UN TRENO PER BUSAN di Sang-ho-Yeo, 2026

(Immagine tratta da cartella stampa)

Impiegato più attento al lavoro che agli affetti familiari, si fa convincere dall’adorabile figlioletta, che vive con la nonna, a raggiungere in treno la mamma a Busan. Mal gliene incoglie, scoppia un’epidemia peggiore del Covid e gli esseri umani si ritrovano trasformati in terrificanti zombie.

Confesso di non amare il cinema Horror: verso il genere ho più o meno lo stesso amore che nutro per il generale Vannacci. Non mi sono sottratto, per questo, alla visione di quello che è stato un film evento della straordinaria cinematografia coreana, ovvero Train to Busan, del talentuoso Sang-ho-Yeo. La pellicola del 2016 è il primo film del quarantasettenne regista, sceneggiatore e produttore cinematografico di Seul. Bisogna riconoscere che il film oltre la storia, se vogliamo già nota e vista, (gli appassionati del genere ricorderanno, su tutti, La Notte dei Morti Viventi di Geoge A. Romero), ha dei meriti innegabili perché su un impianto di genere costruisce una trama appassionante e intensa. Sul treno per Busan, infestato di voracissimi zombies, in vagoni claustrofobici si assiste alla violenta e sanguinosa lotta per la sopravvivenza fra uomini e donne ancora integri e la selvaggia torma degli infetti. Padre e figlia insieme ad altri atterriti ma coraggiosi viaggiatori resistono, combattono, periscono, in un viaggio che non lascia attimi di tregua. Il regista pur nella visione da horror tout court, ha la capacità di inserire una svariata tipologia di personaggi e situazioni che rendono Train to Busan un film completo e aperto a più letture. Alcune sequenze meritano di essere ricordate: il prologo con il cerbiatto, la vendicativa reazione di una vecchietta alla morte della sorella, soprattutto il doloroso addio tra padre e figlioletta. Il regista è bravo a non imitare i grandi horror USA visti in sala o in streaming, creando una formula ibrida che dopo il successo ottenuto in patria, continua a dimostrarsi vincente anche da noi, almeno a giudicare dall’entusiasmo riscontrato in sala nel corso dell’anteprima (al mio fianco c’era un convinto Antonio Monda). Premesso che il film è da sconsigliare a chi non ama il genere, il sangue, la violenza, l’atmosfera cupa e claustrofobica, è invece raccomandabile per le ragioni opposte, ovvero il ritmo debordante, la costante attesa del pericolo, naturalmente gli zombies più che mai scattanti, frenetici, feroci, ma anche la delicatezza che ci accompagna in alcune scene come nel rapporto padre-figlia. Alla fine su quel treno ci sono salito anch’io e devo confessare che può risultare riduttiva la definizione di mero horror, trattandosi di una pellicola che integra aspetti tecnici di primo piano, tensione ai massimi livelli, ma anche tanto altro da vero cinema. Recuperato con inspiegabile ritardo dal 2 settembre, Train to Busan è nei nostri cinema.

data di pubblicazione:03/09/2026


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