(Teatro Vascello – Roma, 15/18 gennaio 2026)
Wonder Woman di Antonio Latella e Federico Bellini, in scena al teatro Vascello con la regia dello stesso Latella, trae ispirazione da un caso reale di stupro verificatosi ad Ancona nel 2015. La vicenda ed il tormento della protagonista, raccontata in maniera congiunta da quattro attrici, descrive la dura lotta della ragazza contro un sistema ingiusto, mettendo a nudo le distorsioni della realtà e la difficoltà di riconoscere la verità.
Basato su una vicenda di cronaca, Wonder Woman di Antonio Latella e Federico Bellini racconta lo stupro di gruppo di cui è stata vittima una ragazza peruviana. La sentenza iniziale, emessa tra l’altro da giudici donne, aveva assolto gli imputati con motivazioni quantomeno discutibili ritenendo la giovane “troppo mascolina”; solo successivamente la Corte di cassazione ribalterà il primo giudizio.
Il dramma esplora i complessi ostacoli che la vittima ha dovuto affrontare. Come l’eroina Wonder Woman, simbolo di forza, identità femminile e giustizia, combatte contro un sistema che sembra negarle la verità. La vicenda della ragazza si intreccia a quella dell’ideatore di quest’eroina dei fumetti, lo psicologo William Moulton Marston che inventò la macchina della verità.
Lo spettacolo si muove dal fatto di cronaca ripercorrendone i contenuti essenziali e affidando a quattro giovani donne, le bravissime Maria Chiara Arrighini, Giulia Heathfield Di Renzi, Chiara Ferrara e Beatrice Verzotti il racconto, immaginato e teatralizzato, del caso giudiziario; la vittima, lotta per ristabilire una verità che viene continuamente negata, in un contesto in cui non c’è spazio né per la pietà né tantomeno per la giustizia stessa. E come la Wonder Woman dei fumetti non si darà mai per vinta, forte della propria volontà interiore.
Una narrazione potente, un flusso di parole senza interruzioni che scorre, a volte in maniera troppo enfatica ma efficace, che coinvolge perché trasferisce le emozioni e le angosce della ragazza, sottoposta a continui interrogatori, richieste, spiegazioni che la violenza subita non può rendere coerenti, logiche e senza contraddizioni.
Il finale è movimento, un tormento un po’ troppo dilatato ma di impatto, in cui i dolori della donna fuoriescono e diventano urla, rabbia, protesta.
data di pubblicazione:17/01/2026
Il nostro voto: 






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