da Rossano Giuppa | Nov 10, 2025
(Teatro Brancaccio – Roma, 5/6 novembre 2025)
Thikra: Night of Remembering è l’ultima produzione della Akram Khan Company, creata in collaborazione con la pluripremiata artista visiva Manal AlDowayan. Thikra trae ispirazione dagli antichi paesaggi, dalla mitologia e dal patrimonio culturale di AlUla, città millenaria sulla via dell’incenso, perché senza il passato non può esserci il futuro.
Akram Khan, uno degli artisti della danza più acclamati a livello internazionale, da sempre ospite della programmazione di Romaeuropa Festival, ha presentato al teatro Brancaccio la sua nuova produzione Thikra: Night of Remembering, per la quale si è avvalso di un cast internazionale di danzatrici di Bharatanatyam e di danza contemporanea occidentale, rinnovando quell’incontro tra culture, tradizioni e prospettive.
É il racconto e l’omaggio ai paesaggi, agli antichi miti e al patrimonio culturale di AlUla, meravigliosa oasi naturale in mezzo al deserto e sito Unesco, costruendo un dialogo con l’artista visiva Manal AlDowayan che nei suoi lavori ama sempre confrontarsi con le tradizioni, la memoria collettiva e il ruolo delle donne.
Thikra, che in arabo significa memoria, porta in scena, attraverso la danza, la rielabolazione del passato come passaggio fondamentale per aprirsi al futuro. Un rituale notturno in un deserto vivo che pulsa di storia e di arte, in cui memoria e presente si fondono nel segno del sapere ancestrale, del potere del ricordo e della guarigione collettiva. Thikra non è un semplice dialogo tra Oriente e Occidente, ma un’opera che nasce dalla collaborazione tra le interpreti per far emergere le tradizioni e i rituali insiti nel Bharatanatyam, in prospettiva contemporanea. Splendidi gli intrecci tra voci collettive e creazioni coreografiche di un ensemble tutto al femminile che trascende i confini stilistici per raccontare il vissuto, l’evoluzione delle civiltà e le incredibili connessioni tra memoria e identità.
data di pubblicazione:10/11/2025
Il nostro voto: 
da Rossano Giuppa | Nov 7, 2025
Ronan Day-Lewis, pittore e figlio d’arte, debutta alla regia con un dramma concettuale su uomo schiacciato dal peso delle proprie scelte, che ricadono anche sulle persone a lui vicine. Film potente e visionario, con un grandissimo Daniel Day-Lewis, che pecca però di una esasperata ricerca estetica e metaforica.
Ambientato nel nord dell’Inghilterra, Anemone racconta la storia di due fratelli separati a seguito di eventi traumatici quando erano giovani. Il protagonista è Ray (Day-Lewis), ex militare che vive ormai da eremita in una casupola tra i boschi dello Yorkshire. Si è imposto una sorta di esilio, schiacciato dal peso delle proprie scelte dopo un trauma risalente a vent’anni prima. Tuttavia, le cose però cambiano quando il fratello Jem (Sean Bean), che intanto si è sposato con Nessa (Samantha Morton), ex compagna di Ray, lo va a trovare per chiedergli di tornare da suo figlio Brian (Samuel Bottomley), anch’esso consumato da una grande rabbia nei confronti del padre. L’incontro tra i due fratelli sconta le incomprensioni e i rimorsi che li legano. Ma è la potenza e la grandezza della natura con una apocalittica grandinata (come la pioggia di rane in Magnolia) a fornire a tutti la chiave di una possibile riconciliazione.
La bellezza del film sta nel talento di tenere insieme diversi filoni narrativi e pittorici, il passato, la violenza e il desiderio di famiglia. Denso, oscuro, a tratti estremo e celebrativo, il film risulta interessante per la grande prova attoriale e per forza del messaggio. Anemone ha vinto il Premio Miglior Opera Prima nella sezione Alice nella Città della Festa del cinema di Roma 2025.
data di pubblicazione:07/11/2025
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da Rossano Giuppa | Nov 4, 2025
con Patrizia Bernardi, Francesca Mazza e Sandra Ceccarelli
(Teatri di Vita Scalo – Roma, 30 ottobre/1novembre 2025)
È dedicato a Laura Betti l’omaggio che Teatri di Vita ha allestito in occasione delle celebrazioni per il 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, intrecciando memoria e attualità̀ nella rassegna PER LAURA BETTI, ricordando Pasolini 50 anni dopo. Le attrici Patrizia Bernardi (il 30 ottobre), Francesca Mazza (31 ottobre) e Sandra Ceccarelli (1novembre) hanno regalato al pubblico presente le parole e le riflessioni di Laura Betti, attrice poliedrica, cantante e regista, promotrice e custode dell’opera di Pasolini, al quale era legata da profonda e sincera amicizia.
Sarà dedicata a Laura Betti, protagonista del cinema e del teatro italiani della seconda metà del secolo scorso, la sala di TEATRI DI VITA SCALO il nuovo spazio culturale situato nel cuore di San Lorenzo, oggi ancora affascinante cantiere in costruzione, che ospita un interessantissimo percorso di narrazione dal significativo titolo IL GIARDINO DI EVA, dedicato all’attrice Eva Robin’s che sarà poi ospite della rassegna.
Teatri di Vita Scalo è la futura sede romana di Teatri di Vita, realtà bolognese tra le più interessanti dell’attuale panorama teatrale nazionale, in una ex carrozzeria del quartiere San Lorenzo, con l’obiettivo di integrare attività artistiche nei processi di rigenerazione urbana, grazie alla creazione di un laboratorio permanente di sperimentazione culturale e sociale, aperto al territorio e con una forte vocazione ecologica e artistica.
Il cantiere teatrale, visitabile muniti di casco protettivo, pulsa già di luce propria e di progettualità innovative, mentre il giardino allocato tra palazzi e rami di binari rivela una forte identità, divenendo palcoscenico perfetto per raccontare nei giorni della memoria di Pier Paolo Pasolini, la vita e il rapporto speciale di Laura Betti con l’uomo e l’artista Pasolini. Una riflessione toccante grazie anche alla voce narrante di tre straordinarie attrici, Patrizia Bernardi, Francesca Mazza e Sandra Ceccarelli.
data di pubblicazione:04/11/2025
Il nostro voto: 
da Rossano Giuppa | Ott 26, 2025
(Spazio Rossellini – Roma, 22/26 ottobre 2025)
Presentato alla biennale di Venezia lo scorso giugno e per la prima volta a Roma allo Spazio Rossellini, Le nuvole di Amleto di Odin Teatret e con la regia di Eugenio Barba, reinterpreta la tragedia shakespeariana concentrandosi sul rapporto tra Amleto, suo padre e il dramma della vendetta.
Nel 1596, Hamnet, l’unico figlio maschio di William Shakespeare, muore all’età di undici anni. Cinque anni dopo Shakespeare perde il padre e durante il periodo di lutto scrive La tragica storia di Amleto, principe di Danimarca. Il dramma racconta del re danese Amleto, che porta lo stesso nome di suo figlio, avvelenato dal fratello Claudio e dalla moglie Gertrude che sono amanti. La loro passione si intreccia con il tragico amore tra il principe Amleto e la giovane Ofelia. Il fantasma del padre di Amleto appare al figlio, lasciandogli in eredità il compito di ucciderlo e vendicarlo.
Quale è l’attualità di questa storia oggi? Quale è il peso ed il valore dell’eredità ricevuta dai nostri padri che deve essere trasmessa ai nostri figli? Quanto è ineluttabile e quanto invece può essere rigettata?
Eugenio Barba e Odin Teatret si concentrano sui dubbi e le incertezze del giovane Amleto di fronte all’obbligo di vendetta che il fantasma gli impone. Spettacolo bellissimo e sospeso, onirico, onomatopeico, in pieno stile Odin Theater, fondato da Eugenio Barba nel lontano1964.
60 anni di impegno e ricerca con la realizzazione di spettacoli e video, didattica, seminari in cooperazione con università, gruppi e associazioni culturali. 86 progetti internazionali presentati in 67 paesi ed in contesti sociali diversi basati sulla diversità culturale e sull’interazione del lavoro performativo con musiche, canti e danze dei luoghi in cui gli spettacoli sono stati rappresentati.
data di pubblicazione:26/10/2025
Il nostro voto: 
da Rossano Giuppa | Ott 23, 2025
(ALICE NELLA CITTÀ 2025)
Dopo il successo internazionale di Estate 1993 e Alcarràs, premiato con l’Orso d’Oro a Berlino nel 2022, Carla Simón presenta il suo nuovo film, Romería ad Alice nella Città. La chiusura ideale di una trilogia familiare che attraversa le sue origini intrecciando autobiografia e finzione.
È la storia di Marina, 17 anni, rimasta orfana in giovane età, che decide di recarsi a Vigo, sulla costa atlantica della Spagna, per ottenere dai nonni paterni una firma necessaria alla domanda di una borsa di studio. La famiglia è numerosa ma non unita: si ritrova in un confuso confronto con zii, cugini e cugine, con i nonni ed ha la percezione di essere accolta solo formalmente. Attraverso emozioni sopite, tenerezze dimenticate e ferite legate al passato, Marina osserva e assorbe tutto che può per ricomporre i frammenti, contraddittori e dolorosi, della storia dei suoi genitori morti di AIDS.
Il racconto si disperde in continui dettagli, ma elabora in maniera puntuale cosa significhi essere davvero famiglia e come il legame di sangue e quello affettivo possano a volte non coincidere. Il viaggio di Marina in Galizia non è solo fisico: è il suo modo di capire le proprie radici e di fare pace con il passato.
Due parti distinte, la prima dove la protagonista ascolta e seziona tutto il detto e non detto che le è intorno, per ricostruire il passato e la morte dei genitori. La seconda, immaginata, per rivivere la loro storia d’amore, scandita dalle pagine di un diario. Non tutto torna, non tutto si comprende. Ma ciò che resta, il silenzio, il mare, la luce è forse ciò che conta di più.
Menzione speciale per Llúcia Garcia, la giovane attrice che interpreta Marina.
data di pubblicazione:23/10/2025

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