da Antonio Jacolina | Mag 29, 2025
Inghilterra dei Tudor. Katherine (A. Vikander) sesta ed ultima moglie di Enrico VIII (J. Law) ha tenuto la reggenza durante l’assenza del Re. Al rientro il Sovrano malato e ancor più paranoico dà ascolto agli intrighi di corte e sospetta la moglie di tradimento per le sue idee politiche e religiose. La Regina dovrà lottare per sopravvivere …
Presentato a Cannes ed alla Festa di Roma 2023, Firebrand esce solo oggi sui nostri schermi. Il talentuoso cineasta brasiliano Aïnouz qui alla prima direzione in un film in lingua inglese, si avventura in un Genere cui siamo ormai quasi disabituati: il Racconto Storico. Un film in costume ma al contempo un film estremamente moderno che l’Autore avrebbe potuto facilmente ambientare ai giorni nostri.
Un’opera molto personale in cui Aïnouz, forzando la Verità, filma la Storia attraverso uno scontro di coppia con l’inedito punto di vista di una donna autonoma e determinata. Il regista abituato ad esplorare l’animo femminile, pone infatti al centro della vicenda, fra intrighi e sospetti, la lotta della Regina per la propria sopravvivenza e dignità. Una rilettura singolare e, per così dire, femminista della relazione fra la Coppia Reale e per traslato della lotta di tante altre donne contro le sopraffazioni e le umiliazioni psicofisiche in nome della propria emancipazione e libertà. Un lavoro interessante sostenuto da una buona sceneggiatura. Una struttura di film molto classica. Una ricostruzione storica compassata che gioca però con la modernità dell’approccio.
Lo scontro prima velato, poi dichiarato fra Re e Regina si inoltra in situazioni tipiche del Thriller Politico per poi in un crescendo di tensione progressivamente trasformarsi in un vero Thriller Psicologico. Firebrand è un dramma storico elegante e dalla narrazione lineare. La messa in scena è sobria ma ben sostenuta da uno script e da una fotografia di buona qualità. Ogni ripresa è pensata come un quadro con tonalità e costumi molto curati. I dialoghi giusti ed efficaci mostrano un attento lavoro di scrittura. Il ritmo è però altalenante, è evidente che il regista ha privilegiato su ogni cosa le interpretazioni attoriali. In effetti i due protagonisti riescono con talento a dare spessore e vita a personaggi non facili. J. Law, quasi irriconoscibile, ci regala una intensa performance istrionica ed inquietante. La Vikander non demerita affatto nel confronto restituendoci tutta la fragilità e la forza interiore della Regina.
Pur senza avere un grande soffio epico e soffrendo di qualche accademismo Firebrand coinvolge lo spettatore in uno spettacolo stimolante e originale che ha anche le qualità del buon cinema commerciale che sa intrattenere.
data di pubblicazione:29/05/2025
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da Antonio Jacolina | Mag 25, 2025
Ancora una volta, come sempre e più di sempre, dopo due settimane di gioiosa isterica follia che ha portato il Cinema al centro di sé stesso e del Mondo, la grande Kermesse e tutto ciò che le ruota attorno chiude ed il circo smonta le tende. La sua portata internazionale e la sua longevità fanno di Cannes, insieme con Venezia, uno dei Festival maggiori e più ambiti della Settima Arte a livello mondiale.
Come anticipato in sede di presentazione, quest’anno al posto dei soliti grandi nomi del Cinema è stato dato spazio ad autori in ascesa, a nomi meno noti ed a giovani emergenti. La vera significativa sfida è stata però porre al centro del Festival il tema del ruolo e del peso professionale delle donne e la necessità di una loro migliore rappresentanza e rappresentazione nel mondo del Cinema. Una giuria a maggioranza femminile e sei registe su diciannove film in concorso confermano concretamente l’attenzione della Direzione del Festival al tema e la volontà di cogliere il cambiamento, di favorirlo ed esserne cassa di risonanza.
Puntualmente si è anche ripetuta la solita storia di tutti i grandi Festival. La Critica Internazionale, alla ricerca della scoperta del capolavoro sconosciuto ha individuato candidati al Palmarès ogni volta diversi. Come sempre si sono quindi succedute ed accavallate false voci, illusioni, delusioni, film inutili, belle sorprese e contestazioni. I pronostici sono sempre scritti sull’acqua. Ma contrariamente al solito questa volta alla fine c’è stata una quasi totale sintonia fra Critica, Giuria e Pubblico. Resterà certo da vedere poi quale sarà il vero giudizio finale, quello degli spettatori al botteghino. Tutto era comunque già nell’aria. Si diceva infatti che la Giuria presieduta dalla Binoche sarebbe stata sensibile a valori e temi politico-sociali. E lo è stata! Una scelta finale da condividere e che non lascia dietro polemiche.
La Palma d’Oro è quindi andata all’iraniano Un Simple Accident del regista dissidente ed esule Jafar Panahi, già pluripremiato nel passato. Un film di grande forza espressiva ed intensità su un ex perseguitato del regime iraniano che crede di riconoscere il suo torturatore, lo rapisce e con altri ex detenuti cerca di identificarlo.
Il resto del Palmares è:
Grand Prix a: Sentimental Value del regista norvegese Joachim Trier. Il racconto delle dinamiche familiari problematiche di un padre regista con le due figlie con cui ha un difficile rapporto;
Premio della Giuria assegnato ex aequo a: Siràt di Oliver Lake e a Sound of Falling di Mascha Schilinski. Il primo è un film on the road su un rave party nel deserto marocchino e su un padre alla ricerca della figlia scomparsa, il secondo è un affresco storico di più generazioni attraverso le vicende di una casa e di quattro ragazze che l’hanno vissuta in epoche diverse;
Premio Speciale della Giuria a: Résurrection del cinese Bi Gan. Un’opera fantascientifica ambientata in un futuro post apocalittico;
Premio Migliore Regia al brasiliano Kleber Mendonça Filho per L’Agente Segreto un thriller politico ambientato nel Brasile sotto la dittatura militare degli anni 70;
Premio Migliore Attrice a: Nadia Melliti per La Petite Dernière. Storia della maturazione sentimentale e sessuale di una giovane ragazza di origini franco-algerine;
Premio Migliore Attore a: Wagner Moura per la sua interpretazione in L’Agente Segreto;
Premio Migliore Sceneggiatura a: Jeunes Mères dei soliti bravi fratelli Dardenne. Un delicato affresco sui sogni, speranze, progetti di alcune giovanissime madri ospiti di una struttura pubblica.
Palme d’oro alla Carriera a due mostri sacri: Robert de Niro e Denzel Washington.
Fra i non premiati, ma degni di attenzione, segnaliamo:
Nouvelle Vague di Linklater; Due Procuratori di Sergei Loznitsa; Dossier 137 di Dominik Moll; The Mastermind di Kelly Reuchardt; La vie privée di Rebecca Zlotowski; il buon debutto della Johansson con Eleanor the Great ed infine e soprattutto per chi lo ama ed adora The Phoenician Scheme di Wes Anderson.
E il Cinema Italiano? Purtroppo per Mario Martone, le chances sono state ben poche fin dall’inizio. Non c’è stato ancora una volta nulla da fare! Non sono stati premiati nemmeno i due film in concorso nella sezione Un Certain Regard. Forse le nostre storie non riescono ad avere quel valore universale che può colpire. I nostri film però non potranno non essere visti quando usciranno sui nostri schermi e forse potranno essere meglio apprezzati dal nostro pubblico.
Insomma, ancora una volta una grande abbuffata di film, forse troppi. Al di là dei casi individuali, la presenza di tanti prodotti di buona qualità, le prove positive di alcuni autori già conosciuti e i buoni esordi di giovani talenti emergenti confermano ancor più che il Cinema è vitale… Vive le Cinéma!
data di pubblicazione:25/05/2025
da Antonio Jacolina | Mag 22, 2025
Lino (A. Lenoir) intende regolare i conti con l’ex poliziotto Areski (N. Duvauchelle) responsabile della morte del suo mentore. Areski a sua volta è tornato in Francia per vendicarsi del poliziotto corrotto che lo ha tradito. Una lotta in cui ognuno gioca la propria partita …
Pierret non ha perso tempo per portare a termine la sua Trilogia. Tre film in meno di cinque anni! Dopo il successo del primo film era ovvio che Netflix avrebbe cercato di capitalizzarne i risultati nel più breve tempo possibile. Proiettile Vagante (2020) era un onesto e sorprendente polar d’azione con buone idee e personaggi ben caratterizzati, il secondo (2022) più che alla trama già puntava tutto sulla spettacolarità degli inseguimenti in auto e dei combattimenti. Proiettile Vagante 3 prova a riprendere il filo narrativo del plot iniziale. Intenzione lodevole ma il risultato sorprende, da una parte per la scelta narrativa priva di ogni finezza e coerenza logica, dall’altra per la sua dimensione del tutto iper spettacolare e muscolare. Anche questa saga francese sembra infatti prendere il cammino di tutte le saghe d’azione. Si ripetono, si ripropongono sempre più movimentate senza però far mai evolvere la trama. Le carenze della sceneggiatura fanno però emergere l’abilità del regista. Pierret riesce infatti ad ottenere il massimo possibile da un minimo di storia. Usa la solita ricetta base: l’eroe, un nemico, un tradimento da vendicare, una messa in scena essenziale e tanta azione. Riconnette gli elementi e li fonde. Anche se l’intrigo e la suspense non decollano, gli basta far rombare i motori, scatenare le moto, le auto e gli elicotteri in inseguimenti folli per far dimenticare tutte le numerose incoerenze. Gli appassionati poco esigenti dei Thriller muscolari avranno il divertimento desiderato ritrovandosi fra gli elementi tipici del Genere. Uno spettacolo adrenalinico che non ha altra ambizione che essere un crescendo di inseguimenti e di combattimenti corpo a corpo ben diretti. Tanta azione ed inventività, tanto gran rumore per poca sostanza. Tutto si basa infatti su scene sorprendenti ben calate nella realtà di Montpellier. Risse, combattimenti e inseguimenti visualmente impressionanti a livello di ricchezza di immagini. Uno spettacolo di gran virtuosismo tecnico.
Proiettile Vagante 3 è quindi un Fast & Furious à la française il cui obiettivo è l’azione per l’azione o il semplice divertimento adrenalinico. Un divertimento surreale in cui tutte le auto si distruggono, tutti si picchiano, restano coinvolti in sparatorie ed incidenti spettacolari ma ne escono solo con dei graffi. Un genere che ha legittimamente i suoi non pochi fan.
data di pubblicazione:22/05/2025
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da Antonio Jacolina | Mag 22, 2025
Dopo aver incantato il pubblico a Milano e a Parigi, la mostra Dal Cuore alle Mani – Dolce & Gabbana è finalmente arrivata a Roma.
Non aspettatevi però la convenzionale vetrina di preziosi ed eleganti abiti di una Casa di Moda che celebra i suoi 40 anni di attività e di successi in tutto il mondo. Come suggerisce il titolo, infatti, ciò che veramente è messo in mostra e sottolineato è lo straordinario e unico processo creativo e realizzativo che caratterizza l’arte e la maestria della produzione dei due celebri stilisti.
Dal Cuore da cui scaturiscono le idee, alle Mani che sono lo strumento attraverso cui le idee prendono forma, l’esposizione celebra infatti l’incontro fra genialità e talento, tra l’emozione dell’ispirazione artistica e l’eccellenza della sartorialità italiana.
Gli abiti sono presentati in uno spazio espositivo di ca. 1500 metri quadri. Un percorso immersivo che si snoda attraverso quattordici sale, ognuna caratterizzata da uno straordinario allestimento a tema accompagnato dal variare del sottofondo musicale. Si passa così senza soluzione di continuità dalla sala dedicata al vetro veneziano a quella che celebra “Il Gattopardo” di Visconti. Dal rigore fiammeggiante dei mosaici delle basiliche bizantine all’opulenza del barocco siciliano e ai colori del folklore isolano. Dal tributo allo sfarzo dell’Opera Lirica alle atmosfere del Cinema neorealista e così via… Un’immersione nell’universo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana e nello stesso tempo la loro appassionata dichiarazione d’amore alla Cultura italiana nelle sue infinite forme e sfaccettature.
Gli abiti e gli oggetti esposti vanno al di là della semplice definizione di “bello” o di “indossabile”. Superando lo stupore che trasmettono, vanno guardati con occhi diversi perché ognuno rappresenta un unicum, un viaggio estetico, vissuto con un approccio originale ed insolito, a volte irriverente, certamente rivoluzionario.
Come ha scritto Giuseppe Tornatore che ha seguito i due stilisti nel lavoro quotidiano per realizzare il documentario proiettato “Sembra di essere nel mondo delle favole ma siamo solo nel santuario di due artisti visionari e geniali che riescono nella non facile opera di dedicare ogni vigore al loro compito, in un sentimento di assoluta e incondizionata dedizione”.
In sintesi: una Mostra tutta da ammirare, godere e non perdere!
Dal Cuore alle Mani: Dolce & Gabbana – Roma, Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale dal 14 Maggio al 13 Agosto 2025.
data di pubblicazione:22/05/2025
da Antonio Jacolina | Mag 15, 2025
Francia, inizi anni’80. Sulak (L. Bravo) insieme alla compagna e ad un amico, senza mai far ricorso alla violenza rapina supermercati e poi gioiellerie di ogni tipo. Suo obiettivo è rubare ai ricchi per motivi personali e politici. Si apre una serie avventurosa di furti, inseguimenti e rocambolesche fughe ed evasioni …
Anche le ciambelle francesi possono uscire senza il buco!
La Laurent è un’artista talentuosa e poliedrica. Attrice, cantante, sceneggiatrice è anche passata dietro la cinepresa ormai da qualche anno. Libre, il suo ottavo lungometraggio, è centrato sui personaggi della cronaca poliziesco-giudiziaria. Un biopic molto romanzato ispirato alle vicende di un fuorilegge noto in Francia per le sue geniali rapine, per i gesti spettacolari e per le evasioni. Tutto senza mai un atto di violenza fisica ma solo agendo con scaltrezza ed ingegnosità.
Elegante, carismatico e con un volto d’angelo Sulak è un moderno Arsenio Lupin, un Robin Hood dalle mani pulite. Per la sua cattura si è mobilitato anche il capo della Criminale. Un poliziotto all’antica rispettoso dei codici d’onore e dell’avversario. Il film della Laurent rende omaggio all’umanità, all’intelligenza strafottente del rapinatore. Ai suoi sentimenti per la Libertà, per l’Amore e per l’Amicizia.
Ma, dicevamo, la ciambella questa volta è proprio uscita senza buco!
Non ci troviamo infatti nel solito meccanismo in cui tutto è perfettamente equilibrato per ritmo e per sottigliezza di linguaggio cinematografico. La sensazione che fin dall’inizio resta addosso allo spettatore è che il film, a tratti, giri su se stesso con una tendenza a dilungarsi in frammenti insignificanti nello sviluppo creativo. La sceneggiatura è infatti debole e scontata. Il film non trova il suo giusto ritmo e perde man mano tono ed incisività. Le alchimie attoriali non funzionano bene. Alcune sequenze sono troppo insistite. Un film d’azione e tensione in cui c’è invece poca azione e la tensione non monta mai. Libre, anche se presentato alla Festa del Cinema di Roma 2024, è solo un prodotto di genere, convenzionale e privo di particolare originalità. Un normale film commerciale destinato ad offrire solo un’occasione di svago. Un prodotto nato essenzialmente per una visione non cinematografica e per un pubblico non troppo esigente. Peccato!
data di pubblicazione:15/05/2025
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