CANDIDATURE 71° DAVID di DONATELLO – Il Cinema Italiano “continua a premiarsi”

CANDIDATURE 71° DAVID di DONATELLO – Il Cinema Italiano “continua a premiarsi”

Al di là di ogni autoreferenziale illusione direi proprio che continuano a non essere tempi belli per il Cinema Italiano. Il 2025 a livello internazionale non è stato per noi certo un anno memorabile!

Non si riesce più ad attrarre l’attenzione della critica e del pubblico degli altri paesi. I nostri film non riescono più ad entrare in lizza per i grandi Premi o nei Festival che contano realmente e che sono poi il più concreto volano di diffusione e di ritorno economico. Le cause sono più che note. Le nostre storie sono molto “locali”, non hanno afflato universale, sono di breve respiro e per di più prive di coraggio innovativo.

Quali le soluzioni? Occorrerebbe investire meno sulla quantità e invece molto di più sulla qualità dei progetti. Bypassare i vincoli linguistici, economici e culturali attivando collaborazioni internazionali per acquisire sostegni economici e distributivi che non abbiamo. Tornare ad avere una visione strategica più ampia.

Se poi non ci fosse stato il ciclone Zalone di fine anno il saldo degli spettatori e degli incassi totali sarebbe stato ben più amaro.

Tornando alla realtà ed all’Anno appena passato i membri dell’Accademia hanno esaminato i ca.120 lungometraggi usciti in sala nel 2025 ed hanno definito oggi le “cinquine” delle candidature per le singole categorie di premi. I vincitori verranno resi noti durante la cerimonia del prossimo 6 Maggio.

Come per la corsa agli Oscar anche da noi si aprono ora i grandi giochi! Vedremo in queste prossime settimane se i nostri front runner riusciranno a mantenere il distacco o se emergerà qualche outsider. Dopo la sconfitta storica di Parthenope sarà questo l’anno della rivincita di Sorrentino con Il film d’autore più redditizio dell’annata (7,5 Mln di incassi): La Grazia? Prevarrà Martone con Fuori? Vincerà più che meritatamente la vera rivelazione dell’anno Le Città di Pianura di Sossai? Presentato a Cannes nella Sezione Un Certain Regard il film è stato molto gradito dal pubblico (2 Mln di incassi). Oppure verrà apprezzato altrettanto meritatamente il ritorno di Soldini con Le Assaggiatrici che è piaciuto sia alla Stampa che al Pubblico?

Va segnalato, a conferma che successo commerciale e premi non coincidono, che anche in questa edizione così come fu l’anno scorso per Diamanti è assente fra le candidature Follemente di Genovese il film che ha registrato il massimo di incassi e di spettatori. Segnaliamo infine che fra gli “esordienti” si conferma la tendenza di una presenza prevalente delle registe donne.

Di seguito riportiamo le “cinquine” per le principali categorie:

Miglior FILM:

Cinque Secondi;

Fuori;

La Grazia;

Le Assaggiatrici;

Le Città di Pianura.

Miglior REGIA:

Mario Martone: Fuori;

Gabriele Mainetti: La Città Proibita;

Paolo Sorrentino: La Grazia;

Silvio Soldini: Le Assaggiatrici;

Francesco Sossai: Le Città di Pianura.

Miglior ATTRICE PROTAGONISTA:

Valeria Bruni Tedeschi: Duse;

Barbara Ronchi: Elisa;

Valeria Golino: Fuori;

Aurora Quattrocchi: Gioia Mia;

Anna Ferzetti: La Grazia;

Tecla Insolia: Primavera.

Miglior ATTORE PROTAGONISTA:

Valerio Mastandrea: Cinque Secondi;

Claudio Santamaria: Il Nibbio;

Toni Servillo: La Grazia;

Pierpaolo Capovilla: Le Città di Pianura;

Sergio Romano: Le Città di Pianura.

Miglior ATTRICE NON PROTAGONISTA:

Valeria Golino: Breve Storia d’Amore;

Valeria Bruni Tedeschi: Cinque Secondi;

Barbara Ronchi: Diva Futura;

Matilda De Angelis: Fuori;

Milvia Marigliano: La Grazia;

Silvia D’Amico: Tre Ciotole.

Miglior ATTORE NON PROTAGONISTA:

Francesco Gheghi: Quaranta Secondi;

Vinicio Marchioni: Ammazzare stanca-Autobiografia di un assassino;

Fausto Russo Alesi: Duse;

Roberto Citran: Le Città di Pianura;

Andrea Pennacchi: Le Città di Pianura;

Lino Musella: Nonostante.

-Miglior ESORDIO ALLA REGIA:

Ludovica Rampaldi: Brave Storia d’Amore;

Margherita Spampinato: Gioia mia;

Greta Scarano: Vita da grandi;

Alissa Jung: Paternal Leave;

Alberto Palmierieri: Tienimi Presente.

Miglior SCENEGGIATURA ORIGINALE:

Cinque Secondi;

Duse;

Gioia mia;

La Grazia;

Le Città di Pianura.

Miglior FILM INTERNAZIONALE:

Io sono ancora qui;

La voce di Hind Rajab;

The Brutalist;

Un semplice incidente;

Una battaglia dopo l’altra.

data di pubblicazione:01/04/2026

 

…CHE DIO PERDONA A TUTTI di Pif, 2026

…CHE DIO PERDONA A TUTTI di Pif, 2026

É davvero possibile vivere seguendo alla lettera i precetti cristiani? E tutti coloro che si professano cattolici si comportano realmente in modo moralmente impeccabile, aiutando gli altri senza secondi fini e dicendo sempre la verità?

Arturo (Pif) è un agente immobiliare della Trinacria Real Estate di Palermo. L’abilità dimostrata sul lavoro fa dimenticare al suo responsabile Tommaso (Francesco Scianna) quanto sia scarso come portiere nelle partite di calcetto aziendale. Per esse come per molte altre cose Arturo non nutre alcun interesse, mentre ha una autentica passione per i dolci siciliani, da vero cultore della materia. Un giorno conosce Flora (Giusy Buscemi), figlia di un noto pasticcere palermitano: la donna sta cercando un locale dove aprire la sua pasticceria. Flora è bella, sensuale, intelligente, allegra e, ovviamente, esperta di dolci. Tra i due è subito amore! Arturo, pur avendo ricevuto una educazione cattolica, è agnostico mentre Flora una credente convinta. Fra i due si crea una frattura dopo i numerosi e goffi tentativi di Arturo nel mostrarsi un fervente cattolico. E una sera per consolarsi Arturo ingurgita 35 sciù alla ricotta e gli “appare” il Papa che gli parla seduto su una poltrona del salotto. Quell’apparizione, nata da un picco glicemico, lascerà un segno nelle future azioni quotidiane di Arturo. E, di quell’incontro inverosimile, rimarrà una edizione tascabile del Vangelo sul tavolino del suo salone…

… Che Dio perdona a tutti è un film sull’incoerenza, su come spesso solo a parole si è convinti di seguire i dettami della fede, professandosi cattolici e comportandosi ipocritamente. Diliberto e Astori, da veri equilibristi, firmano a quattro mani soggetto e sceneggiatura del film, tratto dall’omonimo romanzo di Pif del 2018. E il collante tra i due, per loro stessa ammissione, è la ricotta, che forse non è solo quella goduriosa che troviamo nei cannoli, negli sciù e nelle cassatine.  Il film è divertente ma non irriverente. Ironico, intelligente ma anche leggero. Mai superficiale per la serietà con cui viene affrontato il tema della fede, e fa riflettere.

L’incontro reale che Pif ebbe con Papa Francesco prima di scrivere il libro fu di ispirazione per la stesura dello stesso. E oggi nella sceneggiatura del film le battute che il Papa pronuncia sono stralci di dichiarazioni autentiche raccolte dall’autore nei loro successivi incontri. Il cast di attori, tutti bravissimi, è bilanciato e a fuoco, anche nei camei. E uno di questi non passerà inosservato. Si ride, ci si commuove e si pensa durante la visione di questo film, che riesce a analizzare nel profondo un modo superficiale di vivere il credo religioso. Ed anche se Pif rispetto al libro riscrive il finale, sicuramente non ha cambiato ciò che i tre puntini di sospensione significano…al pubblico scoprirlo!

data di pubblicazione:01/04/2026


Scopri con un click il nostro voto:

È L’ULTIMA BATTUTA? di Bradley Cooper, 2026

È L’ULTIMA BATTUTA? di Bradley Cooper, 2026

Una bella sorpresa! È L’Ultima Battuta? è un buon film, delicato, toccante e realista. Una cronaca sincera e singolare con la capacità di rendere leggera ed universale una situazione particolare: la separazione non conflittuale di una coppia dopo 20 anni di vita in comune.

Alla sua terza prova dietro la cinepresa Cooper si conferma autore sensibile, dotato e capace di saper coniugare profondità narrativa ed accessibilità emotiva. La sincerità del suo sguardo sempre abile anche nell’evitare gli stereotipi ne fa un cineasta a parte nel grande mare del cinema americano. Ancora una volta torna a parlarci di una coppia e dell’amore. Questa volta dell’usura di una relazione trasformando delicatamente il racconto di una separazione coniugale in una bella storia di cinema. Una riflessione agrodolce sugli effetti del tempo che passa con i dubbi, i rimpianti, gli slanci passionali ed i condizionamenti che limitano le aspirazioni profonde. Un racconto che riesce a parlare a tutte le coppie senza avere le pretese di analizzare le situazioni fino alle profondità di un Bergman ed ha semmai il gusto della commedia amara in cui alla fine la domanda essenziale sembra essere: è meglio essere infelici insieme o separatamente?

Fin qui nulla di particolarmente innovativo. La bella idea è invece soffermarsi sulla parola come mezzo di guarigione, sul bisogno terapeutico di raccontarsi e da qui l’intuizione della Stand Up Comedy come rifugio/sfogo. Elemento catartico per la coppia e occasione per inventarsi nuovi orizzonti. Il racconto può così alternare lo humour delle scene dello Stand Up con il pudore sincero e disarmante dello sconcerto dei due separati.

Cooper si appropria dei toni della Commedia, vi aggiunge un pizzico di mélo e ci restituisce un film ben strutturato, realistico e misurato, leggero e profondo. Alla base di tutto un’ottima sceneggiatura, dialoghi autentici e soprattutto due eccezionali protagonisti. Il troppo poco conosciuto Will Arnett con una recitazione misurata in un ruolo toccante ricco di sfumature e l’ottima Laura Dern. Intorno a loro un eccellente Cast di supporto.

La regia asciutta e nervosa regge saldamente il timone e gioca con un montaggio serrato molto efficace. Filma in modo lineare ma con una cinepresa in costante movimento, talora in spalla e con primi piani insistiti quasi fosse un film indipendente.

È L’Ultima Battuta? È dunque un film inatteso, un buon prodotto dal taglio quasi più europeo che americano. Un lavoro che regala momenti di cinema emozionanti e che ci offre buoni spunti per riflettere. Si esce con un sorriso un po’ pensieroso ma convinti che certe rotture non sono necessariamente delle “fini”.

data di pubblicazione:01/04/2026


Scopri con un click il nostro voto:

THE DRAMA di Kristoffer Borgli, 2026

THE DRAMA di Kristoffer Borgli, 2026

The Drama di Kristoffer Borgli è un ibrido, a metà tra commedia romantica, satira sociale e thriller psicologico, che mette deliberatamente lo spettatore in una posizione scomoda.

La premessa – una coppia apparentemente perfetta il cui equilibrio viene incrinato da una rivelazione scioccante durante la settimana del matrimonio – è solo il punto di partenza. Il film infatti ruota tutto, non tanto sul segreto in sé, quanto sulle reazioni che esso genera nel microcosmo sociale dei protagonisti, trasformando una romcom in un’analisi crudele dei meccanismi di giudizio collettivo. Borgli, provocatoriamente, costruisce un dispositivo narrativo che mette a nudo l’ipocrisia della borghesia urbana, oscillando continuamente tra disagio ed ironia nera.

L’opera volutamente destabilizza, passando dal meet-cute al perturbante, dal rapporto romantico alla tensione psicologica. Con una regia che amplifica questa ambiguità, utilizzando variazioni di scena e prospettive multiple per confondere i piani fra realtà, percezione e memoria, rafforzando così la sensazione di instabilità. Il tutto con una compiacente operazione di marketing che ricopre il film di attese ed aspettative riguardo il segreto in questione ed i suoi possibili sviluppi, che fa arrivare in sala già carichi rispetto a quello che potrebbe accadere sullo schermo.

Sul piano attoriale Zendaya è il vero centro gravitazionale del film. La sua Emma è costruita per sottrazione, è un personaggio che trattiene, nasconde e poi lascia emergere gradualmente crepe inquietanti, sostenendo il peso emotivo dell’intera narrazione. La sua interpretazione è capace di mettere lo spettatore di fronte ad un paradosso morale; comprendere senza giustificare. Accanto a lei Robert Pattinson lavora invece su un registro più nevrotico e autoironico, incarnando un uomo sempre più destabilizzato, quasi risucchiato dal crollo dell’immagine ideale della sua relazione.

Certo, il tema è tragico, e trasformarlo in un espediente narrativo è forse discutibile, ma il film è esattamente quello che il titolo promette, non un melodramma sentimentale, ma un esperimento sul disagio contemporaneo, sulle dinamiche di coppia e sulla fragilità dell’identità sociale. Più che piacere o non piacere, sembra scritto per mettere alla prova lo spettatore, e per continuare a far discutere ben oltre i titoli di coda.

data di pubblicazione.01/04/2026


Scopri con un click il nostro voto:

SCUOLA DI SEDUZIONE di Carlo Verdone, 2026 – Paramount+

SCUOLA DI SEDUZIONE di Carlo Verdone, 2026 – Paramount+

Il ritorno al lungometraggio di Carlo Verdone con Scuola di Seduzione, distribuito direttamente su Paramount+, si colloca in una fase matura della sua carriera, dopo anni dedicati alla serialità. È un rientro che non punta tanto al colpo di genio, quanto a una costruzione più corale e riflessiva, in linea con un cinema che da tempo ha abbandonato le maschere più iconiche e graffianti degli esordi, per privilegiare sfumature psicologiche e fragilità contemporanee.

La struttura del film è quella della commedia corale, con sei personaggi, accomunati da insicurezze sentimentali e difficoltà relazionali, che si affidano ad una love coach, nel tentativo di rimettere ordine nelle loro vite affettive. In questo impianto a incastri si ritrova una delle caratteristiche più celebri del regista, ossia l’attenzione alle nevrosi quotidiane ed al senso di inadeguatezza, soprattutto maschile. Il tutto, però, in un contesto attuale, dove anche l’amore è mediato da tecnologia e nuove dinamiche sociali.

Dal punto di vista della scrittura, la vena non è tagliente come nei primi film, ma resta comunque solida nella definizione dei personaggi, tutti perfettamente calibrati fra loro, da Lino Guanciale a Vittoria Puccini, passando per quello di Verdone stesso, che non prevale mai sugli altri. Anche Karla Sofìa Gascòn, presenza di rilievo internazionale, amata protagonista del pluripremiato Emilia Perez, la cui partecipazione contribuisce a dare al progetto un respiro più ampio, non toglie mai spazio agli altri personaggi.

Il risultato è una commedia delicata, attraversata da una miscela di malinconia e tenerezza. Ed è proprio in questo che il film sembra trovare la sua identità più compiuta, non tanto nella costruzione di situazioni comiche memorabili, quanto nella restituzione di un’umanità imperfetta, spesso disorientata, che cerca risposte in un mondo affettivo sempre più incerto.

Quindi, in definitiva, Scuola di Seduzione non rappresenta un ritorno al Verdone più brillante e corrosivo, ma piuttosto la prosecuzione di un percorso autoriale che privilegia l’osservazione dei comportamenti e delle debolezze, in un racconto corale credibile, capace di intercettare, senza forzature, le inquietudini sentimentali del presente.

data di pubblicazione:31/03/2026


Scopri con un click il nostro voto:

LETIZIA VA ALLA GUERRA regia di Adriano Evangelisti

LETIZIA VA ALLA GUERRA regia di Adriano Evangelisti

con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo

(Teatro Biondo – Palermo, 25- 29 marzo 2026)

Letizia la siciliana, Lina detta Letizia della casa “di tolleranza” e suor Letizia di Latina sono le tre protagoniste di altrettante storie italiane tra le due guerre. È la storia privata di tre donne del popolo che si interseca con la grande Storia, tra sorrisi e lacrime, ricordi e rimpianti.

Le donne non vanno in guerra. Ossia normalmente non vanno incontro “alla guerra”, come suggerisce il titolo della pièce. Rimangono in attesa, in una condizione sospesa, dove tempo e spazio sembrano diventare fittizi, irreali. Come le voci “di metallo” degli annunci radiofonici durante il conflitto. Come la posta impossibile da recapitare nei “non-luoghi” del fronte, e che implacabile torna al mittente. E quasi si riducono a ritratti, queste donne, copie di sé stesse, fissate in ruoli predefiniti: la suora, la sposa e la puttana. A ciascuna di esse idealmente è assegnata, sulla scena, una cornice di forma diversa. Una verticale per la figura intera, quella della sposa vestita di bianco che compare come uno spettro nella notte. Un’altra, orizzontale, come predisposta per accogliere un corpo che “scivola”, in posa lasciva, provocante. L’ultima, posta in alto, piccola e quadrata e coperta da una grata, quasi esiliata dal mondo. Tre cornici e tre vuoti da riempire, palcoscenici in miniatura dove ciascuna racconta, qui ed ora, ciò che fu scritto dal Fato, ciò che avvenne allora. Eppure, filo conduttore – oltre la guerra divoratrice di vite umane e di sogni in embrione – è l’immagine reale della donna, nella sua essenza profonda. Lei, capace di andare incontro alla vita oltre ogni barriera linguistica o confine geografico, dalle terre del Sud ai monti del Friuli. Si triplica, la donna (interpretata da una straordinaria Agnese Fallongo), mantenendo intatto il nome, e univoca l’identità propria. Canta, grida e sussurra, “saltella” da una lingua all’altra, dal siciliano al padovano passando per il romanesco “burino”. Modula accenti diversi nel giro di poche battute, in uno scambio armonioso e complice con il proprio “compagno”, protagonista maschile altrettanto eclettico, multiforme. Felice è lui, l’innamorato fedele, come Letizia sarà sempre e comunque lei, “con gli angoli delle labbra in su”, in ciascuno dei suoi ruoli e nelle diverse epoche vissute. A insegnare cos’è l’amore nel suo ostinato ritorno, che come in un girotondo, gioco innocente dell’infanzia perduta, esce e rientra e si fa beffe della morte. E della guerra.

data di pubblicazione:28/03/2026


Il nostro voto:

TI UCCIDERANNO di Kirill Sokolov, 2026

TI UCCIDERANNO di Kirill Sokolov, 2026

Ti Uccideranno, diretto da Kirill Sokolov, si inserisce con decisione nel filone ibrido tra horror, azione e black comedy. Siamo di fronte ad un’esperienza eccessiva, quasi programmaticamente sopra le righe. La storia – una donna che accetta un lavoro in un grattacielo newyorkese, salvo scoprire di essere intrappolata in un sistema dominato da un culto satanico – è costruita su un impianto narrativo semplice ma funzionale, che privilegia il ritmo e la tensione più che la complessità psicologica.

Sicuramente si tratta di un’opera energica, visivamente anarchica, ipercinetica, fatta di esplosioni di violenza coreografata che richiamano esplicitamente Kill Bill e un certo filone horror splatter anni ’80. Ma, allo stesso tempo, non riesce sempre a trovare un equilibrio tra citazione e identità autonoma. Anche l’impianto è molto simile ad altri film dello stesso genere, a partire da Finchè Morte Non Ci Separi, il cui secondo capitolo è in uscita proprio in questi giorni.

Quindi siamo, da una parte, di fronte ad un film “folle” e travolgente, capace di abbracciare fino in fondo la propria natura pulp e di trasformarla in puro intrattenimento, ma al contempo un po’ ripetitivo nei suoi meccanismi, più una sequenza di set-piece spettacolari, che una storia ben raccontata. Anche dal punto di vista estetico punta su un linguaggio visivo aggressivo che contribuisce, però, a rendere la pellicola un’esperienza più sensoriale che narrativa, dove la spettacolarità rischia talvolta di sostituire la costruzione della tensione.

Sul piano attoriale, la performance di Zazie Beetz è il vero fulcro del film. La protagonista riesce a reggere quasi interamente il peso dell’azione, imponendo una presenza fisica e carismatica che trasforma il personaggio in una figura quasi iconica, più vicina all’eroina action di Ballerina che alla classica final girl dell’horror.  Anche il cast di supporto, da Patricia Arquette a Tom Felton, contribuisce a restituire un universo volutamente sopra le righe, anche se spesso resta sullo sfondo rispetto all’energia centrale della protagonista.

In definitiva, Ti Uccideranno è un prodotto consapevolmente estremo, che funziona quando accetta la sua natura di intrattenimento visivo e meno quando tenta di strutturarsi come racconto compiuto. Non è un horror raffinato, né particolarmente innovativo, ma un’opera che trova la sua ragion d’essere nell’eccesso, nella velocità e nella performance della Beetz. Un film che, comunque, non può lasciare indifferenti.

STRIKE – FIGLI DI UN’ERA SBAGLIATA di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, 2026

STRIKE – FIGLI DI UN’ERA SBAGLIATA di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, 2026

Strike- Figli di Un’Era Sbagliata, opera prima a sei mani di Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, arriva in sala con l’ambizione di raccontare una generazione senza appoggiarsi né al pietismo, né al cinismo. Ambientato quasi interamente in un Ser.D, il film mette in scena l’incontro tra tre ventenni diversissimi, costretti a condividere uno spazio sospeso, in cui il tempo sembra dilatarsi e le identità si rivelano a poco a poco.

La struttura narrativa è semplice, un percorso fatto di dialoghi, silenzi e piccoli eventi quotidiani. Dante, tirocinante impacciato, Pietro, ribelle ma fragile e Tiziano, segnato da una profonda dipendenza, diventano progressivamente una micro-comunità emotiva. Non c’è una vera escalation drammatica, quanto piuttosto un accumulo di momenti che oscillano tra ironia e malinconia, dove le parentesi drammatiche funzionano decisamente meglio di quelle comiche, il tutto coerentemente con la definizione di “commedia agrodolce”, utilizzata per presentare il film.

Il punto di forza è l’onestà dello sguardo. Strike evita, infatti, la retorica del film sulle dipendenze, preferendo rimanere aderente ai corpi ed alle fragilità dei personaggi. Il Ser.D. non è un luogo simbolico ma concreto, quasi dimesso, e proprio per questo credibile, uno spazio in cui si parla molto e comunica meno, dove l’ironia diventa una forma di difesa e la leggerezza non cancella mai il disagio.

Sul piano registico, la scelta di una messa in scena sobria ed una macchina da presa poco invasiva riflette l’origine teatrale del progetto. Il film privilegia, infatti, la parola e la relazione tra i personaggi rispetto alla costruzione visiva, una scelta coerente che, però, a tratti, limita la forza cinematografica dell’insieme.

Le interpretazioni sono il vero motore del film. I tre registi attori lavorano su registri complementari, costruendo personaggi credibili proprio grazie ad una recitazione imperfetta, mai troppo rifinita. Accanto a loro Matilde Gioli e Lorenzo Zurzolo offrono una presenza più strutturata, capace di bilanciare l’energia disordinata dei protagonisti, mentre volti come Caterina Guzzanti, Pilar Fogliati o Massimo Ceccherini introducono deviazioni interessanti, senza però rubare la scena.

In conclusione, un esordio imperfetto ma sincero, che pur non trovando una forma definitiva sa già dire qualcosa di autentico sul proprio tempo.

data di pubblicazione:26/03/2026


Scopri con un click il nostro voto:

RENDEZ-VOUS   XVI Festival del Nuovo Cinema Francese

RENDEZ-VOUS XVI Festival del Nuovo Cinema Francese

Dal 7 all’ 11 Aprile a Roma al cinema Nuovo Sacher ed all’Institut Français Centre Saint-Louis riparte la Kermesse del Rendez-Vous Festival del Nuovo Cinema Francese. L’iniziativa è giunta alla XVI Edizione. Si ripropone quindi l’occasione, anzi l’opportunità per gli appassionati di Cinema e di quello Francese in particolare, di scoprire gli sviluppi più recenti di una cinematografia che sappiamo bene essere vitalissima per produzioni, pubblico, qualità, incassi e riconoscimenti internazionali. Un cinema quello d’Oltralpe che, pur in un’annata condizionata da fattori congiunturali internazionali particolari quale è stato il 2025, ha totalizzato ben 156,7 Mln. di spettatori, quasi 2,5 volte in più rispetto all’Italia (68,3 Mln.) nonostante un numero di abitanti quasi simile. È evidente che la cinematografia francese gode di una potenzialità di mercati distributivi e di uno stato di salute per noi invidiabili. Dietro ci sono indiscutibilmente anche valide e consolidate politiche governative di sostegno che dovremmo imitare.

Il Festival è ormai una realtà consolidata e in crescita costante per partecipanti, qualità e varietà. Oltre che vetrina per le produzioni più recenti e significative e per le nuove tendenze è divenuto negli anni anche un osservatorio sulla società francese attuale. Vero e proprio ponte culturale fra i due Paesi. Nutrita infatti come sempre la presenza di registi e attori che parteciperanno a dibattiti per un confronto di idee su come combinare intelligentemente consapevolezza artistica e contenuti con la capacità di interagire con i gusti del pubblico. Due giurie di studenti universitari e di liceali assegneranno rispettivamente il Premio Giuria Giovani per la miglior Opera Prima ed il Prix Palatine ad un film presentato dal Festival stesso. Significativa ancora una volta la presenza di registe e attrici, a sottolineare quanto la rilevanza dei ruoli femminili nel cinema francese sia una costante più che apprezzata e consolidata.

Complessivamente saranno proposti (in V. O. con sottotitoli) 14 film che attraversano tutti i generi cinematografici. Alcuni già presentati a Cannes ‘25 ma tutti ancora inediti in Italia.

Segnaliamo fin d’ora Dossier 137 un poliziesco asciutto ed inquietante, attesissimo dopo il successo in Francia; Partir un jour un esordio brillante ed apprezzato con cui è stato aperto Cannes l’anno scorso; Coutures con Angelina Jolie e Louis Garrel visto anche alla Festa di Roma ’25; Love me tender un’opera intensa sulla libertà affettiva con Vicky Krieps.

Inaugurerà il Festival La femme la plus riche du monde con la presenza della protagonista Isabelle Huppert che sarà la madrina d’onore dell’intera iniziativa.

Dopo le giornate a Roma, il Festival proseguirà con delle Sezioni Speciali a Torino, Milano, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo. Tutti i dettagli (programma, orari, biglietti) si possono trovare sul sito dell’Institut Français Italia.

data di pubblicazione:25/03/2026

SLOW HORSES – Serie APPLE TV, quinta Stagione

SLOW HORSES – Serie APPLE TV, quinta Stagione

Arrivata alla quinta stagione, la squadra dei “ronzini” costola semi clandestina del famoso MI 5 deve vedersela nell’occasione con un gruppo di terroristi libici smaniosi di vendicarsi di pregressi torti imperialisti e pronti a mettere a soqquadro Londra

Benché sia inevitabile al compimento del quinto anno di una qualunque serie, anche la più riuscita, il senso di già visto, o come dicono gli anglo sassoni, la streaming fatigue, anche in tale occasione, Slow Horses non delude. I controversi e poco amati agenti segreti che agiscono nella cd “casa del pantano” sotto la supervisione del loro irascibile ma abile capo, Jackson Lamb (il solito straordinario Gary Oldman) ancora una volta vengono a capo dell’inquietante situazione (un massacro solo apparentemente casuale). Stimolati in ogni modo, più bastone che carota, dal sempre più sarcastico e “svaccato” responsabile, la combriccola si attiva per scoprire un intrigo che anche al loro interno mina a scalfire la già poca credibilità ed efficienza del gruppo. C’è infatti il tentativo da parte dei cattivi di infiltrare una talpa all’interno dei “ronzini”, nonché l’intento di circuire uno degli elementi della squadra. Le storie ben architettate si fondano sui romanzi di Mick Herron, autore di spy story di grande successo e riconosciuto maestro del genere. Anche se lo stile della serie mira a rendere subito chiari gli sviluppo degli eventi, meritevolmente racchiusi in sei episodi, non sarebbe giusto scoprire la trama comunque ben articolata. Fra i tanti pregi della serie c’è l’aggancio a fatti reali, accaduti nel Regno Unito, il sarcasmo verso politici e amministratori della “Londravigliosa” (lo slogan del sindaco laburista in carica) e la fotografia, ora luminosa, ma più prevalentemente oscura, quasi dark.  Naturalmente, in primis, Slow Horses paga un prezzo altissimo alle interpretazioni del cast.

Su tutti uno straordinario Gary Oldman, incline all’alcol come all’ironia, ma comunque straordinario nel disegnare il suo personaggio sgradevole e affascinante allo stesso tempo. Non sono da meno gli altri protagonisti, Taverner, ovvero Kristin Scott Thomas, ora a capo del MI 5 e Whelan, uno strepitoso James Callin. New entry di assoluto rilievo quella di Tom Brooke nei panni dello psicopatico Coe. Rispetto alle precedenti stagioni, ma non è necessariamente un difetto, l’intreccio è un po’ più prevedibile, ma in compenso è acuita la dimensione comica come le schermaglie fra i personaggi. Quindi, in ultima analisi anche la, per ora, ultima stagione di Slow Horses, si attesta come una delle migliori serie di sempre, valida sotto tutti i punti di vista. Già, si sa, che sono in programma almeno altre due stagioni per l’evidente soddisfazione dei tanti appassionati.

data di pubblicazione:24/03/2026