NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, 2026

Immagine tratta da cartella stampa

All’ultima Mostra del Cinema di Venezia, il Premio Speciale della Giuria è assegnato a Naza, dirompente docufilm dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor. Entrambi erano stati vincitori nel 2025 di un Oscar per il loro documentario No Other Land, diretto e montato da un collettivo israelo-palestinese. Il termine Naza costituisce un acronimo militare impiegato specificatamente per indicare le vittime civili previste dal comando militare israeliano. Ogni singolo attacco aereo programmato aveva l’obbiettivo di annientare tutti i palestinesi della striscia di Gaza…

Il corpo centrale del film si sviluppa interamente attorno alle complesse interviste registrate di notte da Yuval sui tetti di Tel Aviv. Protetti dall’oscurità, alcuni ufficiali e veterani dell’intelligence delle forze di difesa israeliane scelgono di violare il silenzio rilasciando pesanti testimonianze. Le loro rivelazioni indicano una pianificazione strategica, radicalizzata a seguito del drammatico attentato del 7 ottobre 2023, volta alla totale distruzione di Gaza. I militari intervistati denunciano come i continui bombardamenti erano di fatto programmati per individuare non soltanto elementi di Hamas. Gli attacchi erano infatti rivolti alla totale eliminazione della vita sociale palestinese, arrivando così ad un vero e proprio genocidio.

A fare da stridente contraltare a questi racconti, a volte freddi e asettici, si trovano frammenti di vita quotidiana. Il montaggio, curato insieme alla fotografia da Rachel Szor, alterna le agghiaccianti confessioni dei militari a immagini ordinarie di Tel Aviv. La telecamera scruta, dietro le finestre, le case dove la gente comune vive la propria vita comune, indifferente alla distruzione di massa in corso. A soli sessanta chilometri da quella normalità si consuma una tragedia sistematica che per i metodi adottati ricorda le pagine più buie delle persecuzioni naziste. Lo spettatore si trova quindi ad affrontare questo dramma morale, questa apatia verso l’orrore della guerra e verso l’uccisione sistematica di civili inermi.

Proprio per l’estrema gravità del contenuto, il film è stato girato con estrema prudenza e in assoluta clandestinità. I due registi hanno rischiato la propria vita per aver dato luce a un atto di accusa così evidente. Si vuole pertanto sottolineare la discrepanza tra il comportamento della popolazione israeliana e l’annientamento sistematico dei palestinesi. In qualche modo vengono in mente le atmosfere del film di Glazer La zona d’interesse. La vita borghese della famiglia del comandante di Auschwitz scorreva ordinata e idilliaca a un passo dal muro del campo di sterminio. Naza è un film forte che non lascia indifferenti perché denuncia la tragica apatia degli israeliani e ci consegna una testimonianza vera. Rimane a stento riconosciuto il genocidio ancora in atto nei confronti dei palestinesi.

data di pubblicazione:01/10/2026


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