THE MADISON di Taylor Sheridan – Serie PARAMOUNT+ 2026

THE MADISON di Taylor Sheridan – Serie PARAMOUNT+ 2026

Non è tutto oro quel che riluce! Anzi, diciamolo subito, in The Madison di oro ce ne è molto meno di quel che ci si poteva aspettare…

La prima stagione di The Madison (in 6 puntate) attrae per i protagonisti: Michelle Pfeiffer e Kurt Russell e soprattutto perché ideata da Taylor Sheridan. Un autore il cui universo creativo cinematografico e televisivo ha raggiunto dimensioni mitiche, sempre e comunque baciato dal successo. Saghe spettacolari con cast di livello e con storie in equilibrio fra realismo ed eccessi drammatici. Un mix ricorrente che consente, quale che sia lo spunto narrativo, di mantenere sempre vivi e costanti tensione ed interesse.

The Madison benché collocato in parte nel pittoresco Montana e ricco di stilemi western non ha però nulla a che vedere con le precedenti Saghe. È una storia a sé stante in cui Sheridan sembra voler uscire dai suoi abituali sentieri e provare a raccontare in un’altra maniera. Un approccio più intimo ed introspettivo, con meno azione e tensione, nessun nemico da combattere e con un conseguente diverso tipo di coinvolgimento dello spettatore.

In un alternarsi di luoghi e di flash back fra le pianure del Montana e la ricca e sofisticata New York la vicenda ruota attorno ad un unico fil rouge. Il lutto, il dolore e la revisione della propria vita da parte della Pfeiffer dopo la morte del marito Russell durante una delle sue fughe per pescare nel ranch in Montana. Due opposti universi: la vita agiata a New York e quella essenziale nelle praterie. Ricordi, rimpianti e scoperte fanno emergere contraddizioni, egoismi e riflettere su quali siano i veri valori. Uno shock esistenziale anche per gli altri componenti della famiglia resi per quel che sono con i difetti del privilegio ma in una cornice un po’ troppo semplicistica.

La contrapposizione fra mondo rurale piacevole ed autentico e città caotica ed ambigua e l’auspicio di un ritorno ad una vita più semplice sono temi cari all’Autore, ma questa volta il mondo rappresentato manca di verosimiglianza. La raffigurazione sembra finta, mai appassionante. La scrittura poi fatica a trovare una linea, è come stagnante, maldestra e soprattutto prevedibile. Pur tra splendidi panorami la narrazione è infatti lenta, priva di profondità e spesso banale. I due protagonisti sono all’altezza del loro passato e convincenti ma attorno a loro c’è il vuoto, solo personaggi piatti e superficiali, meri clichè.

Il risultato finale di The Madison e di questo nuovo approccio più intimistico ed introspettivo è ahinoi deludente. Mancano il tocco magico, la dinamica, la tensione, le emozioni! Poteva essere intrigante ma non riesce purtroppo a decollare perché privo di respiro, mal sviluppato, poco coinvolgente. Mai autentico e a tratti noioso.

data di pubblicazione:24/03/2026

SABATO, DOMENICA E LUNEDI di Eduardo De Filippo

SABATO, DOMENICA E LUNEDI di Eduardo De Filippo

regia Luca De Fusco, con Teresa Saponangelo, Claudio Di Palma e con Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersilia Sokoli

(Teatro Biondo – Palermo, 21 – 29 marzo 2026)

Luca De Fusco porta in scena una commedia di Eduardo De Filippo del 1959 che tuttavia risulta attuale, quasi contemporanea. È il ritratto di una famiglia “normale” in un dì di festa – una domenica come le altre, all’apparenza – che d’improvviso “esplode” in una tempesta di malumori e ambiguità covate da tempo.

Sette porte, sette coppie di persiane – ben più che un semplice sfondo scenico – si aprono e si chiudono a intervalli regolari su questo ritratto di famiglia, a rappresentare l’alternarsi del quotidiano tra pubblico e privato. Intreccio di molteplici fili in un’unica tela, raffigurazione dei legami di sangue e non. Padri, figli e nipoti, così come madri, figlie e sorelle si avvicendano sulla scena, portatori di energie vitali e di fragilità umane, ciascuno con un proprio bagaglio di sogni, paure ed emozioni. Attingendo al patrimonio dei classici di Eduardo De Filippo, il regista sceglie di dare vita a un quadro più che verosimile, grazie a personaggi autentici, interpretati da attori di talento, come autentico appare il loro “sentire”. Vi farà da contraltare, nelle sue brevi apparizioni in perfetto stile “teatro nel teatro”, la maschera di Pulcinella della tradizione napoletana. Riconoscibile e fedele a se stessa nella forma esteriore ma non altrettanto alla sostanza dei sentimenti: impossibile distinguere chiaramente il riso dal pianto, l’amore dalla rabbia, la supplica e il piglio audace. Di contro, nella realtà della natura umana, umori e stati d’animo diversi coesistono e si confondono. Si sciolgono, come gli ingredienti miscelati ad arte e “con pazienza” nel ragù di cui si disquisisce fin dall’esordio, eredità culinaria tramandata da generazioni.

La tradizione, nella sua rigidità di costumi ed abitudini, si dilegua. Emblematico è il personaggio di Don Antonio, capostipite e iniziatore del commercio di famiglia con un negozio di cappelli artigianali, che ancora piange l’antica attività ormai cambiata dal proprio genero in “Priore e Piscopo abbigliamento E cappelli”. Mentre la giovane Giulianella si rammarica di non essere stata presa come annunciatrice televisiva a causa di una “dizione troppo dialettale”, e la zia Memè ostenta velleità letterarie in contrasto con la consuetudine popolare (“Compratevi un Gattopardo!”).

Ma il vero dramma è quello che si scatena dalla gelosia di Peppino Priore, la cui moglie, Rosa, è oggetto delle attenzioni del vicino di casa, il ragionier Ianniello. Una gelosia frutto di incomprensioni, per mancanza di dialogo e di autentica “intimità” tra i due sposi. Sintomo di insoddisfazioni “altre”. Il susseguirsi di equivoci e la crescente insofferenza di Peppino, nel corso dei preparativi del sabato e dello stesso pranzo domenicale, è un’altalena che oscilla tra la risata e il sorriso. Risata bonaria di chi – lo spettatore, nel caso specifico – conosce e riconosce le debolezze umane; sorriso che precede e accompagna lo “spettacolo” della riconciliazione. Questa avviene, alla fine, insieme alla ritrovata intimità di coppia, non al chiuso della camera coniugale, dove la sera si finiva per parlare di “inutili sciocchezze”, ma nello “spazio comune” della sala da pranzo. Insieme agli altri, amici e familiari che “vanno e vengono”, simili ad aghi della bussola in grado di riorientare il cammino. Perché da soli è difficile salvare qualsiasi cosa, anche un amore grande. Da soli ci si può perdere nel classico bicchiere d’acqua. O in una pentola di “purpitelli” affogati, misti a carboni.

data di pubblicazione:23/03/2026


Il nostro voto:

MUSEO del PRECINEMA a Padova

MUSEO del PRECINEMA a Padova

Parigi, 28 Dicembre 1895, Boulevard des Capucines. Nel Salon Indien du Grand Café i fratelli Lumiére tengono la prima proiezione pubblica a pagamento che mostra la realtà quotidiana in movimento… Sarà l’inizio del Cinema come lo conosciamo noi ma anche l’esito di un ben più lungo, affascinante e semisconosciuto percorso: il… PRECINEMA!

Il PRECINEMA è tutto quell’universo immaginario, disarticolato e composito di forme di spettacolo ottico, di visioni e di intrattenimento popolare che nel corso dei secoli ha affascinato il pubblico di qualsiasi livello utilizzando il gioco illusorio delle immagini proiettate al tenue bagliore di una fonte luminosa.

A questo fascinoso mondo è dedicato un piccolo gioiello: il Museo del Precinema fondato nel 1998 ed ospitato in un palazzo nobiliare nella splendida piazza di Prato della Valle nel centro storico di Padova. Assolutamente un unicum nel panorama museale italiano e non.

Fin dal 1650 la Lanterna Magica offriva al pubblico la proiezione di immagini dipinte su vetro incantandolo con suggestive animazioni e dissolvenze che anticipavano alle platee allibite le future emozioni del Cinema. Il Museo fra scienza e fantasia consente agli appassionati o anche ai curiosi di scoprire e comprendere l’evoluzione delle “magiche visioni”, delle immagini proiettate, dalle antiche ombre che accennano movimenti fino agli albori del primo cinematografo.

Un percorso esperienziale nel senso pieno del termine. L’occasione rara di ammirare ed anche fruire di una ricca raccolta di lanterne magiche, vedute ottiche, pantoscopi, teatri d’ombre, vetri dipinti, giochi ottici e camere oscure che costituiscono una vera raccolta di reperti della Preistoria del Cinema. Tutti oggetti e strumenti originali che dal ‘700 e soprattutto dall’800 testimoniano in maniera multiforme il desiderio umano di rendere in movimento le immagini fisse ed unidimensionali per creare varie forme di spettacolo: drammatiche, romantiche, avventurose o solo didascaliche. Nulla di nuovo sotto il sole, diversi solo gli strumenti.

Veramente un breve e strabiliante viaggio in un mondo di illusioni ottiche che per originalità, particolarità e completezza giustifica pienamente la visita al piccolo Museo.

Un motivo in più oltre agli splendidi affreschi di Giotto, al Santo, all’antica Università, ai caffè settecenteschi, alle gustose delizie dei bacari cittadini per visitare Padova e scoprire che… c’era già un cinema prima del Cinema!

data di pubblicazione:20/03/2026

GLI OCCHI DEGLI ALTRI di Andrea De Sica, 2026

GLI OCCHI DEGLI ALTRI di Andrea De Sica, 2026

1960. Durante una festa organizzata nella magica cornice di un’isola bella e selvaggia Elio (Filippo Timi), uomo potentissimo e ricchissimo nonché padrone di casa, incontra Elena (Jasmine Trinca), moglie bella e annoiata, disposta a tutto pur di uscire dal grigiore della sua vita coniugale.

I due divengono la sera stessa amanti e di lì a poco si sposeranno, ottenendo l’annullamento rapido di entrambi i matrimoni da parte della Sacra Rota. Il gioco erotico tra i novelli coniugi fatto di possesso, depravazione e desiderio ossessivo, si articola tra alti e bassi sino agli anni 70. Ma dietro la facciata di spensieratezza si nascondono stati d’animo e dinamiche di ben altra natura: l’isola incantevole da “splendida facciata” diverrà una gabbia dorata che porterà la coppia verso un tragico epilogo.

Il film di Andrea De Sica è liberamente ispirato al delitto avvenuto a Roma il 30 agosto del 1970 nell’abitazione del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino che uccise la moglie Anna Fallarino ed il suo giovane amante. Presentato in autunno alla 20ª Festa del Cinema di Roma Gli occhi degli altri è tutt’altro che una ricostruzione giudiziaria. In realtà il caso delittuoso serve solo da spunto per parlare di possesso, violenza, ossessione, voyeurismo attraverso una storia decisamente anomala e unica nel suo genere che si inserisce bene in quel contesto storico. Il tema principale è la degenerazione di una relazione, al di là delle modalità in cui essa avvenga, che scatena un atto delittuoso. Gli interpreti sono entrambi bravissimi e “coraggiosi” nell’affrontare temi di trasgressione sessuale con tanta naturalezza. L’ambientazione isolata, il clima cupo e melodrammatico, il mare in tempesta ed il faro, la penombra delle scene, aggiungono fascino all’intera vicenda. E non manca un omaggio al nonno sulle note di Parlami d’amore Mariù.

Tuttavia, nonostante la mente corra al tema del femminicidio come epilogo di un sentimento di possesso, la vicenda ed il clima descritti nel film non inducono chi scrive a particolari riflessioni in tal senso. Inoltre la cronaca più recente ha portato a galla temi legati al delitto che spengono l’interesse sui giochi erotici dei coniugi Casati-Stampa, per accederne altri non meno “scabrosi”. Decisamente al pubblico va il giudizio finale.

data di pubblicazione:20/03/2026


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MORGANE – DETECTIVE GENIALE – quinta stagione serie RAI

MORGANE – DETECTIVE GENIALE – quinta stagione serie RAI

Debutta sulla Rai la quinta stagione della serie di successo dal titolo originale Haut potentiel intellectuel, che ha ispirato il remake americano High potential. Ideata da Alice Chegaray- Breugnot, Stéphane Carrié e Nicolas Jean.

Di detective esperti di indagini e risolutori di casi “oscuri” è piena la storia delle fiction televisive. Dal tenente Colombo, italo americano astuto sornione, al commissario Montalbano, fascinoso mediterraneo verace. In questa serie franco-belga, il detective è una donna, e per di più una donna “singolare”. Stravagante, fuori dal comune. Si concentrano nel suo personaggio intuito e sesto senso, arguzia e perspicacia. Ovunque affiora, per di più, la femminilità disarmante e travolgente di lei, Morgane/ Audrey Fleurot, candidamente incantatrice. Non a caso il nome, particolarmente evocativo, è quello di una maga, la fata Morgana delle tradizioni celtiche, creatura dall’aspetto “iridescente” e generatrice di “miraggi”. La sua immagine, esibita con abiti eccentrici, acconciature e bijoux vistosi, è un caleidoscopio di colori. Una fata “geniale” – come anticipato dal titolo italiano della serie – quanto basta per essere ingaggiata dalla polizia come collaboratrice nelle investigazioni criminali. E al tempo stesso poco razionale, istintiva, nel senso migliore del termine. Effetti digitali che ricordano il fumetto – richiamando alla memoria alcune suggestioni de Il favoloso mondo di Amélie – evidenziano, e materializzano, le brillanti intuizioni dell’eroina, in armonia col suo temperamento “esplosivo”. Mentre, di contro, il composto, misurato e a tratti impacciato commissario Karadec (interpretato da Mehdi Nebbou), le fa da spalla, invertendo i ruoli abituali. Suo superiore sul lavoro, Adam Karadec – a cui lei darà curiosamente del “vous”- si rivela anche padre del suo quarto figlio, il piccolo Léo, ancora lattante. Ironia vuole che sia lui, il “comandante” della squadra, a vestire i panni della “mère poule”: mamma chioccia, o meglio papà. Portatore delle più esilaranti inquietudini proprie del genitore al primo bébé. Mentre lei, pratica e disinvolta, si precipita come un paracadutista lanciato nel vuoto sul presunto colpevole in fuga. O istruisce aspiranti rapitori a fare richieste “sensate” al negoziatore di turno (“Serve una macchina, innanzitutto! E della benzina!”). Purché si chiarisca tutto in fretta. E rapidamente, come rapida è la montata lattea che le causa tormento più di un caso irrisolto.

Infarcito di elementi surreali e realistici insieme, ciascun episodio è gustoso, saporito come un cartone animato che si anima davvero. E uno dei migliori.

data di pubblicazione:20/03/2026

 

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI 3.0 di Tommaso Renzoni (2026)

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI 3.0 di Tommaso Renzoni (2026)

A vent’anni dal film che aveva trasformato la maturità in un vero immaginario cinematografico collettivo, Notte Prima degli Esami 3.0 prova a riattivare quella stessa mitologia generazionale spostandola nel presente. Diretto da Tommaso Renzoni e scritto insieme a Fausto Brizzi, il film arriva nelle sale con l’ambizione dichiarata di non essere né un sequel né un reboot, ma un nuovo capitolo autonomo, capace di dialogare con la memoria della saga originale.

La struttura resta quella che ha reso celebre il primo film, con la vigilia dell’esame di maturità vista come tempo sospeso, notte simbolica, di un gruppo di liceali romani, fra i quali si intrecciano amicizie, rivalità, primi amori e inevitabili paure prima del passaggio all’età adulta. Il nuovo protagonista, interpretato da Tommaso Cassissa, è al centro di una compagnia di maturandi che si muove tra feste clandestine, fughe improvvisate e strategie più o meno disperate per aggirare la professoressa più temuta della scuola (Sabrina Ferilli). È un racconto che conserva il tono della commedia sentimentale, provando però a raccontare la generazione cresciuta con gli smartphone e quindi con una percezione del tempo molto più accelerata rispetto a quella evocata dal film del 2006.

Il vero baricentro narrativo, però, è Sabrina Ferilli, che interpreta la professoressa Castelli, figura severa e quasi leggendaria tra gli studenti, soprannominata “la belva”. L’attrice costruisce un personaggio che gioca sull’archetipo del docente antagonista, ma con un sottotesto umano più complesso, una donna segnata da una certa solitudine, che nel corso della storia lascerà emergere fragilità inattese. Accanto a lei si muove un cast giovane corale, affiancato da presenze riconoscibili, come Gian Marco Tognazzi, Sebastiano Somma e Ditonellapiaga, quest’ultima presente con un cameo breve ma significativo, coerente con il suo profilo artistico ironico e provocatorio. Anche Antonello Venditti compare in un cameo, evocando tutto l’immaginario della saga, con l’interpretazione della celebre canzone che dà il titolo al film, indissolubilmente legata al mito della maturità italiana.

Il risultato è una pellicola che non tenta davvero di replicare il fenomeno culturale dell’originale, impresa probabilmente impossibile, ma che prova piuttosto a raccoglierne l’eredità emotiva attualizzandola.

data di pubblicazione:18/03/2026


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IDOLI – FINO ALL’ULTIMA CORSA di Mat Whitecross (2026)

IDOLI – FINO ALL’ULTIMA CORSA di Mat Whitecross (2026)

Idoli – Fino all’Ultima Corsa, diretto da Mat Whitecross, si inserisce con decisione nel filone dei film sportivi dedicati al mondo delle corse. Un genere che negli anni ha costruito una grammatica narrativa ben riconoscibile. La storia segue Edu Serra (Oscar Casas), giovane pilota motociclistico dal talento indiscutibile ma dal carattere ingestibile, troppo impulsivo per conquistare davvero la fiducia delle squadre. L’occasione arriva quando il team manager Eli gli offre un posto nel campionato Moto2, a una sola condizione però, che a seguirlo sia il padre Antonio Belardi (Claudio Santamaria), ex campione del mondo ritiratosi dopo un tragico incidente che ha segnato per sempre la sua carriera ed il rapporto con il figlio. Da qui prende forma un racconto che intreccia ambizione sportiva, conflitto familiare e melodramma sentimentale, muovendosi nel cuore del paddock della MotoGP, dove il film è stato girato, con accesso reale ai circuiti ed agli spazi del campionato mondiale.

La pellicola costruisce il suo impianto narrativo su una struttura molto classica: il giovane talento ribelle, il mentore severo, il percorso di disciplina che trasforma la rabbia in energia competitiva. Proprio questa familiarità è allo stesso tempo il suo limite e la sua forza, perché da un lato la storia appare prevedibile, ma dall’altro dimostra quanto quell’impianto continui a funzionare quando è sostenuto da un contesto credibile e da personaggi ben definiti.

Claudio Santamaria dà al padre-allenatore di Edu una fisicità ed una severità credibili, lavorando in sottrazione e trovando la sua complessità nella relazione col protagonista. Accanto a lui Oscar Casas restituisce bene l’irruenza di un talento ancora incapace di controllarsi, diventando uno degli elementi più convincenti del film. La coproduzione italo-spagnola porta anche la presenza di Ana Mena nel ruolo di Luna, che introduce la dimensione sentimentale nella pellicola. In un ruolo minore, ma emotivamente fondamentale per la storia, quello del pilota Gianni Baltelli, trova spazio anche Saul Nanni, che si conferma la rivelazione italiana cinematografica più interessante dell’anno.

In definiva, Idoli – Fino all’Ultima Corsa è un racconto sportivo tradizionale, quindi Whitecross sceglie di percorrere una pista già tracciata, ma lo fa con energia sufficiente da tenere lo spettatore incollato fino al traguardo.

data di pubblicazione:18/03/2026


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L’ULTIMA MISSIONE: PROJECT HAIL MARY di Phil Lord e Christofer Miller (2026)

L’ULTIMA MISSIONE: PROJECT HAIL MARY di Phil Lord e Christofer Miller (2026)

L’Ultima Missione – Project Hail Mary, diretto da Phil Lord e Christofer Miller e tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir, arriva nelle sale come uno dei più ambiziosi blockbuster di fantascienza degli ultimi anni, affidando a Ryan Goslin il ruolo di Ryland Grace, un insegnante di scienze che si risveglia da solo su un’astronave senza ricordare chi sia né perché si trovi nello spazio. A poco a poco, però, la memoria ritorna e con essa la consapevolezza della missione, ossia raggiungere una stella distante anni luce per scoprire perché il Sole stia morendo e trovare una soluzione per salvare la Terra.

La struttura narrativa, costruita su rivelazioni progressive e continui problemi scientifici da risolvere, riflette l’impianto del romanzo di Weir, già autore di The Martian, di cui ricalca peraltro la stessa linea di “fantascienza scientifica”, conciliando cioè spettacolo e rigore divulgativo.

Ryan Goslin, che regge praticamente da solo tutto il film, fornisce una buona prova, alternando vulnerabilità, curiosità scientifica e soprattutto ironia. Infatti, nonostante la posta in gioco – la sopravvivenza dell’intero sistema solare – il tono si mantiene sempre leggero. Nell’incontro con l’alieno Rocky, poi, si sviluppa anche una dinamica sorprendentemente commovente, non consueta nel cinema di fantascienza recente.

Sandra Huller, che interpreta Eva Stratt, leader del progetto, pronta a tutto pur di salvare la Terra, dal canto suo, ha un ruolo marginale, freddo e pragmatico, che ci ricorda la difficoltà degli interpreti europei di inserirsi all’interno di pellicole americane. Ma con la sua interpretazione di Sign of the Times di Harry Styles ci regala, senza dubbio, il momento più emozionante e struggente del film.

Certo non mancano i limiti. Anzitutto la pellicola fatica a liberarsi dell’ombra di The Martian, utilizzando una struttura che lo ricorda ad ogni passo. Ma anche la durata e l’ampiezza del racconto risultano a tratti eccessive, soprattutto nelle sequenze dedicate alle spiegazioni scientifiche e ai passaggi più didascalici della trama.

Nonostante queste riserve, però, il risultato è comunque buono, grazie anche all’idea originale di fantascienza non costruita sulla distruzione o sulla minaccia aliena, ma, al contrario, sulla cooperazione, sull’ingegno e sulla fiducia nella scienza.

data di pubblicazione:18/03/2026


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OSCAR 2026: Una corsa aperta fino all’ultimo respiro

OSCAR 2026: Una corsa aperta fino all’ultimo respiro

Finalmente l’Academy ha consacrato Paul T. Anderson!!! Il regista, tra i più dotati e versatili della nuova generazione, ha trionfato con sei importantissime statuette.

La notte più lunga di Hollywood si è conclusa. Per la 98ma volta l’Industria del Cinema ha celebrato sé stessa con l’assegnazione dei premi più ambiti: gli OSCAR. I premi che sanciscono i successi artistici di una Stagione e soprattutto aprono o rilanciano opportunità di ulteriore sfruttamento commerciale per i Vincitori.

Il 2025 è stata un’annata decisamente felice per il Cinema. Tanti gli ottimi film sia a giudizio della Critica che del grande pubblico. Validissimi poi tutti quelli ammessi alla competizione finale per le categorie più significative. In altri anni ognuno di loro avrebbe potuto meritare di vincere. Quest’anno la corsa è stata infatti più aperta del solito. Una competizione come sempre agguerrita in cui è parso dominare l’equilibrio. Un equilibrio elettrizzante. Già dalle iniziali nomination è stata una battaglia dopo l’altra senza esclusione di colpi fra le prime file dei concorrenti ed i Front Runner che di volta in volta si sono succeduti. Il ranking cambiava infatti di continuo rendendo difficile fare una previsione attendibile. L’incertezza è rimasta di fatto fino agli ultimi giorni quando di solito si delinea già lo scenario più probabile. Il testa a testa è andato avanti fino all’ultimo istante.

Nel rush finale ha giustamente prevalso Una Battaglia dopo l’altra mentre l’outsider I Peccatori ha ridimensionato le aspettative create dalle 16 nomination, ottenendo solo quattro statuette. L’Oscar a Jessie Buckley è stata fin dall’inizio l’unica certezza e consente al bellissimo Hamnet di non tornare a casa a mani vuote. Grande sconfitto T. Chalamet. Giustissimo il riconoscimento a Sean Penn alla sua terza statuetta. Lo splendido Sentimental Value meritatamente prevale fra i film stranieri.

Ecco i verdetti dei più di 10mila membri dell’Academy per le principali categorie:

Miglior Film:                                                          

Una Battaglia dopo l’altra

Miglior Regista:

Paul T. Anderson    –   Una Battaglia dopo l’altra

Miglior Film Internazionale:

Sentimental Value  –  Norvegia

Miglior Attore:                                                                       

Michael B. Jordan –  I Peccatori                                                                         

Miglior Attrice: 

Jessie   Buckley  –  Hamnet

Miglior Attore Non Protagonista: 

Sean Penn  –  Una Battaglia dopo l’altra     

Miglior Attrice Non Protagonista:

Amy Madigan –  Weapoms     

data di pubblicazione:16/03/2026

LE SERVE di Jean Jenet

LE SERVE di Jean Jenet

con Eva Robin’s, Matilde Vecchione, Beatrice Vigna

(Teatro Spazio Diamante – Roma, 12/15 marzo 2026)

In scena allo Spazio Diamante di Roma Le Serve, capolavoro di Jean Genet, liberamente ispirato a un fatto di cronaca che scosse l’opinione pubblica francese negli anni Trenta; siamo di fronte ad un perfetto esempio di teatro nel teatro che mette a nudo la non verità della scena, in un continuo ribaltamento tra essere e apparire, tra immaginario e realtà.

Le sorelle Solange e Claire prestano servizio presso Madame, la loro padrona che amano e odiano al tempo stesso. Le serve hanno denunciato il suo amante con delle lettere anonime. Una volta venute a sapere che l’amante sarà rilasciato per mancanza di prove e che il loro tradimento sarà scoperto, tentano di assassinare Madame, ma falliscono per mancanza di efficacia; provano allora a uccidersi a vicenda ed una di esse si dà la morte.

Jenet racconta le due sorelle nel loro devastante vissuto quotidiano, nell’alternarsi fra fantasia e realtà, fra delirio costruito e delirio reale. A turno giocano ad essere Madame e ad essere l’altra sorella, esprimendo così il loro desiderio di essere la Padrona ed esasperando adorazione, servilismo, violenza, odio. La rivolta delle serve non è una rivolta sociale e rivoluzionaria, è una frustrazione, una incapacità di sentirsi esse stesse Madame. La bravissima regista Veronica Cruciani ambienta la vicenda in un contesto contemporaneo, arredato con numerosi flight case che aprendosi e muovendosi nello spazio scenico vuoto, creano armadi, letto e comodini o piccoli giardini di fiori. Le sezioni del racconto sono scandite dagli intenti delle due sorelle riportati da frasi scritte (“Proteggimi da ciò che voglio”, “Nel deserto del reale” e “Saremo libere?”) frammenti di coscienza che affiorano e che rimandano ai temi attualissimi del potere, delle classi sociali, della devianza psichica.

Il ruolo di Madame è affidato ad una superba ed ironica Eva Robin’s, mentre ad interpretare le due sorelle sono due giovani e vitalissime attrici: Beatrice Vecchione e Matilde Vigna.

La rivisitazione della traduzione del testo dà attualità e ritmo ad un testo già molto profondo ed amaro, curato nei dettagli, che strappa convinti applausi.

data di pubblicazione:16/03/2026


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