ALDAIR. CUORE GIALLOROSSO di Simone Godano, 2026

20 Mag 2026 | Accredito Cinema, Novità

C’è qualcosa di profondamente coerente nel fatto che un documentario dedicato ad Aldair scelga il tono del pudore invece di quello della celebrazione enfatica. Aldair Nascimientos dos Santos, per il popolo romanista semplicemente “Pluto”, è stato infatti uno dei più grandi difensori passati per la serie A, ma il film di Simone Godano non prova mai a trasformarlo in un monumento. Aldair. Cuore giallorosso preferisce inseguire il mistero umano di un campione amatissimo ma schivo, coerentemente col fatto che è rimasto, per tutta la sua carriera, sempre un passo indietro rispetto alla retorica del divismo calcistico.

La struttura del documentario parte da un momento reale e molto concreto, ossia la celebrazione dei sessant’anni di Aldair allo Stadio Olimpico, prima del match Roma Napoli del 30 novembre 2025. Da lì prende avvio il viaggio dello scrittore Sandro Bonvissuto, tifoso romanista e presenza centrale del racconto, che attraversa Italia e Brasile nel tentativo di capire chi sia davvero l’uomo dietro il mito sportivo. È una scelta narrativa intelligente perché evita il montaggio classico di molti documentari calcistici contemporanei. Qui il calcio resta fondamentale, ma diventa soprattutto una porta d’ingresso verso un discorso più ampio sull’identità, l’appartenenza e sulla memoria emotiva di una città.

Godano, che viene dal cinema di finzione, porta un’attenzione insolita, nel documentario, alle pause, agli sguardi, ai silenzi. Non è un caso che una delle definizioni più riuscite del film arrivi proprio dal regista, quando descrive Aldair come “il silenzio del fiume di una foresta brasiliana”. Il documentario sembra costruito proprio attorno a questa intuizione, quella di raccontare un uomo che non ha mai avuto bisogno di occupare il centro della scena per diventare leggenda.

Le testimonianze disseminate lungo tutto il film, da Totti a Cafu, da Fabio Capello a Carlo Verdone, non servono tanto a certificare la grandezza tecnica del difensore brasiliano, già evidente dai materiali d’archivio, quanto a delineare un’etica personale. Quello che emerge è il ritratto di un atleta elegante anche fuori dal campo, rispettato dagli avversari, amato dai tifosi, incapace di trasformare il carisma in esibizione.

Il documentario funziona soprattutto quando diventa un film sulla nostalgia, quando racconta il modo in cui certi giocatori finiscono per incarnare un’idea di lealtà che il calcio contemporaneo sembra avere quasi dimenticato. Ed è proprio questa delicatezza a renderlo qualcosa di più di un semplice omaggio celebrativo.

data di pubblicazione:20/05/2026


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