NESSUN DOLORE di Gianni Amelio, 2026

(Particolare della locandina-foto privata)

Davide (Alessandro Borghi) è un libraio che conduce una vita tranquilla vendendo libri usati nel suo chiosco in piazza Risorgimento a Roma. Elsa (Valeria Golino), professoressa universitaria di materie umanistiche, è una sua cliente abituale ed anche la fornitrice ufficiale di molti dei libri che Davide espone. Tra i due nasce una affettuosa amicizia, un legame di due anime gemelle che cresce senza mai scadere nel sentimentalismo.

Un giorno durante la pausa pranzo, un immigrato avvicina Davide e gli butta letteralmente tra le braccia un bambino, forse suo figlio, e scappa via. Davide incredulo fa di tutto per allontanare il minore. Sa di non poter prendersene cura. Ma il bambino continua a seguirlo. Esasperato, non sapendo come allontanarlo, lo spinge per farlo indietreggiare ma una moto investe il piccolo. Per molti giorni Davide, sconvolto dai sensi di colpa, continuerà a recarsi presso l’ospedale dove il bambino è stato ricoverato. Sarà lì che incontrerà Aminah, una giovane donna incinta che tenta ogni sera di passare la notte nella sala d’attesa per ripararsi dalle intemperie. E Michele (Valerio Mastandrea), un infermiere della camera mortuaria dove vengono conservate le salme di quelle persone che nessuno reclama. Un uomo centrato che svolge il suo lavoro con meticolosità ed impegno, per godersi ogni sera la gioia di tornare a casa dai suoi figli.

Il titolo del film di Amelio richiama, come molta critica ha notato, la scelta di non voler guardare né sentire per non lasciarsi toccare da ciò che si vede. E Davide agisce proprio così. Ma la sua vita apparentemente tranquilla è attraversata dalle parole di tutti quei libri che abitano il suo appartamento e anche la sua mente, ma lui non lo sa ancora.  Sarà la vita a fornirgli un’occasione — l’incontro con quel bambino — che lui, però, decide di respingere. Da quel rimorso e da quel dolore profondo che alberga nel suo animo nascerà la consapevolezza di una gioia interiore che non sapeva di avere.

Alessandro Borghi e Valeria Golino sono profondi e convincenti: restituiscono un’intesa fatta di pensieri comuni che viaggiano all’unisono, l’immagine di due belle persone. La scena di loro due che parlano sulle note di Bello Amore cantata da Ornella Vanoni è meravigliosa. Valerio Mastandrea, per l’umanità che sprigiona il suo personaggio, ricorda John May, il solitario funzionario comunale di Londra protagonista del capolavoro di Uberto Pasolini Still life. Ma è la scena finale del film ci comunica l’essenza del pensiero di Amelio: inventare una storia che deve ancora accadere, per indurci a farci toccare da ciò che è già sotto i nostri occhi e fingiamo di non vedere.

data di pubblicazione:01/10/2026


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1 commento

  1. Un film che mi ha profondamente colpito e fatto capire come in questo mondo, dove tutti sono diventati un poco più apatici ed egoisti, in fondo c’è invece gente capace di essere buona e capace di dare senza nulla ricevere.

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