Regia di Gabriele Russo con Michele di Mauro, Giuseppe Sartori, Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo. Produzione: Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini / Teatro Biondo Palermo
(Teatro Biondo – Palermo, 13/18 Gennaio 2026)
Hamm e Clov vivono in un’indissolubile simbiosi. Il primo è cieco, costretto a vivere sulla sedia a rotelle, il secondo ha seri problemi a una gamba e non può stare seduto. Nella casa rifugio dove abitano vivono pure i genitori di Hamm, Nagg e Nell, impossibilitati a muoversi e relegati in bagno tra la spazzatura. Fuori il nulla, una natura oramai morta dove non si riscontra traccia di umanità. La disperazione e la reiterazione di ogni atto caratterizzano le loro esistenze. Qualche ricordo, oramai lontano nel tempo, porta ogni tanto uno sprazzo di luce in questo spazio claustrofobico e stantìo…
L’opera del celebre drammaturgo irlandese Samuel Beckett è legata alla coniazione del termine Teatro dell’Assurdo alla metà del Novecento, a ridosso della fine della guerra. Beckett inventa così un modo di fare teatro sui generis, dove il dialogo non segue una logica immediata e la trama stessa assume contorni indefiniti. In ogni caso prevale tra le parole e le azioni un profondo sentimento di angoscia, di profonda sofferenza, di profonda disperazione. Anche in Finale di Partita riscontriamo subito questi elementi caratterizzanti. Ognuno dei quattro personaggi sulla scena ha delle invalidità gravi che non consentono alcuna possibilità di vivere un’esistenza normale. Le loro vite sono sigillate dentro uno spazio chiuso.
L’unica via di fuga, per l’unico che ancora ha l’uso sia pur limitato delle gambe, è verso un mondo privo di tutto. Hamm, cieco, non vede e non vuole preoccuparsi dei genitori, le sue attenzioni sono rivolte a Clov che lo assiste in tutto, per come può. Una relazione ambigua, anche piena di grandi gesti di affetto, ma che si basa su una struttura precaria, che minaccia di infrangersi in ogni momento. Le situazioni si ripetono così senza soluzione di continuità, tutto rimane statico in attesa che i singoli personaggi giochino le ultime pedine ancora disponibili. In effetti la partita volge a termine e ognuno dovrà ammettere la propria sconfitta, essenzialmente verso sé stesso.
Un senso quindi di cupa angoscia che invade il campo, luci che diventano sempre più ombre nel disfacimento totale dell’abbandono. Clov viene invitato a più riprese a lasciare la casa, i genitori di Hann sono morti e lui stesso si prepara ad affrontare la fine. Beckett stesso non sembra avere a portata di mano una soluzione convincente. Un’apocalisse che sta oramai dietro la porta di casa e attende fuori per la resa dei conti. Gabrile Russo cura una regia impeccabile e le scene curate da Roberto Crea infondono nello spettatore quel senso di inquietudine opprimente. I quattro protagonisti hanno avuto delle performance recitative di alto livello creando uno spettacolo veramente notevole e sicuramente da non perdere.
data di pubblicazione:19/01/2026
Il nostro voto: 






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