È ANDATA COSI’ di Gianni Zanasi, 2026

(Immagine ufficiale Festa Cinema Roma 2026 - foto di Sergio Strizzi)

(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)

Gianni Zanasi, in È Andata Così, torna a riflettere sulle macerie e sulle magie delle relazioni umane con la sua consueta grazia bizzarra e malinconica. L’opera si muove sul filo sottile che separa il palcoscenico teatrale dalla vita quotidiana. Al centro dell’intreccio troviamo Cecilia, interpretata da un’intensa Valentina Lodovini, perno emotivo attorno a cui gravita una stramba tribù di “ex” e personaggi scapestrati. Quando l’equilibrio già precario della sua famiglia allargata crolla sotto l’urto di un’emergenza, tra assistenti sociali alle porte ed “ambigui spettri” che riaffiorano dal passato, l’unica via di fuga diventa il caos stesso.

Zanasi mette in scena un microcosmo in cui la famiglia non è quella biologica che si eredita, ma una geografia affettiva che ci si inventa giorno per giorno. In questa commedia rocambolesca, sostenuta da un cast affiatato, il dramma viene continuamente disinnescato dall’ironia e dall’imprevisto. Il borgo immaginario di Aria, nella Tuscia, è un luogo sospeso in cui si aspetta il prossimo finanziamento, si ammazza il tempo al bar, si vive come se il futuro fosse sempre una promessa rimandata. I suoi personaggi non sono modelli di consapevolezza né esempi da seguire, sono esseri umani contraddittori, capaci di generare insieme tenerezza e irritazione.

A dare alla vicenda un contrappunto inatteso interviene Spettri di Henrik Ibsen. Il classico del teatro borghese diventa una lente attraverso cui interrogare il peso del passato. In questa famiglia gli ex non sono soltanto ex, sono capitoli ancora aperti, responsabilità reciproche, vecchie versioni di sé che non si riesce del tutto a lasciarsi alle spalle.

La quantità di personaggi, sottotrame e deviazioni grottesche, però, finiscono talvolta per disperdere l’energia del racconto. Ma, al di là della perfezione dell’ingranaggio, È andata così ci suggerisce una verità di fondo, ossia che la famiglia non è necessariamente il luogo in cui tutto funziona, ma quello in cui, nonostante tutto, qualcosa continua a succedere. E forse il titolo custodisce proprio questa forma imperfetta di libertà: non la resa di chi non ha più niente da fare, ma il sollievo di chi rinuncia a riscrivere, per una volta, il passato e prova a ripartire da ciò che è rimasto.

data di pubblicazione:20/10/2026








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