A MANO A MANO … RINO GAETANO di e con Maurizio Sarubbi

Foto di Maria Pastore

e con Paola Pennacchia

(Teatro di Porta Portese – Roma, 2 settembre 2026)

È tornato di nuovo ospite a Teatramm’ l’attore e regista Maurizio Sarubbi, direttore della Compagnia Teatrale Artù di Bari. Quest’anno ha portato in scena A mano a mano… Rino Gaetano, uno spettacolo musicale del 2021, personalissimo omaggio all’autore dei successi Gianna, Ma il cielo è sempre più blu, Berta filava. Con lui sul palco del festival organizzato da EDM Factory l’attrice, cantante e musicista Paola Pennacchia, che veste i panni dell’artista scomparso nel 1981.

Se mai qualcuno capirà Rino Gaetano è il titolo che Freddie Del Curatolo diede alla biografia sull’artista, una delle tante, citando un verso del brano del 1974 Ad esempio a me piace il sud. Maurizio Sarubbi risponde indirettamente con la scrittura di A mano a mano… Rino Gaetano, affermando che di un grande personaggio – come lo è stato il cantante calabrese cresciuto nella periferia romana – è impossibile registrare sulla scena con precisione cronologica ogni singolo episodio così come è accaduto nella realtà.

Però si possono cogliere qua e là dei momenti che hanno ispirato un verso o una melodia. Immaginare storie e inventare personaggi partendo dal materiale raccolto. Rielaborare in forma poetica l’informazione biografica per crearne un racconto nuovo e originale.

È così che è nata una storia che sa parlare di Gaetano e insieme di qualcos’altro. Di qualcosa di intimo che solo all’autore è dato conoscere nella sua personale sfera di artista e di uomo.

Ciò che caratterizza la scrittura drammaturgica di Sarubbi, infatti, è una totale libertà stilistica, un gioco creativo svincolato dall’ortodossia dettata da regole e da schemi preposti. In sostanza quel modus operandi che ritrova nel cantante crotonese, di cui – lontano dal farne un personaggio macchietta – vuole sottolineare la vicenda umana, di artista venuto dal basso.

Sfuggire alla trappola dell’imitazione è allora uno dei nodi dell’operazione. Anche in questa nuova produzione, infatti, con un voluto e cercato cambio di genere, il personaggio di Rino Gaetano è affidato a una voce femminile. E Paola Pennacchia mostra di essere all’altezza del ruolo, affidando a un’allegria scanzonata la sua interpretazione.

Sebbene ci siano ancora dei margini di crescita nella definizione del carattere del protagonista (manca per esempio un po’ di coerenza espressiva tra le parti recitate e quelle cantate), l’immagine che ne viene fuori è quella del Rino che tutti ricordano. È il ragazzo con la chitarra e il cilindro, dall’acuta ironia e dalla battuta veloce, condita di nonsense e provocazione fino a sfiorare il demenziale.

Ma è anche la voce del popolo, osservatore attento dell’animo umano, legato alla terra di origine e alla gente di periferia. Il ribelle malinconico, refrattario e intristito dalle logiche del mercato discografico. Ed è qui che Sarubbi affonda il colpo, tracciando un solco nella storia per mettere in evidenza la solitudine del personaggio. Lo scava azzardando un parallelismo con un altro artista, lontano nel tempo, ma simile per tormento umano: Van Gogh. Nonché nel dialogo immaginario di Gaetano con Agapito Malteni, il macchinista di Manfredonia del brano omonimo che soffre nel vedere la gente della sua terra salire sul treno per migrare a Gorgonzola o Vimercate. Senza dubbio il momento dello spettacolo più emozionante e poetico.

Il buono e il bello del Sarubbi narratore sta proprio in questa capacità di creare connessioni inaspettate, apparentemente stonate ma mai forzate. Coerenti alla scintilla da cui viene l’ispirazione, libere da costrizioni accademiche e filologiche. Puro e semplice gesto creativo, insomma, ad uso di una scena che diverte e commuove.


Il nostro voto:

data di pubblicazione:12/09/2026

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