(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)
Isabelle vive a Marrakech in una splendida villa con un immenso giardino pieno di fiori e soprattutto colmo di varie specie di rose. Soffre di una grave malattia e non esce più dalla sua camera, accudita solo dalla sua fedele governante Leila. C’è una devozione profonda, quasi filiale, che lega la donna all’anziana padrona oramai fragile e sola, lontano dai suoi affetti più cari…
Un’oasi di fiori sospesa nel tempo, una prigione dorata dove la bellezza della natura contrasta con l’imminenza della fine. In questa cornice suggestiva, che puta caso è la villa degli Agnelli a Marrakech, Ginevra Elkann ambienta il suo terzo film. Affida a una magnetica Fanny Ardant il ruolo di Isabelle, un’anziana donna francese gravemente ammalata. Isolata dal mondo, nella sua lussuosa tenuta marocchina, Isabelle consuma i suoi ultimi giorni aggrappata alle cure costanti e amorevoli della governante Leila (Nisrin Erradi). Tra le due donne si crea una simbiosi emotiva che sopperisce a una solitudine radicale ma che non è sufficiente a rasserenare entrambe. Nel film si percepisce un radicato senso del mistero.
La regista sceglie deliberatamente di lasciare il passato di Isabelle immerso in una fitta nebbia narrativa. Non si viene a sapere perché si trovi a Marrakech né quali fatti abbiano distrutto il suo nucleo familiare. Emergono solo frammenti dolorosi del suo passato quali la perdita di un figlio maschio e l’assenza della figlia Camille rimasta a Parigi. Proprio in questo rapporto tra madre e figlia il film assume una tensione drammatica e quasi enigmatica. Nonostante la madre stia per morire e la supplichi di raggiungerla per un ultimo saluto, la figlia si nega con una ostinazione feroce. Cosa sia successo tra madre e figlia rimane un segreto. In questo gioco di segreti, anche la figura di Leila rivela un passato altrettanto enigmatico e doloroso.
Si cela così il dramma di una donna sola che ha avuto un figlio a quindici anni, ceduto alla sorella per evitare lo scandalo. In Le rose di Marrakech, pur partendo da condizioni sociali e familiari completamente opposte, Isabelle e Leila riescono a unire il loro silenzioso dolore. In questa villa, interamente sommersa dal profumo delle rose, si delinea il dramma destinato a rimanere sospeso. Le due interpreti si dimostrano all’altezza della situazione e interpretano perfettamente la sofferenza dei personaggi. La regista è stata brava a creare un’atmosfera intima, rarefatta e del tutto particolare. Fanny Ardant, nonostante i segni del tempo, dimostra una assoluta bravura drammatica, confermandosi come una icona della cinematografia internazionale.
data di pubblicazione:19/10/2026






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