LADY DAY (BILLIE HOLIDAY) di Maurizio De Giovanni

7 Nov 2025 | Accredito Teatro

foto concessa da ufficio stampa

con Mariangela D’Abbraccio, regia di Francesco Tavassi

(Teatro Greco – Roma, 4/9 novembre 2025)

Mariangela D’Abbraccio interpreta l’icona del jazz Billie Holiday in Lady Day, testo di Maurizio De Giovanni. Lo spettacolo, ambientato in un locale della Street of Jazz a New York, è una confessione intima della cantante sulla sua vita di successi, cadute e lotta, sempre con la musica come conforto. Una toccante esecuzione di blues e verità, prodotto da La Fabbrica dell’Attore.

Mariangela D’Abbraccio e Francesco Tavassi non sono nuovi a cimentarsi con figure leggendarie della musica. Già nel 2020 hanno esplorato il mondo di The Boss con Come un killer sotto il sole, seguito due anni dopo da un lavoro su Marilyn Monroe. Ora l’attrice e cantante napoletana si confronta con un’altra icona della musica statunitense: Billie Holiday. Anche nella drammaturgia scorre linfa partenopea, grazie al testo scritto per lei da Maurizio De Giovanni.

La regia porta il pubblico in un locale dalle atmosfere in bianco e nero, uno di quelli che popolavano la Cinquantaduesima strada a New York tra gli anni Trenta e Cinquanta, la celebre Street of Jazz. Dopo la serata, Lady Day si lascia andare a una lunga confessione sulla sua vita: un intreccio di aspirazioni e disillusioni, successi e cadute, ma sempre nel segno della musica. Parla di sé usando l’imperfetto, il tempo del racconto, in un presente che ha già visto consumarsi la sua parabola vitale, lasciando solo l’idolo, l’esempio. Un simbolo di speranza per tutte le donne a cui è stata rubata la libertà.

Lo scrittore offre un ritratto sincero e intenso della grande artista, seguendo i momenti cruciali della sua biografia e organizzandoli in una narrazione che richiama i capitoli di un libro. Dall’infanzia bruciata a Baltimora all’adolescenza turbolenta per le strade di Harlem. Si cresce in fretta quando si è poveri, scriverà nell’autobiografia Lady sings the blues. Dal primo disco inciso con la Columbia grazie a John Hammond alle faticose tournée nel Sud degli Stati Uniti, dove ogni performance diventava un atto di resistenza contro l’ostilità e il segregazionismo. Poi le tormentate vicende sentimentali, soprattutto il matrimonio con Louis McKay, segnato da interessi puramente egoistici. E infine l’ultima Billie Holiday, quella di Lady in Satin, l’album testamento realizzato quando ormai droga e alcol avevano segnato irrimediabilmente la sua vita, tra ricoveri in ospedale e carcere.

L’interpretazione della D’Abbraccio tocca note basse e malinconiche. Nella voce si avverte un graffio, come una crepa ma da cui però filtra una luce intensa. L’attrice la trasforma in un sentimento autentico, centrato nel restituire al pubblico – partecipe e commosso – una verità. Profonda e calda la sua voce quando intona uno dei brani più famosi della cantante, Strange fruit. Ma altrettanto struggenti sono i blues lenti che interpreta accompagnata dai maestri jazz Dario Piccioni al pianoforte e Mattia Niniano al contrabasso.

Per Lady Day la vita è stata una lunga canzone, cantata con la verità in gola e la paura nello stomaco. Tutto guariva con la musica, dalla paura alla tristezza. Con il dolore ha sempre cantato, non l’ha mai scacciato. La sua non è stata una vita inutile se ancora oggi, riascoltando le sue incisioni, può dare conforto a ogni donna sola.

data di pubblicazione:07/11/2025


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