PER SEMPRE da Giovanni Testori

7 Mar 2026 | Accredito Teatro

foto di Masiar Pasquali

drammaturgia e interpretazione di Alessandro Bandini

(Teatro Torlonia – Roma, 19/22 febbraio 2026)

Gli anni Sessanta sono stati anni felici per Giovanni Testori, di intensa produzione poetica e artistica. Il 24 febbraio 1959 conosce Alain Toubas, un ragazzo parigino più giovane di lui di quindici anni. Come tutte le storie d’amore, anche questa ha una data di inizio. Alain sarà per Giovanni l’amore più importante della sua vita, per il quale sarà padre, amico, amante. Al principio della loro relazione si scambiano un numero considerevole di lettere e cartoline che testimoniano l’accendersi di un desiderio irrefrenabile e reciproco. Alessandro Bandini, insieme al dramaturg Ugo Fiore, le ha tirate fuori dall’Archivio di Casa Testori e ne ha fatto uno spettacolo appassionante.

Esiste un solo modo per legarsi a un autore come Giovanni Testori: per folgorazione. Un verso, una frase, un’immagine del poeta possono dare voce a una ferita che abbiamo dentro. Anche allo scrittore di Novate accadeva qualcosa di simile con le persone o con le opere d’arte. Un innamoramento improvviso, spesso tradotto in gesto artistico, per «contraccolpo estetico» (L. Doninelli). Per Alessandro Bandini non è andata diversamente. Dopo aver partecipato nel 2023 alla Bottega Amletica Testoriana (BAT), ideata da Antonio Latella per avvicinare giovani attori e attrici alla lingua e alla poetica dello scrittore novatese, ha iniziato a lavorare sul carteggio che Giovanni Testori intrattenne con Alain Toubas agli inizi della loro relazione, tra il 1959 e il 1962. Le prime parole lette, «Cher Alain, je suis désespéré», sono state quelle con cui ha deciso di aprire il monologo che oggi porta in scena, Per sempre.

Da questa intuizione prende avvio il suo lavoro, una storia di giovani raccontata da giovani. Alessandro Bandini, che di anni ne ha trentadue, si affida infatti allo sguardo di Alessandro Sciarroni e al coaching di Tindaro Granata per la realizzazione del suo progetto, prodotto da LAC – Lugano Arte e Cultura. Della giovinezza ha tutto l’impeto, la spontaneità, la libertà e la passione. Il testo ci regala uno sguardo inedito su Testori, che appare non solo come autore ma anche, per la prima volta, come personaggio, immaginato all’età di trentasei anni.

Dal monologo scaturisce un fiume di parole travolgente. Sono lettere scritte con il ventre. La presenza dell’amato è ovunque: nei pensieri, nelle metafore che usa, nelle immagini prese a prestito dagli artisti oggetto delle indagini critiche che Testori andava compiendo in quegli anni. Dal piano privato delle lettere (ancora inedite) si passa in un discorso unitario a quello pubblico dello scrittore dei Trionfi, di cui Bandini sceglie di declamare una parte. Il lungo poema, apparso nel 1965 come soluzione poetica a questo amore strabordante, viene così illuminato di nuova luce e significato. La bellezza è tale solo quando viene condivisa e accettata.

Ma il gioco di contrasti non si limita a quello tra privato e pubblico. Il secondo, e più evidente, è quello che vede lo scrittore paragonarsi a una bestia, a un contadino; mentre l’amato assume le fattezze angeliche di una figura irraggiungibile e bellissima. Talmente lontana da diventare una vera ossessione. Il dualismo si amplifica poi anche nella messa in scena. Mentre l’attore rimane quasi immobile sul palco, la parola è un’entità in continuo movimento a cui anche le luci, soprattutto nelle ombre che creano, lasciano spazio. È la parola, di cui l’attore è strumento, a dominare il palcoscenico.

Bandini va oltre il limite posto dall’immedesimazione. Non si accontenta di interpretare. Si coglie nella voce rotta dall’emozione e dallo sguardo fisso su un’immagine interiore un coinvolgimento personale. Questa intensità dimostra quanto un autore come Giovanni Testori riesca ancora a parlare al di là delle barriere geografiche che lo collocano in Lombardia e del passare dei decenni, rivelandosi una guida capace di insegnare a osservare tanto le cose quanto le persone. In contemplazione immobile e silenziosa fino all’assorbimento della materia umana che poi si traduce, come in Per sempre, in un inevitabile e generoso gesto artistico.

data di pubblicazione:07/03/2026


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