da Antonio Jacolina | Apr 5, 2025
Un progetto che porta la genialità e la creatività del Cinema d’Autore al Salone del Mobile, il cui claim quest’anno è Thought for Humans. Il regista Paolo Sorrentino infatti ha messo da parte la cinepresa per dedicarsi a una installazione temporanea che sarà presentata alla Fiera di Milano dall’8 al 13 aprile. L’anno scorso l’opera Interiors. A Thinking Room era stata ideata da David Lynch. Quella di quest’anno creata dal nostro regista e intitolata La Dolce Attesa offrirà ai visitatori l’opportunità di fermarsi ad ascoltare il proprio respiro per ritrovare la bellezza nel tempo che scorre lento, evocando il valore della pazienza. Nell’epoca del tutto e subito riscoprire il senso dell’attesa significa cogliere l’opportunità di osservarsi e ascoltarsi. Perché – come ha detto il regista – L’attesa è angoscia. La dolce attesa è un viaggio. Che stordisce e ipnotizza. Ingannare l’attesa che può essere anche fonte di incertezza e ansia diventa una sospensione della vita ed è proprio in questo stato di sospensione che consiste l’essenza dell’opera effimera: una riflessione poetica sul valore del tempo e sulla possibilità di trovare bellezza anche nell’attendere.
Lo spazio – allestito con il contributo della grande scenografa Margherita Palli – si presenta come un ponte invisibile tra presente e futuro, una terra di mezzo in cui il desiderio si intreccia con il timore di incontrare il destino. Se l’attesa è uno spazio sospeso il suono deve saperlo colmare mentre ne racconta il ritmo. Per questo il regista ha voluto Max Casacci – il fondatore dei Subsonica – per la composizione di una musica che ne disegna il fluire senza strumenti musicali ma solo con rumori del mare e della Natura. Un battito che accompagna l’esperienza immersiva dell’installazione senza imporsi.
data di pubblicazione:05/04/2025
da Antonio Jacolina | Apr 5, 2025
Tre donne borghesi colte e benestanti, tre storie affettive, tre visioni diverse dell’Amore, tre amiche. La complessità della loro salda amicizia fra confidenze sentimentali, illusioni e delusioni, gioie e drammi e anche ambiguità, segreti e infedeltà…
Trois Amies è un piccolo, splendido modello di Commedia Francese d’Autore! Raffinata, gradevole, sentimentale e molto parlata. Giusta erede di Rohmer, di Truffaut e dei cantori delle storie quotidiane di amori appassionati o difficili, di amicizie incondizionate e al tempo stesso anche tradite. Cosa c’è di più francese?!
Mouret senza troppo allontanarsi dal suo abituale registro ci regala un nuovo gioiellino di scrittura e di regia. Con un piccolo tocco alla Woody Allen tratteggia un delicato ritratto di tre amiche e dei loro tormenti d’amore. Solo sullo sfondo gli uomini che gravitano intorno a loro. Una conferma della rilevanza dei ruoli femminili nella cinematografia francese.
Il film è una bella commedia dolceamara sui sentimenti, la Vita, la complessità dell’amore e dell’amicizia. I legami e le dinamiche che uniscono le protagoniste fra sincerità, non-detti e verità spiacevoli. Quasi una pièce teatrale con i personaggi che si rincorrono e le coppie che si fanno e disfano tra intrighi amorosi in un balletto di emozioni. In primo piano le dinamiche e i meccanismi dell’Amore su cui le protagoniste si interrogano in modo tenero e divertente fra scene di vita quotidiana e raffinate analisi morali. Un disegno con sfumature introspettive di donne solo apparentemente superficiali. I dialoghi cesellati al dettaglio, gustosi e taglienti, rendono ancora più piacevole il sottile gioco dei sentimenti e il confronto di idee tra le protagoniste. Camille Cottin, Sara Forestier, India Hair, supportate da validi secondi ruoli, sono eccellenti e complici. Trois Amies è davvero un buon esempio di Cinema fatto di tante piccole belle cose descritte con grazia e delicatezza da un abile Pittore dell’Anima.
data di pubblicazione:05/04/2025
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da Antonio Jacolina | Apr 4, 2025
Un’anziana signora (H. Vincent) si è ritirata in un villaggio della Borgogna vicino alla sua amica di vecchia data (J. Balasko). Aspetta con gioia che il nipotino che vive a Parigi con la madre passi le vacanze con lei. Una serie di incidenti, coincidenze ed omissioni si concateneranno però fra loro…
Ozon colpisce ancora con un bel mix fra commedia dolce amara e thriller che esplora le dinamiche familiari. Preceduta dall’eco del successo avuto in Francia ecco in anteprima italiana la sua più recente e attesa opera. Ozon, uno dei registi più interessanti del Cinema d’Oltralpe, è un autore capace di passare con talento e disinvoltura da un genere cinematografico all’altro.
Quand Vient l’Automne respira l’aria di un certo cinema francese anni ‘70: le atmosfere di Simenon e soprattutto i richiami a Chabrol. Una realtà agreste, la piccola provincia ove tutti si conoscono, i caratteri sono ambigui e i pesanti segreti di famiglia nascosti dietro l’ipocrisia perbenista. Il regista è però bravo nel trasformare un apparente mélo in un’autentica commedia noir. Un dramma familiare che con l’abile passaggio fra generi e colpi di scena intelligenti vira verso un intrigo poliziesco ricco di tensione e tinto di humour ed ironia. Il film assume così dimensioni accattivanti ed impreviste che consentono di affrontare con tocchi di leggerezza e nessuna retorica temi intimi ed al contempo universali: la vecchiaia, la solidarietà femminile, la solitudine, la morte, i conflitti familiari ed il Passato. Un Passato che riemerge a seguito di circostanze ambigue. Ozon è un maestro di ambiguità e intelligentemente non impone il suo punto di vista. Lo spettatore resterà quindi libero di farsi le proprie idee sugli avvenimenti e valutare se sono fortuiti o premeditati. Un’ambiguità che, ci dice il regista, si può applicare alla morale tradizionale, ai protagonisti e alla Società perché di zone d’ombra e soprattutto di non detti è da sempre fatto l’animo umano. L’importante, alla fine, è cercare di fare del bene!
Il film è girato in maniera classica con un equilibrio narrativo sostenuto da un’ottima sceneggiatura deliziosamente contorta. La messa in scena è precisa ed attenta al dettaglio. Il ritmo è scientemente dilatato. Circondate da una corte di comprimari di buon livello le protagoniste portano con grazia sulle loro spalle il film con una recitazione ricca di sfumature. Quand Vient l’Automne è dunque un’opera delicata, semplice e complessa al tempo stesso. Il suo charme ci coinvolge ancora per molto dopo averla vista. Una fiaba contemporanea che merita perché fa riflettere senza giudicare.
data di pubblicazione:04/04/2025
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da Antonio Jacolina | Apr 3, 2025
Karsh (V. Cassel) è un ricco imprenditore. Devastato dalla morte della moglie ha inventato e commercializzato un sudario elettronico che permette di contemplare nelle tombe il corpo dei cari estinti. La profanazione del cimitero e della tomba della moglie lo spingerà a cercare i possibili responsabili con un percorso sempre più paranoico…
The Shrouds all’apparenza è un thriller con un intrigo a più piste articolato su una trama insolita e con risvolti etici, politici economici e horror. In realtà è soprattutto un compendio di tutte le tematiche predilette da Cronenberg nei suoi 50 anni di carriera. La sua fascinazione per le mutazioni dei corpi, il desiderio fisico del corpo altrui e l’impatto delle tecnologie sui corpi stessi. La sua ossessione per la passività umana davanti ai progressi non sempre etici della Scienza e per le paranoie complottiste. Un compendio privo però della visionarietà folle, vitale e geniale che lo ha reso celebre. Semmai un’opera autobiografica quasi testamentaria, realizzata con lo sguardo colmo di rabbia e dolore di un cineasta afflitto dalla scomparsa della compagna e di un uomo di 82 anni che riflette sulla vita che gli rimane e sulla morte. Le atmosfere sono macabre e funeree, affascinanti e disturbanti. Al centro c’è la Morte e la nuova tecnologia che consente di osservare il cadavere. Un’idea tanto orrorifica quanto voyeurista e cinica collegata all’elaborazione del lutto e all’industria funeraria che sfrutta il dolore. La maestria del regista è indubbia, la forma visiva è eccellente ma il film inizia a perdersi ben presto quando si squilibra fra un noir e un’indagine inconcludente. L’eccessiva verbosità dei dialoghi che girano a vuoto a scapito delle immagini e dell’azione diluisce infatti la portata drammatica e la tensione della storia. Il ritmo, già di per sé lento, diviene quasi nullo. Il coinvolgimento empatico verso gli attori, i personaggi e la vicenda stessa si attenua fin quasi a sparire. In realtà è proprio la ricchezza eccessiva dei temi affrontati da The Shrouds a divenire la sua maggiore debolezza. Infatti, dopo aver allettato lo spettatore, lo lascia interdetto davanti a uno sviluppo più confuso che complesso e a uno psicodramma non ben sviluppato che risulta tanto freddo e inconcludente quanto retorico e privo di anima. Cassel, evidente alter ego del regista anche nell’apparenza fisica e con lui Diane Kruger, sorella gemella della moglie, fanno il possibile.
Che dire allora? Bisogna essere indulgenti verso un grande Autore di culto come Cronenberg. Non è da tutti gli Artisti fare un grande film appena discreto!
data di pubblicazione:03/04/2025
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da Antonio Jacolina | Mar 29, 2025
Puntuale come sempre, ormai un classico appuntamento culturale di inizio Primavera, ecco di nuovo a Roma dal 2 al 6 aprile al cinema Nuovo Sacher Rendez-Vous Festival del Nuovo Cinema Francese. L’iniziativa è giunta alla XV Edizione. Si rinnova così l’opportunità per i tanti amanti del cinema d’Oltralpe di scoprire i più recenti successi, cogliere le nuove tendenze e anche incontrare alcuni protagonisti di una cinematografia vitalissima. Il Cinema Francese continua a vivere infatti un momento di alte soddisfazioni per pubblico, qualità, incassi, produzioni e apprezzamenti internazionali. Un Cinema che riesce sempre a combinare intelligentemente consapevolezza artistica, contenuti e capacità di interagire con i gusti del pubblico. Anche nel 2024 i suoi indici non hanno conosciuto flessioni. Secondo i dati Cinetel in Francia si sono registrati infatti ben 181,2 milioni di ingressi in sala, ben 2,6 volte in più rispetto all’Italia (69,7 milioni), nonostante un numero di abitanti quasi simile. La quota di mercato dei film francesi programmati in Francia è stata del 44,4% mentre quella dei film italiani in Italia è stata solo del 24,6%. Una conferma in più di uno stato di salute ottimo e invidiabile, frutto delle valide politiche governative di sostegno alle produzioni e alle distribuzioni in funzione già da anni. Certo, bisogna sottolineare che la cinematografia francese ha il vantaggio di un mercato mondiale di oltre 300 milioni di persone francofone. Sono quindi evidenti le possibilità di sfruttamento dei film e dei conseguenti ricavi degli investimenti.
Quanto al Festival, anche quest’anno è particolarmente nutrita la presenza di registe e attrici, a sottolineare quanto l’autorialità e la rilevanza dei ruoli femminili nel cinema francese sia una costante di rilievo, più che apprezzata e consolidata.
Complessivamente saranno presentati 14 film. Alcuni usciti a Cannes 2024, altri nel corso dell’anno, altri ancora inediti. Segnaliamo fin d’ora Quand vient l’Automne di F. Ozon; Trois Amies di E. Mouret; Ma mère, Dieu et Sylvie Vartan di K. Scott. Inaugurerà il Festival L’attachement di C. Tardieu, con la presenza di Valeria Bruni Tedeschi, cui farà seguito una serata di gala nei saloni di Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia.
Dopo le giornate a Roma, il Festival proseguirà con delle Sezioni Speciali a Bologna, Firenze, Napoli e Palermo.
Tutti i dettagli (programma, orari, biglietti) si possono trovare sul sito dell’Institut Français Italia.
data di pubblicazione:29/03/2025
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