IL FILO DEL RICATTO di Gus Van Sant, 2026

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L’8 febbraio 1977, Tony Kiritsis entra nella sede centrale della Meridian Mortgage e prende in ostaggio Richard, figlio del broker dei mutui, M.L. Hall, convinto di essere stato raggirato. Il lungometraggio, tratto da una storia vera, racconta la drammatica parabola di un antieroe.

Il talentuoso Gus Van Sant (Milk, Will Hunting, Elephant), torna al cinema dopo sette anni, raccontando, da par suo, il resoconto di un ricatto, un crimine a suo tempo seguito in diretta da milioni di telespettatori negli USA.

Il protagonista, uno straordinario Bill Skarsgàrd, interpreta un personaggio problematico, spesso fuori dalle righe, ma anche capace di intenerire e coinvolgere il pubblico. In conflitto col mondo intero, ma in particolare con chi gli ha concesso il mutuo impedendogli in seguito di vendere la casa, Tony sequestra Richard (Dacre Montgomery), incolpevole figlio del cinico titolare, M. L. Hall (un sobrio e vecchio Al Pacino) momentaneamente in vacanza in Florida.

Per assicurarsi l’esito del rapimento, che mira al riconoscimento dell’ingiustizia subita e più prosaicamente a un indennizzo da 5 milioni di dollari, Tony punta un fucile a canne mozze contro il povero Richard.  Si assicura che il grilletto, legando con del filo di ferro l’arma al collo di entrambi, in caso di caduta, provochi lo sparo sul rapito. Dopo una fuga per la città con poliziotti al seguito, l’uomo si rifugia nella sua abitazione e lì inizia la drammatica trattativa con la polizia. Ma anche con il padre di Richard, assolutamente impermeabile alle richieste e fermamente convinto del suo operato.

Se raccontassimo come va a finire non infrangeremmo nessuna regola (l’abusato spoiler), trattandosi di un episodio di cronaca vera che ebbe un suo svolgimento ai più noto. Tuttavia, pur trattandosi di un film che ha le sequenze di un thriller, non è nella trama in sé il senso primario de Il Filo del Ricatto Dead Man’s Wire. Girato come un thriller, la pellicola, infatti, vira spesso sulla commedia dell’assurdo, sulla follia del protagonista, sul clamore della vicenda per i media già allora, negli anni ’70, coinvolti a tutto tondo dal sensazionalismo dilagante.

Il film è stato girato in soli 19 giorni e Van Sant dichiara, in primis, per problemi di budget, ma il risultato non sembra averne risentito. La regia è sobria ma non sciatta; la messinscena, robusta ed efficace; l’interpretazione di assoluto rilievo. È facile riscontrare poi come siano diverse le tematiche suggerite, dall’emergere della comunicazione moderna, cui si accennava, alla spietatezza di un certo capitalismo e di un governo spesso dalla parte delle aziende e non dei cittadini. Nelle scene finali si possono seguire le immagini relative ai veri personaggi e conoscerne i destini.

Una considerazione personale: con quello che succede negli USA l’esito del rapimento sarebbe stato, oggi, certamente di ben altra natura e violenza.

data di pubblicazione.28/02/2026


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