regia di Fabio Condemi, con Sandro Lombardi
(Teatro Vascello – Roma, 13/17 maggio 2026)
Fabrizio Sinisi e Fabio Condemi propongono un ritratto originale di Giacomo Casanova, lontano dalla figura del libertino che tutti ricordano. È invece il testimone di un secolo di cambiamenti e rivoluzioni, immerso in un sogno tra recupero della memoria e meditazioni sul tempo. Arriva al Teatro Vascello di Roma, dopo un anno dal debutto, Casanova, lo spettacolo prodotto da LAC – Lugano Arte e Cultura, con protagonista uno straordinario Sandro Lombardi.
Non è l’avventuriero veneziano il ritratto che salta fuori dalla rilettura di Sinisi e Condemi delle memorie casanoviane. Opera imponente – conta dodici volumi la prima edizione francese di Brockhaus; sette in quelle più moderne – il cui frontespizio, protagonista, giganteggia sulla scena. Una pagina enorme in cui è impresso solo il titolo del lavoro di una vita: Mémoires de G. Casanova écrits par lui-même. Tutto il resto del foglio è bianco, in attesa di essere scritto. Magari riportando il contenuto della sua corrispondenza amorosa, gelosamente conservata ed esposta nella bacheca sul fondale, accanto a una maestosa libreria.
Casanova è ormai anziano e intrappolato tra i boschi innevati della Boemia, bibliotecario nel castello di Dux di proprietà del Conte di Waldstein. Un luogo scomodo e infernale, dove si trova contorniato da uomini di cui non capisce la lingua e di cui non condivide i costumi; infastidito dall’imbarbarimento in cui è precipitato il presente.
Vuole portare a termine la sua opera, ma la memoria si sfalda e l’ombra dell’oblio inghiotte i ricordi. Così viene a visitarlo un medico esperto di mesmerismo e, attraverso una sessione di ipnosi che dura lo spazio di una notte, il teatro della sua mente, prima vuoto, si ripopola ora di personaggi e fantasmi del passato.
L’inconscio, il luogo dei desideri più profondi, si anima riportando alla luce immagini reali eppure fortemente simboliche. Ritorna la Marchesa D’Urfé, amica e sorella nelle arti oscure e nell’alchimia, simbolo di immortalità e lotta al tempo che passa. Riappare Henriette, la donna amata e poi abbandonata, la sola capace di fermare il tempo nell’attimo della felicità del desiderio giovanile. Si riaffaccia alla mente l’amore per la conoscenza e la filosofia, praticata fin da bambino.
Dunque, la scena non evoca tanto un’epoca quanto una condizione mentale. Condemi e Sinisi estrapolano dallo studio del testo ciò che è funzionale al racconto e alla definizione del punto di vista del protagonista. Come in un quadro metafisico, allora, Fabio Cherstich accosta nella scenografia oggetti e persone senza un’apparente connessione o motivo. Ma proprio questa vicinanza – a volte forse un po’ caotica e affollata – crea quell’ambientazione atemporale calzante con il testo onirico di Sinisi. Il passato convive con la modernità e con la continua trasformazione che questa porta con sé. In questo spazio di libera creazione trovano espressione anche le musiche di Andrea Gianessi, le luci di Giulia Pastore e i bellissimi costumi settecenteschi di Gianluca Sbicca.
E Casanova, a cui le immagini appartengono perché da lui medesimo partorite, si incastona in questo quadro come simbolo di bellezza. Elegante, pacato e misurato, ha conosciuto il mondo e ha imparato a dominare la passione. Ha saputo osservare il dato sensibile e da questo ne ha tratto insegnamento. Non a caso cita Orazio, maestro dell’equilibrio e della saggezza pratica. Sono queste caratteristiche del personaggio che assumono vividezza, sostanza e credibilità sul corpo dell’attore Sandro Lombardi. Ottima la prova degli attori di comprovata bravura che lo affiancano: Marco Cavalcoli e Betti Pedrazzi. E anche dei più giovani Simona De Leo e Alberto Marcello.
Casanova non è solo una riflessione sul tempo, ma una profonda meditazione sulla qualità del suo scorrere, nella speranza di trarne insegnamento per una buona vita.
data di pubblicazione:15/05/2026
Il nostro voto: 






Suggestivo per ambientazione, molto ben recitato (giganteschi Sandro Lombardi e Betti Pedrazzi) ma prevedibile per contenuti e analisi dei personaggi. Insopportabilmente fastidioso e superfluo l’abuso di fumi durante lo spettacolo.