Il ritorno al lungometraggio di Carlo Verdone con Scuola di Seduzione, distribuito direttamente su Paramount+, si colloca in una fase matura della sua carriera, dopo anni dedicati alla serialità. È un rientro che non punta tanto al colpo di genio, quanto a una costruzione più corale e riflessiva, in linea con un cinema che da tempo ha abbandonato le maschere più iconiche e graffianti degli esordi, per privilegiare sfumature psicologiche e fragilità contemporanee.
La struttura del film è quella della commedia corale, con sei personaggi, accomunati da insicurezze sentimentali e difficoltà relazionali, che si affidano ad una love coach, nel tentativo di rimettere ordine nelle loro vite affettive. In questo impianto a incastri si ritrova una delle caratteristiche più celebri del regista, ossia l’attenzione alle nevrosi quotidiane ed al senso di inadeguatezza, soprattutto maschile. Il tutto, però, in un contesto attuale, dove anche l’amore è mediato da tecnologia e nuove dinamiche sociali.
Dal punto di vista della scrittura, la vena non è tagliente come nei primi film, ma resta comunque solida nella definizione dei personaggi, tutti perfettamente calibrati fra loro, da Lino Guanciale a Vittoria Puccini, passando per quello di Verdone stesso, che non prevale mai sugli altri. Anche Karla Sofìa Gascòn, presenza di rilievo internazionale, amata protagonista del pluripremiato Emilia Perez, la cui partecipazione contribuisce a dare al progetto un respiro più ampio, non toglie mai spazio agli altri personaggi.
Il risultato è una commedia delicata, attraversata da una miscela di malinconia e tenerezza. Ed è proprio in questo che il film sembra trovare la sua identità più compiuta, non tanto nella costruzione di situazioni comiche memorabili, quanto nella restituzione di un’umanità imperfetta, spesso disorientata, che cerca risposte in un mondo affettivo sempre più incerto.
Quindi, in definitiva, Scuola di Seduzione non rappresenta un ritorno al Verdone più brillante e corrosivo, ma piuttosto la prosecuzione di un percorso autoriale che privilegia l’osservazione dei comportamenti e delle debolezze, in un racconto corale credibile, capace di intercettare, senza forzature, le inquietudini sentimentali del presente.
data di pubblicazione:31/03/2026
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Sono d’accordo con il commento precedente. Un voto troppo generoso a un film che vale poco.
Ancora una volta (dopo Agata Christian) ho sbagliato a fidarmi della vostra valutazione. E ancora una volta “stranamente” con un film italiano. D’altra parte il fatto che il film sia uscito direttamente su una piattaforma e non nelle sale fa riflettere.
Le recensioni sui quotidiani si sa, sono “influenzabili” ed è spesso divertente leggere come i poveri giornalisti si barcamenino nel dire e non dire su certi film. Soprattutto quelli italiani.
Leggo da tempo Accreditati che immagino libero da ogni “influenza” e spesso ho riscontrato delle valutazioni oggettive. Convinto di ciò e considerato il vostro giudizio più che buono ho guardato Scuola di seduzione.
Ma come si fa a dare “Buono Più”? Non dico solo “Buono” ma anche il “Più” ad un lavoro che solo per carità di patria ed affetto verso Verdone si può valutare Discreto/ Passabile/Accettabile??!!
Una semplice sequenza di situazioni improbabili, una serie di sketch già visti e scontati con personaggi stereotipati. I soliti attori che fanno quel che possono o che sanno fare con una sceneggiatura piatta e prevedibile.
La presenza marginale della Gascòn solleva un poco il film. Verdone poi, se vorrà continuare, dovrà davvero reinventarsi!!