Floria Lind è un’infermiera che presta servizio presso il reparto di oncologia di un ospedale svizzero. Affronta con responsabilità il suo turno di lavoro a dir poco massacrante per la mancanza di personale e per le continue richieste da parte dei pazienti. Le sue ore lavorative sono tutte ore particolari. Nessun attimo di tregua e non tutti i ricoverati le sono riconoscenti per quello che dice e soprattutto per quello che fa…
Con questo film, presentato all’ultima Berlinale, la regista svizzera Petra Volpe ci introduce nel ritmo frenetico di un ospedale per farci capire cosa significa lavorare con e per i pazienti, in un reparto dove per molti non ci sarà probabilmente una via di scampo. Lo spettatore si troverà a seguire, attraverso un’unica soggettiva, l’ultimo turno dell’infermiera Floria in una realtà ospedaliera carente di personale. La sua è un’attività frenetica dove non sono ammessi tentennamenti o, peggio ancora, sbagli. Deve affrontare con determinazione le esigenze dei ricoverati, gestire le emergenze e affrontare tutte le difficoltà insite nel suo lavoro. Costretta a dimostrare sempre una profonda empatia per le sfide e le paure dei pazienti terminali. Il ruolo della protagonista è affidato a Leonie Benesch che è riuscita a trasmettere la stanchezza, la preoccupazione e la dedizione di un’infermiera che sa ben svolgere il compito affidatole. Il pubblico l’aveva già notata, al suo esordio, nel film Il nastro bianco di Haneke e poi nella serie TV Babylon Berlin, ma il vero successo è arrivato con il film La sala professori, con la regia di Ilker Çatak, selezionato per rappresentare la Germania agli Oscar del 2024. L’intera trama si svolge tra i pazienti oncologici per mostrarci, senza troppe drammatizzazioni, come si può affrontare il tema della morte. Ognuno ha una reazione diversa, fatta di silenzi o di disperati appelli verso i quali Floria risponde sempre con un sorriso e una parola di conforto, con una carezza ma anche con deciso rigore. Ecco che il dolore, fisico e interiore, diventa il vero protagonista dell’intera storia. Brava la regista nell’aver adottato un registro espressivo serio e composto e soprattutto per aver affrontato un tema così delicato. Le dinamiche stesse di un ospedale con le difficoltà e i mille problemi che devono essere affrontati senza esitazioni. L’ultimo turno è un film interessante, un’esperienza unica per lo spettatore che si troverà a partecipare in prima persona con lo stato d’animo di chi impara a realizzare il valore della vita. Lui stesso si pone in una duplice posizione, quella del paziente e quella di chi si prende cura di lui. Un film che ci racconta con naturalezza quello che accade nel quotidiano in un ospedale, senza ricorso ad artifici o messaggi retorici. La sensibilità e la delicatezza con cui Petra Volpe affronta la tematica della morte e della sofferenza umana sono il vero punto di forza del film.
data di pubblicazione:20/08/2025
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