#TDRONLINE 11: gli incontri con Alexander Zeldin, Franco Farinelli e Sandro Mezzadra

#TDRONLINE 11: gli incontri con Alexander Zeldin, Franco Farinelli e Sandro Mezzadra

La undicesima settimana digital del Teatro di Roma, dal 3 al 7 giugno, ha continuato a riservare interessanti proposte, in attesa di un ritorno dal vivo, su tutti i canali social (Facebook, Instagram, YouTube) del Teatro di Roma, tra cui si segnalano gli incontri di Giorgio Barberio Corsetti con il regista Alexander Zeldin ed i professori Franco Farinelli e Sandro Mezzadra.

Già dalla scorsa settimana, i Dialoghi del direttore artistico Giorgio Barberio Corsetti si erano aperti a nuove conversazioni con docenti, intellettuali, architetti, autori e autrici, per riflessioni sul nostro presente, sugli scenari che stiamo vivendo, sulle nostre città. Mercoledì 3 giugno alle ore 19 si è assistito ad una conversazione aperta tra Franco Farinelli, docente e studioso di geografia, cartografia e dei modelli di pensiero ad esse connesse, direttore del dipartimento di Filosofia e comunicazione dell’Università di Bologna e presidente dell’Associazione dei Geografi Italiani, e Sandro Mezzadra, professore associato di Filosofia politica presso l’Università di Bologna, la cui attività di ricerca si colloca sul confine tra la storia delle dottrine politiche, la filosofia politica e gli studi postcoloniali. Un confronto a due per esplorare i significati del concetto di confine, le possibilità della mappa, le implicazioni filosofiche e politiche dei modelli di rappresentazione della realtà geografica.

Nell’ambito degli incontri con gli artisti della scena nazionale e internazionale, sabato 6 giugno alle ore 21 Giorgio Barberio Corsetti ha dialogato con uno dei maggiori talenti internazionale, Alexander Zeldin, drammaturgo e regista anglo-russo, autore di un teatro carnale, emozionante, contemporaneo.

La situazione a Londra è molto complessa, ha esordito Zeldin, sia perché l’attuale Governo è opportunista e sia perché la pandemia purtroppo non è uguale per tutti. Negli ultimi 10 anni il Governo ha portato molte persone sull’orlo della miseria. L’atmosfera adesso è molto confusa e stressante, ci si vorrebbe fidare della politica, ma non ci si riesce. Si può uscire di casa ma le regole non sono chiare, i negozi e i bar sono chiusi e non si può prevedere cosa potrà accadere. Giorgio Barberio Corsetti chiede com’è la situazione in teatro e Zeldin che è direttore del National Theatre ribadisce che il 17% del budget annuale viene da contributi statali ed il resto da operazioni commerciali e franchising, da fondi privati oltre che dal botteghino. L’aspetto commerciale ha dunque un ruolo importante e si rischia il collasso; alcuni teatri sono già chiusi senza un piano di salvataggio da parte dello Stato, molti altri esauriranno i soldi prima della fine dell’anno e non si sa quando si potrà tornare in scena. In Italia i teatri sono chiusi, si parla di distanziamento sociale in caso di riapertura, non si sa come sarà ma, continua Barberio Corsetti, si vuole riaprire.

Il regista anglorusso ha lavorato con gli stessi attori negli ultimi anni; vi partecipano anche studenti o anche persone fuori dell’ambiente del teatro creando una sorta di comunità con attori e non attori che lavorano insieme e che vengono da diversi contesti e con approcci diversi. E’ piuttosto emozionante mettere insieme persone che hanno visioni diverse, che parlano lingue diverse, hanno culture diverse ed è entusiasmante perché non si va sul sicuro. Il Governo sta dando dei sussidi ai lavoratori autonomi ma non basta. Molti attori stanno andando a lavorare nei supermercati, fanno i corrieri o cose simili per tenersi occupati ma è difficile. In Inghilterra il teatro è importante ma è anche molto difficile guadagnarsi da vivere con il teatro per tante persone. Doveva venire a Roma in ottobre con uno spettacolo di grandissimo interesse Love nell’ambito del Romaeuropa Festival, uno spettacolo molto complesso che fa parte di una trilogia; la prima parte si intitola Beyond Caring ed è una storia che parla di addetti alle pulizie con contratto a termine, persone che fanno i turni di notte. Per realizzarlo ha fatto pulizie, ha lavorato con loro e con i sindacati, un processo di immersione complesso per portare il teatro fuori dal teatro e tornare nel teatro con l’energia della vita e della realtà. Love parla di famiglia e di famiglie con figli piccoli che vivono in alloggi di emergenza, rifugi per senza tetto, anche in questo caso con una ricerca fatta passando molto tempo con madri ed i loro bambini che vivono in questa situazione. L’ultima parte Faith, Hope and Charity parla di un centro sociale dove la gente si riunisce per mangiare insieme, una mensa dei poveri dove c’è un coro e c’è musica. Dietro ogni testo c’è un lavoro intenso dapprima personale e poi con gli attori in forma di improvvisazione, ma il processo cambia a seconda del progetto, in quanto deve essere un’operazione corale. Il teatro è uno strumento per vivere più profondamente la realtà perché attraverso il teatro si riesce a parlare con qualcuno come mai si fa nella vita di tutti i giorni. Gli attori improvvisano, inseriscono nuove parti del testo, tutto è possibile e non ci sono regole predefinite e bisogna far entrare gli attori nel testo perché ogni personaggio deve essere creato sulla base di qualcosa di molto intimo. C’è bisogno di scrivere su qualcuno o qualcosa ma è necessario avere la sensazione di perdere il controllo quando si entra di scena, per perdere la cognizione della scena. Negli ultimi 10 anni il Governo ha creato la cultura del sospetto, tagliando fondi alla sanità pubblica, gli aiuti per la casa; nessuno ha un lavoro a tempo pieno, non tutti hanno un tetto sulla testa e non ci sono aiuti e questo crea un clima di povertà anche mentale ed in questa atmosfera si è inserita la pandemia. Giorgio Barberio Corsetti chiede se si possa riprendere in modo diverso, pensare ed agire in modo differente anche nel teatro. Il regista lo spera anche se è preoccupato per il futuro, per tutte le cancellazioni, per il lavoro, ma crede ci sia stato qualcosa di prezioso in questo periodo per chi ha potuto usufruirne, ovvero prendersi questo tempo per fermarsi, per capire che è sempre più importante concentrarsi su ciò che è davvero essenziale. Tutto il mondo è palcoscenico diceva Shakespeare, il teatro deve confrontarsi con le condizioni e con il contesto attuali, c’è bisogno di stare insieme. Il teatro può farci sentire meno spaventati e meno soli e tutti possiamo sentire che abbiamo la vita dentro, grazie al teatro ci si sente più vivi. Anche il pubblico può essere coinvolto nel processo creativo anche se si sta a guardare lo spettacolo seduto dall’altra parte, cambiando la relazione con la scena. C’è molta preoccupazione tra gli attori; bisogna tornare presto alla normalità e se fino a dicembre continueranno ad esserci problemi di distanza di sicurezza e di altre cose, si spera che da gennaio sarà possibile ricominciare normalmente, afferma Giorgio Barberio Corsetti. È incoraggiante per programmare le cose pensare a questo, anche se bisogna avere sempre un piano B nel caso in cui le cose non dovessero andare per il verso giusto. E’ molto difficile rimanere autentici e coerenti ora conclude Alexander Zeldin, che in attesa della ripartenza si sta concentrando sulla scrittura di storie più personali e più semplici, sull’infanzia e sull’amore, alla ricerca dell’essenza basilare delle cose.

L’appuntamento settimanale con il Laboratorio Piero Gabrielli ha proposto giovedì 4 giugno alle ore 16 La lezione on-line del Signor Jourdain, una pillola video in cui si ipotizza che il protagonista della famosa commedia balletto di Molière, prenda lezioni dal Maestro di filosofia tramite la piattaforma ZOOM. Il video, con Giulia Tetta e Fabio Piperno diretti da Roberto Gandini con la musica di Roberto Gori, è tratto dalle prove on-line dello spettacolo Un cabaret poetico della Piccola Compagnia del Piero Gabrielli.

Venerdì 5 giugno alle ore 18.30 per il progetto Gruppo_2020 On line è stato presentato il racconto della giovane autrice Emma Cori Solitario, affidato all’interpretazione di Anna Mallamaci. Secondo episodio del quintetto di narrazioni fantascientifiche e orrorifiche ideate da un gruppo di giovani autori, tra i 13 ai 20 anni, in un progetto ideato e realizzato da Lacasadargilla e Industria Indipendente.

data di pubblicazione:08/06/2020

#TDRONLINE 11: gli incontri con Alexander Zeldin, Franco Farinelli e Sandro Mezzadra

#TDRONLINE 10: Centuria a cura di Massimo Popolizio, e gli incontri con Bouchra Ouizguen e Francesco Careri

La decima settimana digital del Teatro di Roma, dal 26 al 31maggio, ha continuato a riservare interessanti proposte, in attesa di un ritorno dal vivo, su tutti i canali social (Facebook, Instagram, YouTube) del Teatro di Roma, tra cui si segnalano due appuntamenti per i cento racconti di Centuria a cura di Massimo Popolizio e gli incontri di Giorgio Barberio Corsetti con la coreografa marocchina Bouchra Ouizguen ed il professore Francesco Careri.

La settimana si è aperta con il doppio appuntamento con Piero Gabrielli, martedì 26 maggio alle ore 16 con Il Filo, un montaggio video di poesie tratte da Principerse e filastrane di Silvia Roncaglia, recitate e declamate dai ragazzi della Piccola Compagnia e mercoledì 27 maggio alle ore 16.30, con il Concorso Luigia Bertoletti che premierà i migliori testi poetici (oltre 140 elaborati) realizzati dai ragazzi per il progetto della canzone collettiva Chiuso dentro casa (oltre 16.000 visualizzazioni ad oggi).

Ha continuato a prendere vita, giovedì 28 e domenica 31 maggio sempre alle ore 16 sul palco virtuale di #TdROnline, la staffetta di letture di Centuria, portando in voce e in video trenta dei cento e più mondi allestiti dallo scrittore Giorgio Manganelli. Un bellissimo esperimento in digitale diretto da Massimo Popolizio che, insieme alle voci uniche e multiple dei dodici interpreti di Un nemico del popolo, ci hanno portato sulle tracce di un surreale bestiario di personaggi, molto vicini alle inquietudini contemporanee, per un ritratto caleidoscopico dell’essere umano prodotto dal Teatro di Roma.

L’ingresso nella Fase 2 dell’emergenza ha aperto la necessità di un dialogo con intellettuali, scrittori e filosofi, che possono orientarci nella comprensione di uno sguardo secondo un’altra prospettiva su questo tempo di ripartenza. Primo protagonista di questa settimana è stato Francesco Careri, professore e architetto che mercoledì 27 maggio alle ore 19 ha dialogato con Giorgio Barberio Corsetti sulla città di Roma, sui quartieri e sul modo in cui l’arte e la performance possono trasformarla.

Roma è uno spazio molto esteso fatto di piccoli e grandi quartieri, anche se è molto vuota all’interno con parchi ed aree non densamente abitate. Roma è più che una città un arcipelago, con identità di quartiere ed anche di linguaggio. La scoperta di tanti luoghi diversi nella città è soprattutto una passione per Careri, un gusto dell’esplorazione che espleta camminando e domandandosi su cosa si vede per essere ricettivo ed interrogativo, un percorso che lo porta con i suoi alunni ad entrare nelle realtà, anche violando la proprietà privata per privilegiare l’incontro con l’altro. Si incontra così quello che si suole chiamare degrado, ma che in realtà sono progetti di vita, modi utilizzare la città da cui si può imparare tanto. Le occupazioni abitative rappresentano un modello da cui acquisire esperienze, in quanto condomini e condivisioni eterogenee per cultura, religione, pensiero di vita. Luoghi che vivono di mutua ospitalità da cui si apprende tantissimo in tema di ospitalità e di scambio di esperienze. Gli spazi vuoti della città sono stati mappati e sono circa 200 tra cui l’ospedale San Giacomo in via di Ripetta abbondonato da 12 anni, 59 cinema chiusi, contenitori pronti a divenire oggetti pulsanti del quartiere, per portare nuova linfa. Nel post Covid la scuola e l’università stanno pagando più di altri la reclusione forzata ed ora si deve pensare alla didattica all’aperto, con la città che esce fuori e rinasce. Roma Est in particolare offre molte sorprese, con zone di verde, cave, orti urbani, accampamenti, baracche, con tutte le etnie presenti. Bisogna uscire dalla città per pensare alla città, farsi carico dei problemi e provare a risolverli vista la grossa indifferenza che ci circonda, lavorando su quello che si trova ed esiste già, risolvendo l’emergenza abitativa di prossimità, coinvolgendo la politica, una città forse più sporca e complessa di quella immaginata, ma sicuramente più vera.

Il progetto Circo in particolare di cui il professor Careri è l’ideatore, prevede il riutilizzo del patrimonio abbandonato per farlo abitare da tutti coloro che non trovano spazio, come pensionati, divorziati, reclusi nelle Rsa, bambini, studenti fuori sede, artisti, mediatori sociali naturali per un rinnovamento culturale e sociale della città, anche per chi è di passaggio, i cosiddetti nomadi urbani.

Venerdì 29 maggio alle ore 16 spazio alle nuove generazioni con un quintetto di racconti tra fantascienza e orrore: GRUPPO_2020 che dopo il cantiere di corpi sonori e di narrazioni andato on air su Radio India si è trasformata in versione on line, approdando su #TdROnline in formato video per 5 episodi per 5 racconti, che avranno una nuova ‘messa in forma’, conservando l’architettura interpretativa e musicale della Radio, cui si aggiunge un lavoro per immagini, ogni volta ispirato al singolo racconto.

Si è iniziato con Matahari scritto da Giulio Apicella, con l’interpretazione di Lorenzo Frediani cui seguiranno – con appuntamento settimanale ogni venerdì (5, 12, 19 e 26 giugno) – i successivi componimenti: Solitario di Emma Cori, con l’attrice Anna Mallamaci; Horror Story di Nivan Canteri, con l’attore Fortunato Leccese; La Selva di Carlo Giuliano, con Gabriele Portoghese; Sotterranei di Lucia Marinelli, con Federica Rosellini e Roberta Zanardo.

Storie e paesaggi reali e immaginari che i giovani autori percepiscono intorno al proprio presente a metà tra fantascienza e horror, tra precognizioni e presagi, ossessioni e visioni.

Giorgio Barberio Corsetti ha proseguito con i suoi incontri extraconfine dialogando sabato 30 maggio alle ore 21 con la coreografa marocchina Bouchra Ouizguen, che ha fatto della danza uno strumento ‘geopolitico’ di azione artistica e di emancipazione delle donne nel mondo arabo, tentando di scardinarne convenzioni, schemi, resistenze e divieti, attraverso un coraggioso agire coreutico e dal fulgore vitale. La coreografa è attualmente Marrakech, città nella quale studiava ed in cui è rimasta fino al 2010 creando la compagnia personale, basata su gruppo più eterogeneo di artisti provenienti non solo dalla danza ma anche dalla musica e da altre arti, cercando anche collaborazioni con artisti provenienti da altre città, artisti non contagiati dall’ambiente turistico. Si riesce a creare un’interazione con un pubblico eterogeneo, chiede Barberio Corsetti. Ci sono attori giovani e anziani, generazioni che si incontrano, un mix gli artisti e di scuole diversi, artisti che subiscono a Festival o feste o matrimoni. Come immagina la fine del virus e cosa cambierà chiede Barberio Corsetti. La fine è già in quanto tutto è stato posticipato o cancellato e questa sarà una stagione senza rappresentazioni; durante il lockdown non aveva interesse a colloquiare con il mondo esterno, ma è stata l’occasione per prendere una pausa, per riflettere, una occasione per stare di più in Marocco vicino all’equipe e sviluppare dei progetti. Si cerca di analizzare le cose ma si è in uno stato di confusione e si fa fatica a immaginare la fine. Quali sono i progetti su cui lavorare in questo periodo? Quando sarà possibile uscire la coreografa vorrebbe collaborare nel suo quartiere con un orfanotrofio e un centro giovanile interessanti perché ci sono delle persone piene di energia che fanno un lavoro eccezionale; le piacerebbe fare qualcosa con loro. Erano pianificati a Roma due suoi spettacoli; Corbeaux potrebbe essere messo in scena in una situazione covid perché è all’aperto e prevede distanze tra pubblico e singoli ballerini in piena sicurezza. E’ una performance nata per grandi spazi architettonici e giardini che non sono luoghi di danza contemporanea ma luoghi in cui il pubblico si muove, una performance sonora concepita per il suono e per la visione. Lo spettacolo è stato concepito non per il teatro ma per la stazione degli autobus di fronte al Teatro Reale di Marrakech, con un pubblico diverso che può assistere alla performance solo per un minuto o per l’intera durata dello stesso. In Italia la situazione è molto grave perché le persone non hanno potuto lavorare non essendoci il contratto intermittente; nella sua compagnia ci sono collaboratori marocchini e esterni non c’è contratto a intermittenza e si subisce la situazione. Si vive esclusivamente grazie alla diffusione degli spettacoli senza avere contributi dal governo. Nel momento in cui è stato imposto il confinamento lo Stato ha deciso che tutti i lavoratori che non hanno un salario regolare percepissero un sussidio ogni mese in base ai componenti del nucleo familiare e questo ha tranquillizzato le persone in quanto il confinamento è stato accolto positivamente ed è stato rispettato, visto che era compresa l’assistenza sanitaria che non può essere coperta dal singolo individuo.

Nella sua compagnia ci sono performer anziani e quindi più a rischio ma dipende da come evolverà la situazione, ora il presente va visto come opportunità per pensare e non per contare le perdite di posti di lavoro. Essere creativi senza farsi travolgere dagli eventi cercando di ottenere quante più cose positive da questa situazione, è questa la sua visione ora. L’atro spettacolo Elephant in un tempo sospeso dal titolo perfetto anche se deciso prima della pandemia e profetico, vede però le interpreti sono a stretto contatto ed ammassate fino al soffocamento le une con le altre e quindi complicato da mettere in scena oggi.

E’ il momento in cui si lascia decantare il lavoro per pensare a quello che si può fare altrove ma anche l’occasione per poter lavorare con altre persone su altri progetti e per avere anche del tempo libero per leggere e meditare e lasciare che la creatività lavori. In questi giorni ha ballato mentre leggeva o cucinava e questo le ha permesso di rivivere e riassaporare alcune sensazioni, secondo un atteggiamento mentale dell’anima, un processo creativo divertente e non ossessionante, una sorta di disconnessione in un momento in cui si è calmato: la disoccupazione forzata di quest’anno ci permetterà di lavorare meglio per assaporare il piacere del presente senza essere ossessionati dal futuro.

data di pubblicazione:02/06/2020

#TDRONLINE 11: gli incontri con Alexander Zeldin, Franco Farinelli e Sandro Mezzadra

#TDRONLINE 9: Centuria a cura di Massimo Popolizio e l’incontro con Christiane Jatahy

La nona settimana digital del Teatro di Roma, dal 18 al 24 maggio, ha continuato ad arricchire l’offerta del palinsesto di proposte virtuali su tutti i suoi canali social (Facebook, Instagram e YouTube) per condividere nuove forme alternative d’arte e teatro attraverso il web. Da segnalare la prosecuzione dei racconti tratti da Centuria a cura di Massimo Popolizio e l’incontro di Giorgio Barberio Corsetti con la regista brasiliana Christiane Jatahy.

 

La programmazione settimanale si è arricchita del contributo del Gruppo Acea, che diventa mecenate del Teatro di Roma sostenendo il palinsesto di iniziative virtuali del Teatro di Roma a partire dall’opera digitale Centuria diretta da Massimo Popolizio.

In questa settimana due appuntamenti con gli attori della compagnia di Un nemico del popolo in programma giovedì e domenica alle ore 16. Veramente straordinarie le narrazioni tratte dai brevi racconti dello scrittore Giorgio Manganelli grazie alla costruzione drammaturgica ed all’intensità dei giovani attori. Giovedì è stata la volta di Luca Mascolo, Cosimo Frascella, Maria Laila Fernandez, Gabriele Zecchiarioli, Francesco Santagada, Martin Chishimba, Tommaso Cardarelli, Duilio Paciello, Massimo Popolizio, mentre domenica abbiamo ammirato ed ascoltato Maria Paiato, Francesco Santagada, Luca Mascolo, Maria Laila Fernandez, Martin Chishimba, Flavio Francucci, Gabriele Zecchiarioli, Cosimo Frascella, Michele Nani ed ovviamente Massimo Popolizio.

Tra gli appuntamenti settimanali, martedì alle ore 16 c’è    stata la presentazione del libro di Valentina Valentini, Teatro contemporaneo 1989-2019,edito da Carocci Attraverso il suo volume l’autrice cerca di portare in luce le mutazioni e le contraddizioni che attraversano la scena contemporanea teatrale degli ultimi trent’anni, sia a livello artistico che della critica.

Il dialogo diretto avviato da Giorgio Barberio Corsetti con la comunità di artisti nazionali e internazionali lo ha portato sabato alle ore 21 ad incontrare la regista brasiliana Christiane Jatahy, raffinata artista riconosciuta e premiata in tutto il mondo per la sua ricerca su originali forme teatrali e scenografiche, da sempre impegnata nell’esplorazione di nuove frontiere tra realtà e finzione, teatro e cinema.

Le prime informazioni richieste da Barberio Corsetti alla Jatahy riguardano la situazione in Brasile che è catastrofica per l’epidemia e per l’operato aggressivo e militare del governo di Bolsonaro. Ha deciso di rimanere in Brasile con i suoi amici e con la sua famiglia e capire cosa può fare. Basterebbe avere la possibilità di parlare visto che ci sono ragioni economiche per le quali tutto ciò sta accadendo, degli interessi economici molto grandi in Brasile e su l’Amazzonia in particolare. E per il teatro vale la stessa cosa visto che si è fermato tutto perché il governo ritiene gli artisti dei criminali che possono potenzialmente criticare il governo. Non ci sono notizie su una eventuale riapertura ed in questo momento si sopravvive grazie a piccoli aiuti forniti da associazioni o a donazioni. La sua compagnia è residente in Brasile, chiede Barberio Corsetti. Sì e sarà molto difficile trasferirsi e lavorare in Francia con la questione delle frontiere. Si può uscire ora in Brasile? E’ raccomandato di stare in casa, si lavora e non si esce se non per andare al supermercato; tra l’altro non ci sono informazioni concrete e spesso sono contraddittorie. Può succedere di tutto e la gente ha necessità di uscire per lavorare e per questo il numero di contagi cresce in maniera esponenziale, proprio perché non è possibile garantire il distanziamento sociale. Il rischio di contagio poi per la popolazione indigena è altissimo. Sono appesi tra la vita e la morte visto che probabilmente vorrebbero sterminarli per avere libero accesso all’Amazzonia e questo sarebbe una sorta di genocidio, una tragedia per il mondo intero. In un presente sospeso il lavoro è utopistico, pur avendo un’agenda piena; un progetto con il teatro di Ginevra ha una prima fissata per ottobre poi posticipata a gennaio 2021 e pertanto si sviluppa e modifica la sceneggiatura lavorando sulla questione del presente, come Penelope che fa e disfa la tela. Si pensa, si scrive pensando di fare qualcosa di utile; a tal proposito Barberio Corsetti chiede come possa essere integrato il presente nei suoi spettacoli. Il pubblico è parte integrante e tutto dipende da quanto e se il pubblico ci sarà e cosa potrà succedere sul palcoscenico.

Il suo prossimo progetto si ispira al film Dogville di Lars Von Trier con protagonista Giulia un’attrice brasiliana che lascia il Brasile con la speranza di trovare una situazione diversa, in una sorta di conflitto tra realtà e finzione. Ora il mondo intero sta partecipando ad una guerra invisibile e bisogna approfittare di questa situazione per liberare lo spettacolo, la società e il mondo intero dall’idea del consumismo esasperato, dal concetto che tutto sia in vendita, senza cadere nel nazionalismo e nel protezionismo. Come vede il dopo, chiede Barberio Corsetti, tra mascherine e distanza di sicurezza? Questa epidemia col tempo si stabilizzerà e in questo contesto il teatro sarà più necessario che mai, perché teatro vuol dire festa, stare con le persone, l’uno accanto all’altro per vivere insieme l’esperienza. Sarà una bella sfida con dei limiti nel processo creativo che diventano fonte di ispirazione. Il pubblico è parte integrante degli spettacoli, c’è una sorta di cerchio magico tra quanto rappresentato e la partecipazione attiva del pubblico. Tutti i lati del palcoscenico convergono verso lo spettatore. Vorrebbe portare un suo spettacolo a Roma ma ora tornerà sicuramente in Francia, il quando dipende dalle aperture delle frontiere. Sarà difficile, chiede Barberio Corsetti, stare lontano dal Brasile in questo momento così complicato? La regista crede sia molto complicato perché ogni giorno le cose cambiano e non sa cosa succederà, ma si prende la responsabilità di parlare, denunciare, lottare e resistere. Ci sono progetti anche in Brasile ma non si sa se potranno essere portati avanti vista la situazione, si sente un po’ come Il visconte dimezzato di Italo Calvino. In Italia c’è la possibilità di aprire con un pubblico ridotto dal 15 giugno e con un distanziamento all’interno del teatro e si sta studiando possibilità per fare degli spettacoli in estate, poi in autunno non si sa se si resterà così o se sarà meno restrittivo si lavora giorno per giorno ma la situazione. Bisogna ricominciare comunque per dare lavoro a più persone possibil,i attraverso un dialogo attivo tra teatri perché si è un po’ tutti soli in questo momento ed il teatro, seppure con tutte le restrizioni dovute, è luogo della collettività anche se questa collettività non e più così assoluta, è più piccola, ma è pur sempre una collettività.

Radio India è sempre live tutti i giorni, dalle ore 17 alle 20, in diretta streaming su www.spreaker.com, poi in podcast anche su spotify e social del Teatro di Roma. Le cinque compagnie residenti del Teatro India – DOM-, Fabio Condemi, Industria Indipendente, MK, Muta Imago, alle quali per quest’occasione si aggiunge Daria Deflorian – hanno trovato in questo mezzo una modalità per far fluire le proprie pratiche artistiche dai rispettivi paesaggi domestici. Oltre alla programmazione consueta, lunedì c’è stato appuntamento con la rubrica The Performer – dall’insorgenza alla scomparsa dei corpi, uno spazio di riflessione collettivo attorno a corpo e liveness; nell’Extra di martedì Attilio Scarpellini ha presentato Giornale, stralci dal diario mattutino scritti dall’inizio della quarantena fino ad oggi; mentre venerdì Daria Deflorian, in Persone, ha incontrato Martina Badiluzzi.

Il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli ha proposto venerdì alle ore 16, un doppio affaccio video su due progetti e processi creativi, che hanno mantenuto coesa e in connessione la comunità dei ragazzi con e senza disabilità, arricchendo anche lo scambio tra insegnanti e teatranti, le occasioni di incontro con le famiglie e le opportunità di lavoro per attori con e senza disabilità. Emozioni e storie, piene di successi, desideri, aspirazioni e delusioni, attraverso le immagini del Monologo degli insiemi, video-documentario dello spettacolo Asimmetrie emotive, che raccoglie la ricchezza di esperienze e testimonianze su temi forti legati alla disabilità; mentre con La storia senza storia, parte dello spettacolo Un cabaret poetico, i versi di Gioacchino Belli, Nicola Cinquetti, Bernard Friot, Alda Merini, Moliere, Er Pinto, Silvia Roncaglia, Sergio Tofano e Trilussa in un interessantissimo cabaret musicale.

Domenica infine alle ore 12 è stata riproposta una delle quattro Conversazioni sulle Rovine, organizzate nel 2016 al Teatro Argentina, in occasione della mostra La forza delle Rovine al Palazzo Altemps, per ripercorrere il significato di “rovine”, sentinelle del passato, luoghi della memoria, macerie del presente e fonte di energia creativa del futuro.

data di pubblicazione:25/05/2020

#TDRONLINE 11: gli incontri con Alexander Zeldin, Franco Farinelli e Sandro Mezzadra

#TDRONLINE 8: incontro con Massimo Popolizio e Stéfan Braunschweig

La settimana digital del Teatro di Roma, dal 12 al 17 maggio, ha continuato ad arricchire l’offerta del palinsesto di proposte virtuali su tutti i suoi canali social (Facebook, Instagram e YouTube) per condividere nuove forme alternative d’arte e teatro attraverso il web. Da segnalare gli incontri di Giorgio Barberio Corsetti con Massimo Popolizio e con Stéfan Braunschweig.

 

Tra le novità di questa settimana va segnalato il lavoro di Massimo Popolizio che ha raccontato il labirinto folgorante di Centuria, l’opera più ingegnosa di Giorgio Manganelli, portando in voce trenta dei Cento piccoli romanzi fiume, che compongono la raccolta di queste pagine stranianti e sortileghe. Una vera e propria produzione digitale del Teatro di Roma, affidata alle letture del gruppo di 13 attori della compagnia di Un nemico del popolo, per una galleria di 6 puntate da 5 centurie ciascuna, a partire da giovedì 14 maggio alle ore 16 su #TdRonline. Una raccolta di microstorie fantastiche e narrazioni enigmatiche – tutte rigorosamente della lunghezza di una pagina – per comporre non una trama ma un ritmo oscillante di narrazioni. Capeggiati da Massimo Popolizio e Maria Paiato, il gruppo di attori (Tommaso Cardarelli, Martin Chishimba, Francesca Ciocchetti, Maria Laila Fernandez, Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Luca Mascolo, Michele Nani, Duilio Paciello, Francesco Santagada, Gabriele Zecchiaroli) racconterà progressivamente un surreale bestiario di personaggi che affollano la raccolta, a più voci e in sequenza sparsa, per riscoprire un piccolo capolavoro della letteratura italiana, pubblicato nel 1979 da Rizzoli.

Martedì 12 maggio alle ore 16 in occasione della Giornata internazionale dell’Infermiere, il Teatro di Roma ha portato sul web le storie vere di chi si prende cura di noi in momenti e condizioni di fragilità, con L’arte di curare e di raccontare, una raccolta di vissuti, esperienze, competenze e testimonianze di uomini e donne esposti in prima linea in questi giorni di emergenza. Tre racconti di professionisti, sempre al fianco di pazienti e cittadini, che fanno parte di alcune storie raccolte a novembre, prima dell’epidemia, e che insieme a quelle del Covid-19 diventeranno presto un testo teatrale.

Giorgio Barberio Corsetti ha continuato a tenere aperto il dialogo diretto con artisti italiani e internazionali, incontrati virtualmente per rinnovare la conversazione sul teatro e immaginare il teatro che verrà. Questa settimana si è registrato un doppio appuntamento con due grandi protagonisti della regia contemporanea: mercoledì 13 alle ore 19 l’incontro con Massimo Popolizio, maestro di sapienza e inventiva scenica, dallo sguardo rivolto alla tradizione del nuovo, su cui si rinnova la continuità produttiva del TdR, da Furore di Steinbeck ai versi affilati di Belli, fino a Un nemico del popolo di Ibsen (premiato con un doppio Ubu al miglior spettacolo e alla migliore attrice Maria Paiato), per finire con Ragazzi di vita (tre Premi Ubu alla regia).

Periodo da considerare agli arresti domiciliari, in cui il tempo è cambiato per l’atmosfera per quanto successo intorno, in cui Popolizio ha letto molti copioni. Era in tournee a Torino e doveva andare a Piacenza, poi il lockdown, con una strana e non piacevole quotidianità da affrontare. In tale periodo si è mantenuto un rapporto attivo con gli attori e con tutti i lavoratori delle compagnie. Manca la cassa integrazione per tali lavoratori, ma è molto difficile dare una pioggia di soldi a tutti, il covid ha fatto una radiografia a tutto ciò che non funziona.

Il progetto Centuria promosso dal teatro di Roma è certamente un’idea molto forte ed anche innovativa per lo streaming, con attori fantasmi per 30 racconti di 3minuti e mezzo l’uno, secondo una struttura pensata proprio per lo streaming. Il dopo per Popolizio a metà tra regista e attore, è in realtà ancora con il coronavirus, in quanto non basta il rispetto della distanza, ma occorre un’invenzione creativa per rendere alcuni testi credibili, una drammaturgia ad hoc tra tamponi e certificati settimanali. Abbiamo il dovere di inventarci qualcosa per attrarre, ci sarà un’ondata di chi vuole essere presente, ma il problema sarà rappresentare uno spettacolo che non può essere amputato. Bisognerà provare con la mascherina che diventa una maschera. Popolizio sta pensando ad un’idea di spettacolo, un albergo a due piani con quattro stanze ad un piano e quattro ad un altro. Una storia possibile fatta di stanze e di intimità, otto stanze ed otto storie, uno scrittore, una coppia di assassini, una donna ricca con abiti griffati che ha subito un lutto. Dopo questa frenata vistosa, qualcosa sarà cambiato nel modo di vivere e di essere consumatori; sicuramente una diversa consapevolezza, non tutti pagheranno le tasse o leggeranno, la percezione del dolore sarà diversa, anche se non sarà visto come distruzione totale. Il dopo varierà alcune cose ma non cambierà la realtà. La gentilezza è sicuramente aumentata, una piccola cosa commuovente, che aiuta a vivere meglio. E’ sintomo di un desiderio di stare insieme, un sintomo di fragilità. C’è sicuramente necessità di teatro, ma bisogna togliersi dalla retorica, ci sarà bisogno di teatro sano, non di un museo di cultura, un porto dove approdare e il virus deve portare una spinta a fare.

Sabato 16 alle ore 21 ancora un incontro di Giorgio Barberio Corsetti con il regista francese e direttore dell’Odéon di Parigi, Stéphane Braunschweig, autore di numerose messinscene sia per il teatro che per la lirica, che affianca all’appassionata ricognizione dalla letteratura, eguale slancio per il teatro musicale.

La situazione è molto complicata per i direttori di teatro anche se all’esterno ci sono situazioni più drammatiche per le persone che hanno avuto lutti e per interi settori dell’economia. All’inizio era piuttosto felice di stare a casa per leggere e pensare a progetti, mentre ora il tempo è fagocitato dalle riunioni online. C’era un progetto di regia a Stoccolma per il Festival Ingmar Bergman per una versione teatrale del film Un mondo di marionette; il testo era contestualizzato ad oggi, ma purtroppo è stato accantonato. La situazione di crisi è comune a tutti i teatri d’Europa, con l’annullamento di tutti gli spettacoli. Sarà difficile fare teatro in queste condizioni a cui si aggiunge la questione prettamente finanziaria per la copertura dei costi; forse non si potrà andare in scena ma è importante continuare con le produzioni e le coproduzioni: l’attività artistica deve continuare in qualche modo anche con le sovvenzioni riflettendo sulle condizioni sanitarie in cui lavorare.

Cosa fare se vogliamo riaprire, chiede Barberio Corsetti. Con pubblico ridotto, in uno spazio enorme occorrono formule ambiziose e non una soluzione di ripiego; attori e pubblico in mascherina, tutti distanziati ma con un messaggio positivo ovvero stare tutti sulla stessa barca e nella stessa crisi. Nel rispetto delle norme di protezione si pensa ad un progetto in cui ci siano più attori, che preveda la sostituzione se qualcuno si ammala, una sorta di cast doppio con ruoli modificabili con condivisioni di ruoli e responsabilità compreso anche il compenso. Si può in autunno pensare e lavorare per far sì che il teatro diventi anche una sorta di fabbrica di rappresentazioni, anche se molto dipende se la gente verrà o meno, c’è tanta voglia di uscire e di fare le cose commenta Barberio Corsetti. La forza del teatro è stupefacente, continua Braunschweig; lo spettacolo La scuola delle mogli messo online da circa un anno ha avuto nelle ultime sei settimane un incremento rilevante di nuovi spettatori.

Dopo il virus si dice che tutto cambierà, prosegue Barberio Corsetti, ci saranno delle cose a cui bisognerà rinunciare e cambiare lo stile di vita anche in ambito artistico. Da persona pragmatica e realistica Braunschweig crede che la crisi causata dal virus arrivi in un momento particolare di presa di coscienza generale circa la crisi climatica. Per vivere in un mondo globalizzato dobbiamo agire sul clima. Bisogna migliorare i comportamenti degli artisti che viaggiano, bisogna pensare anche a questo, nel nord Europa esistono dei protocolli rigidi, delle prassi importanti in tal senso. Il teatro europeo ha una parte della programmazione internazionale con grosse problematiche per i prossimi mesi legate agli spostamenti, a possibili ulteriori ondate di contagi, il problema delle frontiere, ma è importante in questo momento riaffermare una solidarietà culturale tra artisti, una collaborazione dai teatri d’Europa per parlarsi, riflettere e reinventare tutti insieme.

Radio India ha continuato a trasmettere live, tutti i giorni dalle ore 17 alle 20, e in diretta streaming su www.spreaker.com, poi in podcast anche su spotify e social del Teatro di Roma. Tra le novità della settimana la rubrica The Performer – dall’insorgenza alla scomparsa dei corpi, in onda lunedì, con i contributi di Ilaria Benini e Chiara Bersani; oltre alla programmazione consueta, le strisce quotidiane accolgono altri ospiti d’eccezione: Asia Argento, mercoledì, nella rubrica Disco, ci ha guidato nell’ascolto di Wild is the Wind di Nina Simone; mentre Daria Deflorian in Persone, venerdì, ha intervistato Andrea Pizzalis.

Da ricordare infine l’appuntamento domenicale con Luce sull’Archeologia alle ore 12 sul tema La conquista del Lazio, tra storia, mito e religione.

data di pubblicazione:17/05/2020

Teatri In Comune ON LINE

Teatri In Comune ON LINE

Prende il via TIC ON LINE, un progetto di iniziative digitali condiviso dai Teatri in Comune –Teatro Biblioteca QuarticcioloTeatro Tor Bella MonacaTeatro Lido di Ostia e Teatro Villa Pamphilj, coordinato dal Teatro di Roma e promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale. La programmazione on line dei TiC, ha come obiettivo il consolidamento di percorsi di inclusione sociale e culturale che puntano alla sperimentazione di nuovi linguaggi artistici per immaginare un futuro insieme alle comunità di riferimento. Letture, interviste, musica dal vivo, progetti inediti per il web, interventi teatrali, tutorial, video, attività per piccoli e ragazzi, e tanti appuntamenti live compongono questo cartellone di proposte virtuali, tutti fruibili attraverso i canali social dei quattro Teatri (Facebook, Instagram e siti web), e inseriti nella programmazione digital #TdROnline del Teatro di Roma, aderendo alla campagna #iorestoacasa e al programma #laculturaincasa di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale. 

 

TEATRO BIBLIOTECA QUARTICCIOLO: TBQVOICES

TBQvoices, online dal 5 maggio 2020, nasce da un’idea di Valentina Valentini come trimestrale del Teatro Biblioteca Quarticciolo e prevede due edizioni, sul web – in italiano e in inglese – e stampato su carta, solo in italiano. Si tratta di un dispositivo di comunicazione capace di creare spazi di immaginazione e relazione, non riempitivi dello “stare in casa” del fruitore, né compensativi di altre esperienze, ma pensati ad hoc per il web. Resta centrale la vocazione del TBQ alla creazione di comunità, all’ascolto del territorio che lo ospita accanto all’attenzione per i linguaggi del contemporaneo. In questo senso il palinsesto TBQvoices coniuga formati sperimentali e pluridisciplinari. Gli appuntamenti, con programmazione settimanale, prevedono rubriche di teatro; documentari; progetti storici di videodanza accanto a produzioni recenti, nate e concepite per il digitale, accompagnate da approfondimenti critici; una rassegna sui video d’autore dedicati ad artisti video commentati da studiosi (tre a Bill Viola, due a Giacomo Verde, uno a Studio Azzurro e uno a Mario Martone); TBQlab, progetto di ricerca e sperimentazione di creazioni rivolto a giovani artisti; una rassegna letteraria che apre lo sguardo a romanzi sulle periferie delle città in dialogo con gli autori; Vocali in orbita, Voci in podcast di una scuola a distanza a cura di Luca Lotano, un progetto radio che mette in connessione diverse realtà di accoglienza nel Lazio realizzato tramite gli smartphone per tenere viva la lingua italiana dei rifugiati e richiedenti asilo. Particolare cura è riservata alla programmazione di Teatro ragazzi che nasce da testimonianze, desideri e suggerimenti degli insegnanti e dei genitori del Municipio V: video didattici sugli spettacoli delle ultime stagioni del TBQ, con interventi di studiosi di Teatro Ragazzi e interviste al cast; La scatola dei ricordi, una sorta di “scatola virtuale” che bimbi e ragazzi delle scuole possano riempire di “pensieri e desideri”; Tutti in carrozza! Storie e filastrocche per viaggiare con la fantasia, per raccontare la magia delle storie e della poesia per i più piccoli; Letture teatrali in lingua inglese a sostegno della didattica a distanza.  Direzione artistica Giorgio Andriani, Antonino Pirillo e Valentina Marini _ Coordinamento scientifico Valentina Valentini

TEATRO TOR BELLA MONACA

Il Teatro Tor Bella Monaca presenta il Diario di un non intubabile di Alessandro Benvenuti che dal primo giorno del lockdown ha iniziato a scrivere, con la sua abituale ironia le sue riflessioni sulla forzata “quarantena” a causa del coronavirus. “All’inizio dell’emergenza che ha travolto le nostre vite – spiega Alessandro Benvenuti, Direttore artistico del Teatro Tor Bella Monaca – ho pensato ad un modo di comunicare affettuoso con i frequentatori del mio fan club su facebook e con tutti coloro che, da nord a sud, mi vengono a trovare in teatro per dirgli che l’uomo resiste, che continua a pensare e non si fa abbattere dalle avversità. Un modo assai radicale per dire ‘Largo ai giovani’. Il Diario di un non intubabile sarà trasmesso tutte le domeniche alle 18 in diretta sulla pagina Facebook del Teatro e sugli account instragram e twitter; i video saranno disponibili, successivamente, sul sito e sul canale youtube.  Tanti i progetti in cantiere al Teatro Tor Bella Monaca alla luce del rinnovo triennale dell’affidamento che, adesso, hanno subito uno stop forzato a causa dell’emergenza. Ormai il Tor Bella Monaca è considerato sempre più un punto di riferimento, uno spazio attrattore. Molte compagnie giovani si rivolgono a tale teatro con nuove proposte, grazie anche alla possibilità di avere un accesso molto celere.  Direttore artistico Alessandro Benvenuti _ Direttore del teatro Filippo D’Alessio

TEATRO DEL LIDO DI OSTIA. UN PONTE PER I TUOI SOGNI

Dal 6 marzo 2020, anche il Teatro del Lido ha dovuto chiudere i propri cancelli al pubblico, agli artisti, ai tecnici, agli operatori, privando temporaneamente il territorio di un punto di riferimento socio-culturale importantissimo. Successivamente alla chiusura e al generale momento di smarrimento, è iniziata ad avanzare la necessità di proporre delle attività che potessero rendere reale, anche in questa particolare situazione, lo slogan scelto per la stagione 2020: Un ponte per i tuoi sogni.  Sono stati immaginati una serie di eventi digitali che possano servire ‘da ponte’. Un raccordo che porti tutti verso un sogno più grande: rianimare la sala di via delle Sirene, nella convinzione che il teatro trovi la sua ragione più profonda nell’essere luogo fisico di ritrovo e condivisione per la comunità. Il web e i suoi strumenti saranno i ponti ‘informatici’ per colmare le attuali distanze tra il teatro e il suo pubblico e assieme per rimanere al fianco delle compagnie e degli artisti, che il Teatro del Lido avrebbe dovuto accogliere e che hanno visto svanire i propri impegni e con essi le proprie risorse economiche. Non lasciare indietro nessuno è il principio guida, per evitare il rischio che la spina dorsale dell’arte performativa si spenga, perché tornare indietro sarebbe molto difficile.  Il programma e il calendario degli eventi non sono ancora definiti nel dettaglio, è possibile però anticipare tra le varie attività online: laboratori destinati all’infanzia e all’adolescenza; incontri con le associazioni del territorio, tavoli partecipati 2.0 attraverso la condivisione di esperienze, riflessioni e idee per affrontare insieme le nuove sfide all’orizzonte; mostre virtuali, che permettano di esplorare gli spazi espositivi del teatro con l’ausilio delle tecnologie digitali; appuntamenti legati al cinema, per riproporre via web il seguitissimo appuntamento con il cineforum a cura di Donato Di Stasi, organizzato dall’Associazione L’Occhio Estraneo; didattica a distanza per adulti/e, proseguendo online i cicli formativi iniziati negli spazi del teatro; una rassegna di pillole teatrali, con interviste veicolate attraverso dirette radio o podcast, realizzate in collaborazione con una webradio del territorio nata proprio a ridosso di questo periodo di emergenza.

 

TEATRO VILLA PAMPHILJ “TVP ONLINE PRIMAVERA 2020” #TVPonline

Prosegue la programmazione di Teatro Villa Pamphilj per i prossimi tre anni, e questa è una bellissima notizia. Il pensiero artistico per il triennio 2020-2022 di programmazione è Prendersi Cura: delle parole, del linguaggio, del pensiero. Ma anche delle persone, dei luoghi, dell’ambiente. E dei diritti, della Costituzione, della bellezza. Prendersi cura del Teatro, del pubblico, perché il Teatro è uno strumento fortissimo e irrinunciabile di conoscenza, aggregazione, coesione e poesia.  E’ statoideato un programma settimanale on line (sui nostri canali social) di Teatro, Musica, Poesia, Arte varia, per tutte le età. Per i più piccoli due appuntamenti, il martedì alle ore 18 (dal 12 maggio) con A ME GLI OCCHI (E LE ORECCHIE) Favole e storie tra parole e immagini e SING-A-LONG, inglese e musica per piccolissimi, un progetto rivolto alla fascia 0-48 mesi e ai genitori con Diego di Vella e Livia Adinolfi. Due gli appuntamenti settimanali anche per la drammaturgia contemporanea, con le CONVERSAZIONI DI SCENA a cura di Giancarlo Sammartano e lL PALCOSCENICO DELLA LEGALITA’ – storie 2.0 un racconto in pillole dello spettacolo Dieci storie proprio così – Terzo Atto per non abbassare la guardia sulle atrocità compiute dalla criminalità organizzata e per non dimenticare le tantissime storie di riscatto (con Emanuela Giordano e CO2). Per la musica, il giovedì alle 18.30 con DIALOGHI MEDITERRANEI, incontri a distanza tra Stefano Saletti e gli artisti del Festival Popolare Italiano: Lucilla Galeazzi, Riccardo Tesi, Gabriele Coen, Gabriella Aiello, Jamal Ouassini e Luigi Cinque. La rassegna si concluderà il 4 giugno con l’intervista di Francesco Saverio Galtieri, Direttore della SPM Donna Olimpia a Stefano Saletti. Francesco Galtieri dialogherà inoltre sul metodo e la bellezza della musica (sotto tutti i punti di vista e a tutte le età) anche attraverso le Conversazioni Musicali (date da definirsi). Il venerdì alle ore 15, #JAZZHOME Il jazz non sarà messo in quarantenail diario di un musicista jazz nei giorni di isolamento in Italia a cura della batterista Cecilia Sanchietti, in collaborazione Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma. Per la didattica musicale, dal 15 maggio, ogni venerdì alle 18 “DIDATTICA, che spettacolo!” un ciclo di incontri sul metodo “Musica in Culla” per la prima infanzia, con Paola Anselmi e Beth Bolton, in collaborazione con il Festival di Amalfi. Ogni domenica alle ore 12, verrà pubblicata LA VIGNETTA di Fabio Magnasciutti: una vignetta dedicata all’arte, alla cultura, in questo periodo sospeso, per riflettere e sorridere con profonda leggerezza realizzata da uno dei più apprezzati disegnatori contemporanei.

data di pubblicazione:11/05/2020