HAMNET di Chloe Zhao, 2025

HAMNET di Chloe Zhao, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Diciamolo subito: Hamnet è un film molto bello e struggente supportato da una buona regia da un’ottima sceneggiatura coscritta dalla regista e dall’autrice del romanzo da cui è tratto e soprattutto dalle superbe performance di P. Mescal e J. Buckley. La Buckley è da Oscar!

La Zhao è di ritorno con un dramma storico ed è più brava che mai! Ci offre una vicenda epica e non convenzionale, una tenera meditazione su gioia e paura, dolore e perdita e sull’Amore che può distruggerci o salvarci. Una rivisitazione poetica sul processo creativo, la genesi di un grande capolavoro. Il fantasioso spunto iniziale è l’incontro, l’innamoramento ed il matrimonio di una giovane coppia nell’Inghilterra Elisabettiana. Agnes è una ragazza dei boschi eccentrica e legata al mondo magico della Natura, lui è… il giovane Shakespeare. Un inizio sensuale, forse troppo lungo ma dolce e a tratti lirico. Poi le ambizioni letterarie portano Shakespeare a Londra mentre la moglie resta a Stratford a crescere i tre figli. La tragedia incombe e porta via il piccolo Hamnet. La regista ci rende partecipi di un inimmaginabile dolore che arriva a minare il legame della coppia.

Zhao è un’acuta osservatrice della Realtà, della Natura e dell’umanità sofferente. Lirismo e crudo realismo sono il suo tratto distintivo. È compassionevole ma anche attenta a non scadere nel dramma strappalacrime. Agnes precipiterà in una spirale di disperazione, Shakespeare invece, fra ambizione letteraria e dolore, talento e sensi di colpa creerà il suo capolavoro: Amleto!

Il senso del film è tutto qui. Non la rappresentazione della sofferenza ma una riflessione che sottolinea la forza e la capacità dell’Arte. Trasformare un dolore personale in uno dei lavori artistici più universali. Una Catarsi terapeutica struggente. Un modo per un padre, non potendo riportare in vita il figlio di rendere eterna la sua memoria e farlo vivere per sempre nei suoi versi.

Un’idea intrigante con qualche eccesso di fantasia ma convincente. Zhao realizza un’eccezionale elegia visiva fortemente coinvolgente. Consente al pubblico di immedesimarsi nella storia e nelle passioni con intensi primi piani. Esalta con un lavoro di cesello gli ambienti poco illuminati per accentuare la cupezza degli animi addolorati. Porta così lo spettatore su un piano emotivo elevato. Un lavoro intelligente e complesso che sa ben toccare i sensi, le emozioni e le reazioni con immagini evocatrici e un’ottima direzione degli interpreti. La Burkley è il vero cuore pulsante del film, gli dà vita reale e con il suo magnetismo affascina, impressiona e commuove. Sentiremo riparlare di Hamnet nella notte degli Oscar.

data di pubblicazione:21/10/2025








HAMNET di Chloe Zhao, 2025

RE-CREATION di Jim Sheridan e David Merriman, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Il film ricalca perfettamente la trama de La Parola ai Giurati, ma se nel capolavoro di Lumet, del 1957, il tema era l’etica del dubbio, il coraggio solitario di chi si oppone al verdetto unanime, qui l’oggetto del contendere è la fragilità stessa della verità. Sheridan e Merriman non si limitano a fare un remake ma lo aggiornano rifiutando la linearità moralista dell’antecedente. Ogni giurato diventa portavoce di un sistema di credenze, religiose, politiche o emotive, aggiungendo sfumature psicologiche.

L’elemento innovativo è che questa volta si mette in scena un processo “immaginario” ispirato al noto caso irlandese dell’omicidio di Sophie Toscan du Plantier, per cui Ian Bailey è stato condannato in Francia in assenza, ma mai processato in Irlanda. Per il resto il meccanismo è lo stesso: dodici giurati chiusi in deliberazione, di cui inizialmente undici pro-colpevolezza e uno dissenziente che dà vita al dibattito. Anche qui l’ambiente è contenuto, quasi claustrofobico, la regia pulita, senza colpi di scena spettacolari. La macchina da presa si muove con delicatezza fra i personaggi, fermandosi su mani che tremano o su occhi che scrutano, dando peso visivo alle micro espressioni.

Sicuramente il risultato è meno perfetto, ma più inquieto, più vivo. Non ci interessa solo chi ha ragione e chi ha torto, ma come la mente delle persone costruisce la verità. In più il dramma viene aggiornato con tematiche attuali come la corruzione della polizia e la manipolazione dell’opinione pubblica. Il montaggio alterna silenzi pesanti a picchi di discussione, con piccoli stacchi che mostrano flash di memoria o documenti processuali, mantenendo in generale un buon ritmo.

Dal punto di vista recitativo, l’interpretazione corale degli interpreti, da Vicky Krieps a Colm Maney, è molto equilibrata, ogni giurato porta con sé il peso della propria vita, ogni discussione ha una scansione precisa, anche se la deliberazione, da copione, sembra infinita.

Certo per chi ha visto La parola ai giurati la sensazione è quella di un dejà vu, in ogni meccanismo, in ogni snodo, fino al finale, l’esperienza potrebbe risultare ridondante, ma comunque godibile.

data di pubblicazione:21/10/2025








HAMNET di Chloe Zhao, 2025

NOUVELLE VAGUE di Richard Linklater, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Parigi 1959. Un gruppo di giovani uniti dalla passione per il Cinema e dall’idea di farlo in modo libero e nuovo. La realizzazione di un capolavoro che ha cambiato il modo di fare cinema…

Nouvelle Vague è un’immersione spettacolare indietro nel tempo. Siamo nel 2025 ma la vita e la passione è quella del 1959! Linklater ci regala un film vivo, gioioso e spontaneo che ama il Cinema fa amare il Cinema e fa venire voglia di poter fare cinema.

Sullo schermo c’è infatti tutto il gruppo dei critici dei Cahiers du Cinéma ambiziosi, giovani e talentuosi. Parigi è loro così come il futuro è loro. Chabrol, Truffaut, Rohmer hanno già fatto il loro esordio dietro la cinepresa e lui, Godard morde il freno e scalpita. È l’ultimo a seguirli sulla scia del loro successo, e sarà… Fino all’ultimo respiro! Sappiamo come andrà e che nulla sarà più come prima.

Il regista non intende riproporre Godard con le solite ricostruzioni stereotipate, al contrario lo fa rivivere catturando tutta l’audacia e la libertà di quei giorni e l’allegria di momenti creativi ormai entrati nel mito. Linklater filma con lo charme del bianco e nero ed in formato quadrato come si usava. Le riprese sono leggere con la cinepresa in spalla, con Parigi come set a cielo aperto, con una troupe ristretta e con economia di mezzi. Le stesse situazioni, sensazioni, convincimenti, stile e spirito di Godard. Un Nuovo Cinema ove la spontaneità primeggia e… con audacia ed insolenza si fa tutto il contrario di quanto le cinéma de papa aveva codificato e cristallizzato.

Linklater racconta dall’interno, con distacco ma con occhio acuto ed ispirato la magnifica avventura del gruppo di amici che amavano il Cinema e lo volevano libero ed autentico. Ci rende partecipi con humour sottile dei rapporti fra loro, dei retroscena della realizzazione di un capolavoro nonché degli aneddoti che saranno la gioia dei cinefili. Un racconto fatto con grazia, armonia e piacere evidente di condividere un attimo magico e di restituirne le atmosfere. Il film ha ritmo, un montaggio vivace ed una messa in scena precisa ed elegante. Ben curate anche le ambientazioni e l’estetica di quell’epoca felice. Intelligente poi la scelta di giovani e promettenti attori, dei volti nuovi che non recitano i loro modelli ma lo sono realmente. Più veri dei veri senza esserne dei cloni. In particolare Zoey Deutch è splendida e brava come J. Seberg, identica.

Nouvelle Vague è senza dubbio un ottimo film, ben scritto e magistralmente diretto. Una lettera d’amore ed un omaggio di un grande regista al Cinema ed al Cinema Francese in particolare, fatto con bravura, partecipazione, passione ed anche gratitudine.

data di pubblicazione:21/10/2025








HAMNET di Chloe Zhao, 2025

IL FALSARIO di Stefano Lodovichi, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Il film si ispira alla storia di un falsario realmente vissuto a Roma negli anni Settanta, chiamato Toni della Duchessa. Pittore autodidatta, si trasferisce nella capitale, insieme ai suoi due fedeli amici Fabione e Vittorio. Con le buone o cattive intenzioni, cercherà di cambiare vita e diventare un grande artista…

In affetti Toni è munito di grande talento soprattutto per quanto riguarda la falsificazione di quadri di pittori famosi. Le sue doti di grande falsario si estenderanno presto in altri campi e la sua abilità verrà utilizzata a vantaggio della criminalità organizzata. Il giovane, spinto sempre più dalla sua sfrenata ambizione, si troverà, quasi in buona fede, ad essere protagonista della malavita romana. Coinvolto con i traffici della banda della Magliana, delle brigate rosse, della mafia e dei servizi segreti. Sembrerebbe addirittura che abbia avuto un ruolo determinante durante il sequestro di Aldo Moro.

Toni, interpretato da Pietro Castellitto, affascina sin da subito per la sua presenza carismatica e la conduzione sicura della vicenda, catturando l’attenzione dello spettatore. La sua naturalezza recitativa aggiunge profondità al protagonista che, se è di fatto quasi interamente inventato, tuttavia risulta credibile e coinvolgente. Infatti i personaggi, sebbene frutto della fantasia, sono ben inseriti nel contesto degli anni di piombo, vissuti in Italia, pieni di intrighi politici e corruzione. Sullo sfondo di fatti realmente accaduti, come l’uccisione di Moro, il film si rende attendibile perché immerso nella turbolenta storia italiana di quell’epoca. In realtà del vero Toni si sa poco, ma la sua fama di grande falsario, e non solo nel mondo dell’arte, lo ha reso mitico. Il suo nome rimane quindi legato alla leggenda. Il suo personaggio affascina e a volte induce a tenerezza, proprio perché rappresenta un criminale gentiluomo e sensibile.

Il falsario si può considerare il ritratto, sia pur romanzato, di un momento ancora oggi rimasto oscuro e avvolto da misteri e interpretazioni contrastanti. Uno spaccato noir della Roma travagliata dalla lotta armata e terrorismo. Accanto a Castellitto troviamo nel cast anche Claudio Santamaria, Edoardo Pesce, Aurora Giovinazzo, Pierluigi Gigante. La sceneggiatura firmata dallo stesso regista insieme a Sandro Petraglia, nonostante qualche sbavatura, riesce a funzionare e a creare un’atmosfera violenta. Il risultato è un equilibrio tra la finzione e il dramma reale che immerge lo spettatore in una storia plausibile e coinvolgente nel suo insieme. Per i non più giovani il film rievocherà fatti tragici, riportando alla memoria eventi dolorosi di un periodo che riuscì ad annullare ogni dialettica politica. Quasi un viaggio nel passato dove Lodovichi riesce a coniugare malaffare e sentimenti, amori e tradimenti, legalità e corruzione.

data di pubblicazione:20/10/2025








HAMNET di Chloe Zhao, 2025

RENTAL FAMILY di Hikari, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

Tokyo oggi. Rental family è una agenzia che offre un servizio particolare: si occupa del noleggio di attori per interpretare ruoli familiari. In ogni genere di occasione queste persone prese “in affitto”, dietro corresponsione di una ricompensa in denaro, fingono di essere parenti o amici.

Philip Vandarpleog (Brendan Fraser) è un attore americano divenuto famoso in Giappone per lo spot pubblicitario di un dentifricio. Vive a Tokyo da sette anni e ha una compagna giapponese. Passa le sue giornate a fare audizioni nella speranza di tornare ad interpretare un film. Ma per il momento ha solo ruoli di comparsa a funerali e matrimoni…veri! Un giorno conosce il capo dell’agenzia Rental family. Philip accetta di interpretare per lui svariate parti: quello di un padre che vive lontano da sua figlia, di un giornalista che intervista un anziano attore, quello da amico di un appassionato di videogame. Ma l’approccio con persone reali, che non interpretano un ruolo e sono all’oscuro di chi sia lui veramente, porta l’uomo a provare sentimenti di affezione che non aveva considerato.

Rental family è un film divertente e lieve, delicato, ben fatto e parla di una consuetudine diffusa da qualche anno in Giappone per combattere prevalentemente la solitudine. Brendan Fraser è perfetto nel ruolo. La sua stazza lo rende “visibile”: una sorta di gigante buono che si muove in un mondo fatto di porte basse e inchini. Il suo sguardo melanconico emana calore e affetto, e rende credibile una storia che al contrario si stenta ad accettare. Eppure è realtà! La forza del film sta proprio in quel file rouge che collega la realtà alla finzione: e mai come in questo caso “credere” che sia tutto vero fa bene al cuore.

data di pubblicazione:20/10/2025








HAMNET di Chloe Zhao, 2025

CALIFORNIA SCHEMIN’ di James McAvoy, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

È davvero un buon esordio alla regia quello di James McAvoy che racconta la storia vera del duo scozzese Sibil N’ Brains (Gavin Bain e Billy Boyd) che, sentendosi esclusi dal mondo musicale britannico a causa dell’accento scozzese, si reinventano come due rapper provenienti dalla California per essere presi sul serio dalla scena.

Il film, tratto dall’autobiografia di Bain, Straight Outta Scotland narra la rapida ascesa del duo, il successo, la scoperta della frode e le conseguenze, con le fattezze di un racconto di ribellione creativa che va oltre la “frottola musicale”, trattando temi di identità, ambizione ed accettazione. McAvoy, che compare anche come attore, si assume il rischio di realizzare un biopic che mescola commedia, dramma e l’energia del palco, con un sentimento di disagio e ribellione.

Dal lato registico mostra una mano sicura nel controllo del ritmo, specialmente nella costruzione dei momenti sul palco o nelle scene del “dietro le quinte” dell’inganno: l’euforia, l’adrenalina, poi la caduta, tutto è calibrato. Certo la struttura non è innovativa, è quella classica dei biopic: scalata, picco, crisi e redenzione, ma la novità arriva dal contesto – la Scozia e il razzismo nei suoi confronti, l’illusione americana, la musica rap – e da come quel contesto viene trattato con ironia ed affetto. La macchina da presa è sempre a un passo dai protagonisti, li soffoca, li osserva, li insegue mentre inventano e si reinventano. La Scozia, con le sue strade umide e i pub illuminati al neon, diventa il controcampo di una Londra che evoca la California, cambiando la luce, la palette cromatica, la velocità del montaggio.

I due protagonisti sono entrambi molto efficaci nel riportare sullo schermo questa vicenda autentica poco nota al grande pubblico, riuscendo a restituire autenticità sia come buffi imbroglioni, che come giovani talentuosi che cercano spazio in un mondo che li rifiuta. Ed anche McAvoy è perfetto nel ruolo del produttore musicale che scrittura i ragazzi.

La musica è il terzo protagonista. Accanto alle tracce originali di Sibil N’ Brains, ritroviamo brani hip hop e sonorità elettriche dei primi duemila, che restituiscono il ritmo sincopato di un’epoca in cui bastava un beat per immaginarsi altrove. Ogni canzone oltre ad essere accompagnamento è commento ironico, uno specchio dell’auto illusione dei personaggi.

McAvoy con grande intelligenza trasforma una vicenda bizzarra in un romanzo di formazione pop, sincero, tenero, un po’ crudele e profondamente contemporaneo.

data di pubblicazione:20/10/2025








THE CHORAL di Nicholas Hytner, 2025

THE CHORAL di Nicholas Hytner, 2025

(ALICE NELLA CITTA’ 2025)

Mentre la prima guerra mondiale impazza nell’ Europa continemtale, un coro locale dello Yorkshire coinvolge un gruppo di ragazze e di veterani feriti per un’esecuzione de  Il sogno di Geronte di Edward Elgar. In questo scenario teso e fragile, il canto diventa molto più di un’attività comunitaria, è un atto di resilienza, un modo per restare umani quando tutto sembra crollare.

La Choral Society di Ramsden, un tempo rinomata per i suoi cori maschili, si ritrova improvvisamente decimata perché la maggior parte degli uomini si è arruolata volontaria. L’ambizioso comitato del coro non però si arrende e decide di reclutare giovani adolescenti del paese, ragazzi e ragazze ancora inesperti ma pieni di entusiasmo. A guidarli viene chiamato il maestro Henry Guthrie (Ralph Fiennes), appena tornato da una lunga permanenza in Germania.

Colto e appassionato, ma poco empatico e con un passato che suscita qualche sospetto, Guthrie riesce progressivamente a rinnovare il coro ed a coinvolgere tutti i partecipanti. Sotto la sua direzione rigorosa ma ispirata, i nuovi membri del coro scoprono gradualmente il potere della musica, non solo come capacità espressiva ma soprattutto come mezzo per esprimere le proprie emozioni ed unire le persone. Prende progressivamente corpo una messinscena straordinaria e rivoluzionaria, contestualizzata nel duro presente, ma piena di vitalità e passione.

Un film atipico e bellissimo, che sceglie di non mostrare la guerra ma di farla sentire attraverso il quotidiano di chi la subisce lontano dai campi di battaglia. Un film che celebra il potere taumaturgico della musica che accoglie, dialoga ed infonde speranza.

data di pubblicazione:20/10/2025








THE CHORAL di Nicholas Hytner, 2025

ANEMONE di Ronan Day-Lewis, 2025

(ALICE NELLA CITTA’ 2025)

Ronan Day-Lewis, pittore e figlio d’arte, debutta alla regia con un dramma concettuale su uomo schiacciato dal peso delle proprie scelte, che ricadono anche sulle persone a lui vicine. Film potente e visionario, con un grandissimo Daniel Day-Lewis, che pecca però di una esasperata ricerca estetica e metaforica.

Ambientato nel nord dell’Inghilterra, Anemone racconta la storia di due fratelli separati a seguito di eventi traumatici quando erano giovani. Il protagonista è Ray (Day-Lewis), ex militare che vive ormai da eremita in una casupola tra i boschi dello Yorkshire. Si è imposto una sorta di esilio, schiacciato dal peso delle proprie scelte dopo un trauma risalente a vent’anni prima. Tuttavia, le cose però cambiano quando il fratello Jem (Sean Bean), che intanto si è sposato con Nessa (Samantha Morton), ex compagna di Ray, lo va a trovare per chiedergli di tornare da suo figlio Brian (Samuel Bottomley), anch’esso consumato da una grande rabbia nei confronti del padre. L’incontro tra i due fratelli sconta le incomprensioni e i rimorsi che li legano. Ma è la potenza e la grandezza della natura con una apocalittica grandinata (come la pioggia di rane in Magnolia) a fornire a tutti la chiave di una possibile riconciliazione.

La bellezza del film sta nel talento di tenere insieme diversi filoni narrativi e pittorici, il passato, la violenza e il desiderio di famiglia. Denso, oscuro, a tratti estremo e celebrativo, il film risulta interessante per la grande prova attoriale e per forza del messaggio.

data di pubblicazione:19/10/2025








HAMNET di Chloe Zhao, 2025

GLI OCCHI DEGLI ALTRI di Andrea De Sica, 2025

(20ª FESTA del CINEMA di ROMA 2025)

1960. Durante una festa organizzata nella magica cornice di un’isola bella e selvaggia Elio(Filippo Timi), uomo potentissimo e ricchissimo nonché padrone di casa, incontra Elena (Jasmine Trinca), moglie bella e annoiata, disposta a tutto pur di uscire dal grigiore della sua vita coniugale.

I due divengono la sera stessa amanti e di lì a poco si sposeranno, ottenendo l’annullamento rapido di entrambi i matrimoni da parte della Sacra Rota. Il gioco erotico tra i novelli coniugi fatto di possesso, depravazione e desiderio ossessivo, si articola tra alti e bassi sino agli anni 70. Ma dietro la facciata di spensieratezza si nascondono stati d’animo e dinamiche di ben altra natura: l’isola incantevole da “splendida facciata” diverrà una gabbia dorata che porterà la coppia verso un tragico epilogo.

Liberamente ispirato al delitto avvenuto a Roma il 30 agosto del 1970 nell’abitazione del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino che uccise la moglie Anna Fallarino ed il suo giovane amante, il film di Andrea De Sica è tutt’altro che una ricostruzione giudiziaria. In realtà il caso delittuoso serve solo da spunto per parlare di possesso, violenza, ossessione, voyeurismo attraverso una storia decisamente anomala e unica nel suo genere che si inserisce bene in quel contesto storico. Il tema principale è la degenerazione di una relazione, al di là delle modalità in cui essa avvenga, che scatena un atto delittuoso. Gli interpreti sono entrambi bravissimi e “coraggiosi” nell’affrontare temi di trasgressione sessuale con tanta naturalezza. L’ambientazione isolata, il clima cupo e melodrammatico, il mare in tempesta ed il faro, la penombra delle scene, aggiungono fascino all’intera vicenda. E non manca un omaggio al nonno sulle note di Parlami d’amore Mariù.

Tuttavia, nonostante la mente corra al tema del femminicidio come epilogo di un sentimento di possesso, la vicenda ed il clima descritti nel film non inducono chi scrive a particolari riflessioni in tal senso. Inoltre la cronaca più recente ha portato a galla temi legati al delitto che spengono l’interesse sui giochi erotici dei coniugi Casati-Stampa, per accederne altri non meno “scabrosi”. Decisamente al pubblico va il giudizio finale.

data di pubblicazione:19/10/2025







VALENTINA di Caroline Guiela Nguyen

VALENTINA di Caroline Guiela Nguyen

(Teatro Argentina – Roma, 16/19 ottobre 2025)

Caroline Guiela Nguyen dà vita a una fiaba moderna in cui per mano di una meravigliosa bambina si affrontano il tema della integrazione e della mediazione culturale, il potere delle parole e dei silenzi, il miracolo che garantisce il lieto fine.

Caroline Guiela Nguyen, direttrice del Théâtre National de Strasbourg regala al pubblico del Romaeuropa Festival la sua nuova creazione: Valentina, nata da un intenso lavoro con la comunità rumena di Strasburgo.

La sua ricerca teatrale si caratterizza per l’inclusione di realtà marginali e la creazione di racconti collettivi che riflettono le problematiche sociali contemporanee legate all’immigrazione, alla memoria e all’identità. Il cuore dello spettacolo pulsa attorno al cuore di una bambina, Valentina. Sua madre è malata e devono entrambe trasferirsi dalla Romania a Parigi per affrontare al meglio le cure. Le difficoltà di comunicazione vengono superate grazie al rapido apprendimento della lingua francese da parte della bambina che da interprete diventa responsabile delle verità da svelare e di quelle da tacere per non sovraccaricare di emozioni la madre e salvaguardare cosi la sua vita. La lingua è lo strumento magico della fiaba. Il rumeno rappresenta la lingua dell’affetto e della complicità, il francese quella della nuda realtà che per Valentina, invece, in un rovesciamento di ruoli, è lo strumento con cui può incidere sulla realtà. E in una fiaba la verità può essere svelata, taciuta, desiderata o soffocata, con il cuore grande di una bambina. E in una fiaba tutto è permesso, dal desiderio della figlia di ammalarsi al posto della madre al miracolo happy end  che garantisce felicità e gioia per il tempo futuro. Un racconto intimo e delicato che fa bene al cuore e all’anima.

data di pubblicazione:19/10/2025


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