Sentimental Value è un film molto bello. Un lavoro sofisticato che conferma la sensibilità e la bravura di Trier. Un film di alta scrittura ed alta recitazione in una struttura solidissima che si pone a pieno titolo tra i favoriti agli Oscar.
Un dramma psicologico molto nordico ma altrettanto universale. Una riuscita rappresentazione di una vicenda familiare. Tre generazioni di non detti, risentimenti, sensi di colpa ed incapacità di esprimere le proprie emozioni confluiscono e si rispecchiano nella storia della casa di famiglia che ne custodisce i ricordi. Un tema caro alla tradizione artistica scandinava che rimanda ad Ibsen e a Bergman. Trier però ha una mano più lieve del suo Maestro, una visione meno cupa e una sensibilità più coerente con i nostri giorni. Gestisce la vicenda con i giusti tempi e i giusti toni e sa stemperare la tensione con una sapiente alternanza di dramma e leggerezza che ricorda a tratti anche Woody Allen.
Lo spunto è apparentemente convenzionale. Al funerale della madre due sorelle restano sconvolte nel rivedere il padre rinomato regista che le aveva abbandonate ancora piccole per dedicarsi tutto al Cinema. Intenderebbe ora usare la casa per ambientarvi un film autobiografico e proporre alla figlia maggiore, apprezzata attrice, la parte della protagonista. Tutto parte dal rifiuto della figlia che non riesce a perdonare il padre.
Pur nella prevedibilità degli sviluppi i protagonisti diventano materiale narrativo per Trier che li osserva, li rende vivi ed autentici ma non li giudica. Quattro personaggi (il padre, le figlie ed una giovane attrice americana) più un quinto che appare fin dall’inizio e che tutti li rispecchia: la Casa! Un luogo bello, amato e carico di vite vissute. Set cinematografico tramite il quale si dipanerà l’ammasso di incomprensioni perché il Cinema come l’Arte consente con la finzione di sublimare i traumi con funzione catartica e redentiva.
L’autore affronta i temi a lui cari: i rapporti familiari, la memoria, i tormenti dell’anima e del processo creativo. Ha un suo stile originale di scrittura, ritmo, scansione del racconto, uso dello spazio, del tempo, dei colori e della luce. I primi piani ed i piani sequenza non sono estetismo ma parte attiva della sua narrazione. Filma in modo classico ma gioca con un montaggio dai tagli netti e con ellissi narrative audaci. La direzione è eccezionale grazie anche ad un quartetto di interpreti bravissimi ed intensi. Su tutti Stellan Skargard e Renate Reinsve.
Sentimental Value è un lavoro profondo, raffinato, coinvolgente e con un finale splendido. Un film molto particolare per contenuti ma di gran qualità e talmente bello e fascinante da renderlo apprezzabile anche dal grande pubblico.
data di pubblicazione:07/02/2026
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OTTIMO







Ho finalmente visto il film attratta da quello che ho letto.
Grazie per la vostra recensione che mi trova molto d’accordo sulle sensazioni che genera il film.
Sentimental value è un lavoro intelligente e ricco di umanità su una vicenda familiare che è un microcosmo di emozioni.
Bravissimi gli attori.
Interessante lo spunto dell’ottima recensione. Un affresco sensibile sui rapporti umani nell’ambito famigliare, sulla mancanza di amore e sulla difficoltà di esternare le emozioni. Un film dolce e tenero e con più humour di quanto potessi aspettarmi.
Interpreti bravissimi!
Condivido quanto scritto. Un film ben fatto e molto umano interpretato da attori bravissimi che conquista lo spettatore.
Un quadro malinconico e anche ironico sui traumi familiari, sui ricordi e sul potere rigenerativo dell’Arte. Il vero Valore Sentimentale al centro di tutto è la splendida casa di famiglia.
“SENTIMENTAL VALUE” è un dramma ibseniano.
La casa in legno,bella ed antica,fa da quinta teatrale al dolore che si consuma al suo interno,con il susseguirsi delle varie vicende familiari che, spesso,vengono vissute attraverso l’ascolto di dialoghi, origliando dallo sportello di una STUFA che sembra essere unico mezzo di conoscenza reciproca.
I “SENTIMENTI” imparano ad abitare “LE CREPE”che uniscono ed allontanano contemporaneamente.
Borg(il padre)antepone la sua libertà artistica all’amore per le figlie muovendosi tra dolore,cinismo,e,pentimento.
La “trasfigurazione” del volto del padre in quello delle sue figlie è una chiara aspirazione all filmografia di Igmar Bergman.
L’affermazione,poi,che il bimbo fa al padre:”IO TI VEDO”, rompe i vecchi schemi di”SENTIMENTAL VALUE”