(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)
E se la parte di noi che cerchiamo disperatamente di nascondere fosse proprio quella che dobbiamo imparare ad amare? Susanna Nicchiarelli parte proprio da questa domanda per costruire Giorni Felici, tratto dall’omonima graphic novel di ZUZU. Il film affida al fantastico il compito di raccontare qualcosa di profondamente reale, ossia la fatica di essere se stessi quando il proprio modo di sentire, desiderare e stare al mondo sembra eccessivo per gli altri.
Claudia (Carlotta Gamba) ha vent’anni, una vita sentimentale in movimento, passioni e prove da affrontare. È una ragazza come tante, almeno fino a quando le emozioni prendono il sopravvento. Allora il suo corpo si trasforma, compaiono ali bianche, zanne e zampe feline, e la normalità lascia il posto a una creatura ingombrante, allo stesso tempo inquietante e buffa. Non è un superpotere, né una maledizione da sconfiggere. È la manifestazione visibile di qualcosa che, negli altri, resta invisibile, quella parte di noi che fatichiamo a controllare e che temiamo possa compromettere l’immagine che vorremmo offrire al mondo.
La trovata ha una forza immediata. Il passaggio all’età adulta è un momento in cui il corpo sembra precederci, tradirci, esporci al giudizio altrui. Si vorrebbe essere desiderabili, comprensibili, amabili, ma soprattutto, si vorrebbe non essere mai “troppo”. Troppo sensibili, troppo arrabbiati, troppo fragili, troppo diversi. La Nicchiarelli traduce questa sproporzione in una metamorfosi fisica, facendo della creatura di Claudia una specie di corpo estraneo che, paradossalmente, le appartiene più di ogni altra cosa.
La regia quasi riproduce la struttura del fumetto, con molte scene e pochi movimenti di macchina, muovendosi tra ambienti quotidiani ed uno spessore allegorico che dialoga con la body art e la favola psicanalitica. La colonna sonora è molto ricercata e detta le pulsioni cardiache del racconto.
Accanto alla protagonista troviamo un misurato Riccardo Scamarcio, perno di un universo adulto che oscilla continuamente tra il desiderio di contenere l’incontenibile e l’incapacità di decifrare le fragilità delle nuove generazioni. La vera forza della pellicola, però, risiede nella sua tesi di fondo: non si tratta di guarire dalla propria complessità, ma di imparare ad abitarla con dignità e grazia.
data di pubblicazione:21/10/2026





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