(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)
È davvero un buon esordio alla regia quello di James McAvoy che racconta la storia vera del duo scozzese Sibil N’ Brains (Gavin Bain e Billy Boyd) che, sentendosi esclusi dal mondo musicale britannico a causa dell’accento scozzese, si reinventano come due rapper provenienti dalla California per essere presi sul serio dalla scena.
Il film, tratto dall’autobiografia di Bain, Straight Outta Scotland narra la rapida ascesa del duo, il successo, la scoperta della frode e le conseguenze, con le fattezze di un racconto di ribellione creativa che va oltre la “frottola musicale”, trattando temi di identità, ambizione ed accettazione. McAvoy, che compare anche come attore, si assume il rischio di realizzare un biopic che mescola commedia, dramma e l’energia del palco, con un sentimento di disagio e ribellione.
Dal lato registico mostra una mano sicura nel controllo del ritmo, specialmente nella costruzione dei momenti sul palco o nelle scene del “dietro le quinte” dell’inganno: l’euforia, l’adrenalina, poi la caduta, tutto è calibrato. Certo la struttura non è innovativa, è quella classica dei biopic: scalata, picco, crisi e redenzione, ma la novità arriva dal contesto – la Scozia e il razzismo nei suoi confronti, l’illusione americana, la musica rap – e da come quel contesto viene trattato con ironia ed affetto. La macchina da presa è sempre a un passo dai protagonisti, li soffoca, li osserva, li insegue mentre inventano e si reinventano. La Scozia, con le sue strade umide e i pub illuminati al neon, diventa il controcampo di una Londra che evoca la California, cambiando la luce, la palette cromatica, la velocità del montaggio.
I due protagonisti sono entrambi molto efficaci nel riportare sullo schermo questa vicenda autentica poco nota al grande pubblico, riuscendo a restituire autenticità sia come buffi imbroglioni, che come giovani talentuosi che cercano spazio in un mondo che li rifiuta. Ed anche McAvoy è perfetto nel ruolo del produttore musicale che scrittura i ragazzi.
La musica è il terzo protagonista. Accanto alle tracce originali di Sibil N’ Brains, ritroviamo brani hip hop e sonorità elettriche dei primi duemila, che restituiscono il ritmo sincopato di un’epoca in cui bastava un beat per immaginarsi altrove. Ogni canzone oltre ad essere accompagnamento è commento ironico, uno specchio dell’auto illusione dei personaggi.
McAvoy con grande intelligenza trasforma una vicenda bizzarra in un romanzo di formazione pop, sincero, tenero, un po’ crudele e profondamente contemporaneo.
data di pubblicazione:20/10/2025







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