regia di Andrea De Rosa, drammaturgia di Fabrizio Sinisi
(Teatro Vascello – Roma, 3/8 marzo 2026)
L’adattamento per la scena di Orlando di Andrea De Rosa è un omaggio all’arte letteraria di Virginia Woolf. Un inno alla libertà creativa e sessuale che il drammaturgo Fabrizio Sinisi combina insieme alle lettere scritte dall’autrice per l’amante Vita Sackville-West. Un giardino è lo spazio di ispirazione della protagonista Anna Della Rosa, tra le attrici più talentuose del nostro teatro.
Sotto lo scheletro a vista della graticcia di una scena non plafonata, che rinuncia a ogni velario, un imponente tronco di quercia domina un prato verde. È qui che Virginia Woolf, ancorata alle radici della pianta e del tempo, dà vita a Orlando. Il romanzo che è la più lunga e sublime lettera d’amore mai dedicata all’amata Vita Sackville-West.
Il giardino, voluto dal regista Andrea De Rosa e realizzato da Giuseppe Stellato, non è un luogo naturale. È piuttosto lo spazio artificiale, come può esserlo una pagina bianca per un poeta, dove trova sfogo la creatività. Nella solitudine cercata e voluta, la scrittrice diventa essa stessa il personaggio della sua fantasia. Come la quercia, la sua vita secolare attraversa le epoche e sopravvive ai cambiamenti. Anche quello di genere. Nasce uomo alla corte di Elisabetta I e duecento anni dopo, senza cambiare nome, si ritrova improvvisamente donna. E tale rimarrà fino al ventesimo secolo, quando il romanzo verrà pubblicato.
Sopra di lei, un baldacchino di luci scende a grappolo sulla scena e restituisce la variabilità atmosferica del cielo londinese. La luce velata è squarciata da improvvisi lampi di burrasca, specchio di un’interiorità in bilico tra il sole della creazione e le nubi della malinconia.
La drammaturgia – basata sulle traduzioni di Nadia Fusini del romanzo e delle lettere – sembra infatti giocare sulle varie manifestazioni del tempo. Da un lato quello cronologico, scandito dal rintocco lontano di una campana e dei mutamenti storici. Dall’altro il tempo interno del personaggio. Quello libero, necessario alla creazione che non ammette barriere e rifiuta impedimenti.
Fabrizio Sinisi non si limita alla cronaca biografica, ma interroga sulla condizione della donna e dell’artista. La natura sessuale, imposta dal caso e non da una scelta, impone un limite sociale che solo la letteratura può trascendere. Attraverso l’esercizio letterario, Virginia capisce l’amore, la vita. Non solo come sostantivo, ma anche nel senso della persona amata. Impara a cogliere la verità nella realtà. E sa elevarla alla forma eterna dell’arte.
Il cuore pulsante di questa messa in scena è però l’interpretazione di Anna Della Rosa. La sua è una recitazione fisica, musicale. Possiede la capacità di percepire il ritmo e l’altezza dei suoni delle parole. È in grado di riprodurre con precisione la melodia dei sentimenti in consonanza con le variazioni della musica. La performance si adagia infatti sulle note della Patetica di Čajkovskij. La scelta dell’ultima sinfonia del maestro russo è quantomai azzeccata. Le sue melodie appassionate, venate da profonda tristezza, descrivono una vita che si spegnerà – anche sulla scena – solo pochi giorni dopo l’ultimo messaggio scambiato tra le due amanti.
Orlando è uno spettacolo armonioso e profondo, che celebra l’atto creativo come momento di euforia e, al contempo, di struggente malinconia. Una riflessione necessaria su come l’arte sia l’unico strumento capace di trasformare il dolore in bellezza imperitura.
data di pubblicazione:14/03/2026
Il nostro voto: 






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