(Auditorium Parco della Musica – Roma, 18/20 settembre 2020)

Con 22 danzatrici e danzatori in scena, Sasha Waltz sul palco della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ha inaugurato, in prima assoluta dal 18 al 20 settembre, la trentacinquesima edizione del Romaeuropa Festival con Dialoge Roma 2020 – Terra Sacra. Uno spettacolo pensato dalla coreografa tedesca durante il lockdown, dopo aver accolto l’invito del Direttore del Festival Fabrizio Grifasi a creare un progetto originale per l’apertura del Romaeuropa Festival, per raccontare il particolare contesto nel quale stiamo vivendo questi ultimi mesi attraverso una nuova creazione site specific all’aperto, in omaggio a Roma, realizzata appositamente per la Cavea e nel rispetto delle norme di sicurezza per contrastare la pandemia.

Il titolo dello spettacolo racchiude già alcuni degli elementi centrali della performance: da un lato l’ampio respiro alla base dei celebri “dialoghi” presentati regolarmente dalla coreografa in tutto il mondo sin dalla fondazione della sua compagnia nel 1993, testimonianza dell’incontro tra diverse forme d’arte, luoghi architettonici e città specifiche; dall’altro un omaggio alla città eterna e un esplicito riferimento a La Sagra della Primavera a cui Waltz dedica la parte centrale dello spettacolo.

Dopo un’overture affidata ad assoli ed interazioni ripetute di site specific sul tema della discriminazione razziale, il ballerino Edivaldo Ernesto ha interpretato Ican’t breathe sull’omonimo solo di tromba composto da Georg Friedrich Haas nel 2014 per Eric Garner, l’afroamerican di Staten Island soffocato e ucciso da un agente di polizia. Una sorta di voce umana che risuona come un lamento ed una protesta contro le ultime morti contro cui combatte il Black Lives Matter. È un assolo di forza e rivolta, un raffronto scontro-con la forza di gravità ed il peso della vita, una ribellione alla forza oscura che trascina verso la morte. Tutto è attratto verso il basso, il corpo è contratto, ma le braccia tese si ribellano, scagliano pugni, le mani cercano di afferrare un’ancora di salvezza.
Il rapporto con la terra è di nuovo protagonista in Sacre, la versione di Waltz del capolavoro di Stravinskij, Le Sacre du Printemps. La coreografa tedesca lo aveva affrontato nel 2013, nel centenario del balletto di Nijinskij. Per Dialoge 2020 Waltz ha ridisegnato il rapporto tra i corpi che, come impone la pandemia, non si toccano. Radunando i danzatori e le danzatrici in piccoli gruppi, in collegamento attraverso internet o all’aria aperta nei parchi di Berlino, la coreografa ha riadattato il suo Sacre per portare in scena un’acuta riflessione su questi tempi: un presente di sacrificio e sofferenza, asociale, ma con all’orizzonte il rito primaverile di rinascita e di nuovo inizio.

La voglia di un ritorno all’allegria, la speranza di uscire dall’attuale incubo è alla base della creazione coreografica sulle note del Boléro di Ravel presentata in chiusura dello spettacolo. Il ritmo incalzante della partitura scorre nella danza tra gruppi che si formano e si sciolgono, tra assoli, duetti, tutti distanti ma tutti insieme allo stesso tempo, guidati dal ritmo, in gioco vorticoso di teste, ginocchia, braccia, gambe. È un Boléro di gioia, nel segno della danza e della vitalità.

Appuntamento ancora con Sasha Waltz anche il 15 settembre per la proiezione del film Dialoge 9 – MAXXI. Il film ricostruisce lo straordinario evento performativo che il 14 e il 15 novembre del 2009 apriva al pubblico per la prima volta le porte del nuovo museo firmato Zaha Hadid.

data di pubblicazione:23/09/2020

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