende di affrontare, per rivedere se stesso e la propria esistenza, è decisamente poco chiara, così come l’osservanza di una sorta di dovere coniugale che gli farà guadagnare la salvezza della moglie, che lui dice di amare seriamente nonostante i continui tradimenti. E’ stato poi il turno di Midnight Special di Jeff Nichols, che ha fortunatamente contribuito in maniera decisiva a sollevare l’umore del folto pubblico accorso, forse anche per la presenza in sala della giuria e della splendida Meryl Streep in veste di Presidente. Protagonista un bambino di otto anni di nome Alton (Jaeden Lieberher), dotato di poteri paranormali che si materializzano in una luce accecante che promana dai propri occhi e mediante la quale comunica con entità di un altro mondo al quale lui stesso appartiene. I suoi genitori, normalissimi terrestri, cercheranno di proteggerlo dagli interessi di altri che lo vogliono avvicinare solo per carpire i segreti dei suoi poteri, ed utilizzarli per il proprio tornaconto. Ottima l’interpretazione del protagonista e soprattutto quella del padre Roy (Michael Shannon) che sono riusciti a dare credibilità ad una storia che, al contrario, ha il sapore dell’incredibile. Peccato che la storia di questa sorta di E.T. dei giorni nostri, non ci coinvolga e non ci emozioni come fece Steven Spielberg tanti anni fa…

data di pubblicazione:14/02/2016

[sc:noconvinto]

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