IL LUTTO SI ADDICE AD ELETTRA di Eugene O’Neill, 2026

(Foto di scena tratta da cartella stampa)

Regia di Davide Livermore con Elisabetta Pozzi, Linda Gennari, Aldo Ottobrino, Paolo Pierobon, Marco Foschi, Davide Niccolini, Carolina Rapillo

Produzione: Teatro Nazionale di Genova e Centro Teatrale Bresciano

(Teatro Biondo – Palermo, 7/11 Gennaio 2026)

Si parte dall’Orestea, celebre trilogia di Eschilo in cui troviamo tutti gli archetipi del teatro greco e della sua tradizione classica. La vicenda viene ora ribaltata all’epoca della guerra di secessione americana. Al posto di Agamennone troviamo il generale nordista Ezra Mannon mentre Clitennestra è sua moglie Christine. Cambiano i tempi ma gli ingredienti sono gli stessi: adulterio, incesto, omicidio, vendetta, rimorso e dannazione. Freud e Jung daranno una lettura psicoanalitica agli eventi e studieranno i complessi di Edipo e di Elettra sui quali spenderanno poi fiumi di parole…

Davide Livermore è un personaggio straordinario che sa conquistare il pubblico e non solo quello appassionato di lirica. Oramai considerato di casa alla Scala di Milano, è da qualche anno direttore stabile del Teatro Nazionale di Genova. Proprio lì nasce questa rivisitazione del celebre capolavoro di Eugene O’Neill. Una lettura moderna e un omaggio, sia pur con una serie di distinguo, al grande Ronconi che proprio a Genova ne curò un memorabile allestimento. Dal mito ancestrale del mondo classico, Livermore ne ricava un dramma familiare e riporta sulla scena un ambiente essenziale, proprio degli anni Cinquanta. Uno spazio lineare che si ripete senza soluzione di continuità per il riflesso di uno specchio che dà risalto al fondale e lo rende infinito. Risulta anche controcampo di un’azione in cui gli stessi personaggi devono fare i conti con sé stessi più che con le divinità esterne e inquisitorie. Un’analisi di affetti all’interno della famiglia che si scontrano, affetti malati o depravati che portano alla catastrofe finale e rimandano agli schemi tipici della tragedia. La regia vuole attualizzare il testo, vuole dare una lettura psicoanalitica all’azione, costringere ogni personaggio a guardare dentro di sé per riconoscere le proprie degenerazioni. Un coinvolgimento emotivo inevitabile dove allo spettatore viene presentato un dramma cupo, senza via di scampo e privo di una qualsiasi forma di moralismo. La pièce si divide in tre capitoli: Il ritorno, L’agguato, L’incubo ognuno con diversi cambi di scena. La musica, curata da Daniele D’angelo, non abbandona mai il movimento ma si risolve in un basso continuo a volte silenzioso, a volte esplosivo. Una drammaturgia che utilizza un linguaggio moderno, fuori dagli stereotipi teatrali. Gli attori, nelle oltre tre ore di rappresentazione, non hanno mai mostrato cenni di cedimento rendendo ogni dettaglio della storia avvincente. Uno spettacolo interpretato bene dove ancora una volta Livermore dà prova di saper interpretare l’animo umano e la disperazione di questi tempi, cupi e imponderabili.

data di pubblicazione:08/01/2026


Il nostro voto:

1 commento

  1. I drammi umani (codificati forse per la prima volta nell’antica Grecia) sono eterni. Anche Shakespeare, Pirandello ecc. (e quindi anche la drammaturgia USA del secolo scorso) in fondo mettono in scena sempre la stessa materia. La realizzazione e l’attualizzazione fa la differenza fra un’opera fallita, mediocre, riuscita o eccezionale. Livermore (con la complicità della scuola genovese teatrale) ha saputo destreggiarsi in modo eccellente. Non sarà una serata leggera e scorrevole, ma impegnativa e pregna. Per chi è “spiritualmente” attrezzato semplicemente IMPERDIBILE!

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