Primavera di Damiano Michieletto, al suo esordio cinematografico dopo una carriera nel teatro e nell’opera lirica, è un’opera che coniuga rigore storico e intensità emotiva, trasformando in racconto cinematografico la ricchezza del romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa. Ambientato nella Venezia dei primi anni del Settecento, il film intreccia un dramma di formazione con le pieghe sociali e culturali del tempo. L’Orfanotrofio dell’Ospedale della Pietà, infatti, era noto per la sua orchestra femminile di alta qualità, ma le musiciste, costrette a suonare dietro una grata, non potevano essere protagoniste attive della scena artistica.
La fotografia di Daria D’Antonio gioca su una gamma di grigi e chiari scuri di ispirazione caravaggesca, che non solo restituisce la cupezza della clausura, ma ne accentua anche il contrasto con i rari momenti di luce portati dalla musica. La regia di Michieletto indugia quasi ossessivamente sull’attenzione ai dettagli: i dorsi ricurvi sui violini, il sudore sulla fronte durante le prove, la stoffa grezza degli abiti, alternandoli a lunghe inquadrature che valorizzano la dimensione scenografica della Venezia settecentesca.
Il parallelismo con un’altra opera recente, anch’essa incentrata sulla musica e la condizione femminile, Gloria! di Margherita Vicario, viene facilmente richiamato alla mente. Ma se quest’ultima pellicola è più marcatamente sovversiva, giocando sul contrasto tra la musica tradizionale e quella “ribelle” che le protagoniste creano insieme, sfidando la cultura dominante, Primavera sceglie, invece, una strada più lirica e meditativa, lavorando sull’emotività dei protagonisti, sospesi tra disciplina e sogno.
Infatti, il protagonista Antonio Vivaldi (Michele Riondino) cerca la fama attraverso le sue allieve, mentre Cecilia, aspirante musicista, (Tecla Insolia) vede nell’arte non una meta, ma lo strumento per l’evasione da una realtà soffocante. La contrapposizione tra estro musicale e confinamento è infatti il vero cuore narrativo del film.
La colonna sonora, in particolare i passaggi che rimandano alla genesi delle Quattro Stagioni, costruiscono un contrappunto emotivo al racconto, sostenendo l’arco psicologico dei personaggi con una precisione quasi sinfonica.
In definitiva in Primavera la musica non è solo suono, ma è filosofia di vita, specchio di aspirazioni e di ingiustizie sociali, e si rivolge ad un pubblico attento sia alla densità storica che alla profondità emotiva.
data di pubblicazione:24/12/2025
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Purtroppo (ma De gustibus!) mi trovo in grande disaccordo sia con la critica che con i commenti! Io sono un grande “fan” di Vivaldi ( ho tutte le opere “liriche” della vivaldi edition pubblicate dopo il ritrovamento delle partiture. Sono d’accordo su tutte le critiche su interpretazione, scenografia, e regia, sulla storia interessante… ma secondo me lo script è molto debole e rimane fortemente ancorato ad una narrazione troppo letteraria e poco e per niente (solo un paio di momenti) cinematografica. Alla fine quasi tutto era scontato e a volte persino stucchevole. Trarre da un opera letteraria (o teatrale) un film è una delle imprese più difficile per uno sceneggiatore e spesso l’impronta letteraria “incombe”! Per me un occasione mancata, che da fan di Vivaldi ha deluso le mie alte aspettative
Condivido appieno ciò che è scritto nella recensione soprattutto sulla fotografia di ispirazione caravaggesca. Il rosso delle vesti indossate nei concerti illumina la scena e si mescola al colore del sangue che scivola nel canale, in contrasto con la stoffa grezza degli abiti giornalieri, grigi come la povertà in cui sono costrette a vivere le musiciste. E poi la condizione femminile è un tema molto centrato: appena 200 anni fa le donne valevano meno del nulla, merce di scambio, corpi senza anima né desideri. Film di grande spessore, ben recitato soprattutto dal largo stuolo di attrici tutte molto brave, non banale nel finale.
Più che contrasti caravaggeschi, mi sembra che la fotografia abbia volutamente marcato i toni monocromatici spenti per meglio risaltare le atmosfere raccontate. Trovo che Michieletto (nonostante recentemente mi abbia deluso nella regia di due opere) abbia svolto un lavoro eccellente. Come eccellente mi è sembrata l’interpretazione degli attori, Riondino in testa. Film di grande valore…