CHORA/DODI di Sofia Nappi

(foto di Franziska Strauss)

(Auditorium Conciliazione – Roma, 8 settembre 2026)

La quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival si è aperta sotto il segno delle nuove eccellenze del nostro paese. Sofia Nappi, tra le voci più sorprendenti e riconosciute della coreografia contemporanea internazionale, cofondatrice e direttrice artistica della compagnia Komoco. ha presentato in prima nazionale la nuova produzione CHORA – Il vuoto all’origine, un’opera che invita a tornare all’origine del movimento e dell’esistenza, esplorando ciò che precede il linguaggio e la forma. La serata è stata aperta da DODI, prima coreografia firmata da Sofia Nappi, un breve duetto che esplora il tormento e la poesia nascosta nel rapporto con l’altro.

Il lavoro della coreografa italiana dal forte respiro internazionale, formatasi alla Alvin Ailey School di New York, esplora il vuoto come presenza tangibile attorno e dentro di noi. Attraverso l’ascolto del respiro e della gravità, nasce il movimento: gesti leggeri che si ampliano, pause che si dilatano ed allora ciò che sembrava vuoto si rivela relazione, racconto.

Con CHORA Sofia Nappi approfondisce la sua ricerca sulla natura del movimento e sulle condizioni stesse dell’esistenza. Silenzio, pause, sospensioni e gesti minimi diventano la materia viva da cui emergono volumi, relazioni, traiettorie. Il vuoto diventa presenza: contiene memoria, tensione, vita.

CHORA si inserisce nella linea poetica che contraddistingue l’opera della coreografa, costruita su un lavoro essenziale, ricco di ascolto, precisione e intensità fisica. Un linguaggio potente e riconoscibile, che le è valso premi prestigiosi e che le ha permesso di firmare creazioni per importanti compagnie internazionali come Staatsballett Hannover, Scottish Dance Theater, Göteborg Opera, NDT 2.

CHORA non descrive il vuoto: lo rende presenza. Fragilità e potenza convivono mentre il gesto cresce, si amplifica, diventa relazione. É l’istante in cui tutto può accadere, quando dallo spazio emergono corpi e forme che parlano di passato e futuro.

Il disegno luci straordinario di Alessandro Caso ed i sette danzatori magmatici dalla decisa personalità hanno fortemente contribuito alla creazione di un racconto ipnotico con momenti di pura poesia, accolto dai convinti applausi del numeroso pubblico presente.

data di pubblicazione:10/09/2026


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