MARE DI RUGGINE testo e regia di Antimo Casertano

foto di Nina Borrelli

con Daniela Ioia, Luigi Credendino, Francesca De Nicolais e Antimo Casertano

(Teatro Piccolo Bellini – Napoli, 29 settembre/11 ottobre 2026)

Incastonata nei contorni di una favola che ha un inizio ma non ancora una fine, la storia raccontata in Mare di ruggine ripercorre la vicenda dell’Italsider di Bagnoli dalla fondazione alla chiusura e dismissione. Lo spettacolo, un progetto della Compagnia Teatrale Insania di cui è autore, regista e interprete Antimo Casertano, vincitore nel 2025 del Premio della Critica, continua la sua fortuna scenica, esprimendo attraverso gli occhi degli operai e delle famiglie che ne sono stati protagonisti la sua denuncia sociale.

Dalla prima colata all’inizio del Novecento fino all’ultima del 20 ottobre 1990, passando per la ricostruzione delle infrastrutture dopo le guerre mondiali grazie alle mani stesse degli operai e ai fondi del piano Marshall. Dall’istituzione dell’IRI agli anni del miracolo economico, fino ad arrivare ai caschi gialli nati dopo la lotta operaia. Dalla crisi per sovrapproduzione dei decenni successivi che portò a un lento ridimensionamento e poi alla chiusura definitiva, il racconto corale narrato in Mare di ruggine tocca i nodi nevralgici della vicenda legata all’ILVA-Italsider di Bagnoli, intrecciandosi inevitabilmente con le vite dei lavoratori e delle loro famiglie.

Antimo Casertano, con la vicenda di Bagnoli, ripercorre le tappe fondamentali della nascita, crescita e decadimento di questo fondamentale capitolo dell’industria siderurgica italiana, toccando i temi della rivendicazione salariale, della sicurezza sul lavoro e della bonifica ambientale. Una storia localizzata, ma i cui effetti coinvolgono il nostro presente, a oltre trent’anni dallo smantellamento del sito.

Il materiale narrativo, costruito in gran parte sui racconti che hanno coinvolto direttamente i familiari del regista, viene rimodellato sulla scena in un poema materico di grande impatto emotivo e visivo. Il testo è crudo, diretto. Si rifà alla cronaca con precisione di date e avvenimenti. Eppure lascia spazio alla poesia, affidata in gran parte alla suggestione delle immagini e alle storie degli operai che ne sono protagonisti.

Punto di forza è certamente la scenografia realizzata da Flaviano Barbarisi che disegna al centro, imponente e mostruoso, l’altoforno, il cuore pulsante del cantiere. È un polmone che respira, che inghiotte vite e riempie l’aria di un fumo asfissiante e di un opprimente calore.

Il rumore percussivo delle macchine scandisce il passare del tempo e dà ritmo alla narrazione, ponendo in evidenza una regia estremamente musicale e coreografica. Antimo Casertano sceglie come motore della sua direzione la misura del tempo. Quello passato, fondato sulla certezza che il cantiere dà lavoro e stabilità e quindi il permesso di mettere su famiglia. Quello presente, fatto di promesse non mantenute e di una riqualificazione ancora da realizzare. E poi il futuro, la vera vittima di tutto questo sistema, che Teresa – uno dei personaggi a cui dà vita Daniela Ioia nel momento più commovente di tutto lo spettacolo – scopre tradito dalla malattia contratta nel lavoro alla Eternit, altra terrificante creatura che ha creato l’illusione di un lavoro certo e sicuro.

La misura è l’unità minima dell’impalcatura musicale, presente nello stile recitativo adottato dagli attori coinvolti. Oltre a Casertano in scena si alternano, poliedrici e sanguigni, Daniela Ioia, Luigi Credendino e Francesca De Nicolais. La loro prova è metricamente scandita, perfettamente cadenzata, ma anche viscerale e autentica, pieno riflesso della veracità e dell’immediatezza che riconosciamo nella gente comune del popolo napoletano.

La vicenda legata all’Italsider non è ancora diventata cronaca del passato, purtroppo. E questo spettacolo, doppiamente contemporaneo per essere scrittura dei nostri giorni e per trattare un tema ancora attuale che si espande sul finale anche oltre i confini di Bagnoli, ce lo dimostra. Rimane un chiaro esempio di come il teatro possa e debba prendere posizione contribuendo alla denuncia perché, in quanto cultura, è parte attiva e militante della società civile. Merita di essere mostrato nei grandi come nei piccoli centri.

data di pubblicazione:20/10/2026


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